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I
GIOVANI
IL
NOSTRO FUTURO,
LA
NOSTRA SPERANZA
di
Silvana Mangione

Il mondo
dell’Emigrazione – quella delle stanze dei bottoni
– ha finalmente “scoperto” i giovani. Sembra una battuta,
ma non lo è.
Il primo CGIE aveva chiesto nel lontano 1993 che si tenesse una
Conferenza con i Giovani, sui Giovani. La Conferenza nazionale non si è
fatta, ma le Regioni hanno colto la palla al balzo, come si suol dire, e
da allora hanno praticamente tutte tenuto, in Italia e all’estero,
incontri nei quali i giovani sono stati protagonisti ed hanno lanciato
una serie d’idee molto interessanti. Noi, che viviamo fuori, sappiamo
bene che il futuro dell’Italia all’estero si gioca nella definizione
di politiche intelligenti che tengano
legati i giovani di seconda e terza generazione alla patria di
lontana origine e non soltanto al paesello
di provenienza dei genitori, nonni o bisnonni.
Infatti, tutti i giovani, indistintamente, hanno sostenuto dappertutto
che non amano e non accettano le limitazioni derivanti dalla
connotazione rigidamente regionale – e perfino rigidamente italiana
– degli interventi e delle iniziative a loro favore.
Nel corso della Conferenza degli Italiani nel Mondo che si è svolta a
Roma nel dicembre del 2000, i giovani si sono riuniti in una
Preconferenza tutta loro, sponsorizzata dalla Regione Molise, ed hanno
stilato un documento finale che inizia con una precisa presa di
coscienza: “Noi giovani d’origine italiana nel mondo, che siamo la
risorsa globale alla quale l’Italia può legare la sua proiezione nel
mondo, chiediamo che ci vengano riconosciuti spazi e poteri adeguati per
partecipare alle decisioni riguardanti la definizione delle politiche
per gli italiani nel mondo”.
Gran parte del documento ripresenta – in chiave giovani – quella che
viene ironicamente definita
“la lista della spesa”, vale a dire le richieste che abbiamo
ossessivamente ripetuto ad ogni occasione, in ogni convegno, congresso,
seminario, simposio, e quant’altro. Ma ci sono delle cose nuove: prima
fra tutte la proposta che nella modifica alla legge istitutiva dei
Com.It.Es. – Comitati degli Italiani all’Estero – ai giovani venga
garantita una rappresentanza minima elettorale del 30%. Personalmente
non amo le norme che attribuiscono ad una singola categoria di persone
una quota “garantita” all’interno di organismi elettivi, perché
se da un lato si dà spazio ad una componente fondamentale della comunità,
dall’altro rimane la difficoltà di trovare un numero sufficiente di
giovani motivati, con cittadinanza italiana, che abbiano voglia di
presentarsi alle elezioni ed abbiano poi la costanza di partecipare alle
riunioni e la volontà di costruire, democraticamente, progetti per la
collettività. Tuttavia, se questo è l’unico modo, nel quale si
possono attirare e coinvolgere i giovani, ben venga e mettiamolo subito
in atto, anche se la modifica alla legge istitutiva dei Com.It.Es non
dovesse sancirlo. Basterà candidare giovani bravi e sostenerli con i
voti alle elezioni, come si è fatto per inserire un maggior numero di
donne nei Com.It.Es., anche senza l’assegnazione di quote.
Il secondo suggerimento davvero innovativo è che si costituisca: “un
Consiglio di giovani italiani residenti in Italia, composto di giovani
di ogni regione italiana, in modo che i giovani residenti all’estero
possano collegarsi e collaborare insieme sugli attuali problemi che
riguardano la gioventù e scoprire le iniziative concrete per il
futuro”. Al Consiglio di base italiana dovrebbe fare da interlocutore
un Osservatorio o un Consiglio dei Giovani italiani residenti
all’estero.
Il nuovo CGIE sta cercando di
far indire dal Governo e dal Parlamento la
Conferenza Mondiale dei Giovani, prevista dapprima per la
primavera del 2002, quindi rinviata alla primavera del 2003, al fine di
realizzare previamente uno studio approfondito sui giovani nel mondo.
Il CGIE ha già ricevuto
alcune offerte di ricerca in proposito, offerte che rivelano come gli
enti proponenti nulla o quasi nulla sappiano di emigrazione e di giovani
in emigrazione.
Stavolta la collettività italiana negli Stati Uniti non deve farsi
cogliere impreparata e deve offrirsi come “laboratorio” di tutto il
possibile. Infatti, l’emigrazione italiana in USA è iniziata oltre un
secolo e mezzo fa e non si è mai interrotta: ancora oggi arrivano
quotidianamente esponenti sia dell’emigrazione tradizionale sia della
cosiddetta fuga dei cervelli.
L’IDEA lancia quindi da queste pagine la proposta di
organizzare seminari/incontri fra i giovani.
I luoghi sono: ogni città
degli USA dove esiste una notevole concentrazione d’italiani.
I tempi sono: da oggi alla
primavera del 2003.
Gli sponsor sono: L’IDEA
con l’aiuto del CGIE, dei Com.It.Es., di FIERI, di quant’altri
vogliano collaborare con noi.
Questa
è un’occasione troppo importante e non possiamo farla gestire da
altri con un’ottica che non tenga conto della specificità e della
particolarità delle opportunità offerte dagli Stati Uniti.
Rimbocchiamoci le maniche e lavoriamoci tutti insieme. Attendiamo con
interesse i vostri suggerimenti.
IDEA
SETTEMBRE 2001

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