.::GIUGNO 2004::.

ADDIO PANTANI...

di Isabella Rossiello

ADDIO PANTANI. C’è un freddo tagliente oggi a Cesenatico, tagliente come la notizia della sua morte. Sono davanti al suo fan club e stravolta su una panchina siede la "mamma" dei pirati sig.ra Gloria Atzeni, amica intima di famiglia nonché presidente del fan club "I tre Papi" di Cesena. Le chiedo come è potuto succedere tutto ciò, e lei mi dice che sono circa cinque anni che nel circolo si parlava di come sconfiggere il DOPING, infinite discussioni sullo sport sporcato da sostanze assurde spesso imposte dai team per avere il campione da pompare, la carne da macello da esibire, spremere con contratti miliardari e poi buttar via come carta straccia.

I MEDIA. Negli ultimi tempi i media si occupavano di Pantani solo per le sue “marachelle” [03/11/2000 Incidente stradale per Marco Pantani. Il Pirata è stato coinvolto, la mattina di venerdì 3 novembre, in un incidente stradale nel centro di Cesena. Il campione romagnolo stava imboccando con la sua Mercedes a forte velocità e in contromano Corso Comandini, strada a senso unico, quando ha perso il controllo dell’autovettura andando a sbattere contro tre auto parcheggiate ai lati. Pantani, aiutato da un passante ad uscire dal fuoristrada, è rimasto illeso ed ha preferito non sottoporsi ai controlli medici del pronto soccorso.]

Forse questo era già un segnale d’allarme, ma Pantani ormai era out, non interessava, se non di sfuggita, i colossi dei programmi sportivi che ora tanto lo piangono, (potenza degli ascolti TV!).

SENTENZA. Anche i suoi processi e appelli non facevano più notizia, eppure la cosa era ghiotta: ASSOLTO! Dall’accusa di doping, mi sarei aspettata valanghe d’interviste, inviti a tavole rotonde, dibattiti…invece no, anche questa notizia è passata … solo come un doveroso comunicato di cronaca. Ecco le motivazioni della sentenza che ha portato all'assoluzione del corridore romagnolo "perché all'epoca il fatto non costituiva reato": “In data 02 ottobre 2003 Depositata in Cancelleria il 17 dicembre 2003… Ed, infatti, alla luce della testimoniale, ma soprattutto, dalle indicazioni fornite dai consulenti tecnici del PM, si è potuto giungere alla conclusione che il valore anomalo dell'ematocrito riscontrato nel caso del controllo effettuato regolarmente in tutte le sue modalità di prelievo e di conservazione del 5.6.1999 durante la tappa del Giro d'Italia in Madonna di Campiglio era stato certamente dovuto ad una stimolazione farmacologica del midollo eritroide attraverso l'assunzione di eritropoietina (EPO), farmaco destinato ad altri scopi terapeutici, quali la cura di rare e gravi patologie, ed incluso nel regolamento del controllo antidoping della Federazione Ciclistica Italiana per l'anno '99”.

OGGI. Oggi, appunto, è diverso. Dopo quell’infausto 14 febbraio ’04, le copertine dei giornali e i titoli dei telegiornali si sono riempiti della sua faccia da bravo ragazzo triste; bisogna vendere, ragazzi…hop…hop. I talk show si sprecano, le edizioni speciali si moltiplicano. Non nego che la gente ami Pantani e che voglia sapere, ma probabilmente se avesse saputo (come oggi tutti affermano) che Pantani stava male da tanti anni, l’avrebbe in qualche modo sostenuto: l’affetto del pubblico, si sa, a volte fa miracoli. Perché i media non ne hanno parlato? Perché non è mai stato invitato a trasmissioni di successo? Quelle stesse che ora lo piangono! Sembra quindi ormai chiaro che la morte fa notizia, mentre la vita di un campione che ha dato tanto al nostro ciclismo, un campione internazionale, non conta nulla. Questo dubbio rimane il mio chiodo fisso, e, infatti, molti, ora pian pianino, stanno facendo marcia indietro con timidi “se”, “ forse”, “ma”…State zitti, per favore! La Signora Atzeni afferma che Pantani è stato solo un “caprio espiatorio”, qualcun altro si chiede perché non sono stati perseguiti i team che sapevano e i dottori che “operavano”.

