.::GIUGNO 2008::.

 

FESTIVAL ADDIO?!

di Isabella Rossiello

Ci risiamo, le lagne son tornate. Sanremo, dopo la rinascita dell’anno scorso, quest’anno è ritornato ad essere un lungo, noioso funerale alla canzone italiana. Troppo dura? No, non solo la sola a pensarla così, e per me parla l’incredibile calo di ascolti di cui in sala stampa abbiamo avuto ampia documentazione, nonché un “mea culpa “ generale da parte di Del Noce e altri alti papaveri della TV italiana.

Eccovi, cari lettori, una specie di diario che ho tenuto per voi.

1° gior no:

Inizio quasi innaturale, poche polemiche, non che se ne senta la mancanza, soprattutto quando sono inutili, a rubare la scena al festival, un signore che salito sul tetto, minacciava di buttarsi giù, gran bagarre di pubblico, pompieri, tv e persone comuni che fotografavano il malcapitato, fino a che la polizia lo ha catturato e tutto è continuato come prima. La sala stampa è tornata al vecchio grigiore, quest’anno il dopo festival si tiene nel teatro del Casinò, con Elio e le Storie Tese, un gruppo difficile da catalogare, geniale, corrosivo ma mai offensivo.

2° giorno:

No, non ci siamo, dopo un inizio scoppiettante con Chiambretti e i cloni di Baudo che invadono il palco, le lagne sanremesi si sono riaffacciate. Eccole, lì tutte in fila ad annoiarci, si sono proprio le canzoni che non vanno, tutte uguali, se chiudi gli occhi ti sembra che tutti cantino lo stesso piagnisteo. In più è la cronaca nera a prendere in mano le redini degli ascolti: dopo circa due anni, sono stati ritrovati i cadaveri dei due sfortunati fratellini di Gravina. Cercati in Romania, e in tutta la campagna circostante, erano poco lontani da casa. La gente da casa si commuove e dimentica Sanremo, e come dargli torto?

3° giorno:

Nonostante il festival si sia aperto con un omaggio a Domenico Modugno, “ Volare” cantato da Gianni Morandi e un montaggio in cui da Cutugno ai Beatles, tutti sembrano cantarla e c’è un francobollo commemorativo per “Mister Volare”, il festival non decolla e non “vola”. Chiambretti è il mattatore. Baudo, carinamente, gli fa da spalla. Siamo in campagna elettorale e le battute su Pippo “comunista” si sprecano e lentamente fiaccano anche i suoi ammiratori più sfegatati. Andrea Osvart, la “valletta” bionda, modella ungherese, attrice, conosciuta in Italia per alcune fiction, non riceve critiche positive, anzi, un po’ cattivelle, però intrattiene l’ospite d’onore Lanny Kravitz, cantante molto amato, in fluente inglese.

4° giorno:

