
|
.::DICEMBRE 2005::. |
|
62a
BIENNALE DEL CINEMA - VENEZIA 2005 di Isabella Rossiello
Nel terzo atto della
Traviata, Violetta e Alfredo cantano “Parigi oh cara…” È il mio primo
Festival e all’inizio con un po’ di titubanza, ma con la grinta che mi
distingue, mi butto nella mischia. Alla mia prima conferenza stampa è
presente Dante Ferretti, che ha iniziato la sua carriera con Pasolini e
Fellini firmando film come Il Decameron, E la nave va, Ginger e Fred.
Ha inoltre collaborato con Marco Ferreri, Elio Petri, Ettore Scola,
conseguendo notorietà internazionale. Ha creato le scenografie de Il
Barone di Munchausen, Il nome della rosa, Intervista col vampiro, Vi
presento Joe Black. Sua è la Roma metafisica di Titus.
Ha collaborato molte volte con Martin Scorsese, con cui ha realizzato, tra
gli altri, L'età dell'innocenza, Casino, Kundun (per il quale ha
disegnato anche i costumi, ricevendo una doppia nomination all'Oscar) e Gangs
of New York, ricreando a Cinecittà la New York del 1840. È
stato inoltre candidato all'Oscar 2005 per il film di Martin Scorsese The
Aviator. Nominato sette volte all'Oscar, ha vinto numerose edizioni
dei Bafta, gli Oscar inglesi, e ha collezionato riconoscimenti in
tutto il mondo. -Signor
Ferretti, perché il cinema italiano non decolla, non riesce a
diventare “industria” come il cinema americano, certo con tutte le
positività e negatività che questo comporta”. Ferretti:
-Si spera che in futuro questo avvenga. Ce lo auguriamo tutti, case
produttrici, maestranze, attori, registi…, insomma tutto il mondo del
cinema si augura uno sblocco, ma i fondi latitano, ci si concentra sulle
fiction televisive e il cinema italiano langue. Il direttore della
Biennale Müller, aggiunge: -In ogni caso abbiamo la fortuna di avere
talenti come Ferretti che portano l’italianità nel mondo-. Mi trovo alla
conferenza stampa sul film TV Sacco e Vanzetti,
l'appassionante e complessa vicenda dei
due immigrati italiani nella Boston degli anni '20, che tratta la loro
vita di espatriati e le difficoltà in un paese ancora ostile, il processo
e i retroscena della condanna. Colgo l’occasione per porre una domanda a
Guido Lombardo, che ha seguito Gustavo Lombardo e Goffredo Lombardo alla
presidenza della casa cinematografica Titanus, che nel 2004 ha
compito 100 anni: -Scrivo per un
giornale italoamericano di New York, L’Idea Magazine. Questo è
un tema molto caro ai nostri connazionali, anche se è passato molto tempo
e l’innocenza di Sacco e Vanzetti è stata ormai ampiamente
riconosciuta. Non pensa che questo film debba arrivare nelle sale o
comunque nelle case degli italoamericani? Guido
Lombardo: -Credo proprio che gli italoamericani si meritino questo
film, che non vuole essere un film politico, ma il racconto di una storia
vera, affinché la memoria su fatti così tristi non si affievolisca. Sì,
penso proprio che questo film “sbarcherà” in America-. Come il solito, cari
lettori, non scriverò la sterile cronaca e i particolari della Biennale,
ma ciò che ho provato, visto, sentito, gli incontri, le emozioni che
proverò a raccontarvi anche con l’aiuto dell’occhio più o meno
discreto della mia macchina fotografica…
A
lui si deve l’importazione di capolavori del cinema americano e non
solo, ma anche della produzione di innumerevoli film che hanno fatto
grande il cinema italiano. -Principe
lei è stato molte volte in America, cosa pensa degli italoamericani? Giovannelli:
-Tutto il bene possibile, gli
italoamericani sono i veri italiani, loro hanno conservato valori e
tradizioni che qui stanno scomparendo, loro sì che hanno il senso della
patria… Lo scriva, lo scriva…-. Un
altro personaggio che riesco ad intervistare fra quelli presenti in
terrazza è “l’Alba nazionale”, ossia Alba Parietti, donna giunonica
ed intelligente, ormai un po’ lontana da TV e cinema e molto presente
sulle cronache mondane: -Signora
Parietti qual è il peggior difetto
degli italiani?-. Parietti:
La maleducazione. Proprio non la sopporto, e purtroppo c’è n’è tanta
