.::DICEMBRE 2003::.

COM.IT.ES.

ELEZIONI RINVIATE AL 2004

di Silvana Mangione

Sono passati sei mesi dal mio ultimo articolo sui Com.It.Es. e finalmente ho cose nuove da raccontare. Le elezioni sono state rinviate al 2004 entro il 31 marzo. Speriamo. Perché parecchi Com.It.Es. sia negli Stati Uniti sia in altri paesi del mondo hanno il fiato grosso, se non sono addirittura morti, dopo quasi sette anni di vita. Altri Com.It.Es. sono diventati il feudo privato di piccoli gruppi che li gestiscono come se fossero una società nata spontaneamente per porsi al servizio delle esigenze di ristrette componenti della comunità, identificate per area di provenienza dall’Italia o area di residenza in USA. Tutti ottimi obiettivi, intendiamoci, ma i Com.It.Es. erano stati costituiti per legge per rappresentare tutta la comunità, tutte le sue esigenze, tutti i suoi interessi e tutelare qualsiasi persona, a prescindere da provenienza, residenza, professione, sesso, religione e così via. Ho detto: «erano», perché la modifica della legge istitutiva dei Com.It.Es., approvata di recente, se interpretata restrittivamente, diminuisce i già scarsi poteri del povero Comitato degli Italiani all’Estero. La modifica, infatti, non ha tenuto alcun conto delle proposte innovative contenute nella bozza che era stata predisposta dal CGIE. Per esempio, noi avevamo definito il Com.It.Es.: «organo di rappresentanza democratica degli italiani nei rapporti con le autorità diplomatico consolari ». La definizione approvata dice invece che il Com.It.Es. è l’organo di rappresentanza delle associazioni italiane presso le autorità diplomatico consolari. Punto. Le associazioni non hanno bisogno di essere rappresentate dal Com.It.Es. La vedete voi una federazione forte di venti-trenta società andare dal Com.It.Es. a chiedere: «Volete per favore dire al Console che avrei bisogno di risolvere il problema del Sig. XY?». State ridendo, lo so, vi vedo già. Che conseguenze reali può avere questa modifica? Che se un esponente diplomatico consolare non vuole avere niente a che fare con una particolare società potrà nascondersi dietro il dito del «dovete parlare al Com.It.Es.». Se invece lo stesso o un altro diplomatico non sa che farsene di quel particolare Com.It.Es., tratterà direttamente con le società come, d’altra parte, è giusto che faccia, visto che nessuno degli eletti al Com.It.Es. può servire a tempo pieno, gratuitamente, le esigenze della comunità e visto che le autorità diplomatico consolari rappresentano lo Stato italiano e possono quindi fare tutto quello che ritengono utile per l’Italia e per i cittadini italiani residenti nelle loro circoscrizioni.

Ancora, l’articolo che avevamo proposto noi continuava: «e, d’intesa con esse, può istituire relazioni con le autorità e le istituzioni locali, per tutte le questioni che non riguardano i rapporti tra gli Stati». Questa frase è sparita da quel comma, per ripresentarsi più tardi modificata come segue: «Il Comitato, previa intesa con le autorità consolari, può rappresentare istanze della collettività italiana residente nella circoscrizione consolare alle autorità e alle istituzioni locali». La differenza non è risibile, mentre è quanto meno difficile da comprendere il perverso meccanismo creato dalla legge. La legge istitutiva dei Com.It.Es., infatti, permette a cittadini stranieri d’origine italiana di essere «cooptati» cioè inseriti come membri a pieno diritto all’interno del Com.It.Es.. Nei Com.It.Es. degli USA possono quindi essere cooptati dei cittadini americani. Ma, attraverso la norma che citavamo prima, la legge italiana impone a questi cittadini americani di chiedere il permesso di uno Stato per loro estero (l’Italia) per presentare le istanze della comunità alle autorità del loro paese di cittadinanza, alle autorità americane che loro stessi hanno eletto! Intendiamoci, il Parlamento è sovrano nel fare le leggi. Il Governo è sovrano nel presentare le leggi al Parlamento. La preparazione dei signori parlamentari e dei signori componenti del Governo è certamente superiore a quella dei rappresentanti eletti delle comunità italiane nel mondo. Ma forse – soltanto forse – qualche volta – soltanto qualche volta – i signori molto più bravi di noi dovrebbero prestare un orecchio benevolo a quanto andiamo chiedendo per iscritto, con le nostre proposte scaturite dall’indagine fatta e dai consigli raccolti da tutti i Com.It.Es. del mondo e da tutti i rappresentanti del CGIE. Io continuo a chiedermi perché la modifica della legge istitutiva del CGIE, predisposta dal CGIE è stata approvata praticamente senza emendamenti dal precedente parlamento, perché il precedente governo ha presentato la bozza di legge del CGIE così com’era, senza consentire che venisse stravolta da alcuna concertazione, revisione, pulitura e quant’altro. Ricordo bene come andò, perché avevo il compito di coordinare il gruppo di lavoro che preparò la bozza di legge. Una volta finito l’articolato, approvato dall’assemblea del CGIE, lo consegnammo all’allora presidente del CGIE, sottosegretario Piero Fassino, che la fece ovviamente esaminare in tutte le sedi competenti. La bozza tornò indietro con un certo numero di pecette appiccicate ad alcuni articoli. Una pecetta diceva testualmente: «questo linguaggio è antigiuridico e anticostituzionale». Il presidente Fassino mi fece vedere la nota. Gli dissi che si riferiva ad una frase presa di peso dal terzo comma dell’art. 99 della Costituzione italiana. Fassino riprese la bozza, fece togliere le pecette e il disegno di legge venne presentato così com’era. Il parlamento fece due importanti aggiunte e tolse un po’ dell’autonomia che avevamo chiesto, specie in materia finanziaria, ma la legge è la nostra legge. La nostra. Adesso si vuole modificare anche questa. Il CGIE ha predisposto una sua bozza, che ha ombre e luci, ma costituisce certamente una proposta interessante. Vedremo che cosa succederà anche a questa seconda proposta del CGIE nel passaggio attraverso le concertazioni, le revisioni e le puliture. Chissà se non sarebbe meglio tenersi la legge che già abbiamo, con tutte le sue pecche.

 

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