.::GIUGNO 2006::.

EDITORIALE N°26  

NEW YORK SI SPACCA E PERDE LE ELEZIONI

di Leonardo Campanile

Sono passate le elezioni degli italiani all’estero. Malgrado gli italiani negli Stati Uniti abbiano votato in percentuale molto inferiore agli italiani in Canada (Stati Uniti 31.42%, Canada 38.11%), sono risultati eletti un deputato e un senatore in USA, un solo deputato in Canada. L’analisi del come e perché gli italiani in Nord e Centro America hanno votato come hanno votato richiederà mesi di tempo, fiumi di inchiostro e discussioni molto agitate. Una cosa però è chiara: i canadesi hanno votato per i propri candidati. Toronto ha votato per Gino Bucchino e lo ha eletto alla Camera, Montreal ha votato per Giovanni Rapanà, Vancouver ha votato per Rocco Di Trolio. Non così New York. La circoscrizione con il maggior numero di elettori in USA non si è raccolta intorno ad una sola persona, ma ha votato tutto e tutti, regalando il deputato a Filadelfia: Salvatore Ferrigno e il senatore a Chicago: Renato Turano. Tutti personaggi degnissimi, ma non li conosciamo molto bene, non sappiamo cosa hanno fatto, aspettiamo di vedere se verranno a trovarci e a raccontarci qualcosa di quello che stanno facendo e faranno. New York, come sempre, si è spaccata lungo le linee del pettegolezzo, delle bugie, della diffamazione, delle amicizie e delle inimicizie (queste ultime di solito del tutto ingiustificate) e ha perso le elezioni. La candidata della circoscrizione di New York che ha avuto più voti (ottomila meno dodici), la nostra Silvana Mangione, li ha ottenuti dappertutto, nel Nord e Centro America, perché la conoscono tutti e lavora da anni per tutti noi. È stata la donna più votata del Nord e Centro America, ma ciononostante non siamo riusciti ad eleggerla, perché New York si è spaccata, come sempre, in mille fazioni. Gli elettori hanno sprecato duemila voti qui, quattromila voti là, su candidati che, pur dimostrandosi validi, non avevano alcuna speranza di essere eletti, ma non hanno votato abbastanza l’unica persona nostra che poteva farcela. Abbiamo imparato la lezione? Speriamo di sì. La prossima volta i veri leader della comunità, non quelli che agiscono per odio personale, ma quelli che hanno la lungimiranza di capire che è nell’interesse di New York avere un rappresentante diretto, dovranno sedersi tutti insieme a discutere e far prevalere le ragioni della nostra comunità su quelle del regionalismo, del localismo, del quartiere, della foto sul giornale. Dovranno, quindi, scegliere due nomi: uno alla Camera e uno al Senato e rimanere fedeli all’impegno. Utopia?, direte voi. Forse, ma solo così, noi della vasta comunità Newyorchese, avremo una rappresentanza vera e degna a Roma.

IDEA GIUGNO 2006

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