.::GIUGNO 2008::.

Il Mito della velocità

F.I.A.T. 500

di Patrizia Di Franco

“L’automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità di una seduttrice…ma per contro delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza”(Gabriele D’Annunzio). Nel “Manifesto del futurismo”(1909)stilato da Filippo Tommaso Martinetti, “automobile” figura al maschile. In una lettera indirizzata al senatore Giovanni Agnelli, D’Annunzio decreterà il genere, sarà lui ad imporre nell’uso corrente il termine automobile al femminile. Il parallelo diffuso tra l’automobile e la”proverbiale”volubilità e incostanza delle donne (stereotipi duri a morire tuttora, nonostante una galoppante volubilità e inaffidabilità tutta al maschile), o con la cosiddetta “bisbetica” da domare, ha ovvie probabilità di imporsi. Infatti, proprio sui mille luoghi comuni dell’immaginario collettivo maschile, topoi il più delle volte soggettivi e non corrispondenti alla realtà, il vate gioca e fa leva, D’Annunzio si diverte a paragonare le donne ai motori. “Il mito della velocità” è il titolo della bellissima mostra ospitata al Palazzo delle esposizioni di Roma, una mostra tematica ma variegata: arte, motori e società nell’Italia del Novecento. Un affascinante excursus su un tema declinato in tutte le sue forme, un allestimento dal suggestivo impatto scenografico e policromatico, a cura di Eugenio Martora e Patrizia Pietrogrande, coprodotto da Contemporanea progetti e Azienda Speciale PalaExpo. La mostra si apre per l’appunto con un’accurata sezione dedicata alle Gare, ai piloti, alle automobili e alle moto dei record.  Un tuffo nel passato con la rara possibilità di scoprire e osservare da vicino le storiche auto guidate da Tazio Nuvolari. Si ammirano la Fiat 130 HP, l’Alfetta del 1951, le Maserati  degli anni Cinquanta e Sessanta, la Ferrari del campione del mondo Michael Schumacher. Gli appassionati di motociclette, come la sottoscritta, guardano estasiati, sorridenti, le prime moto d’inizio secolo, e si soffermano ad osservare con attenzione le Frera, Moto Guzzi, Gilera, la storica Vespa, la mitica Ducati, Cagiva. Una fiammante Ducati “Marianna” del 1955, cattura lo sguardo dei visitatori. Le origini della Ducati sono legate non ai circuiti, all’universo delle competizioni su due ruote, ma alle strade italiane. Nel 1954 l’azienda di Borgo Panigale venne scissa in Ducati Elettrotecnica e Ducati Meccanica. L’ingegnere Fabio Taglioni venne assunto dalla Meccanica e rese celeberrima in tutto il mondo la Ducati. In soli sei mesi mise a punto la prima vera moto da gara, la Gran Sport, ribattezzata “Marianna” giacché il progetto venne sviluppato nel corso delle celebrazioni mariane. La Marianna divenne la porta fortuna della Ducati, s’impose al debutto nel 1955, al Motogiro d’Italia; e alla Milano-Taranto nella categoria 125, guidata da Giuliano Moggi il quale conquistò il Motogiro nel 1956 e fino al 1957 (anno in cui furono sospese le corse di gran fondo, a causa dell’incidente mortale di Alfonso De Portago alla Mille Miglia). Negli anni successivi Ducati si concentrò nelle gare su pista, con lo sviluppo delle prime Gran Prix 125 dotate del noto sistema desmodromico. Nel maggio 2001, Ducati Corse annunciò e profetizzò il Successo della Ducati Desmosedici, che avrebbe riportato Ducati nella categoria Regina della Moto GP. E nel 2006 Troy Bayliss conquistò assieme a Capirossi la prima doppietta per la Ducati a Valencia. Nel 2007 s’impose Casey Stoner come talento fenomenale che riuscì ad infrangere l’egemonia nipponica durata ben 33 anni. Stoner e Ducati vennero consacrati campioni del mondo Moto GP ! In un periodo storico in cui tanti (troppi!) detrattori criticano l’Italia e n’enfatizzano i problemi (rifiuti in Campania, mozzarella di bufala campana alla diossina, vini adulterati, problemi politici ed economici), è giusto ricordare il bello dell’Italia: arte, storia, cultura, musica, opera, cinema, enogastronomia, et cetera, e i vessilli eccellenti dell’Italia tra cui per l’appunto la Ducati e la Ferrari. Troppo facile criticare quando tutti lo fanno (stampa estera in primis ma anche tanti connazionali non obiettivi e con poca capacità critica e analitica) e unirsi al coro, al gregge.

