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.::MARZO 2009::. |
Festival
del Cinema a Bari
di Patrizia Di Franco
“Per il cinema italiano”è approdato a Bari, dal 12 al 17 gennaio. Un Festival nazionale la cui peculiarità è stata la qualità, non l’apparenza bensì la sostanza, non la mondanità e la passerella del red carpet, dello star-system, non la fatuità del glamour che lascia il tempo che trova e spesso è solo uno specchietto per le allodole. Chi se ne intende sa che queste sono le vere rassegne, libere dai dettami dello show business, svincolate dall’obbligo dell’onnipresente guest star di turno, e incentrate sulle opere artistiche di spessore, originali e intrise di contenuti, mai scevre dalla qualità che tanto scarseggia…e di cui c’è un bisogno vitale. Il direttore artistico di “Per il cinema italiano”, Felice Laudadio (direttore artistico della Casa del Cinema di Roma), ha delineato e rimarcato l’essenza e i caratteri distintivi del Festival svoltosi a Bari: “Un grande mosaico al suo numero 0. Una vasta manifestazione che comprende molte iniziative orientate ad esaltare la creatività, il potenziale, i talenti della nostra cinematografia in tutti i suoi comparti: produttori, sceneggiatori, registi, attori, direttori della fotografia, montatori, compositori, scenografi, costumisti, critici e cronisti cinematografici, casting directors, agenzie di attori, distributori, tecnici di nuovi modi di produzione quale il cinema digitale. La scelta di tenere la manifestazione a Bari - una delle capitali culturali, industriali e commerciali del Mezzogiorno d’Italia - è tutt’altro che casuale. A parte Roma, il Sud è una delle aree maggiormente interessate e interessanti per il cinema italiano. Molti dei film più importanti e significativi della produzione storica italiana, ma anche di quella degli ultimi anni, sono stati realizzati a sud di Roma. A questo contribuisce anche l’attività della ”Apulia Film Commission”, soggetto attuatore della manifestazione da me ideata. “Per il cinema italiano” non è neppure l’ennesimo festival che si aggiunge ai tanti, troppi, esistenti. Riprende, rilancia, arricchisce, sostituisce un evento, il Premio Grolle d’Oro di Saint Vincent fondato nel 1953, e poi da me diretto per 12 lunghi anni; l’evento si ricollega inoltre, idealmente, ala memorabile edizione del festival EuropaCinema, svoltasi nel 1988 a Bari con la mia direzione (80mila spettatori in 8 giorni), che rivelò per la prima volta i talenti di registi quali Giuseppe Tornatore con “Nuovo Cinema Paradiso” e Francesca Archibugi con “Mignon è partita””. Queste le
dichiarazioni e gli intenti del direttore artistico del Festival, che, in
effetti, è stato un mosaico variegato di anteprime cinematografiche,
proiezioni, documentari, “retrospettive”, eventi, “master class”,
rising stars, tributi, seminari (“Il cinema del futuro prossimo
venturo”, Castello Angioino, a Mola di Bari; digitale, 3D, HD, 2K, 4K; seminario
informativo sulle nuove tecnologie di produzione, post-produzione,
edizione, proiezione, a cura di David
Bush, con la partecipazione dei produttori di hardware e software)
e laboratori, “cinema e libri”, dibattiti, incontri con registi e
attori aperti al pubblico, pitchings, digitalfilm, convegni: 150 eventi;
