La
guerra vista dall’Italia
Trionfi
la giustizia
di
Mimmo Larovere

Se
vi raccontassi che ancora oggi, dopo oltre un mese, guardando le
immagini della tragedia stento a credere che quanto accaduto sia potuto
realmente accadere, forse non ci credereste.
O forse sì, perché
il meccanismo della rimozione, in milioni e milioni di individui, non è
mai stato così attivo come in quest’occasione.
Il
Boeing che si schianta contro la prima Torre e, qualche minuto più
tardi, lo sguardo impietrito di un vigile mentre il secondo aereo
scompare nelle vetrate del grattacielo gemello.
Venti
minuti di assoluta “suspense”, una sequenza tra le più
agghiaccianti di tutta la storia contemporanea, paragonabile solo alle
immagini della prima atomica mentre scende silenziosa sui cieli di
Hiroshima. La morte in diretta.
Oggi,
però, quando ancora si scava tra le macerie del World Trade Center ed
il bilancio delle vittime continua purtroppo a salire, le cronache
raccontano altro.
Mentre
s’intensificano i raid aerei contro le basi di Bin Laden e dei
Talibani, l’occidente, stretto nella morsa del terrore, si blinda
contro il rischio di nuovi attentati, e il mondo arabo è pervaso da un
fermento lacerante, tra disponibilità a combattere il terrorismo e
necessità di salvaguardare le vite di genti, accomunate da identiche
radici culturali e religiose.
Così,
insieme alla compassione per le vittime della strage, alla solidarietà
verso il popolo degli Stati Uniti, al desiderio di giustizia nei
confronti dei protagonisti di crimini così brutali, si fa strada
l’angoscia per un futuro quanto mai incerto, minacciato dal rischio
che il conflitto dilaghi a macchia d’olio, mietendo vittime innocenti,
e la reazione dei terroristi, compreso l’uso di armi chimiche, possa
provocare scenari apocalittici.
Il
popolo americano è un grande popolo. Siamo rimasti ammirati alla vista
di migliaia di individui che, pur sconvolti dalla peggiore delle
tragedie, hanno saputo resistere alle tentazioni dell’isteria,
dell’odio, della vendetta.
Per
non dire delle prime ore, dell’eroismo dei vigili, dei medici, degli
operai, delle migliaia di volontari accorsi sul luogo della catastrofe.
Lo stesso sindaco Giuliani, come già Fiorello La Guardia, vanto e
gloria dell’Italia nel mondo, ha rischiato di perdere la vita, tra
quelle lamiere contorte.
E
poi, dopo lo choc dei primi giorni, la voglia di ricominciare, la volontà
di ripartire, senza piegarsi al ricatto dei terroristi: le strade
brulicanti di gente, i negozi e i locali riaperti, le luci di Broadway
di nuovo “orgogliosamente” scintillanti.
Dalla
morte alla rinascita, dalla disperazione all’entusiasmo, nel segno
della fede incrollabile nei valori della libertà, della democrazia,
della cultura multirazziale, contro ogni tentativo di oscurantismo.

Ma
la guerra è “orrore”: la Jihad, la guerra santa degli estremisti
islamici, come i missili “intelligenti” sganciati su Kabul.
Arrecare
morte non può essere una soluzione anche di fronte ad un dramma così
spaventoso, come quello vissuto dal popolo americano.
Se
l’omicidio, tanto più la strage, può avere un senso per menti
ottenebrate dal fanatismo religioso o politico, non può rappresentare
certamente una “strategia” per uomini che si professino veramente
liberi ed autenticamente civili.
Troppo
profondo è il solco che ci divide dall’ “occhio per occhio e dente
per dente”, predicato dai tenebrosi apostoli del terrore.
Così,
l’enorme dispiegamento di forze, messo in campo dalla larghissima
coalizione raccolta intorno agli Stati Uniti, non può non lasciarci
“sgomenti”.
Non
si può rimanere indifferenti di fronte ad una simile macchina da
guerra, allo spettro dell’uso di armi atomiche, alla mobilitazione di
migliaia di uomini sottratti agli affetti più cari, al rischio che
popolazioni civili, da secoli alla mercé di questo o quel regime, siano
chiamate, alla fine, a pagare il prezzo più alto in una guerra
difficile e piena di insidie.
La
speranza, allora, è che davvero l’opzione militare sia riservata
esclusivamente alla distruzione del potenziale bellico dei terroristi e
che la volontà di giustizia, dichiarata dal congresso americano e
ribadita dal consesso delle nazioni alleate, sia pienamente rispettata,
così che si possa giungere a giudicare, nelle forme del diritto, la
schiacciante responsabilità di personaggi come Bin Laden e delle sue
milizie, nelle migliaia di vite spezzate alle Twin Towers.
Mimmo
Larovere
direttore
editoriale de : Primo piano
Bitonto
(Ba) - Italy
IDEA
DICEMBRE 2001
