.::DICEMBRE 2006::.

  UNA FOSSA NEL CUORE DA BEN CINQUE ANNI

di Amalia Anzalone  

Lo scorso 27 settembre in un’intervista rilasciata al programma 60 Minutes della stazione televisiva CBS il sindaco della città di New Orleans, Ray Nagin ha detto: “Voi a New York in cinque anni non siete capaci di riparare una fossa nel suolo, quindi siamo ragionevoli”.  Il giornalista gli aveva semplicemente chiesto perché a distanza di oltre un anno dall’alluvione si vedono ancora per le strade di New Orleans automobili distrutte dal cedimento delle dighe del 30 agosto 2005 durante l’ondata principale dell’uragano Katrina.

Pochi giorni dopo il Sindaco Ray Nagin si é recato a New York ed ha chiesto scusa ai cittadini per aver usato il termine, “fossa nel suolo, quando si riferiva a quello che tutto il mondo ormai chiama Ground Zero, ossia il luogo dove prima sorgevano le torri gemelle.  Le sue scuse sono state accettate.  Le parole aspre di un sindaco che cerca di ricostruire la sua città colpita da un grosso disastro, che oltre a danni materiali ha causato la morte di tante persone, non hanno un grosso peso per i newyorchesi che dall’11 settembre 2001 hanno una fossa nel cuore. 

Quello che il sindaco, secondo me innocentemente, ha chiamato fossa nel suolo per noi non é altro che il luogo dove le persone si recano per ricordare quelli che inconsapevolmente hanno dato la loro vita l’11 settembre.  Questa fossa é anche il luogo dove da cinque anni ci si reca per dare omaggio a quelli che hanno fatto tanto per salvare le vittime degli attacchi terroristici.

Lo scorso 11 settembre ha segnato il quinto anniversario della tragedia. In questo giorno migliaia di persone sono accorsi a Ground Zero per ricordare solennemente il più triste evento nella storia americana. Alcuni erano lì per dare conforto con la loro presenza a chi ha perso una persona cara. Altri sono andati per ricordare un caro rimasto seppellito sotto le macerie delle grandi torri. La tristezza era enorme per tutti perché cinque anni sono troppo pochi per riparare una fossa nel cuore. Gli attacchi al World Trade Center, il Pentagono e al Volo 93 sono ancora vivi nella nostra mente e difficili da dimenticare.

Da tenere presente che negli ultimi cinque anni abbiamo anche sopravvissuto la paura dell’antrace, abbiamo appreso d’altri piani terroristici e grazie alla tecnica moderna siamo informati minuto per minuto di ciò che accade nelle guerre del Medio Oriente. 

Qui a New York si vive con la costante ansia che il terrorismo può ritornare.  L’agenzia MTA, Metropolitan Transportation Authority, società che gestisce le linee di trasporti locali a New York, continuamente raccomanda ai sette milioni di cittadini che fanno uso ogni giorno dei servizi di trasporto pubblico di dare avviso eventualmente notassero qualcosa o qualcuno sospettoso. Dopo l’11 settembre il loto motto é diventato: “Se vedi qualcosa, di’ qualcosa”.   I pendolari si sono dovuti dunque abituare alla forte presenza di polizia nelle 469 stazioni ferroviarie della zona metropolitana ed ai continui controlli di borse e pacchi.  Tutte precauzioni necessarie, dato che la stampa ci ricorda che anche cinque anni dopo l’11 settembre 2001 i terroristi sono vivi e minacciano costantemente.

Non esclusivamente New York ha dovuto adottare piani d’emergenza.  Dato che il terrorismo può colpire qualsiasi città americana, il governo ha costituito nel 2002 il National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, conosciuto semplicemente come The 9/11 Commission, un comitato che investiga sulle ragioni per cui quel tragico giorno i piani dei terroristi riuscirono a perfezione. Questo comitato ha anche il compito di pianificare soluzioni per ottenere una sicurezza più vigilante riguardo al terrorismo. Siamo fiduciosi che queste soluzioni siano molto efficaci e che proteggono tutti.