220 cineasti, attori, registi, produttori; 17mila spettatori. L’edizione zero, così denominata per “scaramanzia” (testuali parole di Laudadio), ha avuto apprezzabile appeal e un buon riscontro da parte di critica e pubblico ed è stata “promossa”per la prima edizione dell’anno venturo. Per obiettività, occorre menzionare i disguidi, le pecche nell’organizzazione, i moltissimi, a ragione, delusi e irritati spettatori che han fatto la fastidiosa fila per assistere alle proiezioni e non hanno potuto concretizzare il loro desiderio perché era stato registrato il tutto esaurito nelle sale. Era prevedibile che tanti sarebbero accorsi in massa per vedere o rivedere film a prezzi appetibili, e che non potevano essere proiettate pellicole cinematografiche in sale piccole, sarebbe stato corretto già da subito mettere a disposizione quelle più grandi e non fare invece ciò “in corsa”, a Festival già partito e in marcia. Stessa nota stonata ed errore non veniale: rendere quasi tutti gli incontri aperti al pubblico. Va bene dare alla gente la possibilità di vedere i propri beniamini, di porre loro delle domande, ma ciò non deve togliere spazio ai giornalisti, a chi fa con amore, passione, serietà, questo mestiere, a chi per esperienza, titoli e professione spetta il compito di scrivere, intervistare. Va ricordato sempre che sono i giornalisti a informare, a offrire un servizio alla collettività, a comunicare la notizia, a citare e dare rilievo a fatti, persone, personaggi tra cui gli attori, i registi, i direttori artistici. Senza i giornalisti e il loro impegnativo lavoro, nessuno divulgherebbe, nessuno sarebbe informato, nessuno sarebbe reso popolare, famoso, noto e godrebbe dei vantaggi e benefici di ciò, e nessuno saprebbe di manifestazioni come questa. Quindi spazio e rispetto in primis ai giornalisti, ai quali spesso durante la manifestazione non è stata data la parola, per far porre dal pubblico in sala domande spesso stupide o inopportune, o peggio dissacranti e aggressive che hanno poi dato luogo a una lunga polemica (durante l’incontro con Ettore Scola). C’è anche chi si è fatto pubblicità (due imprenditori locali e un'attrice barese che ha chiesto a Rubini di farla lavorare in suo film) parlando di sé, o facendo lunghi monologhi anziché usufruire della chance e del diritto a porre domande, togliendo, rimarco, spazio e diritti ai giornalisti (una cosa del genere era la prima volta che ci capitava, basiti, di rilevare, con delusione, amarezza, e un po’ di giusta irritazione e disappunto). Insomma molte le falle
e gli aspetti da rivedere e cui porre rimedio, su cui lavorare sodo
per offrire un’edizione numero 1 con tutti i crismi e di ottima fattura,
il prossimo anno. “Per il
cinema italiano” ha investito per sei giorni, tutta la città e i
suoi luoghi più significativi – una città per altro fortemente
motivata verso il cinema (dato emerso da una recente indagine SIAE sui
forti consumi di cinema a Bari) – in particolare le sale del Kursaal
Santalucia, della multisala Cinema Galleria, le aule dell’Università, i
saloni della Camera di Commercio, alcuni ambienti del Borgo Antico come
Santa Teresa dei Maschi e il Fortino, con “appendici” a Mola di Bari,
Santo Spirito e Monopoli. La parte più bella, emozionante, e meritevole
del Festival, la parte da leone l’hanno fatta i film, sia le anteprime
sia le seconde visioni, e in primis i film in concorso (lungometraggi,
documentari, corti) premiati dalla giuria popolare. I film più ammirati son stati: ”Il
divo” (che ha fatto incetta di premi nella serata conclusiva) di
Paolo Sorrentino con lo straordinario Tony Servillo; “Gomorra” (tratto
dal celeberrimo libro di Roberto Saviano) di Matteo Garrone (anche in
questo film è eccellente l’interpretazione di Tony Servillo); “Si può
fare” di Giulio Manfredonia con Claudio Bisio, film che ha ottenuto una
valanga di applausi e standing ovation finale. Sono piaciuti anche:
“Galantuomini”del pugliese Edoardo Winspeare, con il bravissimo
Fabrizio Gifuni (Nastro d’argento per “La meglio gioventù” di Marco
Tullio Giordana, che di recente ha interpretato la seguita fiction
televisiva per la Rai, “Paolo IV di Fabrizio Costa); “Il passato è
una terra straniera” di Daniele Vicari, con Elio Germano; “Il resto
della notte” di Francesco Munzi con Sandra Ceccarelli.
