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È
IN PERICOLO
L’ADVANCED
PLACEMENT PROGRAM ITALIANO
di
Silvana Mangione
Negli Stati Uniti abbiamo lottato per vent’anni
per riuscire ad ottenere che l’Italiano fosse inserito fra le materie
previste dall’APP – l’Advanced Placement Program – che consente,
agli studenti di scuole medie superiori, di superare un esame e
tesaurizzare un certo numero di credits gratuiti da portarsi dietro
all’Università. Finalmente si sono trovati i contatti giusti con il
College Board, che ha chiesto mezzo milione di dollari per far partire il
progetto. Il Governo italiano ha cacciato di tasca sua trecentomila
dollari, a fronte dei duecentomila delle tre più autorevoli Associazioni
nazionali italo–americane: NIAF, OSIA e UNICO.
L’esame è partito e nel 2006
è stato sostenuto da 1.597 studenti. Nel 2007 si è passati a 1.642
principalmente per merito della circoscrizione di New York. Nel 2008 si è
arrivati a quota 2.025. Meglio, ma non basta. Il College Board è
un’associazione non a scopo di lucro, fondata nel 1900, composta di
oltre 5.400 fra Scuole, College, Università ed altri istituti. La
definizione “non a scopo di lucro” non deve farci illudere. Come tutti
gli enti che forniscono servizi, il College Board deve mantenersi e
mantenere i propri dipendenti. Ogni studente che si iscrive all’esame
paga una tassa di $84. Tanto per darvi un’idea: agli esami di Inglese o
Matematica si iscrivono ogni anno milioni di studenti. Avete letto bene:
ho scritto milioni. I nostri poco più di 2.000 ragazzi rappresentano
soltanto una gocciolina nell’oceano.
Il
College Board ci ha avvertito che, se il numero degli studenti non diventa
almeno il triplo e se entro la fine dell’anno non arrivano nelle sue
casse svariati milioni di dollari, l’AP Italiano verrà “sospeso”,
un modo elegante di dire cancellato. Che fare? Ci sono molte cose da fare.
La prima è chiedere a tutti, ma proprio tutti, quelli che conosciamo di
far iscrivere all’esame i loro figli che hanno l’età giusta e parlano
italiano in casa. Sì, possono iscriversi subito, perché non è vero che
sia obbligatorio aver seguito i corsi specifici di AP per poter sostenere
il test. Lo si può fare anche da privatisti. Basta andare sul sito del
College Board www.collegeboard.com
e registrarsi. In questo senso stanno partendo le lettere che i Consoli
italiani in USA, anche insieme ai Com.It.Es., hanno indirizzato a tutti i
capi famiglia pregandoli di far fare ai loro figli l’esame. Questo va
bene, ma non basta, perché l’indirizzario in possesso dei Consolati è
quello degli iscritti all’AIRE – l’Anagrafe degli Italiani Residenti
all’Estero – vale a dire i cittadini italiani. Noi sappiamo bene che
ci sono dieci volte tanti cittadini americani, che hanno perduto la
cittadinanza. ma sono più italiani che mai e magari hanno figli nell’età
giusta. Dobbiamo far sapere a tutti loro che bisogna salvare l’AP
Italiano, facendo fare l’esame ai loro figli, mentre allo stesso tempo
– perché no? – risparmiano qualcosa sui costi crescenti degli studi
universitari.
Non basta ancora. L’aumento degli studenti
è uno dei requisiti, ma l’altro, quello vero, determinante dal punto di
vista univoco del College Board è il versamento dei fondi. Ci vogliono i
piccioli, la grana, i greenbacks, insomma: i dollari. La collettività di
origine italiana in USA continua a definirsi italiana, protettrice delle
tradizioni, della cultura e della lingua. Tutte cose bellissime ed
encomiabili. Le comunità italo–americane, che tanto successo hanno
avuto, singolarmente e collettivamente, adesso devono mettersi le mani in
tasca, obbedendo al dettame USA: «Put your money where your mouth is»!
o, ancora più semplicemente: «Fatti, non parole». Questo è proprio un
momento in cui i fatti sono molto più importanti delle parole. Un
Comunicato stampa dell’Ambasciata informa: «Il
21 maggio, l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Giovanni
Castellaneta, ha incontrato il presidente del College Board, Gaston
Caperton, per discutere delle possibili soluzioni alla sfida finanziaria
posta all’Advanced Placement Program Italiano. Il risultato
dell’incontro è stato la creazione di una task force per raccogliere
finanziamenti allo scopo di sostenere i corsi e gli esami dell’AP anche
oltre il biennio accademico 2008-2009. Lo sforzo nella raccolta fondi è
stato giudicato, dal presidente Caperton, un impegno molto positivo, uno
degli elementi ritenuti fondamentali dal College Board per consentire la
continuazione e il successo dei corsi AP per i decenni e le generazioni
avvenire».
Ci sono due fondazioni pronte a raccogliere contributi. La prima si chiama
«Amici di Villa Firenze», è stata promossa dalla stessa Ambasciata, che
ne garantisce l’assoluta trasparenza ed è già esente dalle tasse. La
seconda, appena nata, si chiama Italian Language Foundation e fa capo alla
Columbus Citizens Foundation di New York; la National Italian American
Foundation (NIAF) di Washington, D.C.; l’Order Sons of Italy in America
(OSIA) di Washington, D.C.; l’UNICO of Fairfield, New Jersey; e
l’American Association of Teachers of Italian (AATI), insieme a Matilda
Raffa Cuomo, moglie dell’ex Governatore dello Stato di New York e sua
figlia Margaret.
Il Comunicato stampa prosegue: «Nell’autunno
2008, le scuole inizieranno a predisporre i materiali per la registrazione
all’anno accademico 2009-2010. Se la fase iniziale della raccolta fondi
si rivelerà proficua, il College Board potrà informare le scuole della
possibilità di inserire l’AP d’Italiano, come corso opzionale tra le
offerte formative dell’anno accademico 2009-2010. La task force avrà
poi l’obiettivo di raccogliere i rimanenti fondi entro il 1º Maggio
2009, in modo che il Programma AP d’Italiano possa proseguire senza
ulteriori interruzioni o discontinuità. Firmato:
Il Portavoce, Ministro Luca Ferrari ».
Il messaggio non potrebbe essere più chiaro di così, non vi pare? Il
significato delle ultime frasi è chiaro: mettetevi le mani in tasca e
subito, oppure dite addio al vostro AP Italiano! Speriamo che, di fronte
ad un movimento di successo nella raccolta dei fondi, si muova anche
l’Italia, riconoscendo che una sua grande forza sul piano internazionale
consiste nel massiccio numero di emigrati e loro discendenti, sparsi
capillarmente in tutto il mondo.
A loro volta le comunità italo–americane o americane di origine
italiana vivono una leggenda collettiva di italianità che, per
realizzarsi, deve appoggiarsi su basi solide, prima fra tutte la vera
cultura italiana e la lingua dei nonni o degli avi. Inchiniamoci al
comandamento americano: «The business of the US is business», che si
applica anche agli enti educativi e ai corsi ed esami in qualunque
materia.
Siamo
sinceri, la diffusione dell’italiano è nell’interesse di tutte e due
le Italie: quella di qua e quella di là dall’Atlantico. Come tutti i
beni che desideriamo, esso ha un prezzo e lo dobbiamo pagare subito o
rischiamo di perderlo per sempre.
IDEA
SETTEMBRE 2008

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