Tutti malati. Un tempo molto birichino fa venire la febbre a Baudo. Bianca Guaccero ha un calo di voce pazzesco; l’incontro alle prove, è giù di tono, struccata, ma sempre bella, le dico che sono di Bitonto, mi promette un’intervista e una foto, ma sono io a suggerire un altro giorno, la vanità e la complicità tra donne ci vuole sempre. Lo show must go on e Baudo e la Guaccero, imbottiti di antibiotici portano avanti lo spettacolo. Bianca è osannata da tutti, è grintosa, brava, ha una volontà di ferro e conquista titoli di benemerenza a non finire. La chiamano la “tosta Bitontina”. In sala Ariston, un gruppo di bitontini (è destino: io, senza saperlo, ero seduta per caso accanto a loro) fa un tifo rumorosissimo e Baudo ringrazia in diretta Bitonto. In sala stampa, però, gli umori non sono altrettanto benevoli, anzi l’aria è “avvelenata”. Chiambretti cerca di smussare la situazione, recitando giaculatorie a mani giunte per ingraziarsi i giornalisti. I toni invece diventano quasi cattivi, il nervosismo è ormai padrone, un cattivo padrone. Chiambretti dà dell’imbecille ad un giornalista, si scusa subito dopo, ma la frittata è fatta! Baudo fa di peggio e alla domanda di un giornalista sulla noia del festival, lui perde le staffe (mai visto un Baudo così): ”Volete uno share più alto, prendiamoci a pesci in faccia, scazzottiamoci, sputiamoci, così imbarbariamo il pubblico, lo fottiamo e avremo un’Italia di merda”. Apriti cielo!!!! Interviene l’onorevole Fini, ma la verità come il solito è travisata e riportata male. Io, che ero presente, posso dirvi che BAUDO È UMANO, e un momento di debolezza glielo si può anche perdonare. La TV spazzatura è il tema di una mia domanda. L’avevo preparata per i vertici RAI, ma per un caso sono dovuti andare via. Io ero iscritta a parlare e ho chiesto allora a Baudo: “Il dopo festival, è straordinario, è brillante, allegro, intelligente, mi chiedo perché invece di andare avanti ad un’ora impossibile (la gente lavora la mattina!) non usarlo come ‘traino’ (questo in gergo, serve a trainare il programma che segue senza che la gente cambi canale n.d.r.), insomma, prima del festival si manda in onda il riassunto ironico del giorno prima, la gente ride ed è stimolata a vedersi il festival! Sempre meglio della TV dei pacchi, o di gente che dalla faccia di uno deve indovinare che mestiere fa. La signora Ciampi non vi ha insegnato nulla, quando parlava della TV deficiente! Credete davvero che il pubblico italiano che paga il canone si meriti spettacoli cosi idioti?” Era presente Fabrizio Frizzi, presentatore di uno dei succitati show e ho continuato: “Non ce l’ho con lei Signor Frizzi, ma ho facoltà di pensiero e lo uso”. Gelo in sala stampa, ma molti colleghi annuiscono. Baudo rompe il silenzio pesante e allargando le braccia e con un enorme sorriso mi dice: “Sei una rivoluzionaria tu, eh, una rivoluzionaria, l’ho capito sai” e mi fa un gesto bonario come a dire: ”Ragazzaccia birichina”.

Ci rincontriamo alle prove e mi sorride, si ricorda di me dall’anno scorso, e mi dice che ovviamente non è lui a fare il palinsesto delle trasmissioni.

5° giorno:

