AMBASCT
ovvero
LA
PROPOSTA DI MATRIMONIO
di
Marino Marangelli

Per
i giovani di questa generazione, forse il termine può essere una parola
del tutto incomprensibile, sia per il modo In cui vanno le cose,
attualmente, sia per la forma d’approccio che in quel periodo veniva
praticato.
Voglio
così rivolgermi ai più giovani di ventanni, allo scopo di far
conoscere come ai nostri tempi era organizzato un matrimonio.
Prima
non era facile avere la possibilità di conoscere una ragazza nè di
poterle parlare in privato ed esternarle i propri sentimenti, perché la
persona desiderata non solo non poteva uscire da casa sola, ma era
accompagnata molto spesso dalle proprie sorelle o dal genitore anche per
recarsi ai corsi di cucito o ricamo presso le suore, che insegnavano nei
pressi della piazza monumentale del nostro paese.
E
così l'innamorato si contentava di piazzarsi in un punto del tragitto
dell'amata e aspettare... Risultato: un’occhiata amorosa scambiata, o
un piccolo bigliettino che svolazzando sfuggiva al cerbero di guardia e
dava al ragazzo la certezza che il suo amore era ricambiato.
Il
tempo passava e i sospiri si sprecavano, ma finalmente arrivava in aiuto
degli infelici l'amica di turno che allettata da qualche regalino e da
promesse s’interessava a fare da intermediaria tra le due famiglie.
Cominciava
così un cauto lavoro di sondaggio presso la famiglia della ragazza,
allo scopo di conoscere le intenzioni degli stessi verso il pretendente.
La prima cosa che si chiedeva era la posizione economica
dell’aspirante, onde rendersi conto riguardo all'avvenire dei giovani
sposi.
Nello
stesso tempo, i genitori del novello sposo si informavano della dote
della promessa sposa e naturalmente della sua moralità, perché era
importante che la ragazza fosse illibata (ne andava di mezzo l'onore
della famiglia).
Dopo
un’estenuante contrattazione, avveniva la cosiddetta AMBASCT, e cioè
la richiesta ufficiale del pretendente alla famiglia della sposa, sempre
attraverso la stessa amica. In
caso di esito positivo, si fissava un appuntamento e l’ora stabilità
ci si presentava in casa dell'amata, accompagnato dai genitori, e mentre
seduti intorno ad un tavolo i fidanzati si scambiavano sguardi
appassionati, i rispettivi genitori mercanteggiavano quello che
avrebbero portato in dote i loro figli.
A
quei tempi, la femminuccia portava in dote oltre che il corredo di tanti
panni (8 10 12 24) il letto ed il comò, e se le condizioni economiche
erano floride anche il materasso di lana, in caso contrario era quello
di paglia (granturco). Lo sposo invece portava in dote l'armadio e il
corredo di vestiario. Al proposito vorrei raccontarvi un aneddoto:
Il
giovane che si era presentato a casa della fidanzata fu fatto accomodare
su una sedia che, disgraziatamente, aveva il fondo bucato. Durante la
discussione, al giovanotto vennero meno le cuciture dei pantaloni, con
il risultato di far sporgere i propri attributi maschili attraverso
l'apertura, mettendolo in con grave imbarazzo.
Mentre il padre
della sposa chiedeva quali fossero le risorse economiche da mettere a
disposizione della nascente famiglia, il gatto di casa intravedendo
qualcosa d’anormale sotto la sedia, cominciò a giocarci con le
zampine.
Mentre
il giovane enumerava i milioni che avrebbe portato in dote, esasperato e
dolorante si lasciò sfuggire che se non avessero trattenuto il gatto i
milioni sarebbero diminuiti di due.
Chiusa
questa gustosa parentesi, ritorniamo alla nostra esposizione.
Dopo
questa prima fase avveniva il fidanzamento in cui venivano scambiati gli
anelli, e si fissava, in base all'età e alle possibilità, la data
delle nozze.
L'argomento
che ho trattato si riferisce esclusivamente a persone dello stesso
posto, che si conoscevano e si frequentavano, ma quando una ragazza
doveva fidanzarsi con una persona che conosceva per la prima volta in
fotografia, le cose, disgraziatamente, erano molto diverse.
Il
giovane che negli anni 40 emigrava in cerca di lavoro all'estero, specie
in Argentina, aveva bisogno di sposarsi con una ragazza del proprio
paese, ed allora attraverso un’ambasciatrice faceva la propria
richiesta alla famiglia della prescelta, che a seguito delle condizioni
economiche spesso disagiate della famiglia, accettava al fine di
trovare, per la propria figlia, un avvenire migliore, e così si
combinavano i famosi matrimoni per procura e cioè: lo sposo veniva
rappresentato da uno della sua famiglia che lo sostituiva nelle pratiche
per il matrimonio ed un bel giorno la fortunata (sarà così?) si
metteva in viaggio per raggiungere il novello sposo ed affrontare
l'incognito.
Ma
questa è un'altra storia ed argomento da trattare a parte, resta
soltanto la constatazione che i tempi sono molto cambiati e che spesso i
ricordi possono essere rivissuti con gli stati d'animo che in quel
periodo della propria vita la persona ha dovuto affrontare.
Spesso
mi rendo conto che nella vita di una persona si passa da un eccesso
all'altro, prima le cose erano vissute in quella maniera, ora è
completamente opposta e dove i legami familiari sono talmente tenui che
basta un nonnulla per mandare all'aria una famiglia.
Ai
lettori l'ardua sentenza.
IDEA
GIUGNO 2004

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