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Cento Anni Di
Futurismo
di
Antonio degl’Innocenti

Negli stessi anni in
cui si stava sviluppando il cubismo, dopo che Pablo Picasso aveva
assistito alla mostra retrospettiva di Cézanne e dato vita alla prima
esperienza di Cubismo “analitico” (si può vedere il Ritratto di
Ambroise Vollard, Mosca museo Puskin) insieme all’amico e coetaneo
George Braque, qualcosa di nuovo stava prendendo forma. Tutto si svolgeva
nell’incantevole fascino della capitale Francese, centro nevralgico e
prolifico di correnti e forme artistiche che avrebbero ed avevano segnato
in maniera incontrovertibile la storia dell’arte internazionale. É
proprio qui che il 20 Febbraio del 1909 apparì sul quotidiano francese Le
Figarò il manifesto futurista, ad opera del geniale e stravagante
letterato Tommaso Marinetti. Fu lo stesso autore a pagare di tasca propria
lo spazio sul quotidiano francese al fine di rendere il mondo partecipe
della sua idea che, due settimane prima, era apparsa fra le righe del
quotidiano Bolognese La Gazzetta Emiliana. Una vita vissuta da dandy che
lui stesso definì “tumultuosa, colorata e stramba”. Per alcuni era
considerato un ciarlatano, per altri un genio capace di rinnovare il
linguaggio poetico attraverso la pratica dei “paroliberi” o “parole
in libertà” incollando frammenti di giornali e componendo dei versi
capaci di rievocare, anche attraverso il carattere tipografico, il
linguaggio e tono dei nuovi media. Scrive Marinetti: “…bisogna
distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono…si
deve abolire l’aggettivo..l’avverbio..la punteggiatura..”

E
cosi che l’Italia ed il mondo ricordano quest’anno i cento anni della
nascita del Futurismo 1909-2009 che investi i più svariati campi delle
arti ma che si coniò a perfezione con l’espressione artistica della
pittura. Il Futurismo divenne il più importante movimento artistico
espresso nell’arte italiana del XX secolo. Umberto Boccioni ne fu
l’esponente maggiormente significativo e grazie al suo incontro con
Marinetti il fondatore ed ideatore. Il salto dalla letteratura alla
pittura fu breve trovando in entrambi i casi nuove forme di espressione
che si accomunavano nel concetto: espressione viva ed energica del mondo,
rifiuto del passato, amore per tutto ciò che è movimento, azione, rumore
dinamismo. “Un automobile in corsa è più bella della Nike di
Samontracia”. Era un po’ questa la ricetta del Futurismo,
un’avanguardia del tutto Italiana e che vale la pena riscoprire. Proprio
per questo le Scuderie del Quirinale di Roma, in
collaborazione con il Centre Georges Pompidou di Parigi e la Tate
Modern di Londra, hanno organizzato una grande
mostra dedicata al futurismo. A cento
anni dalla pubblicazione dell'appassionato e travolgente Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti la città di
Roma ha visto la mostra “Futurismo.
Avanguardia-Avanguardie”. Una
rosa di autori travolgenti come Soffici, Picasso, Balla, Carrà,
Duchamp, Braque e molti altri. Proprio la pittura fu una delle forme di
maggior espressione del Futurismo, nata a Milano, e dove i pittori divisionisti
Umberto
Boccioni, Carlo
Carrà, Giacomo
Balla, Gino
Severini e Luigi
Russolo, firmano il Manifesto
tecnico della pittura futurista, che ne stabiliva le regole:
abolizione nell'immagine della prospettiva tradizionale (già
precedentemente abolita da Picasso), a favore di una visione simultanea
per esprimere il dinamismo
degli oggetti. “….voi ci credete pazzi. Noi siamo invece i Primitivi
di una nuova sensibilità completamente trasformata. Fuori dall'atmosfera
in cui viviamo noi, non sono che tenebre. Noi Futuristi ascendiamo verso
le vette più eccelse e più radiose, e ci proclamiamo Signori della Luce,
poiché già beviamo alle vive fonti del sole" si legge sul manifesto
della pittura Futurista. Nel 1910
gli artisti Boccioni, Carrà e Russolo, esposero a Milano le prime opere
futuriste alla "Mostra d'arte libera" nella fabbrica Ricordi.
Alla morte
di Umberto
Boccioni nel 1916,
Carrà e Severini si ritrovano in una fase di evoluzione verso la Pittura
Cubista, di conseguenza il gruppo milanese si sciolse spostando la
città del movimento da Milano a Roma
con la conseguente nascita del Secondo
Futurismo. Anche il secondo futurismo, che si sviluppò due
anni dopo la morte di Umberto Boccioni nel 1918, non presentava in realtà
una vera unità stilistica: appare nel suo insieme come un movimento
eclettico. Importante in questa fase la comparsa del geometrismo di Balla
e Depero. Dal 1925 al '40, gli artisti futuristi riprendono e variano,
contaminandole con il surrealismo e la metafisica, le premesse poste da
Braque e Picasso garantendo in tal modo una continuità tra primo e
secondo futurismo.

I Futuristi volevano cambiare il mondo attraverso una travolgente
rivoluzione, e unire la vita all’arte in una meravigliosa, grande
utopia, rompendo ogni legame con la tradizione borghese e con i retaggi
del passato. La grande vitalità dell’avanguardia futurista fu quella di
aver pervaso trasversalmente le arti: la fotografia e il cinema (i
Bragaglia), la musica e il teatro (Russolo, Pratella), le arti decorative,
la pubblicità e la moda (Balla, Depero, Prampolini, Dottori), e persino
la gastronomia, con le proposte di accostare nuovi sapori d elementi fino
ad allora “separati senza fondamento”.
IDEA
SETTEMBRE 2009

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