.::GIUGNO 2009::.

IL RITORNO DI COSTANZA

di Tiziano T. Dossena

Un personaggio quale Costanza d’Altavilla avrebbe dovuto essere un argomento prediletto dagli storici e dai biografi. Ecco una donna che riuscì in tutte le proprie mire, cioè diventare regina, poi imperatrice e, quindi, assicurare il trono imperiale al proprio figlioletto. Incinta di nove mesi, in viaggio in Italia, fece costruire un’enorme tenda, sotto la quale si mise a partorire e nella quale qualsiasi donna poteva entrare e verificare l’autenticità della nascita, onde screditare tutte le dicerie che correvano tra il popolino, che dubitava della sua sorprendente gravidanza, giunta in età avanzata. Arrivò persino a far battezzare il figlio in pubblico, per far si che una’altra maldicenza, e questa ancor più pericolosa, fosse sfatata, cioè che il figlio potesse essere l’Anticristo. Il figlio non solo divenne imperatore del Sacro Romano Impero, ma portò un vento innovatore nella cultura e nella società italiana, rendendolo certamente uno dei monarchi più amati e apprezzati della nostra penisola. Come mai, allora, non si trovano molti libri che parlano di lei?Forse, l’insufficienza d’informazioni su questo personaggio è la ragione principale di quest’apparente dimenticanza da parte dei ricercatori e dei biografi. Ecco che, però, come per magia, non una ma due opere su Costanza appaiono all’orizzonte. La prima, un libro scritto da Elizabeth Palombella Vallone, è un magnifico racconto della vita di Costanza d’Altavilla che fonde le notizie storiche con la fantasia per presentarci una biografia più o meno lineare di questa orgogliosa regina siciliana. L’altro è un’opera lirica composta da John Marino, con libretto di Florence Bocarius. La nostra rivista ha avuto la straordinaria opportunità di’intervistare ambedue gli artisti che hanno prescelto Costanza quale loro materia creativa.

Elizabeth Palombella Vallone e La Pedina di Barbarossa.

L’Idea: Signora Vallone, che cosa l’attrasse a Costanza d’Altavilla al punto di farla diventare l’argomento del suo libro?

Elizabeth Vallone: Costanza diede alla luce Federico II, ed io ero innamorata di questo personaggio storico a tal punto che mi sentii obbligata di scoprire di più sulle sue origini. Quando incominciai a fare ricerche su Costanza, mi resi conto che doveva essere una donna eccezionalmente forte per scegliere di lasciare la propria amata Sicilia, andare a vivere così a lungo tra i tedeschi, soffrendo enormi umiliazioni legate alla sua inabilità di concepire, e poi ritornare in Italia per esigere quello che era legittimamente suo, cioè la corona del regno di Sicilia, diventando allo stesso tempo imperatrice del Sacro Romano Impero.

L’Idea: Costanza l’ha quindi colpita per la sua forza di carattere. Lei la paragonerebbe alle donne formidabili dell’antichità, come Cornelia o Cleopatra, oppure la definisce come una nuova “forza” che riflette le caratteristiche della società a lei contemporanea e che riesce a sfruttare le debolezze e i difetti di tale società a suo vantaggio?

Vallone: Chiaramente la vedo di più come un fattore di rinnovo e di metamorfosi della propria società.

L’Idea: Quali sono le premesse del libro? La storia parla di tutta la vita di Costanza o solo di un particolare periodo?

Vallone: Il libro presenta tutta la vita di Costanza d’Altavilla e finisce con la coronazione di suo figlio Federico, seguita a breve dalla morte di Costanza.

L’Idea: Nella stesura del libro, quanto l’ha influenzata, e in che modo, la scarsità di materiale biografico su Costanza?

Vallone: Esistevano solo cinque o sei fatti storici su Costanza, così dovetti usare leggende, immaginazione e miti per arrivare dal punto A al punto B e poi al punto C, e poi alla nascita di Federico ed al suo ritorno in Sicilia per riprendere la propria funzione regale. Ovviamente, intrecciare quest’intricato arazzo della sua vita ha richiesto un ampio lavoro d’immaginazione, affinché tutto il filo della storia avesse una logica accettabile, dalla nascita fino alla morte.

L’Idea: L’esistenza dell’opera “Costanza” ha influenzato in qualche modo la stesura dl libro?

Vallone: Direi proprio di no, dato che ho scoperto solo recentemente della sua esistenza. Mi colpì molto che quest’opera fosse nata quasi contemporaneamente al mio libro e che John Marino, il compositore, era stato anche lui ispirato leggendo lo stesso libro sul viaggio in Italia di Costanza.