EPPURE. Eppure il DOPING è sempre stato ed è continuamente nei titoli dei telegiornali, e allora se tutti sapevano perché Pantani è stato così ingloriosamente dimenticato? Nessuno lo dice apertamente, ma Pantani era un tossicodipendente: ”Mario Cipollini, che sognava di avere il Pirata come compagno di squadra, rivela i tentativi per portar fuori Marco dalla depressione e da un rapporto di dipendenza con droghe molto più pesanti del doping. «Marco era in difficoltà - ha detto Cipollini - e molte persone che gli volevano bene l'avevano capito e progettavano di portarlo da Don Gelmini. Lui non aveva voluto». ( Dal giornale “Liberazione”) Chiedo ancora alla Signora Atzeni, chi era Pantani uomo: “ era un ragazzo onesto, semplice e -si affretta ad aggiungere- anche la sua famiglia…grandi lavoratori, gente semplice” E questo ragazzo semplice ed onesto, una sera di febbraio, anzi una sera particolare, il 14 febbraio, festa di San Valentino, muore in un residence solo come un cane. Suicidio, fatalità, forse non lo sapremo mai. Non importa, il mio desiderio è che infamie del genere non succedano più, mai più!

MARCO. Marco Pantani è nato a Cesena il 13 gennaio 1970; da dilettante ha vinto il Giro d’Italia 1992. Da professionista conta 36 vittorie: la prima al Giro nel 1994, l'ultima al Tour de France nel 2000. Nel 1995 è stato bronzo al mondiale di Duitama in Colombia. Pantani, che aveva come significativo soprannome quello di "Pirata", è stato sicuramente uno dei più grandi scalatori del ciclismo italiano. Nel 1998 ha realizzato la storica doppietta Giro-Tour, primo italiano a vincere le due più prestigiose gare a tappe del mondo dopo Fausto Coppi (1949-1952). Complessivamente, Pantani ha vinto otto tappe al Giro e otto al Tour, ha indossato 14 volte la maglia rosa e sei quella gialla. Nella corsa rosa del 1999 fu squalificato per ematocrito alto alla vigilia della penultima tappa. All’ultimo Giro d'Italia, Pantani è terminato al 14mo posto. A fine giugno è stato ricoverato in una clinica di Teolo, Padova, specializzata nella cura della depressione.

RICORDATE. ''Ricordate la sua vita, non la sua morte''. E' quanto ha detto Paolo Gengarelli, il Pubblico Ministero che indaga sulla morte di Marco Pantani. La madre  in chiesa accusa i giornalisti: ”L’avete ammazzato con le vostre chiacchiere! ” Che aggiungere davanti al dolore di una mamma! So solo che non dimenticherò mai le urla che ho udito quando la bara è entrata in quella casa color arancio, nella campagna del cesenate. Durante le onoranze funebri, si leggono brani di una specie di testamento morale di Pantani, scritto, pensate, sul suo passaporto, dove lui lamenta le ingiustizie ricevute, ammette le sue debolezze, ma non accetta le infamie e le cattiverie gratuite. No, proprio non gli ha portato fortuna l’enorme corno rosso sul suo fan club... “Il ciclismo era morto, con Pantani è risorto” mi dice un ciclista amatoriale…e non riesce a dire altro!  Ai funerali di Marco Pantani c’erano tante TV e giornalisti stranieri. Era amato Pantani, tantissimo anche all’estero.

CIAO MARCO, questo è un piccolissimo omaggio, fra i tanti, a te che eri e sei uno di noi.

IDEA GIUGNO 2004

© Copyright 2007 l'IDEA MAGAZINE - All Rights Reserved.