.::DICEMBRE 2001::.

CALABRIA, LE MINORANZE

LINGUISTICHE

 

 

I  Grecanici:
I gruppi ellefonici abitano nella vallata della fiumara dell’Amendolea  sull’altopiano dell’Aspromonte a 60 km a sud di Reggio Calabria nelle comunità di Condofuri , Amendolea-Amiddalia (frazione di Condofuri), Galliciano (frazione di Condofuri), Roghudi/Richudi, Chori di Roghudi/Corio tu Richudiu, Bova Superiore/Vua, Bova Marina/Fundaca o Jalo’ to Vua, Roccaforte del Greco/Vuni’, San Lorenzo/Aieddavrendì.
L’interesse per il dialetto neollenico non pone freno al processo di decadenza che ha portato al progressivo restringimento dell’area ellefonica calabrese. Intorno alla metà del ‘700 erano greche numerose altre comunità situate sul versante meridionale dell’Aspromonte, ma già nel 1958 si trovavano soltanto tracce della lingua greca nei paesi ellefonici ricordati. Esistono posizioni divergenti quando bisogna stabilire a quale epoca risalga l’uso di questa lingua. Alcuni studiosi, con diverse argomentazioni, ricollegano il greco di Calabria alle immigrazioni bizantine avvenute nel XI e XII secolo o cominciate nel VII, se non prima. Gerhard Rohlfs ha sostenuto il predominio della lingua greca in Calabria dall’età antica al tardo medioevo, così che le radici dei paesi della Bovesia sarebbero da ricercare nella lingua degli antichi coloni greci.
Le comunità grecaniche hanno conosciuto negli ultimi anni un progressivo degrado a seguito d’alluvioni (Chorio di Roghudi e Roghudi Vecchio sono stati abbandonati dopo di quelle del 1971), della discesa delle popolazioni verso la costa e della mancanza d’adeguati collegamenti con l’esterno. L’antica lingua
è stata abbandonata, anche perché percepita come elemento di subalternità e per la necessità di uscire dall’isolamento. Ma la grecità, un tempo nascosta, viene oggi esibita con rinnovato orgoglio. Decisivo il ruolo svolto dal  circolo " Jonica dei Greci di Calabria”, fondato nel 1968, e di alcune associazioni di Bova, Bova Marina e Melito di Porto Salvo, che propongono scambi con città della Grecia, convegni, manifestazioni e ricerche tendenti a promuovere la conoscenza della lingua, della cultura e delle tradizioni grecaniche, un patrimonio unico che merita di essere conosciuto e valorizzato.

I valdesi:
La più antica notizia di presenze valdesi in Calabria risale all’anno 1265 e alla zona tirrenica della provincia di Cosenza. Guardia Piemontese, San Sisto dei Valdesi, San Vincenzo la Costa e Montalto Uffugo furono il loro  luogo di elezione. Per sfuggire alle aperte e violente persecuzioni, gli OccitanoValdesi lasciarono le pianure della Francia meridionale e cercarono rifugio nelle sperdute valli e monti del Piemonte (valli del Chisone, Germanasca, Pellice, Valloise e Argentiere). Essendosi, in seguito, moltiplicati oltre misura nelle loro strette valli , i Valdesi dovettero cercare altrove dimore e occupazione. Essi scesero dal Piemonte, dal Delfinato e dalla Provenza nell’Italia meridionale in tempi diversi, dal 1265 fino al 1447. Inizialmente bene accolti della popolazione, essi subirono, con l’accusa di eresia ,un vero e proprio sterminio il 5 giugno del 1561. Oggi i discendenti dei Valdesi sono ridotti a poche centinaia , residenti soprattutto a Guardia Piemontese, parlano l’antico " patois" (la lingua occitana è lo strumento abituale di comunicazione) e conservano costumi e tradizioni originali.

Gli Ebrei:
La presenza degli ebrei in Calabria è sempre stata rilevante e significativa. Resti di una sinagoga risalente al IV secolo sono stati rinvenuti  di recente a Bova Marina e, secondo alcune stime, a metà del XI secolo gli ebrei in Calabria erano 40-50 mila, un decimo di tutta la popolazione della regione.
Durante la dominazione degli Svevi e degli Angioini , e prima della loro definitiva cacciata dal Regno (1541), gli ebrei presenti in numerosi centri della regione si dedicano all’arte della seta, ad attività commerciali (in particolare riguardanti seta, lana, cotone, gioielli, mercerie varie, olio, frumento, bestiame), alla medicina, all’arte scrittoria. Sono numerosi i cognomi calabresi in cui si riconosce una chiara derivazione ebraica. Ogni anno in Agosto rabbini da diverse parti del mondo giungono sulla costa Tirrenica  nella zona di Diamante, Cetraro, Praia a Mare, Santa Maria del Cedro, Tortora e Scalea per raccogliere piccoli cedri da piante ottenute da talea, cioè da piante non innestate, e quindi scelgono in persona i frutti più belli,considerati il simbolo della perfezione. Li useranno per la festa dei Tabernacoli (sukkot), che nel mese di Ottobre gli ebrei celebrano nelle loro case.

 

IDEA DICEMBRE 2001

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