.::DICEMBRE 2003::.

L’ITALIA:

DA NAZIONE DI EMIGRATI

A NAZIONE DI IMMIGRATI

di Manuele Pierangeli

Giorno dopo giorno arrivano in Italia. Sono migliaia di migliaia. Arrivano da quei paesi certamente non fortunati. Vanno in cerca di una nuova vita, di nuove fortune, di nuovi affetti. In cerca di un paese più fortunato del loro, dove il grado di civiltà è più elevato, dove si può uscire tranquillamente per strada. Dove c’è lavoro, dove i bambini possono andare a scuola.

Il problema dell’immigrazione in Italia è forse uno dei più sentiti. Non si fa altro che accendere la televisione, vedere il Telegiornale e rendersi conto di quanta gente sale sopra un gommone cercando un’altra vita. E così si parte, senza meta. Si va via dal proprio paese natale un po’ per motivi politici, un po’ per motivi etnici. Un po’ per non reagire a tutto quello che ora va ricostruito nelle loro nazioni. Come se la guerra fosse ancora dentro. Si, parliamo di loro, degli extracomunitari. Ma in realtà parliamo di noi. Di noi qualche anno fa, logicamente. Quando siamo andati in America, perché in Italia non c’era più nulla. Quando noi, come loro, abbiamo recitato la parte dell’extracomunitario che a testa bassa lavorava duramente, con il sudore sulla fronte. In qualunque posto e qualunque ora, per poter tornare a casa con un tozzo di pane da mettere sotto i denti. E sì, proprio quel tozzo di pane che gli extracomunitari in Italia si guadagnano esclusivamente con l’illecito, nella maggior parte dei casi. Extracomunitari che vengono in Italia per cercare un lavoro dignitoso che, nella maggior parte dei casi, non trova. Di ripiego vengono utilizzati dagli stessi loro connazionali a adoperarsi in attività più o meno lecite, vedendo completamente cambiato lo scenario per il quale attraverso mezzi di fortuna si erano avventurati in Italia.

E così se l’Italia è stata una nazione di emigrati, ora si cambia copione: è un paese d’immigrati. Un paese in cui tutti vengono accolti, anche senza lavoro e senza conoscere neanche una parola italiana. Attraverso dogane, o in clandestinamente via mare. Senza documenti per essere identificati con un nome, molte volte inventato al momento del fermo. Migliaia di migliaia oggi sono nel giro della droga. Decine di migliaia vendono materiale contraffatto. Siamo arrivati ad un punto in cui nell’ottanta per cento dei casi è sempre un profugo a commettere una rapina, o un semplice scippo. Siamo arrivati ad un punto in cui gli extracomunitari si devono accontentare, in un paese in cui la disoccupazione è piuttosto alta, dei lavori più umili. Così da togliere, teoricamente, il lavoro agli italiani. Lavorando, poi, si possono permettere una casa, dei figli. Un matrimonio in molti casi, per prendere la cittadinanza. In altri casi invece assistiamo a persone che cercano di rimanere in Italia per oltre dieci anni, con permessi di soggiorno rinnovati periodicamente, ottenendo comunque lo stesso risultato. Per i più giovani, invece, si adotta la soluzione degli studi. Ci s’iscrive in una scuola o università e si aspettano i tempi per attivare la pratica.

Ma tra le tante domande che ci dobbiamo porre, non è da sottovalutare il perché di questo. Osservando la televisione si sentono risposte intelligenti alle domande che vengono fatte dai giornalisti, del tipo: «Veniamo in Italia perché è un paese ricco. Noi guardiamo la televisione e vediamo quanti soldi si regalano durante i quiz show». Ma l’Italia per loro è proprio il paese ideale? Perché proprio qui? In questo articolo non vogliamo certamente parlare della politica italiana che tutela o meno l’extracomunitario. Vogliamo soffermarci, però, sul “perché” dal loro punto di vista. L’Italia rappresenta un paese tranquillo, dove si può lavorare e dove si possono creare le basi per sistemarsi. Tanti, invece, attraversano l’Italia solo per recarsi in altri paesi europei. In Italia vengono tutti accolti. Vengono anche sistemati, nei casi più fortunati, all’interno di ex caserme militari. Viene garantita loro l’istruzione e, in alcuni casi, vengono accettati ragazzi nelle scuole che non sanno neanche una parola in italiano. Questa è la dimostrazione che l’intenzione di aiutarli c’è. Ma da parte loro la collaborazione non è sempre presente. Si assiste a casi in cui, sprovvisti di documenti di riconoscimento, prepotentemente cercano lavori prestigiosi, senza averne le possibilità e le capacità. Gli stessi passano alla microcriminalità non organizzata. Le radio scompaiono dalle auto, alcune case vengono scassinate per qualche centinaio di euro. Qualche signora viene scippata all’uscita dalle poste. In altri casi, al contrario, si parla di criminalità organizzata, formata sempre da extracomunitari che provano il colpo agli uffici postali o alle filiali delle numerose banche.

L’Italia non merita tutto questo. L’italiano non lo merita. Perché se prima, da extracomunitario emigrato in America, era l’uomo da bastonare perché straniero, ora che è cittadino del paese ospitante non bastona, dando fiducia a chi non la merita e a chi non rispetta la cultura del nostro paese. L’Italia non è una nazione in cui vige l’anarchia e tutto è consentito, ma spesse volte è il palcoscenico di azioni, movimenti ed episodi che certamente non la gratificano. Tutto accade in modo silenzioso, davanti agli occhi increduli di tutti. Sono migliaia di migliaia, vengono da paesi non fortunati. Cercano un nuovo paese e una nuova vita da costruire. Un buon lavoro e l’istruzione. Vogliono la cittadinanza italiana ed essere cittadini europei. Benvenuti in Italia.

 

IDEA DICEMBRE 2003

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