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.::DICEMBRE 2004::. |
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di Silvana Mangione Volge alla fine il primo semestre di lavoro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, insediato alla fine di luglio per il terzo mandato dal momento della sua creazione ad opera del Parlamento italiano. Come sapete, chi vi scrive è stata eletta per la terza volta a rappresentare la comunità italiana degli Stati Uniti, insieme a quattro colleghi. A luglio a Roma l’assemblea del CGIE mi ha anche eletta a far parte del Comitato di Presidenza. Ho ricevuto sessanta preferenze su novantuno votanti. L’assemblea plenaria del CGIE non si riuniva da novembre dell’anno scorso e la plenaria di luglio è stata quasi completamente dedicata all’elezione dei sedici componenti del Comitato di Presidenza, alla costituzione e scelta della presidenza delle Commissioni di Lavoro, che sono diventate sette. Infatti, alle tradizionali Commissioni che si occupano di: Informazione, Lingua e Cultura, Previdenza e Assistenza Sociale, Diritti Civili e Politici, Formazione Professionale e Made in Italy, Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE, si è aggiunta una Commissione sulle Nuove Generazioni e Migrazioni Nuove. Quest’ultimo gruppo di lavoro dovrà affrontare il tema importantissimo delle seconde, terze, quarte generazioni di giovani che rappresentano non soltanto il nostro futuro, ma anche la certezza della continuazione della nostra lingua e delle nostre tradizioni, della nostra identità allargata, non nazionalistica, ma comprensiva della cultura prodotta dagli italiani in tutto il mondo, in italiano e in altre lingue, e della cultura prodotta in Italia in italiano e in altre lingue. Uno studioso inglese sostiene che una lingua che non viene parlata da almeno centocinquanta milioni di persone è destinata a morire. In questo mondo che sta diventando sempre più piccolo e che parla sempre più inglese (o americano, che è ormai la forma d’inglese maggiormente conosciuta) il sostegno della nostra lingua significa la protezione della nostra cultura e di una parte della nostra identità, ma significa anche la protezione di quel certo non-so-che che costituisce la parte inimitabile del made in Italy, la parte creativa che tutti c’invidiano e che è soltanto italiana. Questa Commissione si occuperà anche delle nuove migrazioni, vale a dire degli spostamenti al di fuori dell’Italia di un numero notevole di persone, che si recano all’estero per le ragioni di sempre e per ragioni nuove, quali la ricerca, lo studio, l’imprenditoria, le occasioni offerte da questo mondo in continuo movimento. E le nuove migrazioni hanno caratteristiche diverse e interessi particolari da studiare e tutelare. Mi sono prolungata a raccontarvi di questo perché a novembre si è tenuta a Adelaide, in Australia, la riunione della Commissione Continentale dei Paesi Anglofoni Extraeuropei (Australia, Canada, Stati Uniti e Sud Africa) che ha scelto come tema della prima giornata di lavoro appunto: “Società, Integrazione, Evoluzione ed Innovazione. Realtà e prospettive delle donne: mediatrici fra culture e generazioni”. Il titolo è lungo e importante e c’indica quello che abbiamo sempre saputo: sono le donne che tessono il filo che unisce passato a futuro, passando attraverso un presente nel quale i problemi dell’integrazione nella società in cui si vive e la capacità di crescere, con la stessa velocità con la quale cambia il mondo, rappresentano la differenza fra il successo e il fallimento di un particolare gruppo etnico, nel nostro caso quello degli italiani all’estero. Le riunioni delle Commissioni Continentali (gli Anglofoni, l’Europa e Nord Africa, l’America Latina) precedono – come sempre – l’assemblea plenaria d’autunno che quest’anno è slittata all’inizio di dicembre. Il tema più caldo è quello dei finanziamenti alle attività d’interesse per gli italiani all’estero, prima di tutto ai Com.It.Es., i Comitati degli Italiani all’Estero, eletti a marzo del 2004 e immediatamente penalizzati, perché il cosiddetto decreto tagliaspese ha tolto un milione e centoquarantamila euro (pari a circa un milione e quattrocentomila dollari) al capitolo di spesa del Ministero degli Affari Esteri che si occupa dei contributi ai Com.It.Es. Come se non bastasse, è stato anche congelato il capitolo di 226.000 euro (quasi trecentomila dollari) che finanzia gli incontri dei Comitati dei Presidenti dei Com.It.Es. creati nell’ultima modifica alla legge istitutiva dei Comitati. Il Comitato di Presidenza del CGIE si è subito attivato per far ridare ai Com.It.Es. il maltolto. Abbiamo chiesto ed ottenuto un incontro con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Gianni Letta e gli abbiamo chiesto di intervenire per non ridurre i Com.It.Es. alla fame. Nel momento in cui scrivo quest’articolo d’informazione sembra che siamo riusciti a far sbloccare i fondi al Comitato dei Presidenti. Per rovesciare i danni fatti dal decreto tagliaspese ci vuole una leggina. Speriamo di farcela ad ottenere anche quella. Poi abbiamo lottato per mantenere invariate le cifre stanziate a favore del mondo dell’emigrazione nella finanziaria del 2005 e farle aumentare del due per cento, che è il tetto di spesa fissato dal Governo Berlusconi per il prossimo bilancio dello Stato. Per questo abbiamo scritto ed inviato il parere che il Consiglio Generale deve per legge fornire al Governo in materie d’interesse per l’emigrazione. Per questo combatteremo e continueremo a combattere. Se gli italiani all’estero sono davvero “gli ambasciatori d’Italia all’estero” allora investano in noi, affinché possiamo continuare a adempiere il nostro ruolo.
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