Tra
le anteprime hanno favorevolmente colpito: “Il dubbio”di John Patrick
Shanley (di cui Stefano Accorsi sta proponendo la versione teatrale) con
la strepitosa Meryl Streep, la trasposizione cinematografica della piéce
teatrale di Shanley, già vincitore di un Premio Pulitzer e del Tony
Awards, ha ottenuto 5 nomination ai Golden Globe; “Il piede di Dio”di
Luigi Sardiello con l’attore barese Emilio Solfrizzi (che conobbi a
inizi anni’90 quando animava le serate alla “Dolce Vita”con il
partenopeo Antonio Stornaiolo, con il quale aveva dato vita al duo comico
“Toti e Tata”), oggi apprezzato e seguitissimo dal pubblico nella
popolare fiction tv “Tutti pazzi per amore” su Rai 1. Non è stato di
gradimento per alcuni, mentre alla sottoscritta e a larga parte del
pubblico e dei critici è piaciuto, “Puccini e la fanciulla” di Paolo
Benvenuti. Il regista toscano ha voluto omaggiare Puccini in occasione del
150esimo anniversario della sua nascita e nel film Benvenuti ha voluto
dimostrare la vera fonte d'ispirazione de “La fanciulla del West”,
un’opera a torto ignorata. Il film di Benvenuti (sceneggiatura e
soggetto dello stesso Benvenuti e di Paola Baroni) è intenso e in primis
originale, “un film senza dialoghi ma straordinariamente loquace, frutto
di un prezioso lavoro sull’impianto sonoro, per restituire i rumori del
tempo”.
I
master classes, le lezioni di cinema, sono state tenute, dal 12 al 16
gennaio, la mattina, nella Casa del Cinema Kursaal Santalucia, da: Sergio
Rubini, regista e attore (di Grumo Appula); dall’attrice Laura Morante;
dal regista Davide Ferrario; dal regista Ettore Scola; dall’attore e
regista Michele Placido (conosciuto a teatro a inizi anni’90, recitava
“L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello, e poi incontrato
nuovamente al RomeFilmFest), Presidente della Giuria per i lungometraggi
(mentre la giuria dei corti era presieduta dal regista Davide Ferrario e
quella dei documentari dal regista e attore Corso Salani), tutti loro
hanno ricevuto il Premio per l’Eccellenza artistica; a Tonino Guerra è
stato assegnato il Premio per l’Eccellenza artistica Camera di
Commercio.
Di
qualità i tributi a Nino Rota, Fabrizio De André, Ennio De Concini ed
Ettore Scola, che è stato il vero e assoluto protagonista del Festival
(una mini rassegna di venti film, replicata poi alla Casa del Cinema a
Roma, a lui dedicata). Dopo aver goduto della proiezione de “La
Terrazza”, Scola ha parlato a lungo dello stato di salute del cinema
italiano, della Commedia all’italiana, dei volti nuovi del nostro
cinema, ha espresso apprezzamenti per i registi Garrone e Sorrentino e i
loro capolavori “Gomorra”e “Il Divo”. Ha parlato della sua scelta
di ritirarsi a vita privata (dettata solo da ragioni fisiche e
anagrafiche), ha elogiato il lavoro dei macchinisti, dei costumisti, e di
tutti coloro che lavorano “dietro le quinte”. Ha inviato un affettuoso
saluto ad Armando Trovajoli (molte delle sue musiche hanno fatto da
colonna sonora ai film di Scola), ha criticato aspramente i tagli alla
cultura, al Cinema, stigmatizzato il “berlusconismo” imperante
e il governo Berlusconi che
osteggia la libertà di pensiero e di espressione, ed è nemico del Cinema
e dell’arte: “Più che i tagli
al Fondo per lo spettacolo, mi preoccupano e danno fastidio i disegni
politici che boicottano, danneggiano la scuola, l’editoria, la stampa,
la ricerca, il teatro, il cinema, la musica, la cultura, l’arte, tutto
ciò che fa pensare, arricchisce e può far nascere idee nelle persone. Il
cinema e la stampa libera hanno sempre dato fastidio al potere”. A
proposito di cinema ci ha poi detto: “Non
è epoca di monumenti, non nascerà più un De Sica, un Fellini, un
Visconti, è cambiato la storia, la società, nuovi linguaggi si
affermano. Non mitizzerei la commedia all’italiana quanto piuttosto
quell’impareggiabile fenomeno del Neorealismo. Ben vengano bei film come
Gomorra che non ispira per nulla violenza, bensì informa, denuncia, si
occupano di attualità e della realtà, rivelano le verità, e istillano
nei giovani capacità critica e senso di giustizia”.
