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.::GIUGNO 2009::. |
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E ADESSO, POVERI NOI? di Silvana Mangione
Abbiamo già scritto del rinvio delle elezioni dei Comitati degli Italiani all’Estero – Com.It.Es. (rappresentanze locali) e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – CGIE, rappresentanza internazionale degli italiani espatriati. Dovrebbero tenersi entro il 2010. “Entro” è una parolina molto bella, che consente qualsiasi interpretazione: da domattina fino al 31 dicembre 2010. Forse. Nel frattempo si dovrebbe procedere alla revisione delle rispettive leggi istitutive. E le proposte si sprecano. Ce ne sono ben cinque al Senato, quattro delle quali portano la firma di senatori eletti all’estero: Claudio Micheloni (Europa), che è venuto ad illustrare il suo disegno di legge alle Commissioni Continentali del CGIE in Europa e in Australia; Mirella Giai (America Latina), Antonino Randazzo (Africa, Asia, Oceania), che ne ha presentate due, una per i Com.It.Es., l’altra per il CGIE. Alla Camera dei Deputati finora ne sono stati presentati otto, sette da onorevoli eletti all’estero, uno dall’On. Zacchera, che è il Presidente del Comitato per gli Italiani all’estero della Camera, ed ha invitato una delegazione del CGIE ad un incontro in occasione della prossima assemblea plenaria del Consiglio a Roma. Ogni progetto ha aspetti validi ed altri meno costruttivi o addirittura inaccettabili. Ogni dettaglio riflette le esperienze dei singoli proponenti e – in qualche caso – la mancanza di una visione che travalichi i piccoli interessi territoriali o di partito. Stringe il cuore leggere qualche inutile svista, commessa proprio da alcuni che sono stati lanciati dalla loro presenza all’interno dei Com.It.Es. o del CGIE. C’è anche chi drasticamente propone l’eliminazione del Consiglio Generale. Si tratta prima di tutto dell’On. Antonio Di Pietro, il cui partito, stranamente, non è mai stato rappresentato all’interno del CGIE. Questa sciocchezza viene proposta proprio quando la maggior parte dei Paesi europei sta operando per imitare la struttura di rappresentanza degli italiani all’estero e riprodurla per i propri espatriati. Questo ci hanno detto all’incontro promosso a Parigi dal Governo francese e culminato con l’approvazione di un documento finale in cui si chiede proprio questo, oltre alla nomina all’interno della Commissione europea di un Commissario che si occupi appunto di tutti i cittadini europei residenti fuori dai loro paesi, estendendo a tutti loro i programmi finanziati dall’Unione Europea. Con una frase gentile si direbbe che si tratta di “spararsi nei piedi prima di correre la maratona”. D’altra parte, ci siamo abituati, le gelosie vincono sempre sulle realtà che si adoperano per fare il beneficio di tutti e distruggono ciò che davvero funziona al servizio delle comunità.
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