L’Idea: Che cosa le ha fatto scegliere il titolo “La pedina di Barbarossa”? Pare, da questa scelta, che Costanza fosse stata in realtà manipolata dal suocero. È così?

Vallone: Certamente, perché lui voleva espandere il suo impero per arrivare a tutti i mercati che a lui non erano accessibili, ma che erano comunemente praticabili dal regno di Sicilia. Oltre a ciò, lui voleva controllare tutta l’Italia, ma la Lega Lombarda gli faceva la vita difficile. Voleva arrivare al Mediterraneo, così, quando si rese conto che c’era questa ricchissima principessa disponibile, fece di tutto affinché il figlio la sposasse.

L’Idea: Come si spiega che Costanza fosse vissuta in convento fino a tarda età?

Vallone: Ci sono molte notizie contraddittorie al proposito. Nel libro io racconto che il padre morì quando lei era troppo giovane per accasarla con un personaggio del proprio lignaggio. Se avesse raggiunto l’età da matrimonio prima che il padre fosse morto, sono certa che lui l’avrebbe usata per allacciare qualche alleanza con altri regni. Il fratello di Costanza divenne re e poi, alla sua morte, il nipote, ma nessuno si preoccupò di trovarle marito. Siccome lei divenne orfana quando aveva quattro o cinque anni, l’attenzione fu diretta al fratello e lei fu messa in convento. L’intenzione forse era quella di curarsi di lei quando avrebbe raggiunto una certa età, però Costanza fu in un certo senso “dimenticata” a causa di tutti gli avvenimenti che ebbero luogo in quegli anni.

L’Idea: Che influenza ebbe la vita monastica su Costanza e sulle sue decisioni?

Vallone: La vita del convento la influenzò profondamente. È proprio questa sua esperienza monacale, difatti, che le fece avere una visuale idealizzata del Papa e delle sue intenzioni. Ciò la convinse a sceglierlo come tutore legale del figlio, che aveva solo quattro anni, senza rendersi conto delle vere intenzioni del Pontefice, che non voleva l’unione del Sacro Romano Impero e della Sicilia. Il Papa si rendeva conto che quest’unione sarebbe diventata un problema per il suo Stato, così fece di tutto per evitarla e danneggiare la posizione di Federico, ma non ci riuscì.

L’Idea: Non pensa che, in un certo senso, Costanza manovrò il Papa, nel forzarlo a proteggere Federico?

Vallone: Questo fu certamente vero all’inizio. Federico divenne il protetto del Papa, però il Papa non voleva che Federico diventasse imperatore, così tralasciò intenzionalmente la sua educazione, assegnandogli istitutori che lui credeva incompetenti. Federico ebbe quindi insegnanti arabi, ebrei, cristiani, un po’ di tutto, mentre se il Papa avesse voluto curarsi di lui in modo adeguato, con la mentalità del tempo, avrebbe avuto solo istitutori cristiani. In realtà, questo gli permise non solo di apprendere sei o sette lingue, ma anche di comprendere a fondo il mondo islamico e quello giudaico. Ciò, in seguito, gli consentì di far la pace con Saladino senza spargimento di sangue, in netto contrasto con i reggenti cristiani del passato, che conoscevano solo la violenza e l’annientamento del nemico “miscredente”.

L’Idea: Che cos’altro può dirci del suo libro?

Vallone: “La pedina di Barbarossa” è un arazzo, frutto della mia immaginazione, intrecciato con miti, leggende e alcuni fatti storici su Costanza. Contiene, inoltre, la psicologia del tempo e quanto Costanza fosse influenzata dalla religione e dalla suo lungo soggiorno nel convento. Ricercai le pratiche ostetriche medievali e fui molto fortunata nello scoprire che esisteva un libro sull’argomento. Questo volume conteneva informazioni dettagliate sui trattamenti medici e cosmetici dell’epoca, permettendomi di essere accurata nella descrizione di tali situazioni. Alcune usanze del tempo mi parvero logiche, quasi moderne, mentre altre avevano la sembianza di superstizioni. Ho inserito molte di questi trattamenti nella storia del libro, parlando anche della scuola medica di Salerno, allora una delle più importanti d’Europa. Il libro è, quindi, colmo di queste informazioni, che aiutano lo svolgersi della trama e rendono appieno la sensazione di essere nel medioevo.

L’Idea: C’è qualche altra cosa che si sente di aggiungere?

Vallone: Si, che forse il momento di Costanza è arrivato.

John Marino e Costanza.

L’Idea: Maestro, che cosa la spinse a comporre un’opera su Costanza d’Altavilla?

