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Calabria,
le minoranze linguistiche:
albanofoni,
grecanici e altri.
di
Luciano Siciliano

Nel nobile linguaggio calabrese, come
lo definisce Gerhard Rohlfs, si sono combinati, nel corso dei secoli,
termini italici, greci, latini, arabi, francesi, germanici, spagnoli che
raccontano una storia affascinante d’incontri, scontri, e
passaggio di popoli, tanto che nella regione troviamo ancora diverse
minoranze linguistiche. Il dialetto, idioma primordiale,
contraddistingue in modo inequivocabile popoli e paesi. Legato com’è
a vicissitudini d’ogni genere, esso può subire cambiamenti che lo
fanno discostare di molto dal ceppo originario. Prima che in Calabria
arrivassero i Greci, le nostre terre erano abitate da popolazioni
indigene che parlavano la lingua osca. Con molta probabilità
d’origine osca sono alcune voci che si differenziano sia dal greco,
che dal latino antico come: timpa (rupe), visciglia (piccola quercia),
panica (zolla), carriglio (carro trainato da buoi o albero del cerro),
morgia (roccia). Parole dal latino antico come: ’ncujere (cogere =
comprimere) , adulare (dulare = assottigliare), beta (beta = bietola),
asa (ansa = manico), maruzza (maruca = chiocciola), vurpile (verpa =
nervo di bue), pessulus (pessulus = asse di legno), rijiddru (regillus =
vipera), vettu (vectis = bastone).
D’origine greca sono, invece, le parole: catojo (magazzino) ,
langeddra (brocca), pitta (focaccia), ceramilo (tegola), cudrura
(ciambella), tiana (padella), vasilico (basilico), tulip (ammasso di
cespugli d’erba), zimbaro (caprone), grupo (foro), abbrajhare
(divenire rauco), trappitu (frantoio), pirune (piolo), vastasu
(facchino), timugna (covone), disculu (delicato), grisara (setaccio),
fusca (pula), paparina (papavero), grasta (vaso), ziu (zio), vurza
(borsa), macari (magari), mustazzo (baffo).
L’influsso arabo nel dialetto calabrese non è così ampio come il
greco, ma alcune parole restano ancora nel dialetto, come: cantaro (vaso
da notte), ruotulu (rotolo), sciruppu (sciroppo), tavutu (cassa da
morto), cibbia (vasca), zagareddra (una specie d’arbusto), jhannacca
(legaccio), tamarro (zoticone).Le minoranze etnico-linguistiche.
Gli Albanesi.
Anche se arrivi sporadici sono
segnalati in Calabria alla fine del XII secolo e negli anni
precedenti l’invasione ottomana dell’Albania, una vera e
propria diaspora albanese si svolge dalla metà del XV alla metà del
XVIII secolo. Dopo la caduta di Costantinopoli in mano ai turchi (1453)
e la morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Skandeberg
(1468), l’emigrazione di profughi albanesi investe l’Italia
meridionale e in particolare la Calabria e la Sicilia.
Soltanto alla fine del ‘600 gli albanesi ripopolano o fondano in
Italia quasi un centinaio di comunità, la maggiore parte delle quali
nella Calabria settentrionale, cui è concessa piena autonomia
amministrativa , a seguito di favorevoli capitoli stipulati con i
feudatari del luogo. La difesa delle tradizioni, della lingua e del rito
greco-bizantino è stata un elemento significativo di resistenza
all’assimilazione proveniente dai gruppi e dai ceti dominanti delle
zone d’insediamento. Dopo il Concilio di Trento , la Chiesa di Roma si
attiva per eliminare ogni traccia della giurisprudenza episcopale
ortodossa , ma un rinnovato interesse per la tradizione bizantina da
parte della Santa Sede si verifica nella prima metà del ’700 e si
manifesta tra l’altro con la fondazione del Collegio Corsini di San
Benedetto Ullano (1732), centro di formazione teologica e culturale che
ha alimentato una tradizione civile e intellettuale d’ispirazione
democratica, poi trasferito nel 1794, a San Demetrio Corone, nel
Collegio di San Adriano. La nostalgia della patria perduta e il ricordo
delle gesta leggendarie di Scanderberg sono motivi ricorrenti nel
patrimonio culturale degli italo-albanesi , trasmesso in canti
(rapsodie), leggende e credenze popolari ancora presenti in molte
comunità. Il più famoso dei canti epici, conosciuto come " Canto
di Scanderberg " , ricorda una famosa vittoria ottenuta dal
Castriota e da altri condottieri sull’esercito ottomano nel 1476.Questo
episodio viene rievocato e cantato nelle "valle" che, il
martedì di Pasqua , ancora oggi si celebrano a Frascineto, Eianina e
Civita. Oltre alla rievocazione d’episodi storici e leggendarie della
terra d’origine , la letteratura popolare si riferisce alle attività
lavorative, alle festività religiose, alle credenze magiche, al ciclo
dell’anno e della vita, e spesso rivela, oltre a caratteri originali,
significative somiglianze con le culture popolari calabresi.
Nel passato i rapporti tra antiche comunità calabresi e quelle albanesi
non sono stati sempre amichevoli , come attestano proverbi e modi di
dire dei due gruppi etnici. Lo scontro tra cultura minoritaria
“arbereshe” e cultura contadina calabrese di fatto ha finito con il
proteggere l’identità di entrambe.
Le comunità albanesi d’oggi.
I centri (comuni o frazioni) in cui
ancora si parla la lingua arbareshe sono 25 in provincia di
Cosenza , tre in provincia di Crotone , sei in provincia di Catanzaro.
La città di Lungro è sede dell’eparchia, istituita nel 1919
dalla Chiesa di Roma, che ha riconosciuto la specificità del rito
greco-bizantino. Nonostante i recenti processi di deculturazione e
d’espropriazione che hanno conosciuto le culture minoritarie , almeno
il 70% degli abitanti della maggior parte delle comunità calabro
albanesi parla tuttora l’arbareshe e il 30% è costituito da italofoni
e dialettofoni che hanno qualche conoscenza della lingua tradizionale.
Molte e di vario segno le iniziative (convegni , seminari di studio ,
ricerche) intraprese dalle comunità arbereshe per tutelare la
propria identità linguistico-culturale, e nel 1969 è stata costituita
l’Unione delle Comunità Italo-Albanesi , un organismo rappresentativo
delle diverse comunità con sede a Cosenza.
Comuni albanesi in provincia di Cosenza:
Spezzano Albanese, Santa Sofia
d’Epiro, San Cosmo Albanese, San Giorgio Albanese, Vaccarizzo
Albanese, Civita, San Demetrio Corone, Eianina, Frascineto, Plataci,
Farneta, Castroregio, Cerzeto, San Basile, Lungro, Firmo, Acquaformosa,
Falconara Albanese, San Benedetto Ullano, San Martino di Finita, Santa
Caterina Albanese, Regina, Lattarico, Cavallerizzo Albanese e San
Giacomo Albanese .
Provincia di Crotone:
Carfizzi, Pallagoriò e San Nicola
dell’Alto .
Provincia di Catanzaro:
Marcedusa, Andali, Zangarona, Vena
e Caraffa di Catanzaro .
IDEA
SETTEMBRE 2001

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