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ELEZIONI
POLITICHE 2008
Redazione
Si sono concluse il 15
aprile le consultazioni politiche italiane, che hanno regalato una solida
maggioranza al Popolo della Libertà. Anche questa volta gli italiani
all’estero sono stati chiamati a votare, per corrispondenza, per
eleggere dodici deputati e sei senatori a rappresentarli nel Parlamento
italiano.
Ai sensi della legge
sull’esercizio di voto in loco per gli italiani all’estero, il mondo
è diviso in quattro ripartizioni elettorali. A quella dell’America
Settentrionale e Centrale spettano due Deputati ed un Senatore. Nel 2006,
i cittadini italiani residenti negli Stati Uniti hanno eletto il Senatore
Renato Turano, calabrese di Chicago, che si presentava per l’Unione e il
Deputato Salvatore Ferrigno, siciliano di Filadelfia, che si presentava
per Forza Italia. L’altro Deputato, anch’egli calabrese e
dell’Unione, era Gino Bucchino, eletto in Canada, a Toronto e
riconfermato nel 2008, stavolta per il Partito democratico. Gli Stati
Uniti hanno perso il Senatore, conquistato dal Popolo della Libertà a
Montreal con l’elezione del candidato calabrese Basilio Giordano. Gli
USA hanno eletto un deputato, il molisano Amato Berardi, a Filadelfia per
il Popolo della Libertà.
Abbiamo citato le provenienze regionali, perché le nostre comunità
– come ben sappiamo – scelgono la persona spesso a prescindere dal
partito e le comunità calabresi sembrano avere una marcia in più,
proprio come hanno una marcia in più sia Filadelfia che il Canada. Con
buona pace di New York e dell’area dei tre Stati, che vantano la più
alta concentrazione di italiani in USA.
Lo strano meccanismo della legge, applicata alla ripartizione
dell’America Settentrionale e Centrale, per quanto riguarda il Senato,
fa sì che il seggio senatoriale vada alla lista e non alla persona che ha
avuto il maggior numero di preferenze. Tant’è vero che il Senatore
uscente, Renato Turano, ha ricevuto 15.223 preferenze e Basilio Giordano
13.083 ma, dato che il Popolo della Libertà ha avuto più voti del
Partito Democratico, il Senatore eletto è risultato Basilio Giordano.
Mancano ancora le schede contenute in tre sacchi, provenienti – si dice
– rispettivamente dal Messico, da Boston e da Filadelfia, che forse non
si troveranno mai.
Nel frattempo auguriamo Buon lavoro a tutti gli eletti all’estero,
con la promessa di tutti noi, rappresentanti delle comunità, di cooperare
al meglio delle nostre capacità per migliorare i rapporti con l’Italia
e le condizioni di vita delle nostre collettività. Adesso però dobbiamo
rimboccarci le maniche per salvare il nostro diritto non soltanto a
votare, ma anche ad eleggere i nostri rappresentanti diretti fra persone
che risiedono da tempo all’estero. Abbiamo appena saputo che l’ex
Ministro per gli Italiani nel Mondo, On. Mirko Tremaglia, intende
ripresentare la sua proposta di legge, in base alla quale, per essere
eleggibili all’estero, bisogna aver risieduto in un paese straniero per
almeno cinque anni. Il primo attacco al “nostro” voto è, infatti,
quello che vorrebbe aprire le candidature anche a chi risiede in Italia.
Ci troveremmo allora a dover votare per liste di politici che, non avendo
ottenuto un posto al sole nelle circoscrizioni italiane, hanno avuto dai
partiti il contentino di essere presentati all’estero. Il secondo
attacco è quello che ci vorrebbe far votare a seggi elettorali, come
quelli, d’antica e orrenda memoria, insediati per le elezioni dei
Com.It.Es fino al 1998.
Come sempre, chi s’inventa
queste cose non ha dato un’occhiata seria al mappamondo e pensa che
tutti i Paesi siano grandi quanto il Lussemburgo o San Marino. Per fortuna
ci sono il Ministero degli Affari Esteri e la sua Direzione Generale degli
Italiani all’estero. La DGIT ha fatto fare uno studio a tutti i
Consolati nel mondo. Il risultato è che, se si votasse soltanto ai seggi
elettorali, l’80% – sì avete
letto bene, l’ottanta per cento – dei cittadini residenti fuori
d’Italia non riuscirebbe a votare. C’è poi la minaccia più grave di
tutte, costituita dal partito trasversale dei contrari al voto, tutti
quelli che pensano che regalare diciotto scranni agli “emigrati” sia
inaccettabile. Questi vorrebbero farci votare non più per eleggere i
nostri rappresentanti diretti, gente che sa o dovrebbe sapere quali sono
le esigenze delle comunità nel mondo, ma per le circoscrizioni
d’origine. In questo modo i diciotto posti al Parlamento tornerebbero
agli italiani d’Italia e noi verremmo trasformati in terreno di
conquista e di volgare clientelismo da parte di chi vuole accaparrarsi i
nostri voti, in particolare quelli di chi proviene dalle Regioni con la
massima emigrazione: Sicilia, Calabria, Puglia, Abruzzi, Molise, Campania,
Veneto e via a calare.
Nell’opporci
a questi pericoli dobbiamo assolutamente dimostrare, una volta tanto, di
essere tutti uniti. Dobbiamo impedire, con tutte le nostre forze, la
creazione di un altro partito trasversale fomentato da coloro che hanno
capito che non saranno mai eletti e quindi non vogliono che venga eletto
nessun altro. Per una volta, almeno, guardiamo lontano, al futuro delle
nostre comunità e dei nostri ragazzi che non possono e non debbono essere
tagliati fuori dall’Italia e perciò hanno bisogno che si levi una
nostra voce alta e forte nel Parlamento italiano.
IDEA
GIUGNO 2008

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