.::MARZO 2009::.

C’ERA UNA VOLTA UN BABY PARK

di Leonardo Campanile

Se analizziamo queste due parole inglesi, ci rendiamo conto che questo luogo, denominato “BABY PARK”, altro non può essere che uno spazio all’aperto, ma allo stesso tempo delimitato da una cintura, che a secondo dei casi può essere di siepi o di mattoni. All’interno, questo spazio è dedicato ai bambini, “il nostro futuro”, che si ritrovano per rincorrersi e giocare, gioendo della libertà che i loro genitori concedono loro, perche rassicurati dei pochi pericoli che rischiano. Alcuni anni fa, in una delle mie visite al paese, ci ho portato mio figlio, che abituato ai grandi e immensi giardini americani, rimase stupito all’entrata di questo piccolo Baby Park ma non impiegò più di tanto ad entrare nella dimensione paesana, e quando si avvicinò ad altri bambini che schiamazzavano gioiosamente, riuscì a comunicare con loro con il linguaggio universale dell’innocenza.  Il Parco dava al paese anche un benessere ecologico, gli alberi che vi crescevano, ossigenavano, anche se modestamente, l’aria inquinata dagli scarichi delle automobili, che come formiche erano parcheggiate tutte intorno. L’odore del mare, non sempre, a qualche metro di distanza, e la brezza serale delle onde, facevano da contorno a quest'oasi di verde fra l’asfalto. Martino ne andava, giustamente, orgoglioso e come poteva essere diverso, ci viveva in quel Parco, là consumava i suoi poveri pasti ed attraverso quegli alberi riusciva a guardare le stelle che svanivano al sorgere dell’alba. Manteneva l’ordine, tagliando quelle erbe selvatiche che cercavano di germogliare. La sua piccola baracca non aveva certamente i “comfort” di un appartamento con riscaldamento e acqua calda, ma a lui non interessavano. Il Baby Park era diventato per Martino lo scopo di vita, una vita condotta in tranquillità, senza recare disturbo a nessuno e dedicata al prossimo, ai bambini. Sedici anni sono passati dal giorno che Martino iniziò questa missione volontaria. Sedici anni di lavoro senza mai chiedere nulla, (ricordo al lettore che la proprietà appartiene al Comune di Mola Di Bari) né tantomeno gli è stata “mai” offerta una ricompensa. La morte del Baby Park era segnata o si sapeva già da alcuni anni, infatti, il progetto URBAN 2 ne aveva decisa la sorte. Lo stesso progetto, però, non ha deliberato la nuova posizione del Parco, né tantomeno ha preso in considerazione la fine che avrebbe fatto un povero uomo che dentro il Parco ci viveva. Siamo arrivati all’epilogo del Piano Urban 2 e la necessità di avviare i lavori del lungomare ha fatto il “miracolo” di annullare la lenta burocrazia. Scavatrici e ruspe hanno iniziato la demolizione del litorale nord del paese, com'era previsto dal progetto e senza guardare in faccia nessuno, hanno in breve tempo rimosso l’asfalto, le pietre e i muri di cinta sia del lungomare sia del Baby Park.  Gli alberi sono caduti sotto i colpi tremendi della ruspa; ma come? con tutti gli ambientalisti in giro, nessuno ha pensato di salvarli? Ma mi sbaglio, perché nel progetto era previsto lo spostamento degli alberi in altro luogo, solo che nessuno se n'è ricordato, ahimè! Quello che, però, mi ha più sconcertato di tutta questa storia è che le ruspe hanno iniziato il loro distruttivo lavoro dalla parte opposta all’entrata del Baby Park, e quando hanno raggiunto la piccola casupola di Martino, costui, “capatosta di un molese” si è impuntato e non ha permesso alle ruspe di completare questo scempio con l’abbattimento della sua reggia.  Chissà cosa sarebbe successo se gli “Attila” nostrani avessero deciso di iniziare dalla parte opposta, forse gli alberi si sarebbero salvati. Nell’era in cui viviamo, la modernizzazione è necessaria e a volte inevitabile, ma si deve attuarla con discrezione, valutando coscienziosamente i vantaggi, ma senza escludere i danni che provocherebbe all’ambiente ed anche, perché no, ai ricordi storici. Come il denaro non può essere considerato “tutto” nella vita, allo stesso modo i “ricordi” non possono essere cancellati completamente. Il mio punto di vista, che è quello di un emigrante ansioso e voglioso di ritornare al paese ogni qual volta intravede la possibilità, e da innamorato, come sono, del mio paese, vivo anche di ricordi lasciati tanti anni addietro. Se proprio devo perderli, almeno mi sia concesso di perderli per una giusta causa, anche se in realtà un vero ricordo rimane scolpito nel cuore. Un giorno mio figlio tornerà a Mola, almeno lo spero, e portando suo figlio sul posto dove lui, bambino, ha giocato, potrà solo dirgli... qua c’era una volta un BABY PARK.

IDEA MARZO 2009

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