.::GIUGNO 2005::.

Amatissimo padre

di Isabella Rossiello

 

Stiamo vivendo la storia. Quest’incredibile e terribile periodo storico che stiamo attraversando, e di cui siamo testimoni, ci deve portare a riflettere maggiormente su quello che succede intorno a noi. Andiamo sempre di corsa e non ci accorgiamo che il nostro piccolo quotidiano s’intreccia indissolubilmente con un mondo che va oltre il nostro condominio o la villa, ed è costellato di fatti importanti, gravi e degni di nota. Assistiamo a svolte epocali, maremoti e cataclismi, guerre mondiali, nuove terribili inguaribili malattie, il clima e l’asse terrestre che mutano, esodi quasi biblici, carestie, crisi di valori, l’attacco al cuore di New York, ma anche a sorprendenti scoperte scientifiche, atterraggi su Marte, e tanto altro ancora. Tra noi e questo mondo che cambia faccia in modo a volte brutale, si frappone uno sconosciuto prete polacco che per 26 anni, instancabile, diventa nostro amico, guida, conforto e confronto. Lui, orfano di madre giovanissimo, a 9 anni, poi anche di padre e senza famiglia perché perde il suo carissimo fratello medico, diventa protagonista di un mondo ansimante, cambia le regole del gioco, si arrabbia, raduna folle immense e scherza proprio come uno di noi, anzi noi tutti diventeremo per sempre la sua adorata famiglia, è venuto a trovarci in ogni angolo di mondo: nelle Favelas e negli stadi, nelle parrocchie di periferia come nei palazzi del potere. Non esiste più il Papa a cui eravamo abituati, distante e severo nei suoi palazzi, potente e lontano. C’è invece un Papa che non ha mai voluto usare la “Sedia Gestatoria”, quella specie di trono mobile su cui sedevano i Papi. Lui usava una Jeep scoperta, almeno fino al suo attentato. Karol Józef Wojtyla, eletto Papa il 16 ottobre 1978, ha veramente cambiato il corso della chiesa, immutabile da secoli. Papa Paolo Giovanni II appena eletto Papa esordisce in un italiano stentato e “sfacciatamente” chiede già qualcosa ai fedeli, “si sbaglio mi corrigerete”. Non ha sbagliato un colpo il  Papa, è stato amato da subito, ha portato il Verbo cristiano in tutto il mondo, ha chiesto scusa ai “fratelli maggiori” ebrei, per le persecuzioni  subite anche da parte dei cattolici, ha rivalutato Galileo Galilei, salvato dall’accusa di eresia per aver sostenuto il sistema  eliocentrico a discapito di quello geocentrico in voga a quei tempi.

