.::GIUGNO 2004::.

AMBASCT

ovvero

LA PROPOSTA DI MATRIMONIO

di Marino Marangelli

Per i giovani di questa generazione, forse il termine può essere una parola del tutto incomprensibile, sia per il modo In cui vanno le cose, attualmente, sia per la forma d’approccio che in quel periodo veniva praticato. Voglio così rivolgermi ai più giovani di ventanni, allo scopo di far conoscere come ai nostri tempi era organizzato un matrimonio. Prima non era facile avere la possibilità di conoscere una ragazza nè di poterle parlare in privato ed esternarle i propri sentimenti, perché la persona desiderata non solo non poteva uscire da casa sola, ma era accompagnata molto spesso dalle proprie sorelle o dal genitore anche per recarsi ai corsi di cucito o ricamo presso le suore, che insegnavano nei pressi della piazza monumentale del nostro paese. E così l'innamorato si contentava di piazzarsi in un punto del tragitto dell'amata e aspettare... Risultato: un’occhiata amorosa scambiata, o un piccolo bigliettino che svolazzando sfuggiva al cerbero di guardia e dava al ragazzo la certezza che il suo amore era ricambiato. Il tempo passava e i sospiri si sprecavano, ma finalmente arrivava in aiuto degli infelici l'amica di turno che allettata da qualche regalino e da promesse s’interessava a fare da intermediaria tra le due famiglie. Cominciava così un cauto lavoro di sondaggio presso la famiglia della ragazza, allo scopo di conoscere le intenzioni degli stessi verso il pretendente. La prima cosa che si chiedeva era la posizione economica dell’aspirante, onde rendersi conto riguardo all'avvenire dei giovani sposi. Nello stesso tempo, i genitori del novello sposo si informavano della dote della promessa sposa e naturalmente della sua moralità, perché era importante che la ragazza fosse illibata (ne andava di mezzo l'onore della famiglia). Dopo un’estenuante contrattazione, avveniva la cosiddetta AMBASCT, e cioè la richiesta ufficiale del pretendente alla famiglia della sposa, sempre attraverso la stessa amica.  In caso di esito positivo, si fissava un appuntamento e l’ora stabilità ci si presentava in casa dell'amata, accompagnato dai genitori, e mentre seduti intorno ad un tavolo i fidanzati si scambiavano sguardi appassionati, i rispettivi genitori mercanteggiavano quello che avrebbero portato in dote i loro figli. A quei tempi, la femminuccia portava in dote oltre che il corredo di tanti panni (8 10 12 24) il letto ed il comò, e se le condizioni economiche erano floride anche il materasso di lana, in caso contrario era quello di paglia (granturco). Lo sposo invece portava in dote l'armadio e il corredo di vestiario. Al proposito vorrei raccontarvi un aneddoto: Il giovane che si era presentato a casa della fidanzata fu fatto accomodare su una sedia che, disgraziatamente, aveva il fondo bucato. Durante la discussione, al giovanotto vennero meno le cuciture dei pantaloni, con il risultato di far sporgere i propri attributi maschili attraverso l'apertura, mettendolo in con grave imbarazzo. Mentre il padre della sposa chiedeva quali fossero le risorse economiche da mettere a disposizione della nascente famiglia, il gatto di casa intravedendo qualcosa d’anormale sotto la sedia, cominciò a giocarci con le zampine. Mentre il giovane enumerava i milioni che avrebbe portato in dote, esasperato e dolorante si lasciò sfuggire che se non avessero trattenuto il gatto i milioni sarebbero diminuiti di due. Chiusa questa gustosa parentesi, ritorniamo alla nostra esposizione. Dopo questa prima fase avveniva il fidanzamento in cui venivano scambiati gli anelli, e si fissava, in base all'età e alle possibilità, la data delle nozze. L'argomento che ho trattato si riferisce esclusivamente a persone dello stesso posto, che si conoscevano e si frequentavano, ma quando una ragazza doveva fidanzarsi con una persona che conosceva per la prima volta in fotografia, le cose, disgraziatamente, erano molto diverse. Il giovane che negli anni 40 emigrava in cerca di lavoro all'estero, specie in Argentina, aveva bisogno di sposarsi con una ragazza del proprio paese, ed allora attraverso un’ambasciatrice faceva la propria richiesta alla famiglia della prescelta, che a seguito delle condizioni economiche spesso disagiate della famiglia, accettava al fine di trovare, per la propria figlia, un avvenire migliore, e così si combinavano i famosi matrimoni per procura e cioè: lo sposo veniva rappresentato da uno della sua famiglia che lo sostituiva nelle pratiche per il matrimonio ed un bel giorno la fortunata (sarà così?) si metteva in viaggio per raggiungere il novello sposo ed affrontare l'incognito. Ma questa è un'altra storia ed argomento da trattare a parte, resta soltanto la constatazione che i tempi sono molto cambiati e che spesso i ricordi possono essere rivissuti con gli stati d'animo che in quel periodo della propria vita la persona ha dovuto affrontare. Spesso mi rendo conto che nella vita di una persona si passa da un eccesso all'altro, prima le cose erano vissute in quella maniera, ora è completamente opposta e dove i legami familiari sono talmente tenui che basta un nonnulla per mandare all'aria una famiglia.

Ai lettori l'ardua sentenza.

IDEA GIUGNO 2004

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