Questa mostra ha avuto il pregio e il merito di mostrare il genio italico in tutte le sue forme: arte, moda, motori, cinema, comunicazioni, aviazione, telecomunicazioni. Si dia a Cesare quel che è di Cesare, non scivolando in qualunquismo, demagogia, populismo, retorica da quattro soldi, superficialità, poca ed errata informazione e cognizione di causa. Tra le bellezze e le geniali invenzioni del nostro paese, spicca la mitica Fiat 500. Brillano gli occhi a tutti nel guardare questa straordinaria rivoluzione. Su una pedana è collocata una Fiat 500 bianca che ci ricorda l’infanzia, gli anni Settanta. È stata la prima automobile che ho “guidato”, a soli 3-4 anni, seduta sulle ginocchia del mio caro papà. Tra le mie manine di bambina curiosa, vivace e impavida, il volante, mentre papà m’insegnava a scalare le marce. La Fiat 500, con circa 3 milioni e 800mila esemplari, prodotti dal 1957 al 1975, divenne un vero e proprio status symbol per gli italiani. Interclassista, trasversale, “democratica”, non appartenendo ad un mercato elitario, di nicchia esclusiva circoscritta dal costo e dalle prestazioni, riscosse un clamoroso successo, ad ogni livello sociale. Le sue prestazioni furono adattate a tutti gli usi: 500 da Corsa, da fuoristrada, fuoriserie, da record. Carrozzeria a struttura portante realizzata in lamiera d’acciaio stampata: fu lo stesso ingegnere Dante Giocosa a seguire con minuzia la realizzazione di quest’importante elemento della vettura. La Fiat 500 negli intenti doveva essere un prodotto dai costi contenuti, ma al contempo comodo, pratico, bello da vedere, “simpatico”, con appeal, che avrebbe dovuto far concorrenza sia per funzionalità sia per economicità allo scooter, alla stessa amata Vespa, nata nel 1946 ed esplosa con il modello Vespa 150 GS Piaggio, tuttora ricercatissima, al pari delle prime Fiat 500, da collezionisti di auto e moto d’epoca, di tutto il mondo. Negli anni Sessanta, la Fiat 500 vinse il “Compasso d’oro”, il massimo riconoscimento italiano per il Design industriale. Adesso sta spopolando la nuova Fiat 500: carrozzeria rigorosamente a 3 porte, linee tondeggianti ispirate al mito della Fiat 500, lanciata il 4 luglio 1957 nella mia natìa Torino. È stata presentata al pubblico lo scorso anno proprio in occasione del Cinquantenario della nascita. La nuova Fiat è più grande rispetto al prototipo, al modello originario: è lunga 355 cm, larga 165 cm, alta 149 cm, con un passo di 230 cm. I motori sono a basso impatto ambientale: il diesel 1.3 Mjet da 75 cv, e i due benzina 1.2 da 69 cv e 1.4 da 100 cv sono rigorosamente EURO 5, cambio meccanico a 5 o 6 marce. La nuova Fiat 500 può essere personalizzata con decalcomanie, e interni ed esterni possono, su richiesta, essere scelti tra una gamma considerevole di colori e rivestimenti. Dalla Fiat 500 nella mostra di Roma, agli apparecchi telefonici a batteria centrale per centrali di commutazione automatica, al cinema di Michelangelo Antonioni con “Blow up”, a Dino Risi con “Il sorpasso” del 1962, a Luigi Zampa con il film “Il vigile” interpretato dal grande Alberto Sordi. E poi i primi telefoni, il Marconi’s Wireless Telegraph Company, detector magnetico; e il telefono nero da parete, a batteria centrale automatico, chiamato Siti-Doglio, del 1927; la mitica macchina per scrivere “Valentine” Olivetti, portatile, color rosso acceso, in plastica, progettata da Ettore Sottsass jr ( i primi articoli li scrissi con un’Olivetti celeste). Le piccole radio, i primi televisori piccoli, il popolarissimo”Grillo”, ideato da Marco Zanuso e Richard Sapper nel 1966, una sorta di cellulare ante litteram, un precursore dei telefonini, il quale vinse anch’esso, come la Fiat 500, il Compasso D’oro per il design nel 1967. Ammiriamo le opere di Depero, dei futuristi, il modellino del treno Arlecchino, la maglia bianca indossata da fausto Coppi, gli abiti di Emilio Pucci, Roberta di Camerino, l’arte cinetica di valenti artisti italiani, le locandine di celebri film come “Totò al giro d’Italia” di Mario Mattoli, l’informatica in Italia, le fibre ottiche, i primi fax (il link fax di Michele De Lucchi) e i primi personal computer, la  Calcolatrice elettronica di Mario Bellini, le auto (i vari modelli, tra cui l’avveniristico Aztec, spider a due posti, due cockpit, due volanti, due abitacoli, quasi spaziale anche nelle linee e design) progettate da Giorgetto Giugiaro e la Lamborghini, fondata nel 1963 da Ferruccio Lamborghini. Una mostra intensa, ricca, con il fil rouge della velocità, sviluppo, progresso, evoluzione. Passato, tradizione, miti, la storia, la memoria, con uno sguardo proiettato verso il futuro, che si spera sia sempre migliore del passato e del presente, portatore di benessere non solo economico e di idee, progettualità, genio italiano. Una mostra che fa ricordare, sognare, sorridere, che mette di buon umore, che dovrebbero vedere i perenni insoddisfatti che sputano nel piatto in cui han mangiato o mangiano, gli ipercritici che pontificano, criticano, ma non sanno essere mai né obiettivi né intelligentemente propositivi e pragmatici. Un evento espositivo di forte impatto scenografico, ma anche emotivo e psicologico, che ha riscosso meritatamente un gran successo. Una straordinaria mostra “didattica” che fa bene agli italiani e all’Italia, non solo in termini di immagine; un’eredità importante per noi e le nuove generazioni, una mostra che si porta con sé, nell’anima, per sempre.

IDEA GIUGNO 2008

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