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Amatissimo
padre
di
Isabella Rossiello

Stiamo
vivendo la storia. Quest’incredibile e terribile periodo storico che
stiamo attraversando, e di cui siamo testimoni, ci deve portare a
riflettere maggiormente su quello che succede intorno a noi.
Andiamo sempre di corsa e non
ci accorgiamo che il nostro piccolo quotidiano s’intreccia
indissolubilmente con un mondo che va oltre il nostro condominio o la
villa, ed è costellato di fatti importanti, gravi e degni di nota.
Assistiamo a svolte epocali,
maremoti e cataclismi, guerre mondiali, nuove terribili inguaribili
malattie, il clima e l’asse terrestre che mutano, esodi quasi biblici,
carestie, crisi di valori, l’attacco al cuore di New York, ma anche a
sorprendenti scoperte scientifiche, atterraggi su Marte, e tanto altro
ancora.
Tra noi e questo mondo che
cambia faccia in modo a volte brutale, si frappone uno sconosciuto prete
polacco che per 26 anni, instancabile, diventa nostro amico, guida,
conforto e confronto.
Lui, orfano di madre
giovanissimo, a 9 anni, poi anche di padre e senza famiglia perché
perde il suo carissimo fratello medico, diventa protagonista di un mondo
ansimante, cambia le regole del gioco, si arrabbia, raduna folle immense
e scherza proprio come uno di noi, anzi noi tutti diventeremo per sempre
la sua adorata famiglia, è venuto a trovarci in ogni angolo di mondo:
nelle Favelas e negli stadi, nelle parrocchie di periferia come nei
palazzi del potere.
Non esiste più il Papa a cui
eravamo abituati, distante e severo nei suoi palazzi, potente e lontano.
C’è invece un Papa che non ha mai voluto usare la “Sedia
Gestatoria”, quella specie di trono mobile su cui sedevano i Papi. Lui
usava una Jeep scoperta, almeno fino al suo attentato.
Karol Józef Wojtyla,
eletto Papa il 16 ottobre 1978, ha veramente cambiato il corso della
chiesa, immutabile da secoli.
Papa Paolo Giovanni II
appena eletto Papa esordisce in un italiano stentato e
“sfacciatamente” chiede già qualcosa ai fedeli, “si sbaglio mi
corrigerete”.
Non ha sbagliato un colpo il
Papa, è stato amato da subito, ha portato il Verbo cristiano in
tutto il mondo, ha chiesto scusa ai “fratelli maggiori” ebrei, per
le persecuzioni subite anche
da parte dei cattolici, ha rivalutato Galileo Galilei, salvato
dall’accusa di eresia per aver sostenuto il sistema
eliocentrico a discapito di quello geocentrico in voga a quei
tempi.
Aperture
che la Chiesa, che nessun Papa avrebbe mai osato porre in atto.
Questo Papa si è battuto
affinché più nessuno dicesse: “Gott mit uns”, il motto dei nazisti
che uccidevano perché sostenevano appunto “Dio è con noi”. Questo
Papa ha tuonato contro la mafia, ha scongiurato altre guerre di
religione, avvicinandosi e avvicinando tutte le religioni, ad Assisi,
città della pace.
Assisi come simbolo di
possibile tolleranza fra i popoli di qualunque credo e addirittura, non
più anatemi contro i non credenti, ma comprensione perché credere è
un dono e una ricerca.
Ortodossi, ebrei,
mussulmani, buddisti, per citare le religioni più popolari, hanno reso
omaggio a Giovanni Paolo II, non solo il giorno della sua morte ma anche
in vita, scontrandosi o dissentendo, ma sempre reciprocamente
rispettosi.
Gli sforzi del Papa
non sempre sono stati premiati, e i suoi detrattori sono tanti. “The
Guardian”, eminente
giornale inglese, accusa il papa di avere le mani sporche di sangue per
aver proibito i metodi contraccettivi in un’Africa devastata
dall’Aids.
Secondo me il problema
dell’Africa e dei paesi poveri va oltre, e una valida arma è nella
ricerca di un mercato meno cinico e più “umano”, nella
consapevolezza che non so quanto resisteremo con un divario così
profondo tra paesi dove il superfluo è normalità e la sopravvivenza
anche.
