.::DICEMBRE 2001::.

EDITORIALE N°8

COLPITI AL CUORE

MA NON NELL’ANIMO...

di Leonardo Campanile

Una tragedia che non sa del reale, un qualcosa d’impensabile dal quale ancora oggi non ci si riesce a raccapezzare. Le reti televisive statunitensi hanno fatto vedere dettagliatamente le macerie ed i soccorritori che, senza soste, rimuovevano pezzi di cemento ed acciaio nella speranza di poter salvare alcune vite umane; tutto inutile purtroppo. Scene strazianti che rimarranno per sempre nei ricordi dei milioni di utenti che, attaccati al televisore, assistevano increduli alle varie fasi, peraltro brevissime, che hanno portato alla distruzione del simbolo della New York del duemila. La mia è stata un’esperienza che a raccontarla prenderebbe un intero volume: nove giorni durante i quali ho capito ed imparato tantissime cose. Non ero coinvolto direttamente con i soccorritori, la mia zona d’operazione era ad un paio di isolati dai crolli e, con la mia squadra d’emergenza, lavoravamo facendo turni fino a venti ore al giorno in prevenzione di altre tragedie. La città di New York difatti è attraversata, nel suo sottosuolo, da milioni di cavi elettrici, ed era proprio questo che incuteva in tutti noi il timore che alcuni di questi cavi, ubicati nella zona limitrofa alla tragedia, provocassero altre vittime. Mi trovai in un immenso e suggestivo palcoscenico, dove migliaia di soccorritori si muovevano con destrezza, quasi senza fiatare: si sentivano soltanto alcuni ordini, secchi e precisi, dettati dai capigruppo. Nel bel mezzo di questa drammatica scena mi sentivo solo, il mio pensiero volava lontano, nell’infinito. La mia mente cercava di capire il perché, mentre il mio sguardo era fisso su alcuni rottami, tentando di carpire anche il più piccolo movimento. Niente. Tutto fermo, là sotto non c’era nessuno che chiedeva aiuto, non ne avevano avuto il tempo. La rabbia e la disperazione a volte portano a gesti incontrollati, ma il nostro pensiero era concentrato a salvare il salvabile. Per portare alla giustizia i criminali che hanno provocato tutto questo, ci vorrà tempo, ma sono sicuro che non scamperanno alla giustizia mondiale. Proprio così; questo attacco non ha colpito solo gli USA, bensì le istituzioni democratiche di tutti i paesi civili del nostro pianeta.

Anche l’Italia è stata colpita in quella mattina d’inferno: alcuni emigranti italiani sono rimasti sotto le macerie e chissà se mai saranno recuperati i loro corpi. Cosa fare, cosa pensare, come agire. Sono domande che tutti noi ci poniamo, domande alle quali non possiamo dare una risposta. Una cosa è però certa, non saremo in pace fino al momento nel quale i colpevoli saranno condannati. Il nostro Presidente Bush, nel suo discorso alle Camere riunite, ha chiaramente lanciato quella che erroneamente molti chiamano guerra. Penso invece che questa debba essere una missione da portare a termine non solo dagli Stati Uniti, ma da tutte le nazioni che si proclamano democratiche. Non dimentichiamo che i terroristi sono gente senza scrupoli e un giorno potrebbero colpire altre città importanti, continuando questa politica vigliacca pur di raggiungere i loro scopi. La città di New York ha ripreso a vivere e rinascerà più forte di prima e questo grazie ancora una volta a tutti gli emigrati che la popolano, a qualunque razza, gruppo etnico o religione essi appartengono. Questa città, che negli ultimi due secoli ha accolto milioni di emigranti, dando loro casa e lavoro, oggi, nel momento del bisogno, ha ricevuto dai suoi figli adottivi tutto l’aiuto e l’affetto che merita. Un afflusso di gente inimmaginabile ha raggiunto la Grande Mela; le sole parole che si udivano nella zona del terrore erano: “Cosa possiamo fare per aiutare”. In questo momento le cifre provvisorie ci dicono che oltre seimila eroi hanno perso la vita. Ebbene, il loro sacrificio non deve essere avvenuto invano; abbiamo l’obbligo di ribellarci a questo stato di cose, di reagire anche duramente, senza lasciare niente di intentato, affinché tragedie come queste non se ne vedano più. Cosa ci può riservare il futuro? Certamente la ricostruzione di tutto quello che è stato distrutto, con più imponenza e con più amore, per dimostrare a questi criminali che possono certamente colpire il nostro cuore, ma non potranno mai intaccare il nostro animo

IDEA DICEMBRE 2001

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