La domanda che molti si pongono é cosa ne sarà della vasta distesa nel lower Manhattan dove una volta sorgevano le torri gemelle. Dopo tanti dibattiti, riunioni e proteste, sembra proprio che il progetto di ricostruire Ground Zero accadrà. The Port Authority of New York and New Jersey, proprietario della zona dove sorgevano le torri, é pronto a dare il via al Freedom Tower. I giornali riportano giornalmente tutti i passi di quest’enorme progetto. É stato anche creato il sito www.wtc.com che da spiegazioni molto dettagliate sul Freedom Tower. L’imprenditore Larry Silverstein, in possesso della locazione edilizia delle torri gemelli dal luglio 2001, quando pagò oltre tre miliardi di dollari per un contratto di 99 anni, é anch’esso molto interessato nella costruzione del Freedom Tower. Lo scorso 29 settembre, insieme ai direttori del Port Authority, Silverstein ha annunciato che le prime colonne d’acciaio, 803 tonnellate complessive, sono arrivate a New York. Alcune di queste colonne hanno l’altezza di un palazzo di cinque piani. 

Quando tutto sembra in ordine per dare inizio a quella che potrebbe senz’altro essere la più importante costruzione nella storia di New York, il Sindaco Mike Bloomberg ha riassicurato i famigliari delle vittime che ci sarà un’ennesima ricerca su Ground Zero per assicurare che non ci si fabbricherà sui resti delle vittime. Da non dimenticare che le autorità della città tengono d’occhio l’intero progetto, per far sì che tutto si svolga non solo secondo le regolarità della legge edilizia, ma anche con il consenso dei famigliari delle vittime. Questi famigliari vogliono una nuova ricerca molto precisa, fatta da militari del governo di Washington, dato che lo scorso 18 ottobre, nel corso dei lavori di ricostruzione di una centralina di distribuzione a Ground Zero, la società di produzione elettrica Con Edison ha scoperto altri resti d’ossa umane trascurati per oltre cinque anni.  

Una volta che ci si é assicurati che nessuna vittima giace più a Ground Zero, il progetto avrà inizio a tutta velocità. Questa costruzione fornirà prova al mondo intero che New York, anche con una fossa nel cuore, guarda sempre verso il domani.

Osservando il disegno architettonico ci si rende conto che non si tratta più di due torri gemelle, ma di ben cinque grattacieli e un’area monumentale chiamata Reflecting Absence, ossia Riflettiamo L’Assenza.  Si era tanto parlato della necessità di costruire un monumento accanto ai nuovi palazzi. Tante idee erano sorte, ma nessuno riusciva a soddisfare i parenti delle vittime che farebbero chissà cosa per ritornare indietro e fermare quel tragico giorno. Reflecting Absence sembra proprio l’ideale. Non si tratta di un monumento ma di uno spazio nell’area di Ground Zero lasciato a parte come zona monumentale. Oltre dai nomi delle vittime, questo luogo é arricchito da una cascata e da due piscine, proprio come in un antico tempio d’acqua.  A differenza dell’antichità, dove si costruivano i tempi d’acqua per dare grande omaggio ai dei, l’acqua di Reflecting Absence rende omaggio non solo alle vittime dell’11 settembre ma anche quelle del primo attacco alle torri gemelle del 26 febbraio 1993. Accanto alle strutture monumentali ci saranno per i visitatori posti per sedersi e riflettere l’assenza di tutti quelli e di tutto quello che non é più dall’11 settembre. Sarà creata anche una stanza con tutti i resti di quelli non si sono potuti identificare. Questo luogo sacro si potrà visitare entro il 2012, quando si prevede che non solo l’area monumentale ma anche le altre torri saranno completate.

Altri sei anni dunque e poi, come direbbe Ray Nagin, la fossa nel suolo sarà riparata e la costruzione che tutto il mondo sta aspettando sarà completata. Per quando riguarda la riparazione della fossa nel cuore, non so se si può fare un preventivo.  Il giornalista Tom Brokaw ha detto recentemente che cinque anni dopo l’11 settembre abbiamo una generazione che man mano che cresce ricorda vagamente i tragici eventi terroristici del 2001. Una generazione che forse non ricorda già più che l’11 settembre ci unì tutti.  Io voglio aggiungere che cinque anni dopo l’11 settembre é nostro compito istruire questa nuova generazione con le parole di Giovanni XXIII, il Papa dell’amore, dell’unità e della pace, che sostenne: “La vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia”.  A questa nuova generazione che man mano cresce, ossia i leader del futuro, diamo la nostra fiducia, con la speranza che ricorderanno sempre le parole di Giovanni XXIII, affinché nel futuro non ci sia mai più un altro 11 settembre.  Per quando riguarda gli imprenditori del progetto Freedom Tower e tutti quelli impegnati nella costruzione, dagli architetti ai muratori a tutti quello che ogni giorno andranno a lavorare in questi grattacieli, vanno non solo gli auguri sinceri di tutta New York ma del mondo intero.

 

IDEA DICEMBRE 2006

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