in giro, in tutti gli ambienti, dal condominio di casa, al mondo del
cinema…peccato! Mando
volentieri un saluto a tutti gli italoamericani...-. -Signor
Gregoretti, qual è il peggior difetto
degli italiani?-. Gregorietti:
“La maleducazione”-mi
risponde deciso, ma è la stessa risposta che mi hanno appena dato
pochi minuti fa…- la maleducazione è una cosa orribile e da questo
nascono poi mille altri difetti… inoltre il loro più grande pregio è
la cortesia. Sembra un paradosso, ma noi italiani siamo tutto e il
contrario di tutto! .- Ah…sono vanitoso, me la fa vedere la foto? Italiani
maleducati…?! Un po’ è vero, e lo siamo diventati di più con gli
amati odiati telefonini, utili e futili a seconda di come si usano. Per
quanto riguarda la cortesia, devo dire che ho trovato davvero la cortesia
dei veneti davvero squisita. Nel
corso dell’incontro le chiedo: Signora
Cucinotta, come mai ha deciso di
co-produrre insieme a RAI CINEMA e la COOPERAZIONE ITALIANA a favore
dell’UNICEF, questo film, All the invisibile children? Cucinotta:
-Prima di essere un’attrice sono
una mamma, questo è un documento dove sette registi di diverse latitudini
parlano di bambini disagiati, poveri, violentati in tutte le latitudini. È
nostro dovere morale impegnarci, anche se con un film, affinché questi
bambini vadano a scuola, abbiano da mangiare e di che vestirsi. È una
vergogna che ci sia un divario così mostruoso tra paesi ricchi e poveri-. Mi
presento: -Isabella Rossiello, della rivista L’Idea Magazine di
New York- e gli dico che la mia domanda non è inerente al film, ma mi
incuriosisce moltissimo il suo rapporto nella vita e nei film con gli
italoamericani. Sorride compiaciuto e mi ascolta incuriosito: -Mr.
Lee, nei suoi film lei ha sempre un
occhio benevolo per gli italoamericani…. Anche se spesso fra loro ci
sono inevitabili gli scontri, c’è sempre anche molto feeling…-. Spike
Lee: Beh, entrambi siamo state minoranze
povere, bistrattate, emarginate, un po' forse siamo simili, parliamo ad
alta voce, gesticoliamo tanto e poi, -dice
scherzando- molti italiani del sud non hanno la pelle nera a causa del
sole, -ride- lì c’e sangue africano nelle vene…-. Mi
rammarico di una cosa, non potrò parlare di tutti i film in concorso e
non, non ne avrei lo spazio. Ho già detto e ribadisco che io racconto il
Festival con i miei occhi, non sono un critico e non scrivo per un
magazine di cinema. L’Idea Magazine racconta l’Italia di oggi
ai concittadini d’oltreoceano, cui interessa non perdere i legami con la
propria terra d’origine. Torniamo
alla Biennale dopo questa doverosa precisazione. C’è chi l’ha
definito ironicamente il festival di “Streghe, Star, Zombies e
Samurai”(dal mensile di cinema “Best Movie”) e, in effetti, sono
presenti tutti i generi…alt…rewind…non proprio tutti… manca la
commedia, quella che ha fatto grande il cinema italiano, la commedia
ridanciana o quella dove si ride amaro, ma si ride tanto. Ci
provano i Corti, ossia i cortometraggi, gli "shorts", dove
recita anche il molese italoamericano Frank Gigante. Se
ne lamenta Alessandro Gassman, figlio di quel multiforme ingegno di
Vittorio, un pilastro della commedia italiana e non solo: -Pare che la
commedia sia come la peste nei Festival…da evitare…ci devono essere
solo film drammatici, grandiosi, cerebrali…-. Al
suo “grido di dolore” si unisce uno dei Maestri del cinema Italiano Mario
Monicelli, cui chiedo: -Maestro
perché il cinema italiano è in crisi? Festival
della Commedia che si tiene a Montecarlo, con Ezio…-. Ezio
è gigione, disponibile, adrenalinico. Dopo le foto di rito si parte con
le domande. La mia è questa: -Signor
Greggio, lei fa a Montecarlo il festival
"de la Comedie", il primo vero festival internazionale nel suo
genere, che si terrà quest'anno per la quinta volta. Io scrivo per una
rivista letta dagli italoamericani. Non pensa che anche loro si meritino
un po’ d’attenzione e debbano godere della commedia all’italiana?
