.::SETTEMBRE 2001::.

Calabria, le minoranze linguistiche:

albanofoni, grecanici e altri.

di Luciano Siciliano

Nel nobile linguaggio calabrese, come lo definisce Gerhard Rohlfs, si sono combinati, nel corso dei secoli, termini italici, greci, latini, arabi, francesi, germanici, spagnoli che raccontano una storia affascinante d’incontri, scontri, e  passaggio di popoli, tanto che nella regione troviamo ancora diverse minoranze linguistiche. Il dialetto, idioma primordiale, contraddistingue in modo inequivocabile popoli e paesi. Legato com’è a vicissitudini d’ogni genere, esso può subire cambiamenti che lo fanno discostare di molto dal ceppo originario. Prima che in Calabria arrivassero i Greci, le nostre terre erano abitate da popolazioni indigene che parlavano la lingua osca. Con molta probabilità d’origine osca sono alcune voci che si differenziano sia dal greco, che dal latino antico come: timpa (rupe), visciglia (piccola quercia), panica (zolla), carriglio (carro trainato da buoi o albero del cerro), morgia (roccia). Parole dal latino antico come: ’ncujere (cogere = comprimere) , adulare (dulare = assottigliare), beta (beta = bietola), asa (ansa = manico), maruzza (maruca = chiocciola), vurpile (verpa = nervo di bue), pessulus (pessulus = asse di legno), rijiddru (regillus = vipera), vettu (vectis = bastone).
D’origine greca sono, invece, le parole: catojo (magazzino) , langeddra (brocca), pitta (focaccia), ceramilo (tegola), cudrura (ciambella), tiana (padella), vasilico (basilico), tulip (ammasso di cespugli d’erba), zimbaro (caprone), grupo (foro), abbrajhare (divenire rauco), trappitu (frantoio), pirune (piolo), vastasu (facchino), timugna (covone), disculu (delicato), grisara (setaccio), fusca (pula), paparina (papavero), grasta (vaso), ziu (zio), vurza (borsa), macari (magari), mustazzo (baffo).
L’influsso arabo nel dialetto calabrese non è così ampio come il greco, ma alcune parole restano ancora nel dialetto, come: cantaro (vaso da notte), ruotulu (rotolo), sciruppu (sciroppo), tavutu (cassa da morto), cibbia (vasca), zagareddra (una specie d’arbusto), jhannacca (legaccio), tamarro (zoticone).Le minoranze etnico-linguistiche.

Gli Albanesi.                                                                                                                                                  

Anche se arrivi  sporadici sono segnalati in Calabria alla fine del XII secolo e negli anni precedenti  l’invasione ottomana  dell’Albania, una vera e propria diaspora albanese si svolge dalla metà del XV alla metà del XVIII secolo. Dopo la caduta di Costantinopoli in mano ai turchi (1453) e la morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota  Skandeberg (1468), l’emigrazione di profughi albanesi investe l’Italia meridionale e in particolare la Calabria e la Sicilia.
Soltanto alla fine del ‘600 gli albanesi ripopolano o fondano in Italia quasi un centinaio di comunità, la maggiore parte delle quali nella  Calabria settentrionale, cui è concessa piena autonomia amministrativa , a seguito di favorevoli capitoli stipulati con i feudatari del luogo. La difesa delle tradizioni, della lingua e del rito greco-bizantino è stata un elemento significativo di resistenza all’assimilazione proveniente dai gruppi e dai ceti dominanti delle zone d’insediamento. Dopo il Concilio di Trento , la Chiesa di Roma si attiva per eliminare ogni traccia della giurisprudenza episcopale ortodossa , ma un rinnovato interesse per la tradizione bizantina da parte della Santa Sede si verifica nella prima metà del ’700 e si manifesta tra l’altro con la fondazione del Collegio Corsini di San Benedetto Ullano (1732), centro di formazione teologica e culturale che ha alimentato una tradizione civile e intellettuale d’ispirazione democratica, poi trasferito nel 1794, a San Demetrio Corone, nel Collegio di San Adriano. La nostalgia della patria perduta e il ricordo delle gesta leggendarie di Scanderberg sono motivi ricorrenti nel patrimonio culturale degli italo-albanesi , trasmesso in canti (rapsodie), leggende e credenze popolari ancora presenti in molte comunità. Il più famoso dei canti epici, conosciuto come " Canto di Scanderberg " , ricorda una famosa vittoria ottenuta dal Castriota e da altri condottieri sull’esercito ottomano nel 1476.Questo episodio viene rievocato e cantato nelle "valle" che, il martedì di Pasqua , ancora oggi si celebrano a Frascineto, Eianina e Civita. Oltre alla rievocazione d’episodi storici e leggendarie della terra d’origine , la letteratura popolare si riferisce alle attività lavorative, alle festività religiose, alle credenze magiche, al ciclo dell’anno e della vita, e spesso rivela, oltre a caratteri originali, significative somiglianze con le culture popolari calabresi.
Nel passato i rapporti tra antiche comunità calabresi e quelle albanesi non sono stati sempre amichevoli , come attestano proverbi e modi di dire dei due gruppi etnici. Lo scontro tra cultura minoritaria “arbereshe” e cultura contadina calabrese di fatto ha finito con il proteggere l’identità di entrambe.

Le comunità albanesi d’oggi.

I centri (comuni o frazioni) in cui ancora si parla la lingua arbareshe sono 25 in provincia di Cosenza , tre in provincia di Crotone , sei in provincia di Catanzaro.
La città di Lungro è sede dell’eparchia, istituita nel 1919 dalla Chiesa di Roma, che ha riconosciuto la specificità del rito greco-bizantino. Nonostante i recenti processi di deculturazione e d’espropriazione che hanno conosciuto le culture minoritarie , almeno il 70% degli abitanti della maggior parte delle comunità calabro albanesi parla tuttora l’arbareshe e il 30% è costituito da italofoni e dialettofoni che hanno qualche conoscenza della lingua tradizionale. Molte e di vario segno le iniziative (convegni , seminari di studio , ricerche) intraprese dalle comunità arbereshe per tutelare la propria identità linguistico-culturale, e nel 1969 è stata costituita l’Unione delle Comunità Italo-Albanesi , un organismo rappresentativo delle diverse comunità con sede a Cosenza.

Comuni albanesi in provincia di Cosenza: 

Spezzano Albanese, Santa Sofia d’Epiro, San Cosmo Albanese, San Giorgio Albanese, Vaccarizzo Albanese, Civita, San Demetrio Corone, Eianina, Frascineto, Plataci, Farneta, Castroregio, Cerzeto, San Basile, Lungro, Firmo, Acquaformosa, Falconara Albanese, San Benedetto Ullano, San Martino di Finita, Santa Caterina Albanese, Regina, Lattarico, Cavallerizzo Albanese e San Giacomo Albanese .

Provincia di Crotone:

Carfizzi, Pallagoriò e San Nicola dell’Alto .

Provincia di Catanzaro:

Marcedusa, Andali, Zangarona, Vena e Caraffa di Catanzaro .

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