UNA
FOSSA NEL CUORE DA BEN CINQUE ANNI
di
Amalia Anzalone
Lo
scorso 27 settembre in un’intervista rilasciata al programma 60 Minutes
della stazione televisiva CBS il sindaco della città di New Orleans, Ray
Nagin ha detto: “Voi a New York in cinque anni non siete capaci
di riparare una fossa nel suolo, quindi siamo ragionevoli”.
Il giornalista gli aveva semplicemente chiesto perché a distanza
di oltre un anno dall’alluvione si vedono ancora per le strade di New
Orleans automobili distrutte dal cedimento delle dighe del 30 agosto 2005
durante l’ondata principale dell’uragano Katrina.
Pochi
giorni dopo il Sindaco Ray Nagin si é recato a New York ed ha chiesto
scusa ai cittadini per aver usato il termine, “fossa nel suolo, quando
si riferiva a quello che tutto il mondo ormai chiama Ground Zero, ossia il
luogo dove prima sorgevano le torri gemelle.
Le sue scuse sono state accettate.
Le parole aspre di un sindaco che cerca di ricostruire la sua città
colpita da un grosso disastro, che oltre a danni materiali ha causato la
morte di tante persone, non hanno un grosso peso per i newyorchesi che
dall’11 settembre 2001 hanno una fossa nel cuore.
Quello che il sindaco, secondo
me innocentemente, ha chiamato fossa nel suolo per noi non é altro che il
luogo dove le persone si recano per ricordare quelli che inconsapevolmente
hanno dato la loro vita l’11 settembre.
Questa fossa é anche il luogo dove da cinque anni ci si reca per
dare omaggio a quelli che hanno fatto tanto per salvare le vittime degli
attacchi terroristici.
Lo
scorso 11 settembre ha segnato il quinto anniversario della tragedia. In
questo giorno migliaia di persone sono accorsi a Ground Zero per ricordare
solennemente il più triste evento nella storia americana. Alcuni erano lì
per dare conforto con la loro presenza a chi ha perso una persona cara.
Altri sono andati per ricordare un caro rimasto seppellito sotto le
macerie delle grandi torri. La tristezza era enorme per tutti perché
cinque anni sono troppo pochi per riparare una fossa nel cuore.
Gli attacchi al World Trade Center, il Pentagono e al Volo 93 sono
ancora vivi nella nostra mente e difficili da dimenticare.
Da
tenere presente che negli ultimi cinque anni abbiamo anche sopravvissuto
la paura dell’antrace, abbiamo appreso d’altri piani terroristici e
grazie alla tecnica moderna siamo informati minuto per minuto di ciò che
accade nelle guerre del Medio Oriente.
Qui a New York si vive con la
costante ansia che il terrorismo può ritornare.
L’agenzia MTA, Metropolitan Transportation Authority, società
che gestisce le linee di trasporti locali a New York, continuamente
raccomanda ai sette milioni di cittadini che fanno uso ogni giorno dei
servizi di trasporto pubblico di dare avviso eventualmente notassero
qualcosa o qualcuno sospettoso. Dopo l’11 settembre il loto motto é
diventato: “Se vedi qualcosa, di’ qualcosa”.
I pendolari si sono dovuti dunque abituare alla forte presenza di
polizia nelle 469 stazioni ferroviarie della zona metropolitana ed ai
continui controlli di borse e pacchi.
Tutte precauzioni necessarie, dato che la stampa ci ricorda che
anche cinque anni dopo l’11 settembre 2001 i terroristi sono vivi e
minacciano costantemente.
Non
esclusivamente New York ha dovuto adottare piani d’emergenza.
Dato che il terrorismo può colpire qualsiasi città americana, il
governo ha costituito nel 2002 il National Commission on Terrorist Attacks
Upon the United States, conosciuto semplicemente come The 9/11 Commission,
un comitato che investiga sulle ragioni per cui quel tragico giorno i
piani dei terroristi riuscirono a perfezione. Questo comitato ha anche il
compito di pianificare soluzioni per ottenere una sicurezza più vigilante
riguardo al terrorismo. Siamo fiduciosi che queste soluzioni siano molto
efficaci e che proteggono tutti.