Marino: In parte perché lessi il romanzo storico Viaggi Di Una Regina Mediovale, che parlava di lei. Dopo aver letto il libro, ne parlai con Florence Bocarius, che mi disse: “Sai, penso che sarebbe un ottimo soggetto per un’opera”. Io fui completamente d’accordo. Allora Florence mi disse che, se volevo, lei poteva scrivere il libretto in inglese e che l’amico Carmine Bizzarro avrebbe potuto tradurlo. Così fu. L’opportunità di presentare l’opera nella chiesa della quale lei era direttore musicale certamente fu un incentivo supplementare a comporre. La storia in se stessa è avvincente e mi parve che avesse delle ottime possibilità melodrammatiche. Enrico era un personaggio amabile e questo mi contentò, però nella storia c’erano troppi personaggi simpatici e dovetti trovare il meccanismo per conferirgli un po’ di tenebrosità. Questa era una preoccupazione per me, e nel mentre lei scriveva il libretto, io le chiesi di rendere il personaggio di Enrico molto egocentrico (Io sono il re, questi sono i miei soggetti, perche non mi ubbidiscono? ), cosicché egli non potesse comprendere ciò che Costanza cercava d’insegnare al figlio Federico, vale a dire l’amore per la sua gente ed il senso di dovere verso di loro, la necessità di assicurarsi che vivessero in prosperità e salute. Otre a ciò, lo sviluppo delle varie personalità m’interessò perché è legato al mio lavoro nel campo della psicologia. A tal proposito, io presenterò l’opera al premio annuale bandito dall’Organizzazione Nazionale per l’Avanzamento della Psicoanalisi, per la sezione dell’Arte. Scriverò un saggio che esaminerà l’opera, non necessariamente riferendosi alla storia oggettiva, bensì all’aspetto psicologico dei vari rapporti.

L’IDEA: Quando fu la prima rappresentazione dell’opera?

Marino: La prima performance fu nel gennaio del 2008 e andò molto bene. Fu una serata magnifica alla quale parteciparono sia l’Ambasciatore alle Nazioni Unite sia alcuni dignitari del governo italiano. Fui molto contento e decisi , quindi, di fare una replica in ottobre. Da allora, l’opera ha subito parecchie revisioni, abbiamo addizionato vari brani ed alcuni personaggi. Beatrice, per esempio, non c’era nella prima versione.

L’IDEA: Ho avuto la straordinaria opportunità di ascoltare parte dell’opera, che mi è piaciuta molto. Nell’ascoltarla, mi sono reso conto che lei, pur esibendo elaborazioni strumentali moderne, ha ritenuto le radici classiche dell’opera e ciò mi ha un po’ sorpreso. Molti compositori moderni si sono staccati da questi criteri, e molto spesso creano opere se non proprio cacofoniche, perlomeno disarmoniche, che dell’opera hanno ben poco. Che cosa l’ha fatta decidere di comporre seguendo i canoni classici?

Marino: Beh, certamente l’opera esibisce delle caratteristiche che possono rammentare altri compositori, che lei definisce classici. Io sono in particolar modo ispirato da Verdi, ma anche Puccini e Mozart hanno avuto un grande ascendente sul mio modo di comporre musica. Lei ha notato che vi sono dei suoni moderni, ma ciò è dovuto alla mancanza di tempo e fondi per le prove che mi ha forzato ad arrangiare la musica in modo che l’opera necessitasse solo poche prove, e non tanto a un’intenzione di voler creare un suono moderno per sé. Quando il Metropolitan Opera prepara una nuova opera, hanno molta flessibilità sia nei tempi sia nell’accesso ai fondi, noi invece… Ad ogni modo, sto ultimando delle revisioni che porteranno l’opera ad avere due atti. Il primo atto finirà con l’Ave Maria che le è piaciuta tanto, cantata però da un coro molto più grande.

L’IDEA: Nella sua versione dell’Ave Maria ho udito delle sonorizzazioni particolari, uno strumento che non ho riconosciuto….

Marino: Nella chiesa dove presentammo la prima, c’è un organo che fu usato per la rappresentazione. Il suono che lei sente è la versione dell’arpa che tale organo, con le sue gigantesche canne e la struttura lignea dell’enorme cassone, produce. L’organista insistette che io ascoltassi il suono che l’organo produceva e me ne innamorai. Sembra stranamente quasi un suono di campane che, come ha sentito, ha prodotto un effetto acustico molto originale.

L’IDEA: Non possiamo che augurarci di vedere la sua opera a New York City e, chissà, magari anche in Italia, dove già amano il personaggio di Costanza d’Altavilla.

 

 

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