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.::MARZO 2008::. |
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Nuove
elezioni. E
noi? di Silvana Mangione
Ci siamo, andiamo alle consultazioni politiche per la seconda volta in due anni. Ci si offre di votare per chi, come al solito, viene imposto dai vertici dei partiti. La legge elettorale – ridefinita Porcellum, in un latino maccheronico, che non ha bisogno di traduzione, dal suo stesso “inventore”, il leghista Calderoli – manda i cittadini alle urne con liste bloccate, candidati elencati in ordine discendente, senza che gli elettori possano esprimere una preferenza. Il “nuovo che avanza”, millantato da tutti, non esiste. Rivedremo le stesse facce, gli stessi nomi, con il potere accentrato nelle mani di pochissimi, che danzeranno il minuetto alternato dell’attacco e l’inciucio, teso al solo fine di far sopravvivere, consolidarsi, crescere il proprio partito, partitino, corpuscolo, compagine, vecchie idee ammuffite ammantate di nuovi nomi coniati pochi minuti fa dai creativi delle grandi case pubblicitarie. I personaggi fondamentali saranno presentati in più liste locali per avere la sicurezza che Presidenti, Segretari e Vice dei vari gruppi siano tutti eletti, magari in più collegi per poter scegliere da quale dimettersi per far subentrare il delfino di turno. Nelle stanze dei bottoni entreranno poche donne, nella maggior parte dei casi “figlie d’arte”: parenti, mogli, amiche, protette da questo o da quello, famose per meriti di vario genere, compresi – speriamo in misura limitatissima – quelli talamici.
È probabile che si arrivi ad una maggioranza chiara alla Camera dei Deputati, ma non al Senato, dove la differenza stavolta è stata costituita dagli eletti all’estero, in maggioranza di centrosinistra (quattro), in minoranza di centrodestra (una), più un battitore libero che ha regolarmente patteggiato il voto per ottenere risultati concreti per la sua ripartizione: l’America Latina e – alla luce degli eventi – ha fatto bene. Anche all’estero le liste dei partiti, partitini, corpuscoli e compagini saranno pilotate da Roma, in base – in ordine decrescente – alla “ortodossia” dei candidati; alla disponibilità di somme megagalattiche per la campagna elettorale; ai rapporti clientelari fra partiti, sindacati, associazionismo nazionale con sede in Italia ed enti di vario genere che usufruiscono di enormi contributi della Presidenza del Consiglio, dei Ministeri del Lavoro, dell’Istruzione, degli Esteri e di tutti gli altri che – direttamente o indirettamente – erogano somme per il finanziamento di progetti non sempre di vero interesse per le comunità. Gli auspicabili “eletti”, che rispondono ai requisiti già elencati, sono decisi a Roma, a tavolino, per ogni ripartizione continentale in base alle appartenenze partitiche d’origine nei conglomerati attuali: Margherita e DS nel Partito Democratico; Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega e – forse – UDC per il Popolo delle Libertà. A loro vengono affiancati utili portatori/portatrici d’acqua, che abbiano un numero di voti limitato e comunque tale da non mettere in pericolo il trono su cui sono stati insediati gli “yesmen” già noti. Che cosa otterranno per noi? Nulla. Come nulla abbiamo avuto – oltre al pieno esercizio del diritto di voto all’estero – negli ultimi dieci anni e tre parlamenti. Non sono passate le leggi sul riacquisto della cittadinanza, l’assegno di solidarietà, la protezione delle pensioni, le riforme della normativa sulla promozione della lingua e cultura italiana all’estero, dei Com.It.Es., del CGIE e così via. Qual’è la soluzione? Forse proprio quella di far partire un nostro movimento autonomo. Uniti si può.
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