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.::SETTEMBRE 2004::. |
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DIVAGAZIONI
SU… LA
VECCHIAIA. di Tiziano T. Dossena
La
solitudine ti assale, infida, quando meno te lo aspetti. Credi di essere
abituato a stare solo, anzi, cerchi un poco d’isolamento onde dedicarti alle
tue attività, che in passato hai dovuto trascurare per dedicarti alla
famiglia, ed ecco che scopri in te una sensazione che non avresti mai creduto
di provare. Tu, che hai sempre portato avanti il mondo che ti circonda. Tu,
che hai dato serenità ai figli ed al partner di una vita con la tua solidità.
Tu, che sei sempre stato il punto di riferimento della prossima generazione,
di colpo scopri che nessuno ha più bisogno di te, che il mondo funziona anche
senza di te, forse addirittura un tantino meglio di quello che
t’immaginassi. La tua vita ha perso, apparentemente, lo scopo di esistere e
la solitudine incipiente si rafforza sempre di più, fino a creare una
continua atmosfera di melanconia mista a riflessioni nostalgiche per un mondo
che non tornerà più. L’angoscia t’assale e ti ghermisce il petto. Non
sei più tanto sicuro se sia solo una sensazione o se il cuore ha deciso di
fare le bizze. Questo, aggiunto ai vari inevitabili acciacchi e ad un notevole
calo di memoria ti porta ad affermare che “la vecchiaia è una carogna”.
Hai ragione, ma non perché l’età avanzata porti necessariamente
all’isolamento, alla solitudine o perché i vari dolori e fastidi
t’impediscano di fare quello che facevi a vent’anni. La verità è molto
più complessa di quello che appare. La memoria che uno crede di avere perso
ha subito una metamorfosi. Ci si
ricorda di tanti, tanti fatti. La gioventù al paese o in campagna, il primo
amore, le scampagnate, le difficoltà economiche iniziali che quasi tutte le
famiglie novelle incontrano, l’emigrazione, la nascita dei figli… quanti,
quanti ricordi percorrono continuamente il labirinto della tua mente. Per anni
ti sei ricordato dei tuoi impegni e anche di quelli dei figli. “Lavati,
mangia, pettinati, fai i compiti...” Quanti ordini che in realtà erano solo
un continuo rammentare ai giovani quali fossero i loro doveri… Bisognava
ricordarsi di tanto e lo facesti con efficacia. Ti sembra che ora la memoria
ti sfugga, ma è solo che non necessiti più di ritenere così tante
informazioni. Il mutuo è pagato, i figli si sono sposati, la macchina non la
usi più perché la vista ti tradisce, a volte… Allora il cervello cambia
marcia e decide di non ritenere le informazioni che sono ormai inutili. In
compenso però, altri fatti che credevi aver scordato ritornano alla memoria,
vividi più che mai. Non hai perso la memoria, dunque… Ti ricordi
quand’eri bimbo e ci si sedeva tutti in una stanza ad ascoltare i nonni o
gli zii anziani raccontare i fatti della loro gioventù? Questa è stata la
consuetudine degli esseri umani negli ultimi diecimila anni e forse più. Non
vi sono mai state differenze fra le varie popolazioni o gruppi etnici. Gli
anziani erano i depositari delle tradizioni, degli usi e dei costumi e,
naturalmente, della storia famigliare. Ora, in questa società che corre verso
l’autodistruzione, l’informazione è ovunque e ci sembra superfluo dover
ascoltare i discorsi degli anziani.
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