Le
premiazioni dei film sono state effettuate in chiusura di Festival, sabato
17, durante la serata di gala, presentata dal colto e brillante Ugo
Gregoretti (protagonista di uno degli eventi dell’ItaliaFilmFest di
Bari, “Ugo&Andrea”, un filmato realizzato da lui assieme allo
scrittore Andrea Camilleri, l’ideatore del commissario Montalbano) e
dalla simpatica, briosa ed eccellente intrattenitrice e presentatrice
Veronica Pivetti, attrice (molto seguite le sue fiction su Rai1, ”Il
maresciallo Rocca”con Gigi Proietti e “Provaci ancora prof.” con
Enzo Decaro) e doppiatrice.
Durante la serata finale, a cui erano presenti anche l’arzillo regista Mario Monicelli ed Ennio Morricone (già rivisti con piacere al RomeFilmFest), sono state eseguite dal Collegium Musicum, diretto dal valente Maestro Rino Marrone, musiche di Nino Rota per rendergli omaggio. Stupendi e memorabili capolavori quali: ”La strada”, “I vitelloni”, “Amarcord”, “Otto e mezzo”, e poi un omaggio a Morricone con“C’era una volta in America”. Il bello è che a premiare i giovani erano grandi come Morricone, Monicelli, non in uno scontro generazionale, non l’apologia della gerontocrazia e oligarchia, bensì l’affetto, la stima, di grandi verso emergenti. Non giovani e “vecchi” (la “vecchiaia” non è una questione biologica e anagrafica. La gioventù è una questione mentale, caratteriale, è un modus vivendi et pensandi: la giovinezza della mente e dello spirito, dell’anima! Tanti sono vecchi, o peggio morti dentro, a 20 anni e molti non invecchiano mai, sono sempre giovani e bimbi nell’anima, “gagliardi”, come per esempio Monicelli!). Non contrapposizioni tra “big”affermati e giovani speranze ma unità d'intenti e con un comune denominatore: il talento e la passione! La giuria del pubblico ha assegnato i seguenti premi: Massimo Cristaldi ha consegnato il Premio Franco Cristaldi per il miglior produttore (miglior film) a Nicola Giuliano per “Il divo” di Paolo Sorrentino. Mario Monicelli ha consegnato il Premio Mario Monicelli per il miglior regista a Paolo Sorrentino per “Il divo”. Premio Tonino Guerra per il miglior soggetto a Roberto Saviano per “Gomorra” di Matteo Garrone. Premio Gian Maria Volonté per il miglior attore a Silvio Orlando per “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati. Premio Anna Magnani per la migliore attrice a Donatella Finocchiaro per “Galantuomini” di Edoardo Winspeare. Ennio Morricone ha consegnato il Premio Ennio Morricone per il miglior compositore a Teho Teardo per “Il divo” di Paolo Sorrentino. La giuria dei critici ha attribuito i seguenti premi: dalle mani di Caterina D’Amico il Premio Suso Cecchi D’Amico per la miglior sceneggiatura a Paolo Sorrentino per “Il divo”. Da Blasco Giurato il Premio Giuseppe Rotunno per il miglior direttore della fotografia a Luca Bigazzi per “Il divo” di Paolo Sorrentino. Premio Dante Ferretti per la miglior scenografia a Lino Fiorito per “Il divo” di Paolo Sorrentino. La graziosa Valentina Carnelutti ha consegnato il Premio Piero Tosi per il miglior costumista a Daniela Ciancio per “Il divo” di Paolo Sorrentino. Da Roberto Perpignani il Premio Roberto Perpignani per il miglior montaggio a Marco Spoletini per “Gomorra” di Matteo Garrone. La giuria del pubblico ha attribuito inoltre i seguenti premi: da Enrica Antonioni il Premio Michelangelo Antonioni per miglior cortometraggio a Francesco Sperandeo per “Bab Al Samah - La porta del perdono”. Corso Salani ha dato il Premio Vittorio De Seta per il miglior documentario a Gianfranco Rosi per “Below sea level”. Menzione speciale al documentario “Come un uomo sulla terra” di Andrea Segre, Riccardo Biadene, Dagmawi Yimer. Ugo Gregoretti ha consegnato il Premio Opera Prima Francesco Laudadio a Marco Pontecorvo per “PA-RA-DA”. Spiritosa la chiosa finale di Ugo Gregoretti: “Se Hollywood avesse lu mar, sarebbe 'na piccola Bari”.
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