La
domanda che molti si pongono é cosa ne sarà della vasta distesa nel
lower Manhattan dove una volta sorgevano le torri gemelle. Dopo tanti
dibattiti, riunioni e proteste, sembra proprio che il progetto di
ricostruire Ground Zero accadrà. The Port Authority of New York and New
Jersey, proprietario della zona dove sorgevano le torri, é pronto a dare
il via al Freedom Tower. I giornali riportano giornalmente tutti i passi
di quest’enorme progetto. É stato anche creato il sito www.wtc.com che da spiegazioni molto dettagliate
sul Freedom Tower. L’imprenditore Larry Silverstein, in possesso della
locazione edilizia delle torri gemelli dal luglio 2001, quando pagò oltre
tre miliardi di dollari per un contratto di 99 anni, é anch’esso molto
interessato nella costruzione del Freedom Tower. Lo scorso 29 settembre,
insieme ai direttori del Port Authority, Silverstein ha annunciato che le
prime colonne d’acciaio, 803 tonnellate complessive, sono arrivate a New
York. Alcune di queste colonne hanno l’altezza di un palazzo di cinque
piani.
Quando tutto sembra in ordine
per dare inizio a quella che potrebbe senz’altro essere la più
importante costruzione nella storia di New York, il Sindaco Mike Bloomberg
ha riassicurato i famigliari delle vittime che ci sarà un’ennesima
ricerca su Ground Zero per assicurare che non ci si fabbricherà sui resti
delle vittime. Da non dimenticare che le autorità della città tengono
d’occhio l’intero progetto, per far sì che tutto si svolga non solo
secondo le regolarità della legge edilizia, ma anche con il consenso dei
famigliari delle vittime. Questi famigliari vogliono una nuova ricerca
molto precisa, fatta da militari del governo di Washington, dato che lo
scorso 18 ottobre, nel corso dei lavori di ricostruzione di una centralina
di distribuzione a Ground Zero, la società di produzione elettrica Con
Edison ha scoperto altri resti d’ossa umane trascurati per oltre cinque
anni.
Una volta che ci si é
assicurati che nessuna vittima giace più a Ground Zero, il progetto avrà
inizio a tutta velocità. Questa costruzione fornirà prova al mondo
intero che New York, anche con una fossa nel cuore, guarda sempre verso il
domani.
Osservando
il disegno architettonico ci si rende conto che non si tratta più di due
torri gemelle, ma di ben cinque grattacieli e un’area monumentale
chiamata Reflecting Absence, ossia
Riflettiamo L’Assenza. Si
era tanto parlato della necessità di costruire un monumento accanto ai
nuovi palazzi. Tante idee erano sorte, ma nessuno riusciva a soddisfare i
parenti delle vittime che farebbero chissà cosa per ritornare indietro e
fermare quel tragico giorno. Reflecting Absence sembra proprio l’ideale.
Non si tratta di un monumento ma di uno spazio nell’area di Ground Zero
lasciato a parte come zona monumentale. Oltre dai nomi delle vittime,
questo luogo é arricchito da una cascata e da due piscine, proprio come
in un antico tempio d’acqua. A
differenza dell’antichità, dove si costruivano i tempi d’acqua per
dare grande omaggio ai dei, l’acqua di Reflecting Absence rende omaggio
non solo alle vittime dell’11 settembre ma anche quelle del primo
attacco alle torri gemelle del 26 febbraio 1993. Accanto alle strutture
monumentali ci saranno per i visitatori posti per sedersi e riflettere
l’assenza di tutti quelli e di tutto quello che non é più dall’11
settembre. Sarà creata anche una stanza con tutti i resti di quelli non
si sono potuti identificare. Questo luogo sacro si potrà visitare entro
il 2012, quando si prevede che non solo l’area monumentale ma anche le
altre torri saranno completate.
Altri
sei anni dunque e poi, come direbbe Ray Nagin, la fossa nel suolo sarà
riparata e la costruzione che tutto il mondo sta aspettando sarà
completata.
Per quando riguarda la riparazione della fossa nel cuore, non so se si può
fare un preventivo.
Il
giornalista Tom Brokaw ha detto recentemente che cinque anni dopo l’11
settembre abbiamo una generazione che man mano che cresce ricorda
vagamente i tragici eventi terroristici del 2001. Una generazione che
forse non ricorda già più che l’11 settembre ci unì tutti.
Io voglio aggiungere che cinque anni dopo l’11 settembre é
nostro compito istruire questa nuova generazione con le parole di Giovanni
XXIII, il Papa dell’amore, dell’unità e della pace, che sostenne:
“La vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia”.
A questa nuova generazione che man mano cresce, ossia i leader del
futuro, diamo la nostra fiducia, con la speranza che ricorderanno sempre
le parole di Giovanni XXIII, affinché nel futuro non ci sia mai più un
altro 11 settembre. Per quando
riguarda gli imprenditori del progetto Freedom Tower e tutti quelli
impegnati nella costruzione, dagli architetti ai muratori a tutti quello
che ogni giorno andranno a lavorare in questi grattacieli, vanno non solo
gli auguri sinceri di tutta New York ma del mondo intero.
IDEA
DICEMBRE 2006

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