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Il fascino senza tempo della storia

di Danila De Palma

Attraverso le pagine di un libro la storia ci parla. Se ci immergiamo nella lettura, saremo colpiti dall'appassionata ricostruzione di un come e di un quando. Le trame del passato, che giacevano polverose e spesso coperte di oblio nei documenti, si animeranno per noi e prenderanno vita dalla scrittura stessa... Il medioevo è ricco di vicende entusiasmanti e di grandi personaggi che hanno lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'umanità, le cui tracce si possono rinvenire ancora ai giorni nostri. Tra questi spicca la figura di Federico II, popolarmente conosciuto con l'appellativo "Puer Apuliae", figlio della Puglia, come amava definirsi. Egli nacque a Jesi, nelle Marche da Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa e da Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II il normanno. Data l'età avanzata, nella popolazione vi era un diffuso scetticismo circa la gravidanza di Costanza e per questo motivo fu allestito un baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove l'imperatrice per suo stesso volere partorì pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita dell'erede al trono. Nel 1197 morì Enrico VI e l'anno successivo anche Costanza d'Altavilla. Federico a soli quattro anni fu incoronato re di Sicilia, duca di Puglia e principe di Capua e venne affidato alla tutela del pontefice Innocenzo III. Il Papa avrebbe voluto per lui un destino lontano dalla vita politica ma il giovane aveva un importante obiettivo: ricostruire l'impero e a ciò non si sottrasse. La storia ci racconta con dovizia di particolari quanto importante sia stato il suo contributo sotto molti aspetti. Dotato di una personalità poliedrica, fu personaggio affascinante, di grande spessore politico e culturale che seppe dare vigore ed orgoglio alle genti del meridione d'Italia. Cominciò facilitando gli scambi e garantendo la sicurezza delle strade. Fece costruire numerosi castelli in tutta la Puglia per potenziare le sue difese; e tra questi stupisce ancora oggi il Castel del Monte, che con le sue torri e la pianta ottagonale battezzò "Diadema Apuliae" (nel 1996 è stato inserito nell'elenco dei patrimoni dell'Unesco). Volendo migliorare l'apparato burocratico-amministrativo dello Stato, nel 1224 fondò a Napoli quella che è da considerare la prima università statale del mondo occidentale che prese il suo nome. Ma il suo impegno per le genti del sud non si esaurì a questo. L'imperatore diede anche impulso alla scuola medica di Salerno e a Melfi promulgò le Costituzioni che diedero l'ossatura al nuovo Stato che si andava formando. Nel fluire degli eventi non sfugge alla nostra attenzione che, somma opera tra tutte, Federico II tentò di costruire uno Stato nel senso moderno del termine. Naturalmente oggi, parlare di uno Stato Assoluto è anacronistico. A quei tempi però era l'unica via per garantire pace e sviluppo. Signorotti e feudatari locali si facevano guerra di continuo. La sola autorità più o meno unanimemente riconosciuta era quella della Chiesa di Roma. Un'autorità spirituale che prendeva forza anche dall'esercizio astuto del potere temporale. Fra il papato e l'imperatore fu un continuo braccio di ferro e Federico fu scomunicato e perdonato più volte, ma non rinunciò mai al progetto di creare uno Stato forte, accentrato. Per questo promise di fare crociate contro gli infedeli. Stipulò patti con il sultano e con gli emiri egiziani e siriaci, rimettendo in piedi il regno di Gerusalemme ed assumendone la corona grazie al matrimonio con Iolanda di Brienne. Se leggiamo tra le righe, non potremo non mettere in relazione la geopolitica federiciana con il federalismo d'oggi. La storia ha molto da insegnare e non è un luogo comune affermare che per comprendere il presente dobbiamo guardare al passato. Federico fu addirittura sospettato di eresia perché esercitava tolleranza nei confronti di altre religioni.

Ecco, se ancora oggi sopravvivono resistenze nei confronti dei "diversi", è facile immaginare lo scandalo di una corte che accoglieva ebrei, musulmani, matematici, astronomi, medici e filosofi di ogni ideologia. È importante notare che accanto ad un assolutismo politico, Federico diede vita ad una "repubblica" delle scienze e del pensiero. E cos'è l'autonomia di un popolo se non il rispetto per le tradizioni e la cultura? Potremmo affermare, non senza ragione, che autonomia non significa granché se vengono cancellate le tradizioni culturali, omologando i comportamenti a quelli di altre genti altrettanto sottoposte a modelli socioculturali estranei. Quando Federico morì a Castelfiorentino nel 1250, si spense il sogno politico ma restarono in vita le sue leggi; la legislazione emanata per la sanità fu senza precedenti e d'esempio per il futuro. Tuttavia, appare esagerato il fatto che ancora oggi si sottolineino la sua politica di potenza, la sua strategia assolutista e si dia molto meno peso, invece, al rispetto e alla curiosità intellettuale che nutriva per le diverse culture e tradizioni e per i popoli con i quali venne a contatto, facendo del meridione il crocevia di nuove istanze per il futuro, punto di riferimento per i secoli a venire. Mentre il passato trascolora nel presente e il nostro viaggio immaginario volge al termine, ci rimane vivido il ricordo di questo personaggio che può essere considerato un rinnovatore della mitica Età dell'Oro per le genti del meridione. E finché il pensiero indugia ancora, si ricreano, come per magia, ambienti di corti, scenari d'intrighi, strade antiche e borghi sperduti... un caleidoscopio multietnico, precursore di moderni modi di essere.

 

 

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