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CALABRIA,
LE MINORANZE
LINGUISTICHE

I
Grecanici:
I gruppi ellefonici abitano nella vallata della fiumara dell’Amendolea
sull’altopiano dell’Aspromonte a 60 km a sud di Reggio Calabria
nelle comunità di Condofuri , Amendolea-Amiddalia (frazione di
Condofuri), Galliciano (frazione di Condofuri), Roghudi/Richudi, Chori
di Roghudi/Corio tu Richudiu, Bova Superiore/Vua, Bova Marina/Fundaca o
Jalo’ to Vua, Roccaforte del Greco/Vuni’, San Lorenzo/Aieddavrendì.
L’interesse per il dialetto neollenico non pone freno al processo di
decadenza che ha portato al progressivo restringimento dell’area
ellefonica calabrese. Intorno alla metà del ‘700 erano greche
numerose altre comunità situate sul versante meridionale dell’Aspromonte,
ma già nel 1958 si trovavano soltanto tracce della lingua greca nei
paesi ellefonici ricordati. Esistono posizioni divergenti quando bisogna
stabilire a quale epoca risalga l’uso di questa lingua. Alcuni
studiosi, con diverse argomentazioni, ricollegano il greco di Calabria
alle immigrazioni bizantine avvenute nel XI e XII secolo o cominciate
nel VII, se non prima. Gerhard Rohlfs ha sostenuto il predominio della
lingua greca in Calabria dall’età antica al tardo medioevo, così che
le radici dei paesi della Bovesia sarebbero da ricercare nella lingua
degli antichi coloni greci.
Le comunità grecaniche hanno conosciuto negli ultimi anni un
progressivo degrado a seguito d’alluvioni (Chorio di Roghudi e Roghudi
Vecchio sono stati abbandonati dopo di quelle del 1971), della discesa
delle popolazioni verso la costa e della mancanza d’adeguati
collegamenti con l’esterno. L’antica lingua
è stata abbandonata, anche perché percepita come elemento di
subalternità e per la necessità di uscire dall’isolamento. Ma la
grecità, un tempo nascosta, viene oggi esibita con rinnovato orgoglio.
Decisivo il ruolo svolto dal circolo " Jonica dei Greci di
Calabria”, fondato nel 1968, e di alcune associazioni di Bova, Bova
Marina e Melito di Porto Salvo, che propongono scambi con città della
Grecia, convegni, manifestazioni e ricerche tendenti a promuovere la
conoscenza della lingua, della cultura e delle tradizioni grecaniche, un
patrimonio unico che merita di essere conosciuto e valorizzato.
I valdesi:
La più antica notizia di presenze valdesi in Calabria risale all’anno
1265 e alla zona tirrenica della provincia di Cosenza. Guardia
Piemontese, San Sisto dei Valdesi, San Vincenzo la Costa e Montalto
Uffugo furono il loro luogo di elezione. Per sfuggire alle aperte
e violente persecuzioni, gli OccitanoValdesi lasciarono le pianure della
Francia meridionale e cercarono rifugio nelle sperdute valli e monti del
Piemonte (valli del Chisone, Germanasca, Pellice, Valloise e
Argentiere). Essendosi, in seguito, moltiplicati oltre misura nelle loro
strette valli , i Valdesi dovettero cercare altrove dimore e
occupazione. Essi scesero dal Piemonte, dal Delfinato e dalla Provenza
nell’Italia meridionale in tempi diversi, dal 1265 fino al 1447.
Inizialmente bene accolti della popolazione, essi subirono, con l’accusa
di eresia ,un vero e proprio sterminio il 5 giugno del 1561. Oggi i
discendenti dei Valdesi sono ridotti a poche centinaia , residenti
soprattutto a Guardia Piemontese, parlano l’antico " patois"
(la lingua occitana è lo strumento abituale di comunicazione) e
conservano costumi e tradizioni originali.
Gli Ebrei:
La presenza degli ebrei in Calabria è sempre stata rilevante e
significativa. Resti di una sinagoga risalente al IV secolo sono stati
rinvenuti di recente a Bova Marina e, secondo alcune stime, a
metà del XI secolo gli ebrei in Calabria erano 40-50 mila, un decimo di
tutta la popolazione della regione.
Durante la dominazione degli Svevi e degli Angioini , e prima della loro
definitiva cacciata dal Regno (1541), gli ebrei presenti in numerosi
centri della regione si dedicano all’arte della seta, ad attività
commerciali (in particolare riguardanti seta, lana, cotone, gioielli,
mercerie varie, olio, frumento, bestiame), alla medicina, all’arte
scrittoria. Sono numerosi i cognomi calabresi in cui si riconosce una
chiara derivazione ebraica. Ogni anno in Agosto rabbini da diverse parti
del mondo giungono sulla costa Tirrenica nella zona di Diamante,
Cetraro, Praia a Mare, Santa Maria del Cedro, Tortora e Scalea per
raccogliere piccoli cedri da piante ottenute da talea, cioè da piante
non innestate, e quindi scelgono in persona i frutti più
belli,considerati il simbolo della perfezione. Li useranno per la festa
dei Tabernacoli (sukkot), che nel mese di Ottobre gli ebrei celebrano
nelle loro case.
IDEA
DICEMBRE 2001

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