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EDITORIALE
N°8
COLPITI
AL CUORE
MA
NON NELL’ANIMO...
di Leonardo Campanile

Una
tragedia che non sa del reale, un qualcosa d’impensabile dal quale
ancora oggi non ci si riesce a raccapezzare. Le reti televisive
statunitensi hanno fatto vedere dettagliatamente le macerie ed i
soccorritori che, senza soste, rimuovevano pezzi di cemento ed acciaio
nella speranza di poter salvare alcune vite umane; tutto inutile
purtroppo. Scene strazianti che rimarranno per sempre nei ricordi dei
milioni di utenti che, attaccati al televisore, assistevano increduli alle
varie fasi, peraltro brevissime, che hanno portato alla distruzione del
simbolo della New York del duemila.
La
mia è stata un’esperienza che a raccontarla prenderebbe un intero
volume: nove giorni durante i quali ho capito ed imparato tantissime cose.
Non ero coinvolto direttamente con i soccorritori, la mia zona
d’operazione era ad un paio di isolati dai crolli e, con la mia squadra
d’emergenza, lavoravamo facendo turni fino a venti ore al giorno in
prevenzione di altre tragedie. La città di New York difatti è
attraversata, nel suo sottosuolo, da milioni di cavi elettrici, ed era
proprio questo che incuteva in tutti noi il timore che alcuni di questi
cavi, ubicati nella zona limitrofa alla tragedia, provocassero altre
vittime. Mi
trovai in un immenso e suggestivo palcoscenico, dove migliaia di
soccorritori si muovevano con destrezza, quasi senza fiatare: si sentivano
soltanto alcuni ordini, secchi e precisi, dettati dai capigruppo. Nel bel
mezzo di questa drammatica scena mi sentivo solo, il mio pensiero volava
lontano, nell’infinito. La mia mente cercava di capire il perché,
mentre il mio sguardo era fisso su alcuni rottami, tentando di carpire
anche il più piccolo movimento. Niente. Tutto fermo, là sotto non
c’era nessuno che chiedeva aiuto, non ne avevano avuto il tempo.
La
rabbia e la disperazione a volte portano a gesti incontrollati, ma il
nostro pensiero era concentrato a salvare il salvabile.
Per
portare alla giustizia i criminali che hanno provocato tutto questo, ci
vorrà tempo, ma sono sicuro che non scamperanno alla giustizia mondiale.
Proprio così; questo attacco non ha colpito solo gli USA, bensì le
istituzioni democratiche di tutti i paesi civili del nostro pianeta.
Anche
l’Italia è stata colpita in quella mattina d’inferno: alcuni
emigranti italiani sono rimasti sotto le macerie e chissà se mai saranno
recuperati i loro corpi.
Cosa fare, cosa pensare, come agire. Sono domande che tutti noi ci
poniamo, domande alle quali non possiamo dare una risposta. Una cosa è
però certa, non saremo in pace fino al momento nel quale i colpevoli
saranno condannati.
Il nostro Presidente Bush, nel suo discorso alle Camere riunite, ha
chiaramente lanciato quella che erroneamente molti chiamano guerra. Penso
invece che questa debba essere una missione da portare a termine non solo
dagli Stati Uniti, ma da tutte le nazioni che si proclamano democratiche.
Non dimentichiamo che i terroristi sono gente senza scrupoli e un giorno
potrebbero colpire altre città importanti, continuando questa politica
vigliacca pur di raggiungere i loro scopi.
La città di New York ha ripreso a vivere e rinascerà più forte di prima
e questo grazie ancora una volta a tutti gli emigrati che la popolano, a
qualunque razza, gruppo etnico o religione essi appartengono. Questa città,
che negli ultimi due secoli ha accolto milioni di emigranti, dando loro
casa e lavoro, oggi, nel momento del bisogno, ha ricevuto dai suoi figli
adottivi tutto l’aiuto e l’affetto che merita. Un afflusso di gente
inimmaginabile ha raggiunto la Grande Mela; le sole parole che si udivano
nella zona del terrore erano: “Cosa possiamo fare per aiutare”.
In questo momento le cifre provvisorie ci dicono che oltre seimila eroi
hanno perso la vita. Ebbene, il loro sacrificio non deve essere avvenuto
invano; abbiamo l’obbligo di ribellarci a questo stato di cose, di
reagire anche duramente, senza lasciare niente di intentato, affinché
tragedie come queste non se ne vedano più.
Cosa
ci può riservare il futuro? Certamente la ricostruzione di tutto quello
che è stato distrutto, con più imponenza e con più amore, per
dimostrare a questi criminali che possono certamente colpire il nostro
cuore, ma non potranno mai intaccare il nostro animo
IDEA
DICEMBRE 2001

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