.::DICEMBRE 2001::.

La guerra vista dall’Italia

Trionfi la giustizia

di Mimmo Larovere

Se vi raccontassi che ancora oggi, dopo oltre un mese, guardando le immagini della tragedia stento a credere che quanto accaduto sia potuto realmente accadere, forse non ci credereste. O forse sì, perché il meccanismo della rimozione, in milioni e milioni di individui, non è mai stato così attivo come in quest’occasione. Il Boeing che si schianta contro la prima Torre e, qualche minuto più tardi, lo sguardo impietrito di un vigile mentre il secondo aereo scompare nelle vetrate del grattacielo gemello. Venti minuti di assoluta “suspense”, una sequenza tra le più agghiaccianti di tutta la storia contemporanea, paragonabile solo alle immagini della prima atomica mentre scende silenziosa sui cieli di Hiroshima. La morte in diretta. Oggi, però, quando ancora si scava tra le macerie del World Trade Center ed il bilancio delle vittime continua purtroppo a salire, le cronache raccontano altro. Mentre s’intensificano i raid aerei contro le basi di Bin Laden e dei Talibani, l’occidente, stretto nella morsa del terrore, si blinda contro il rischio di nuovi attentati, e il mondo arabo è pervaso da un fermento lacerante, tra disponibilità a combattere il terrorismo e necessità di salvaguardare le vite di genti, accomunate da identiche radici culturali e religiose. Così, insieme alla compassione per le vittime della strage, alla solidarietà verso il popolo degli Stati Uniti, al desiderio di giustizia nei confronti dei protagonisti di crimini così brutali, si fa strada l’angoscia per un futuro quanto mai incerto, minacciato dal rischio che il conflitto dilaghi a macchia d’olio, mietendo vittime innocenti, e la reazione dei terroristi, compreso l’uso di armi chimiche, possa provocare scenari apocalittici. Il popolo americano è un grande popolo. Siamo rimasti ammirati alla vista di migliaia di individui che, pur sconvolti dalla peggiore delle tragedie, hanno saputo resistere alle tentazioni dell’isteria, dell’odio, della vendetta. Per non dire delle prime ore, dell’eroismo dei vigili, dei medici, degli operai, delle migliaia di volontari accorsi sul luogo della catastrofe. Lo stesso sindaco Giuliani, come già Fiorello La Guardia, vanto e gloria dell’Italia nel mondo, ha rischiato di perdere la vita, tra quelle lamiere contorte. E poi, dopo lo choc dei primi giorni, la voglia di ricominciare, la volontà di ripartire, senza piegarsi al ricatto dei terroristi: le strade brulicanti di gente, i negozi e i locali riaperti, le luci di Broadway di nuovo “orgogliosamente” scintillanti. Dalla morte alla rinascita, dalla disperazione all’entusiasmo, nel segno della fede incrollabile nei valori della libertà, della democrazia, della cultura multirazziale, contro ogni tentativo di oscurantismo.

Ma la guerra è “orrore”: la Jihad, la guerra santa degli estremisti islamici, come i missili “intelligenti” sganciati su Kabul. Arrecare morte non può essere una soluzione anche di fronte ad un dramma così spaventoso, come quello vissuto dal popolo americano. Se l’omicidio, tanto più la strage, può avere un senso per menti ottenebrate dal fanatismo religioso o politico, non può rappresentare certamente una “strategia” per uomini che si professino veramente liberi ed autenticamente civili. Troppo profondo è il solco che ci divide dall’ “occhio per occhio e dente per dente”, predicato dai tenebrosi apostoli del terrore. Così, l’enorme dispiegamento di forze, messo in campo dalla larghissima coalizione raccolta intorno agli Stati Uniti, non può non lasciarci “sgomenti”. Non si può rimanere indifferenti di fronte ad una simile macchina da guerra, allo spettro dell’uso di armi atomiche, alla mobilitazione di migliaia di uomini sottratti agli affetti più cari, al rischio che popolazioni civili, da secoli alla mercé di questo o quel regime, siano chiamate, alla fine, a pagare il prezzo più alto in una guerra difficile e piena di insidie. La speranza, allora, è che davvero l’opzione militare sia riservata esclusivamente alla distruzione del potenziale bellico dei terroristi e che la volontà di giustizia, dichiarata dal congresso americano e ribadita dal consesso delle nazioni alleate, sia pienamente rispettata, così che si possa giungere a giudicare, nelle forme del diritto, la schiacciante responsabilità di personaggi come Bin Laden e delle sue milizie, nelle migliaia di vite spezzate alle Twin Towers.

Mimmo Larovere

direttore editoriale de : Primo piano  Bitonto (Ba) - Italy

 

IDEA DICEMBRE 2001

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