Aperture che la Chiesa, che nessun Papa avrebbe mai osato porre in atto. Questo Papa si è battuto affinché più nessuno dicesse: “Gott mit uns”, il motto dei nazisti che uccidevano perché sostenevano appunto “Dio è con noi”. Questo Papa ha tuonato contro la mafia, ha scongiurato altre guerre di religione, avvicinandosi e avvicinando tutte le religioni, ad Assisi, città della pace. Assisi come simbolo di possibile tolleranza fra i popoli di qualunque credo e addirittura, non più anatemi contro i non credenti, ma comprensione perché credere è un dono e una ricerca. Ortodossi, ebrei, mussulmani, buddisti, per citare le religioni più popolari, hanno reso omaggio a Giovanni Paolo II, non solo il giorno della sua morte ma anche in vita, scontrandosi o dissentendo, ma sempre reciprocamente rispettosi. Gli sforzi del Papa non sempre sono stati premiati, e i suoi detrattori sono tanti. “The Guardian”,  eminente giornale inglese, accusa il papa di avere le mani sporche di sangue per aver proibito i metodi contraccettivi in un’Africa devastata dall’Aids. Secondo me il problema dell’Africa e dei paesi poveri va oltre, e una valida arma è nella ricerca di un mercato meno cinico e più “umano”, nella consapevolezza che non so quanto resisteremo con un divario così profondo tra paesi dove il superfluo è normalità e la sopravvivenza anche. Non sono un’economista e non vorrei avventurarmi in campi che non sono di mia pertinenza, in ogni modo, confrontarsi si deve e si può. I problemi esistono per la chiesa cristiana e sono tanti: il celibato dei preti, il sacerdozio delle donne, i divorziati e i rapporti con la chiesa, gli omosessuali, la medicina che chiede più autonomia e meno ingerenze, ecc. Ci sono voluti secoli per dire che le crociate sono state un massacro; non si può pretendere che questo Papa si facesse carico di tutte le questioni e le risolvesse, è umanamente impossibile. Su certi temi si  è dimostrato inflessibile. Si può essere d’accordo o dissentire, ma Giovanni Paolo II ha fatto il suo lavoro: ha fatto il Papa. Mi ha molto colpito vedere Fidel Castro che, nel giorno della morte del Pontefice, va a messa e firma il libro delle condoglianze, o vedere Al Jazeera, la TV araba seguitissima dai mussulmani moderati, che trasmette quasi ininterrottamente la vita, la malattia e la morte del Papa, due esempi che mi riempiono di speranza; voglio credere che si possa costruire un mondo migliore, lo voglio fortemente. In fondo è questo il messaggio di fondo che TUTTI, senza eccezione, abbiamo ricevuto in eredità da lui, non deludiamolo. I giovani, a cui questo Papa ha rivolto le sue ultime parole, sono stati i suoi maggiori “fans”  l’amatissimo padre ha lasciato loro un compito arduo:lavorare per la pace ed essere la  speranza del futuro.  Coraggio, diamo una mano a questi giovani, la daremo anche a noi stessi. Il Papa della rivoluzione ha sbigottito tutti, parlando spesso in prima persona e, togliendo il “noi” come “Plurale Maiestatis”, ha comunicato a tutti con semplicità e passione la sua fede. Il grande comunicatore, colui che ha intuito da subito la grande importanza dei media nel nostro tempo, ed è entrato nelle nostre case come viaggiatore,  giovane atletico, operaio, allegro mattacchione, sano, malato, vecchio e stanco. Abbiamo vissuto tutte le fasi della sua vita da Papa nel bene e nel male. Non si è vergognato della malattia, non l’ha nascosta, l’ha vissuta fino in fondo con noi, ci ha inteneriti e l’abbiamo amato di più, come si ama uno di famiglia bisognoso di cure e di coccole. Era uno di noi Papa Giovanni Paolo II, quando una sera a Roma, davanti alle telecamere, in romanesco disse ai presenti:” semo romani, damose da fa, volemose bene.” Era uno di noi quando s’indignava per la cattiveria, la disuguaglianza, l’ingiustizia che regnano nel mondo. Ha condannato tutti i regimi totalitari, di destra e di sinistra, ma ha condannato con eguale fermezza il capitalismo e suo “figlio”: il consumismo sfrenato, la corsa al “Dio Denaro” a cui, con sprezzo della vita umana, si sacrificano ogni giorno milioni di poveri, di reietti, di nullatenenti. Non è riuscito in tutti i suoi intenti, il Papa, avrebbe voluto lavorare ancora tanto ai suoi progetti, non voleva morire, Papa Giovanni Paolo II, non per paura della morte, ma perché testardo e disciplinato com’era, i suoi compiti non li aveva finiti… Quante volte gli sono state sbattute le porte in faccia a Karol Wojtyla: quest’odiatissima  guerra, il rifiuto di Alessio II, patriarca della chiesa ortodossa, ad una sua visita in Russia, la pace ancora distante tra Israele e la Palestina, anche la chiesa Anglicana  gli ha dato dei grattacapi,  e la Cina “comunista” con un insano divieto alla libertà di culto… La sua tenacia però era più forte di qualsiasi “NO”, di qualsiasi sbarramento. Allora, Karol dacci una mano da lassù, fa che quei  conti in sospeso, siano portati a termine e così sia.

IDEA GIUGNO 2005

© Copyright 2007 l'IDEA MAGAZINE - All Rights Reserved.