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.::GIUGNO 2010::. |
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EVENTO STORICO A NEW YORK Dopo Oltre Un Secolo, Doña Flor Ritorna al Palcoscenico di Amalia Anzalone
Lo scorso aprile, per tre serate consecutive, il teatro Yorktown Stage nella contea del Westchester di New York, casa della Taconic Opera da ben dodici anni, ha presentato sotto la direzione di Don Montez per la prima volta in assoluta un’opera di un compositore nato a Mola di Bari. Niccolò van Westerhout visse la sua breve vita nell’ottocento e poi fu quasi dimenticato fino a pochi anni fa quando Leonardo Campanile, direttore dell’Idea Magazine ed un gruppo di volontari, decise di farlo rinascere al pubblico della musica lirica e ai concittadini pugliesi portando i suoi resti dal cimitero di Napoli, dove Niccolò van Westerhout fu sepolto nel 1898, a Mola, il suo paese nativo. Dal giorno del “suo ritorno” a Mola, Niccolò van Westerhout e i suoi lavori hanno ricevuto una grande pubblicità. Uno dei suoi lavori dimenticati è Doña Flor, opera di un atto del 1895. Dal 22 al 25 aprile 2010, Doña Flor è stata presentata a New York per la prima volta dopo oltre un secolo. L’opera fu infatti presentata a Mola di Bari nel lontano 1896 e poi, dopo due brevi rappresentazioni, scomparsa presto al pubblico. Durante queste tre serate memorabili, tutti quelli che hanno avuto il piacere di assistere, hanno potuto apprezzare quella che è stata la coronazione del progetto intrapreso da Leonardo Campanile. Dopo anni di lungo lavoro rivolto ad ottenere quello che molti avevano definito “una missione impossibile da realizzare”, Campanile, insieme ai suoi collaboratori, ha portato al pubblico Doña Flor, l’opera abbandonata e dimenticata di Niccolò van Westerhout. Un pubblico generoso di applausi non solo per la bravura dei cantanti lirici, ma anche per la magnificenza della musica, interpretata dalla bravissima Taconic Orchestra. Ho avuto il piacere di assistere a Doña Flor la sera di sabato 24 aprile, durante la quale l’opera è stata filmata da Rai International. Siamo partiti in autobus da Brooklyn alle cinque del pomeriggio, tutti ansiosi di arrivare a quest’evento tanto atteso. All’arrivo al teatro ho incontrato il Maestro Vito Clemente, di Bitonto, direttore musicale al Teatro Della Fortuna a Fano, in provincia di Pesaro. Clemente, arrivato a New York, dopo una lunga assenza di 22 anni, pochi giorni prima della premier di Doña Flor, ha iniziato subito il suo compito facendo prove dopo prove con la Taconic Orchestra. Il Maestro Clemente mancava da New York dal 1988 ed è stata proprio Doña Flor ha riportarlo nella città che tanto ama l’opera. Oltre a condurre nei più famosi teatri e arene d’Italia, il suo lavoro lo porta in giro per il mondo. Clemente è un maestro conosciuto in tutto il mondo, che ha vinto ben nove competizioni per direttori d’orchestra. Dopo l’evento di New York è partito subito per la città di Pristina nel Kosovo, mentre in agosto andrà a San Paolo, nel Brasile, per dirigere Don Pasquale e poi a settembre ritornerà al Petruzzelli di Bari. La serata di Doña Flor si è aperta i con i saluti del direttore artistico della Taconic Opera Dan Mortez, che ha ringraziato il pubblico per la sua partecipazione passando poi il microfono ad un emozionatissimo Leonardo Campanile, che ha aggiunto: “stasera si conclude un’avventura iniziata sei anni fa”, ricordando la data del 19 febbario 2007, quando diede in dono ai molesi e alla città di Mola i resti di Niccolò van Westerhout. Campanile ha continuato dichiarando che “per realizzare un sogno bisogno suprattutto crederci” e che “stasera diamo un dono al mondo”. Ha quindi ringraziato il suo “compagno di viaggio in questa avventura” Tiziano Dossena, co-autore del libro dal titolo Doña Flor, An Opera by Niccolò van Westerhout. Il libro era stato già presentato ufficialmente presso il Consolato Italiano in New York nella serata di giovedí 22 aprile. Doña Flor è scritto in italiano con traduzione a fronte in inglese, per dare la possibilità ai giovani di avvicinarsi a Niccolò van Westerhout e al mondo della lirica ─ infatti, già il 22 aprile scorso ben 500 studenti di scuola superiore, ospiti del Circolo Culturale di Mola, sono stati invitati ad assistere alla performance di Doña Flor ─. Il libro contiene una prefazione del Maestro Vito Clemente (chi