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La Finanziaria 2009 e
il rinvio delle elezioni
di
Silvana Mangione
Il 2008 è finito con
due “Big Bang” che hanno colpito, non molto favorevolmente, gli
italiani all’estero. Il primo e più duro è stato la falcidia, operata
dalla legge di Bilancio per il 2009, sul sostegno economico alle attività
degli italiani all’estero. La Finanziaria ha tagliato oltre il 50% dei
fondi per gli italiani all’estero, decurtando pesantemente, fra
l’altro, sia l’assistenza diretta e indiretta ai nostri connazionali
indigenti sia i contributi per l’insegnamento della lingua italiana.
Parliamo un po’ di cifre: la legge di bilancio 2008 (governo Prodi)
conferiva alle attività degli italiani all’estero €73.339.177, di cui
sono stati spesi €58.246.995,17. La legge di Bilancio 2009 (governo
Berlusconi) assegna €31.533.089 con una diminuzione del 57% sulle
previsioni 2008 e del 45,86% sulle somme effettivamente erogate. Questo
alla luce della tabella che ci è stata presentata a novembre 2008. Da
allora sono stati recuperati €8.000.000, che sono stati così suddivisi:
€6 milioni all’assistenza, €2 milioni alla lingua e la cultura.
Benissimo, direte voi. Non
proprio rispondo io, perché bisogna capire da dove vengono gli €8
milioni che sono stati “salvati”. Nel 2009 ci dovevano essere le
elezioni dei Com.It.Es. – Comitati degli Italiani all’Estero – che
costano, da sole, ben 6 milioni di Euro. Entro quattro mesi dal rinnovo
dei Com.It.Es. dovevano aver luogo le consultazioni per la scelta dei
Consiglieri del CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero
– il cui costo è di un milione di Euro. Fate i conti: 6 + 1 = 7, cui si
aggiunge un altro milione trovato non so dove (non ce l’hanno detto
ufficialmente) e avrete capito a scapito di che cosa è stato rimpinguato
il cassettino delle politiche per gli italiani all’estero.
Infatti, nel dicembre scorso, invece di leggere il decreto di indizione
delle elezioni degli organismi di rappresentanza di base e di “centro”
di noi emigrati è stata approvata una leggina che le rinvia e stabilisce
che si dovranno tenere entro la fine del 2010. I diplomatici ce
l’avevano già detto ufficiosamente a Roma, durante la Conferenza dei
Giovani Italiani nel Mondo. Loro prevedono addirittura uno slittamento
fino al 2011. Vero è che quest’anno gli impegni per i costi di gestione
della democrazia, diretta e indiretta, nazionale e internazionale, saranno
altissimi. Ci sarà il referendum sulla legge elettorale. Ci sono le
elezioni amministrative in parecchie Regioni, Province e Comuni italiani e
le consultazioni europee. Noi cittadini italiani residenti al di fuori
dell’Europa Unita siamo cittadini di serie C, perché siamo esclusi da
due su tre importantissimi momenti democratici. A meno che non rientriamo
in Italia, noi non voteremo né per le europee né per le amministrative.
Non è piacevole sentirsi doppiamente bloccati nell’esercizio di un
diritto primario. Non possiamo contribuire alla selezione dei
“manager” politici delle nostre Regioni e dei nostri Comuni proprio
mentre i rapporti con i corregionali all’estero stanno assumendo un peso
ed un rilievo costantemente crescenti. Non possiamo scegliere chi va al
Parlamento di Strasburgo proprio quando in tutta la EU è nato un
movimento di espatriati per costituire un Consiglio Generale degli Europei
all’Estero ispirato all’italianissimo CGIE. Sarà il Parlamento di
Strasburgo a definire gli strumenti della nuova politica per i cittadini
europei (e quindi italiani) che risiedono fuori dai loro paesi di origine
o di cittadinanza. E noi, i diretti interessati, non potremo dire:
vogliamo questa o quella persona a far valere i nostri punti di vista.
Tornando al rinvio di
Com.It.Es.e CGIE, è sempre una brutta decisione quella di non rispettare
i tempi della democrazia, prorogando il mandato già lungo degli organismi
di rappresentanza. C’è appena stata, come dicevamo, la splendida
Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo. Uno dei risultati più
entusiasmanti è stato l’assistere al loro crescente desiderio di
impegnarsi all’interno dei Com.It.Es., di entrare a far parte del CGIE.
Ne eravamo felici e la coincidenza delle prossime elezioni sembrava
operare a favore dell’obiettivo, inseguito per anni, del coinvolgimento
dei giovani nelle “cose” delle comunità italiane all’estero.
Sfortunatamente, il rinvio dilata i tempi oltre misura ed ora bisogna
mantenere viva la fiammella che si era accesa a dicembre a Roma.
Ma ogni situazione, anche la
peggiore, può avere un risvolto positivo. Nel corso di due anni sarà
possibile arrivare alla riforma delle leggi istitutive del Com.It.Es. e
del CGIE, dopo la riforma costituzionale dello Stato. È ovvio che le
scelte del Parlamento italiano, in materia della sua stessa composizione e
attribuzioni, modificheranno il regime del voto e della rappresentanza
parlamentare degli italiani all’estero. I boati che vengono da Roma
annunciano che ci sarà tolto il diritto di eleggere direttamente i nostri
parlamentari fra candidati italiani residenti all’estero e verremo
costretti a votare per i candidati delle nostre circoscrizioni di origine,
che nella maggior parte dei casi sanno poco o nulla di noi, al di là di
ridicoli stereotipi sulle valigie di cartone e il fatto che – secondo
loro – non paghiamo le tasse. Le valigie di cartone stanno nei musei e
noi paghiamo tasse su tutto quello che possediamo e produciamo in Italia,
senza averne il corrispettivo dei servizi.
Se non avremo più i nostri
parlamentari, il CGIE andrà rafforzato, perché tornerà ad essere
l’unica rappresentanza a Roma di tutti gli italiani che vivono fuori
d’Italia, come è stato dal 1991 fino al 2006. Il CGIE ha fatto
moltissimo nei suoi diciassette anni di vita, indirizzando le politiche
dell’insegnamento della lingua e della cultura italiana, lottando per
avere fondi, esaminando tutti gli aspetti della nostra vita fuori dai
confini e suggerendo le soluzioni, spesso accolte dai governi che si sono
succeduti. Così facendo è diventato molto antipatico da una parte alle
autorità che contano davvero, dall’altra a chi non ha ancora capito o
voluto capire il suo enorme lavoro.
Il
mondo, come sempre, si divide in due realtà: quelli che protestano contro
qualcosa che è stato fatto da chi ne ha l’autorità e quelli che
lavorano per prevenire i fatti negativi. Il CGIE appartiene ai secondi, i
suoi denigratori ai primi. La tragicomica realtà è che i Com.It.Es. che
lottano per la cancellazione del CGIE sarebbero i primi a sparire in virtù
della proposta di riforma dei Com.It.Es. contro la quale il CGIE si sta
battendo a spada tratta. Vedremo cosa succederà.
IDEA
MARZO 2009

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