Non sono un’economista e
non vorrei avventurarmi in campi che non sono di mia pertinenza, in ogni
modo, confrontarsi si deve e si può.
I problemi esistono per la
chiesa cristiana e sono tanti: il celibato dei preti, il sacerdozio
delle donne, i divorziati e i rapporti con la chiesa, gli omosessuali,
la medicina che chiede più autonomia e meno ingerenze, ecc.
Ci sono voluti secoli per dire che le crociate sono state un massacro;
non si può pretendere che questo Papa si facesse carico di tutte le
questioni e le risolvesse, è umanamente impossibile. Su certi temi si
è dimostrato inflessibile. Si può essere d’accordo o
dissentire, ma Giovanni Paolo II ha fatto il suo lavoro: ha fatto il
Papa.
Mi ha molto colpito vedere
Fidel Castro che, nel giorno della morte del Pontefice, va a messa e
firma il libro delle condoglianze, o vedere Al Jazeera, la TV araba
seguitissima dai mussulmani moderati, che trasmette quasi
ininterrottamente la vita, la malattia e la morte del Papa, due esempi
che mi riempiono di speranza; voglio credere che si possa costruire un
mondo migliore, lo voglio fortemente.
In fondo è questo il
messaggio di fondo che TUTTI, senza eccezione, abbiamo ricevuto in
eredità da lui, non deludiamolo.
I giovani, a cui questo
Papa ha rivolto le sue ultime parole, sono stati i suoi maggiori
“fans” l’amatissimo
padre ha lasciato loro un compito arduo:lavorare per la pace ed essere
la speranza del futuro.
Coraggio, diamo una mano a questi giovani, la daremo anche a noi
stessi.
Il Papa della
rivoluzione ha sbigottito tutti, parlando spesso in prima persona e,
togliendo il “noi” come “Plurale Maiestatis”, ha comunicato a
tutti con semplicità e passione la sua fede.
Il grande comunicatore, colui
che ha intuito da subito la grande importanza dei media nel nostro
tempo, ed è entrato nelle nostre case come viaggiatore,
giovane atletico, operaio, allegro mattacchione, sano, malato,
vecchio e stanco.
Abbiamo vissuto tutte le fasi
della sua vita da Papa nel bene e nel male.
Non si è vergognato della
malattia, non l’ha nascosta, l’ha vissuta fino in fondo con noi, ci
ha inteneriti e l’abbiamo amato di più, come si ama uno di famiglia
bisognoso di cure e di coccole.
Era uno di noi Papa Giovanni Paolo II,
quando una sera a Roma, davanti alle telecamere, in romanesco disse ai
presenti:” semo romani, damose da fa, volemose bene.”
Era uno di noi quando
s’indignava per la cattiveria, la disuguaglianza, l’ingiustizia che
regnano nel mondo.
Ha condannato tutti i regimi
totalitari, di destra e di sinistra, ma ha condannato con eguale
fermezza il capitalismo e suo “figlio”: il consumismo sfrenato, la
corsa al “Dio Denaro” a cui, con sprezzo della vita umana, si
sacrificano ogni giorno milioni di poveri, di reietti, di nullatenenti.
Non è riuscito in tutti i
suoi intenti, il Papa, avrebbe voluto lavorare ancora tanto ai suoi
progetti, non voleva morire, Papa Giovanni Paolo II, non per paura della
morte, ma perché testardo e disciplinato com’era, i suoi compiti non
li aveva finiti…
Quante volte gli sono state
sbattute le porte in faccia a Karol Wojtyla: quest’odiatissima
guerra, il rifiuto di Alessio II, patriarca della chiesa
ortodossa, ad una sua visita in Russia, la pace ancora distante tra
Israele e la Palestina, anche la chiesa Anglicana
gli ha dato dei grattacapi, e
la Cina “comunista” con un insano divieto alla libertà di culto…
La sua tenacia però era più
forte di qualsiasi “NO”, di qualsiasi sbarramento.
Allora,
Karol dacci una mano da lassù, fa che quei
conti in sospeso, siano portati a termine e così sia.
IDEA
GIUGNO 2005

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