.::SETTEMBRE 2008::.

È IN PERICOLO

L’ADVANCED PLACEMENT PROGRAM ITALIANO

di Silvana Mangione

Negli Stati Uniti abbiamo lottato per vent’anni per riuscire ad ottenere che l’Italiano fosse inserito fra le materie previste dall’APP – l’Advanced Placement Program – che consente, agli studenti di scuole medie superiori, di superare un esame e tesaurizzare un certo numero di credits gratuiti da portarsi dietro all’Università. Finalmente si sono trovati i contatti giusti con il College Board, che ha chiesto mezzo milione di dollari per far partire il progetto. Il Governo italiano ha cacciato di tasca sua trecentomila dollari, a fronte dei duecentomila delle tre più autorevoli Associazioni nazionali italo–americane: NIAF, OSIA e UNICO. L’esame è partito e nel 2006 è stato sostenuto da 1.597 studenti. Nel 2007 si è passati a 1.642 principalmente per merito della circoscrizione di New York. Nel 2008 si è arrivati a quota 2.025. Meglio, ma non basta. Il College Board è un’associazione non a scopo di lucro, fondata nel 1900, composta di oltre 5.400 fra Scuole, College, Università ed altri istituti. La definizione “non a scopo di lucro” non deve farci illudere. Come tutti gli enti che forniscono servizi, il College Board deve mantenersi e mantenere i propri dipendenti. Ogni studente che si iscrive all’esame paga una tassa di $84. Tanto per darvi un’idea: agli esami di Inglese o Matematica si iscrivono ogni anno milioni di studenti. Avete letto bene: ho scritto milioni. I nostri poco più di 2.000 ragazzi rappresentano soltanto una gocciolina nell’oceano. Il College Board ci ha avvertito che, se il numero degli studenti non diventa almeno il triplo e se entro la fine dell’anno non arrivano nelle sue casse svariati milioni di dollari, l’AP Italiano verrà “sospeso”, un modo elegante di dire cancellato. Che fare? Ci sono molte cose da fare. La prima è chiedere a tutti, ma proprio tutti, quelli che conosciamo di far iscrivere all’esame i loro figli che hanno l’età giusta e parlano italiano in casa. Sì, possono iscriversi subito, perché non è vero che sia obbligatorio aver seguito i corsi specifici di AP per poter sostenere il test. Lo si può fare anche da privatisti. Basta andare sul sito del College Board www.collegeboard.com e registrarsi. In questo senso stanno partendo le lettere che i Consoli italiani in USA, anche insieme ai Com.It.Es., hanno indirizzato a tutti i capi famiglia pregandoli di far fare ai loro figli l’esame. Questo va bene, ma non basta, perché l’indirizzario in possesso dei Consolati è quello degli iscritti all’AIRE – l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero – vale a dire i cittadini italiani. Noi sappiamo bene che ci sono dieci volte tanti cittadini americani, che hanno perduto la cittadinanza. ma sono più italiani che mai e magari hanno figli nell’età giusta. Dobbiamo far sapere a tutti loro che bisogna salvare l’AP Italiano, facendo fare l’esame ai loro figli, mentre allo stesso tempo – perché no? – risparmiano qualcosa sui costi crescenti degli studi universitari. Non basta ancora. L’aumento degli studenti è uno dei requisiti, ma l’altro, quello vero, determinante dal punto di vista univoco del College Board è il versamento dei fondi. Ci vogliono i piccioli, la grana, i greenbacks, insomma: i dollari. La collettività di origine italiana in USA continua a definirsi italiana, protettrice delle tradizioni, della cultura e della lingua. Tutte cose bellissime ed encomiabili. Le comunità italo–americane, che tanto successo hanno avuto, singolarmente e collettivamente, adesso devono mettersi le mani in tasca, obbedendo al dettame USA: «Put your money where your mouth is»! o, ancora più semplicemente: «Fatti, non parole». Questo è proprio un momento in cui i fatti sono molto più importanti delle parole. Un Comunicato stampa dell’Ambasciata informa: «Il 21 maggio, l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Giovanni Castellaneta, ha incontrato il presidente del College Board, Gaston Caperton, per discutere delle possibili soluzioni alla sfida finanziaria posta all’Advanced Placement Program Italiano. Il risultato dell’incontro è stato la creazione di una task force per raccogliere finanziamenti allo scopo di sostenere i corsi e gli esami dell’AP anche oltre il biennio accademico 2008-2009. Lo sforzo nella raccolta fondi è stato giudicato, dal presidente Caperton, un impegno molto positivo, uno degli elementi ritenuti fondamentali dal College Board per consentire la continuazione e il successo dei corsi AP per i decenni e le generazioni avvenire». Ci sono due fondazioni pronte a raccogliere contributi. La prima si chiama «Amici di Villa Firenze», è stata promossa dalla stessa Ambasciata, che ne garantisce l’assoluta trasparenza ed è già esente dalle tasse. La seconda, appena nata, si chiama Italian Language Foundation e fa capo alla Columbus Citizens Foundation di New York; la National Italian American Foundation (NIAF) di Washington, D.C.; l’Order Sons of Italy in America (OSIA) di Washington, D.C.; l’UNICO of Fairfield, New Jersey; e l’American Association of Teachers of Italian (AATI), insieme a Matilda Raffa Cuomo, moglie dell’ex Governatore dello Stato di New York e sua figlia Margaret. Il Comunicato stampa prosegue: «Nell’autunno 2008, le scuole inizieranno a predisporre i materiali per la registrazione all’anno accademico 2009-2010. Se la fase iniziale della raccolta fondi si rivelerà proficua, il College Board potrà informare le scuole della possibilità di inserire l’AP d’Italiano, come corso opzionale tra le offerte formative dell’anno accademico 2009-2010. La task force avrà poi l’obiettivo di raccogliere i rimanenti fondi entro il 1º Maggio 2009, in modo che il Programma AP d’Italiano possa proseguire senza ulteriori interruzioni o discontinuità. Firmato: Il Portavoce, Ministro Luca Ferrari ». Il messaggio non potrebbe essere più chiaro di così, non vi pare? Il significato delle ultime frasi è chiaro: mettetevi le mani in tasca e subito, oppure dite addio al vostro AP Italiano! Speriamo che, di fronte ad un movimento di successo nella raccolta dei fondi, si muova anche l’Italia, riconoscendo che una sua grande forza sul piano internazionale consiste nel massiccio numero di emigrati e loro discendenti, sparsi capillarmente in tutto il mondo. A loro volta le comunità italo–americane o americane di origine italiana vivono una leggenda collettiva di italianità che, per realizzarsi, deve appoggiarsi su basi solide, prima fra tutte la vera cultura italiana e la lingua dei nonni o degli avi. Inchiniamoci al comandamento americano: «The business of the US is business», che si applica anche agli enti educativi e ai corsi ed esami in qualunque materia. Siamo sinceri, la diffusione dell’italiano è nell’interesse di tutte e due le Italie: quella di qua e quella di là dall’Atlantico. Come tutti i beni che desideriamo, esso ha un prezzo e lo dobbiamo pagare subito o rischiamo di perderlo per sempre.

 

IDEA SETTEMBRE 2008

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