.::DICEMBRE 2001::.

RACCONTI

Il Polpo

di Francesco Rotondi

C’era una volta un bel polpo di scoglio tutto bello e colorato che si mimetizzava fra gli scogli e le alghe del mare azzurro e limpido di Mola. Era nato in una famiglia numerosissima; infatti la madre ne deposito’ quasi cinquemila uove nella conca di sabbia e brecciolina sul fondo del mare vicino alla spiaggia; li’ proprio vicino all’acqua di Cristo. Poi arrivarono i guai. Una pelosa, camminando cosi’ un giomo all’indietro, addocchio il nido dei polpi e approfittando della temporanea assenza della mamma-polpo ne fece una strage mangiandosi diverse centinaia. Arrivarono poi le sarde che fecero un macello del nido lasciandone appena un cinquecento uova che incominciavano gia’ ad ingrossare, e gia’ dentro si poteva distinguere il polpitello svilupparsi in un bel polpo piccolo, ma pero’, ben fatto. Dunque il nostro polpo cresceva cosi a vista d’occhio con i suoi fratelli e sorelle felice nella membrana che la mamma aveva create per loro. Tutti i polipi non aspettavano l’ora di uscire dal loro saccuccio atrofizzante e, a mode di dire, prendere le ali. La famiglia polpo viveva cosi felice dondolata dal dolce movimento della marea aspettando l’uscita, si contavano allora un cinquecento polipini. Ma non doveva essere. Arrivo’ infatti una tempesta con la fredda tramontana che fece strage strappando quasi un centinaio di polpitelli dal conforto della casa materna. Quando la tempesta fu passata i restanti polipetti si guardarono a vicenda attraverso i loro gusci opachi e si congratularono a vicenda muovendo i loro piccoli tentacoli per aver sopravissuto un tempesta cosi tremenda. Il grandicello, cioe’ il nostro polpitello, fece l’appello e concluse che circa trecento polipetti erano sopravvissuti alla tremenda tempesta, malgrado tutta l’avvertenza della mamma-polpo. Passarono altri giorni e alla fine i polipetti si liberarono dal saccuccio viscoso e nutriente che era stata la loro casa. Fratelli e sorelle polipi si salutarono e si augurarono buona fortuna stringendosi e abbracciandosi con i loro piccoli tentacoli; era veramente una scena commovente. Ci volle un po di tempo per tutti i trecento polpitelli di salutarsi, ma alla fine tutti si erano salutati e giurati di ritrovarsi fra non molto. Si allontanarono cosi’, sventolanto i loro otto tentacoli, e asciugandosi di tanto in tanto una lacnimuccia che offuscava la loro vista. Il nostro polpitello, che era il grande, nimase nei dintorni della casa matema; era usanza che al grande toccava la casa materna, per it resto della polpaiola si dovevano arrangiare e cercare un nuova casa. Dunque il nostro polipo si mise subito all’opera per ingrandire e pulire la sua nuova dimora. Si fece un giro di un paio di metri intomo alla sua dimora e ne rimase molto sodisfatto. C’erano conche, nascondigli, alghe, e erbette marine; veramente un posto iddilico. Una corrente marina sottile faceva dondolare dolcemente le lunghe alghe e c’era cibo in abbondanza. L’i vicino, il piccolo polipo trovo’ una vecchia pignata con il manico rotto e alcune crepature, ma ancora in solide condizioni. La pignata era mezza coperta da rena e incrostata di bernacoli e alcune attinie che mimetizzavano del tutto la pignata; per un occhio inesperto la pignata non era li’, c’era solamente il fondo marino. Il piccolo polipo era fuori di se’ dalla gioia di aver trovato una si’ bella casa pronta e comoda. Il piccolo polipo si guardo’ intomo per vedere se ci fossero altri contestanti, era solo! Cautamente fece capolino nel ventre della pignata. Era un po’ sporca, ma il polipo penso’ “con un po di lavoro posso avere una bella e solida casa gia’ fatta.” II piccolo polipo entro’ cautamente dentro l’ampia pignata e si mise all’opera per ripulirla. In meno di un’ora aveva finito l’opera. Aveva disposto tutti i sassolini in fila di fronte alla pignata come una siepe e ai lati deposito’ sabbia. Net fondo della pignata lascio un po’ di sabbia per usare da giaciglio.

