.::DICEMBRE 2001::.

CASTEL DEL MONTE

di Felice Moretti

Non lontano da Andria, sorge maestoso Castel del Monte . Da qualunque parte si giunga, da nord o da sud, da occidente o da oriente, da Andria o Minervino, da Bari o Melfi, si presenta sempre il superbo spettacolo, che domina tutto il territorio circostante con il suo colore rosso-bruno della terra dei campi. Da lontano la costruzione sembra inarticolata, simile ad un masso erratico. Man mano che ci si avvicina se ne riconosce la forma insolita, anzi unica, che non trova un solo esempio nell’architettura difensiva di tutto l’Occidente: un poderoso ottagono con otto torrioni pure ottagonali innestati agli spigoli. Nessun altro edificio respira di più lo spirito di Federico II; nessun altro testimonia in maniera così impressionante della nobiltà del suo sentire. L’uniformità delle facciate viene interrotta soltanto dal grande portale. La scala a doppia rampa che sale alla gotica porta d’ingresso, fiancheggiata da snelle colonnine che portano due leoni, dimostra in modo chiaro che l’imperatore, amico e fautore dei Cistercensi, apprezzava il gotico e, come successore dei Cesari romani, si rifaceva alle forme dell’antichità. Federico II, nuovo Cesare, fuse gli elementi di due stili: il gotico e il romanico e, rinnovando l’arte, rinnovò l’impero di Augusto. Ma, a differenza di altri prodotti dell’arte, Castel del Monte affascina col suo gioco di luci e di ombre. Gioca col sole. Gioca con i numeri, con la matematica, con l’astronomia per poi ritirarsi in un enigmatico silenzio che ristabilisce le distanze. Castel del Monte è stato pensato per essere visto prima di tutto da lontano: da qualsiasi direzione: È una corona regale che doveva incutere timore e rispetto; doveva essere l’immagine onnipresente di Federico II per tutti i sudditi e per tutti i suoi nemici, che erano tanti. All’interno, le sale e le torri sono collegate le une alle altre da una sorta di percorso labirintico: Né per quanto ci si è affannati, si è riusciti a trovare i modelli e le fonti di ispirazione per questa forma singolare, unica e irripetibile. L’ottagono rappresenta a livello intuitivo la mediazione tra il quadrato, che simboleggia il mondo terreno, e il cerchio o emisfero celeste. Ma quale funzione aveva Castel del Monte? Certamente non solo quella simbolica. Noi pensiamo che dovesse essere anche abitabile e perciò dotato di camini, di elementari servizi igienici, di disimpegni tra i diversi ambienti sufficienti a indicarne le specifiche destinazioni: a camere da letto, sale di ricevimento, corpi di guardia e via dicendo. La stessa scelta di quel colle, in quel punto specifico può suggerire altre considerazioni attinenti sia alla posizione degli astri, sia a luogo di caccia con gli uccelli di cui massimamente si dilettava Federico II che, sappiamo, scrisse anche un’opera a riguardo dal titolo: “L’arte di cacciare con gli uccelli”. L’opera riccamente miniata andò persa nel 1248 quando Federico II fu sconfitto a Parma. Con essa andò perso anche il suo tesoro, compresa la corona imperiale. Alla Biblioteca Vaticana si conserva invece l’opera “ L’arte di cacciare con gli uccelli” , scritta da Manfredi, figlio di Federico II. Altro problema affascinante e insoluto riguarda le maestranze e gli architetti che hanno lavorato a Castel del Monte. Le fonti storiche e documentarie sono avare. Ma chi erano costoro? Possiamo pensare fossero maestranze pugliesi, muratori e lapicidi già attivi e al servizio di vescovi e feudatari. Ma possiamo anche ipotizzare la presenza di maestranze estranee alla regione e al Regno, forse ravvisabili nella decorazione. Ciascuno dei portali che si aprono verso il cortile interno presenta infatti una forma ed una decorazione diversa. Sopra uno di essi si riconoscono ancora i resti, assai rovinati, di un bassorilievo raffigurante un cavaliere nudo e a cavallo. Larghe scale a chiocciola, in mura dello spessore di due metri e mezzo, portano in tre torri al piano superiore. A distanza ben calcolata si susseguono feritoie. Sei mensole nella settima torre sostengono i costoloni e portano vivacissime sculture raffiguranti uomini nudi. Piegati sulle ginocchia, sostengono il peso loro imposto, col volto contratto, sereno o lieto. Sulla cima della torre a cui si accede dalla “scala del falconiere” si trovava probabilmente un nido artificiale per i falconi dell’imperatore. La suddivisione delle stanze del piano inferiore corrisponde a quella del piano superiore, più illuminato e solenne come è possibile vedere nella seconda sala che è l’unica a possedere una grande trifora. Poco è rimasto della pompa orientale di cui erano decorate queste stanze. Qua e là miseri resti che ricordano i mosaici dei pavimenti e i marmi delle pareti. E sappiamo quanto Federico II fosse stato sensibile al fascino e all’arte d’Oriente. In nessun altro luogo meglio che nell’aria densa di mistero di queste sale si può sentire il respiro del suo ingegno universale. Ben a ragione, un cronista contemporaneo all’imperatore lo ha definito “Stupor mundi”, stupore del mondo. Ancora oggi Castel del Monte irradia lo splendore della sua maestà.

IDEA DICEMBRE 2001

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