meglio di lui avrebbe potuto dare l’inizio al libro?), la biografia e l’elenco delle opere di Niccolò van Westerhout, la storia del teatro di Mola di Bari a lui dedicato, il testo originale del libretto, la biografia del librettista Arturo Colautti, illustrazioni e note degli autori. Doña Flor, An Opera by Niccolò van Westerhout è senz’altro uno strumento necessario per chi studia, sia nei conservatori sia nelle università. Sono saliti poi sul palco anche la Dottoressa Silvana Mangione, Vice Segretario Generale per i Paesi Anglofoni Extraeuropei del CGIE e grande sostegno nella famiglia dell’Idea Magazine, e il Console D’Italia a New York, Ministro Franco Maria Talò, anche lui fiero dell’arrivo alla meta del progetto di Leonardo Campanile. Prima dell’opera viene anche letto il messaggio che il nuovo sindaco eletto di Mola, Stefano Di Perna, ha inviato, congratulandosi del lavoro che Campanile ha svolto con Doña Flor e qualificando questo suo sforzo una vera corda che stringe il legame tra Mola e i suoi cittadini lontani. Si è passato poi al momento tanto atteso, quando Doña Flor appare sul palcoscenico seguita dopo l’intermezzo da Suor Angelica di Puccini, con l’orchestra diretta da Jun Nakkabashy attualmente direttore di musica della Taconic Orchestra. Il sipario si è aperto ed è apparso un bellissimo scenario, con un salotto di una nobil casa di Venezia, addobbato da quadri seicenteschi e con una finestra che dà sul Canal Grande. Spesso, nel corso dell’opera, si può udire un coro di gondolieri veneziani. La parte di Doña Flor è della giovane Mary Petro, un bravissimo soprano. Questa sera, Samia Bahu, l’altro soprano che si alterna nella parte della protagonista, è impegnata in Suor Angelica. Con soltanto tre cantanti in scena per tutta la durata dell’opera, viene raccontata la triste storia di Doña Flor, nobildonna spagnola sposata con Don Filippo Olivarez, ambasciatore a Venezia. L’opera inizia con Doña Flor in attesa della mezzanotte, che porterà alla sua finestra l’amante Alvise Malipiero, un poeta veneziano poeta di cui lei si è innamorata. Sentendosi in colpa per il tradimento al marito, Doña Flor prega alla Vergine Maria e invoca perdona e protezione per lei e il suo amante. Il marito si insospettisce del fatto che Doña Flor ha lasciato il ballo in maschera di carnevale e la segue a casa, dove per sbaglio riceve un messaggio dell’amante destinato a sua moglie. Doña Flor dapprima mentisce ma poi dichiara la sua infedeltà a Olivarez. Inizia così la tragedia che si conclude con la morte dell’amante. Il marito, infatti, la convince che il suo caro Alvise Malipiero la tradisce e che quindi deve morire. All’arrivo di Alvise, dalla finestra, Doña Flor nota un medaglione al suo collo e subito crede alle parole del marito che questo è un regalo di un’altra donna. Colta dalla gelosia, Doña Flor segue il piano del marito per condurre Alvise Malipiero alla sua fine. L’opera termina con Don Filippo Olivarez che confessa alla moglie che il medaglione al collo di Alvise non era nient’altro che il ritratto di una Madonna. Doña Flor crolla quindi disperata dal dolore del suo atto malvagio ed inutile. Applausi lunghissimi alla conclusione di Doña Flor. Il pubblico, tutto all’impiedi, applaude incessabilmente all’orchestra, ai cantanti e per tutti quelli che hanno lavorato per far si che Doña Flor ritrovasse il suo splendore, sepolto da tanti anni. Il progetto di Leonardo Campanile è senz’altro riuscito a gonfie vele, a testimonianza che nella vita molto spesso basta la voglia e la forza di non fermarsi per arrivare al traguardo. Grazie a Leonardo, da oggi Niccolò van Westerhout avrà la possibilità di diventare una stella nel firmamento della lirica, accanto alle grandi stelle che brillano da secoli. Il teatro van Westerhout di Mola di Bari porta ora il nome di un compositore che, anche se morto in miseria, sarà ora conosciuto non solo a Mola e in Italia, ma anche nei paesi lontani – frutto di un lavoro iniziato sei anni fa da qualcuno che crede che l’arte, la cultura e le tradizioni non si abbandonano mai nemmeno dopo secoli. Bravo Campanile, per aver dato a New York un evento che rimarrà scritto per sempre nella storia del mondo dell’opera e per aver fatto passare Doña Flor da una dimenticata nobildonna dell’ottocento a una stella del palcoscenico moderno.
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