Il piccolo polipo sentiva un rimbombo che si scatenava dalle sue viscere, aveva fame! Era una sensazione nuova. Dentro al guscio dell’uovo non aveva mai sentito questa strana sensazione. Si avventuro’ fuori dalta sua dimora e provo’ alcune erbette che crescevano proprio li sopra la sua dimora; erano buone ma non tanto. Si accorse allora che intrappolato li nell’erbetta c’era un piccolo gamberino (nu salippce). Mimetizzandosi al massimo, tanto da sembrare anche lui un vegetate marin, il piccolo polipo si avvio’ quatto quatto verse il sue imminente pasto. Ci fu un combattimento viotento e istantaneo, ma alla fine it polipo aggrovigliava la sua vittima nei suoi piccoli tentacoli; finalmente la vittima rimase inerte. It piccolo polipo era orgogliosissimo, era la sua prima preda, la sua mamma ne sarebbe tanto orgogliosa di lui. Cautamente rientro’ nella sua dimora, e li con calma divoro’ il gamberetto. Finito il pasto raccolse tutti gli avanzi e con cauzione li depose al di la’ delle pietrine, come per mostrare at mondo la sua conquista. Passarono i mesi e il polipetto divento’ un bel grande polipo che era molto rispettato e temuto nel vicinato. Aveva messo su’ famiglia e era divantato padre di migliaia di polipetti. Arrivo’ finalmente il giorno della riunione familiare. Il polipo si diede da fare ad accumulare cibarie per i sui trecento fratelli e sorelle (e chi sa pensava lui-cognati e cognate) che dovevano arrivare per la riunione. Arrivo’ finalmente il giorno della riunione. Si presentarono solamente cinque. E dove sono gli alttri disse it polipo tutto avvilito, io ho mandato l’invito a tutti e la Seppia postinaia mi ha garantito che avrebbe informato tutti i polipi e le polipe di famiglia. La sorella polipa grande uscita dall’uovo proprio dopo del polipo granfe si asciugo’ gentilmente una lacrima con uno dei tentacoli e disse: “Fratello caro, tu non sai com’e’ stato duro e difficile stabilirsi lontano dalla casa materna. Abbiamo dovuto superare difficolta’ enormi. All’inizio eravamo rigettati da tutti, e poi non capivamo il dialetto che parlavano gli altri polipi. Veramente ti dico che e’ state duro. Poi abbiamo sofferto l’invasione delle pelose grandi che in una nottata ammazzarono piu’ di cente dei nostri fratelli e sorelle. Insomma noi siamo i soli superstiti, per fortuna ognuno di noi ha trovato sposo e sposa e quindi la famiglia in un mode o nell’altro e’ aumenta, ningraziando a Nettuno si tira avanti. Ma vedo che tu stai benissimo. Hai una bella casa solida e hai una betta famiglia numerosa, e dagli avanzi di cucina che abbiamo visto fuori si vede che mangi bene.” It polipo disse ai sui familiari di non fare tanti complimenti e di darsi da fare e mangiare a volonta’. Disse che per domani voleva ammazzare una pelosaccia che si era vista nei dintorni della sua dimora e che aveva gia ammazzato un centinaio del suoi polipetti. “Esco all’alba” disse il polipo “e cerchero di agguantare la pelosaccia e stritorarla sotto i miei potenti tentacoli.” All’alba il polipo si allontano’ cautamente dalla sua amata pignata, per non svegliare i suei invitati e la sua prole. Il polipo si agguattava contro il fondo marino e cambiava colore per mimettizzarsi, sempbrava un soldato della NATO che andava in Guerra. I suoi occhi erano fuori dalle orbite, e la sua vista era aguzza. Vide cosi’ ad un trattoe una grossa pelosa, non la sua nemica, ma una pelosa grossa abbastanza per peter saziare parte della sua famiglia. La pelosa dondolava leggermente e sembrava in estasi e non dava segni di vigilanza. Una conquista facile penso’ il polipo avicinandosi piu spavaldo verse la sua preda. Fu questiene di secondi; il polipo piombo’ sulla pelosa e ravvolse tutti gli otto tentacoli intorno alla pelosa che oppose poca resistenza. Il polipo si sentiva sollevare sveltamente verse su. “Questa pelosa vuole combattere nello spazio” penso il polipo “ebbene che sia, io sono pronto. Ho gia il vantaggio della sorpresa e la tengo immobile.” Ii polipo intravvide il sole giallo-rosso che era basso all’erizonte ma no si accorse che una manaccia si era introdotta nell’acqua e aveva sollavato polipo e pelosa. Il polipo senti delle mani caldi che si avvolgevano intorno alla sua testa e intorno ai suoi tentacoli, poi senti’ un acuto dolore nella nuca che lo colpi proprio nel centro del suo sistema nervoso, e cosi’ it polipo perse quasi tutta la sua forza e aflosciandosi lascio la sua preda. Si senti gettare in un secchio dove c’erano altri polipi gia in fin di vita. Riconebbe une dei suei figli. Fece per chiamarlo ma gli mancava il fiato. Cerco’ di accarezzare it suo piccolo, ma una manaccia lo ricaccio’ nel fondo del secchio. Penso allora per un’istante ai bei giorni vissuti nel fondo del mare fra i suei cari familiari. “Ho sempre vinto sulle piu’ potenti pelose e esseri marini”, pensava it polpo “ma questo mostro terrestre e’ un vero demonio che non sapremo mai eliminare.” Si sentiva che era alla fine, gli mancavano le forze e i tentacoli si afflosciavano sempre di piu’. Rivolse il sue pensiero alla sua famiglia e si mise nelle mani di Nettuno per essere cosi ammesso nel Regno del Mare.

IDEA DICEMBRE 2001

© Copyright 2007 l'IDEA MAGAZINE - All Rights Reserved.