Insomma, la fa una capatina a N.Y. a presentarci dei bei film in cui
finalmente si ride?-. Greggio:
-Sto prendendo accordi con De Niro, sa…con tutte le sue conoscenze! È
ovvio che scherzo… già, l’impegno per il mio Festival è notevole, ma
cercherò in qualche modo di arrivare agli italoamericani. Una riflessione però voglio farla: il cinema americano ormai fa da padrone in tutto il mondo, è ben organizzato, ci sono scuole serissime e carissime per ogni mestiere inerente al cinema non ci si improvvisa, è una vera e propria “industria”.
Questa
industria però ci ha abituati a “effetti speciali” sempre più
spettacolari, grandiosi, i kolossal una volta girati nei set di Cinecittà,
oggi sono ricostruiti minuziosamente in digitale. Se
siamo quindi bombardati da queste meraviglie è chiaro che una storia
decente, recitata decentemente, rimane un film decente e basta. Certo
il cinema americano ci propone storie d’amore più o meno epiche, film
commedia esilaranti senza effetti speciali di sorta, ma con attori super
star, e qui manca lo star system di cui parlavo prima. Così
corriamo tutti a vedere Julia Roberts o Brad Pitt, dimenticando che
abbiamo attrici/attori belle/i e brave/i almeno quanto i loro colleghi. In
questo desolante panorama mi consola il fatto che tantissimi registi
americani hanno come punti di riferimento registi italiani e, infatti, un
insospettabile Tim Burton,
autore di capolavori “noir” surreali (Nightmare before Christmas,
Sleepy Hollow e tanti altri…), quando nel corso della conferenza
stampa gli chiedo: -Mr.
Burton, il suo genere, il suo stile è
molto lontano dal cinema italiano, c’è un regista italiano che l’ha
ispirata e se sì, chi?- egli mi risponde prontamente: Mario
Bava. Adoro i suoi colori, il suo senso della paura e dell’ironia. Sì,
posso dire che Mario Bava è stato un grande maestro.
Lo
stesso amore per un regista italiano è espresso questa volta da un
attore, Donald Sutherland, indimenticabile personaggio “cattivo” in
tanti bellissimi film. Oh, avreste dovuto sentire le parole di vero amore
e devozione con cui parlava di Federico Fellini, con cui girò Casanova,
ripresentato a Venezia in versione restaurata e in “confronto” con
l’altro Casanova, in prima mondiale, dello svedese Hallström e
girato a Venezia. Un
tripudio è stato riservato a George Clooney: la sala stampa era talmente
piena che l’ordine era di far entrare solo i quotidiani. Per
noi dei periodici c’era a disposizione solo uno schermino striminzito
fuori della sala conferenze. Ero inferocita. Avevo preparato una domanda
per Clooney, emigrante di lusso in quel del meraviglioso Lago di Como e
ormai “italiano entusiasta”. Sono
dovuta ricorrere alla foto “prestatami”gratis da un bravo fotografo
italiano, Corrado Corradi, cui va il mio e il nostro ringraziamento. Qui
la premiazione del suo interessantissimo Good night and good luck,
un film documentario sul senatore McCarthy e sul periodo buio della caccia
alle streghe, ossia ai comunisti veri o presunti a Hollywood. Che cosa aggiungere?
Nulla. O lo si ama o no. Gli ho chiesto al volo cosa pensasse degli
italoamericani di oggi… Ferrara:
-Oh…come on…-.
|
© Copyright 2007 l'IDEA MAGAZINE - All Rights Reserved.