Ormai è sicuro, il festival è un “FLOP”. Troppo lungo, troppa pubblicità, poco spettacolo, canzoni tristi, com’è in generale, attualmente, il clima italiano. Sanremo dovrebbe essere una settimana d’evasione e invece c’è chi dice BASTA! Aboliamo il festival. Basta con questo lamento lungo una settimana, facciamolo più corto, e ognuno ha la sua ricetta, gli italiani sono tutti “allenatori di calcio e direttori RAI” . Un grande incontro ce l’ho con Eugenio Bennato, ad una festa cui sono invitata. Lui canta “Grande sud “, un bel pezzo che ovvio parla del sud di tutto il mondo, di emigranti di oggi e di ieri. Un pezzo ritmato, uno dei pochi che ti fa alzare la testa e guardare il maxi schermo in sala stampa. È ben felice di salutare con gioia voi lettori e ricorda con tenerezza uno spettacolo proprio a N.Y. dove una signora anziana, ad un certo punto, con grande contrarietà del marito, si è scatenata in una magica “tarantata” ( ballo d’antiche origini praticata nel leccese, a cui già da molti anni è dedicato un grande festival dove arrivano da tutta Italia e da tutto il mondo, emigranti e non!) Bennato è da sempre innamorato del sud, e cerca testi e antiche canzoni che poi ri-arrangia, anzi, mi chiede se conosco italo-americani che ricordano qualche canzone ormai qui dimenticata. Fatevi avanti, lettori, ho il suo indirizzo! C’è un'altra canzone che come ho detto mi desta dal torpore sanremese, è un cantautore “sui generis”, un poeta, e infatti vince, con una maggioranza schiacciante, il premio della critica: è Francesco Tricarico, con il suo desiderio di “Una vita Tranquilla”, e devo dire in questo momento desiderio di molti! Siamo alle battute finali, la liturgia di Sanremo si è consumata. La Tatangelo si è presa la sua dose di critiche perché cantava le peripezie di un gay, con relativi dibattiti pro e contro, Cutugno litiga in diretta al dopo festival con un giornalista, la Bertè, colpo di scena, ha scritto le parole di una canzone già scritta 20 anni prima e viene esclusa dalla gara, si teme in un suo gesto infelice (sua sorella Mia Martini anni fa è stata trovata morta: suicidio?). Lei, invece, appare sul palco in manette. Baudo, molto paterno, consola le lacrime sincere di una “Bad girl”  dal cuore sensibile. Qualcuno ha titolato questo festival “Bautanic”, una catastrofe, un naufragio. Per me, la vera miseria del festival è la vigliaccheria dei discografici e degli stessi cantanti che hanno paura di essere esclusi, di essere in gara… ma siamo seri, così uccidete una bellissima tradizione e la stessa canzone italiana. Non capisco, se sei un Vasco Rossi o un  Ramazzotti, nessun fan se la prenderà se arrivi ultimo o primo, oh no!! I “grandi”, per intenderci quelli che riempiono gli stadi, a Sanremo non vengono, o almeno fanno gli “ospiti d’onore”, ma non si sentono un po’ a disagio nei confronti di chi in quel momento magari non è proprio al top? Sanremo assomiglia sempre più al reality show “L’isola dei famosi”, il noto programma che rimette in gioco carriere un po’ in ombra o addirittura in declino. Che tristezza. Come pretendono i vertici RAI che gli ascolti salgano? Baudo, da solo, non basta a fare i miracoli. I duetti, come il solito, sono un grande evento, ma non sono bastati a risollevare le sorti del Festival. Gli ospiti d’onore nemmeno. Quest’anno ci sono stati: Ben Harper, un meraviglioso Jovanotti che mi ha confessato, in una mini intervista, che ha un sacco di parenti italo-americani a New York, gli inossidabili Pooh, Fiorella Mannoia, Giorgia, Marc Yu, giovanissimo pianista fenomeno cino-americano di nove anni, e tanti altri. Una delusione devo in ogni caso registrarla: tra gli ospiti d’onore c’era Carlo Verdone, un grande della comicità italiana, che è venuto per ben due volte, ma era imbarazzante perché ha fatto uno spot gigante del suo ultimo film, e fra gag viste e riviste, lo sbadiglio era dietro l’angolo! Chiacchiero a lungo con il giornalista di Rai 2, Vittorio Entrocaso. Mi chiede della nostra rivista e si abbandona ai ricordi di suoi parenti arrivati ad Ellis Island, nel 1920. Mi chiede una foto con il giornale, magari leggono L’IDEA, chissà, e sorride… C’è un’ultima cosa che non mi va giù. La giuria di qualità, cos’è? Sono Vip, da Frizzi a Magalli, a Boncompagni, Cecchetto, unici forse ad avere questo titolo, poiché gli altri onestamente a parte essere VIP non credo abbiano molte qualità per giudicare. Chiamatela giuria VIP e così sia. Urca! Vuoi vedere che anche a me sta venendo la sindrome dell’allenatore?! Vincitori: Primi classificati, Lola Ponce e Jo di Tonno, con una canzone tratta da un musical di Gianna Nannini, seconda, Anna Tatangelo e terzo, Fabrizio Moro. Alla prossima volta, cari lettori, ma, CI SARÀ UN SANREMO 2009?

 

 

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