.::SETTEMBRE 2004::.

CEGLIE MESSAPICA

PICCOLO CENTRO IN PROVINCIA DI BRINDISI

Ceglie Messapica, uno dei centri più antichi della Puglia, segna a sud-est il confine collinare dell’altipiano delle Murge, aprendo la sua naturale terrazza verso il Salento e sulla circostante pianura brindisina. A 300 metri sul livello del mare, Ceglie Messapica conta poco più di 21.000 abitanti, descritti testardi ma molto ospitali dai viaggiatori dell'Ottocento che hanno comunque apprezzato l'indole e la non sempre conveniente franchezza. Il dialetto è del ceppo japigio, duro, tronco, cantilenato, dalle vocali aperte e allungate; nulla in comune con il ritmato, mieloso e musicale leccese, di certa origine ellenica. Probabilmente la genesi del fonema cegliese, pur con gli scambi dei secoli, va ricercata nelle più vicine regioni balcaniche ("A-cci simin' akkogghj'", Chi semina raccoglie). La storia di Ceglie Messapica risale ad almeno 15 secoli prima della venuta di Cristo, l’origine è sicuramente preellenica ma tracce e nuovi reperti, allo studio in questo periodo, potrebbero retrodatare la fondazione della città a quattromila anni fa. Attualmente l’atto di nascita è conteso tra Pelasgi e Cretesi, che comunque fecero dell’antica Kailìa un importante centro militare e commerciale dei Messapi, il popolo che abitava tra l'Adriatico e lo Jonio. Successivamente la storia di Ceglie assorbe il dominio latino e romano, la decadenza dell’augusto Impero e l’avvento dei Comuni. Dopo un Medioevo che ha profondamente segnato la cultura e i comportamenti del Meridione, il Rinascimento si manifesta anche qui con rinnovati ordinamenti politici che tutelano la nobiltà dell’epoca e incoraggiano l’arte e gli scambi culturali: tra il 16° e il 18° secolo si completano il Castello ducale, la Chiesa Collegiata, la stupenda Chiesa barocca di San Domenico con l’annesso convento, oggi sede del Municipio.  

Dall’Ottocento Ceglie ha progressivamente esteso i confini urbanistici e proprio gli scavi per le fondamenta delle nuove abitazioni hanno permesso di veder la luce inestimabili beni archeologi che si conservano nel museo di Taranto, in quello di Berlino e nelle collezioni private di studiosi italiani e stranieri. Purtroppo molto materiale, unica testimonianza del passato, è andato perduto o disperso. Oggi la città è alla ricerca di una nuova identità sociale ed economica. Il post-industriale, con l'impoverimento occupazionale del polo chimico di Brindisi e del siderurgico di Taranto, sta imponendo nuovi modelli produttivi: pur tra grosse difficoltà, proprie del Sud, si fa lentamente strada il terziario, l'artigianato mira a forme aggregative che potrebbero presto trasformarsi in piccola industria, fioriscono i laboratori tessili mentre l'agricoltura, soprattutto quella olivicola, resta una delle principali fonti di reddito, talvolta integrativo. Il turismo è un fenomeno in attesa di sviluppo, alimentato soprattutto dall'iniziativa individuale: alcune masserie e trulli della campagna cegliese sono stati riadattati e inseriti nel circuito agrituristico, esercitando un forte richiamo in Germania, in Inghilterra e nelle regioni del Nord Italia. Fiorente è invece l'arte culinaria della città, ricca di ristoranti conosciuti e apprezzati anche fuori i confini pugliesi: e meritatamente l'antico capoluogo dei Messapi da qualche anno è divenuto capitale della gastronomia del "popolo che abitava tra i due mari".

IDEA SETTEMBRE 2004

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