.::SETTEMBRE 2001::.

I GIOVANI

IL NOSTRO FUTURO,

LA NOSTRA SPERANZA

di Silvana Mangione

Il mondo dell’Emigrazione – quella delle stanze dei bottoni  – ha finalmente “scoperto” i giovani. Sembra una battuta, ma non lo è. Il primo CGIE aveva chiesto nel lontano 1993 che si tenesse una Conferenza con i Giovani, sui Giovani. La Conferenza nazionale non si è fatta, ma le Regioni hanno colto la palla al balzo, come si suol dire, e da allora hanno praticamente tutte tenuto, in Italia e all’estero, incontri nei quali i giovani sono stati protagonisti ed hanno lanciato una serie d’idee molto interessanti. Noi, che viviamo fuori, sappiamo bene che il futuro dell’Italia all’estero si gioca nella definizione di politiche intelligenti che tengano  legati i giovani di seconda e terza generazione alla patria di lontana origine e non soltanto al  paesello di provenienza dei genitori, nonni o bisnonni. Infatti, tutti i giovani, indistintamente, hanno sostenuto dappertutto che non amano e non accettano le limitazioni derivanti dalla connotazione rigidamente regionale – e perfino rigidamente italiana – degli interventi e delle iniziative a loro favore. Nel corso della Conferenza degli Italiani nel Mondo che si è svolta a Roma nel dicembre del 2000, i giovani si sono riuniti in una Preconferenza tutta loro, sponsorizzata dalla Regione Molise, ed hanno stilato un documento finale che inizia con una precisa presa di coscienza: “Noi giovani d’origine italiana nel mondo, che siamo la risorsa globale alla quale l’Italia può legare la sua proiezione nel mondo, chiediamo che ci vengano riconosciuti spazi e poteri adeguati per partecipare alle decisioni riguardanti la definizione delle politiche per gli italiani nel mondo”. Gran parte del documento ripresenta – in chiave giovani – quella che viene  ironicamente definita “la lista della spesa”, vale a dire le richieste che abbiamo ossessivamente ripetuto ad ogni occasione, in ogni convegno, congresso, seminario, simposio, e quant’altro. Ma ci sono delle cose nuove: prima fra tutte la proposta che nella modifica alla legge istitutiva dei Com.It.Es. – Comitati degli Italiani all’Estero – ai giovani venga garantita una rappresentanza minima elettorale del 30%. Personalmente non amo le norme che attribuiscono ad una singola categoria di persone una quota “garantita” all’interno di organismi elettivi, perché se da un lato si dà spazio ad una componente fondamentale della comunità, dall’altro rimane la difficoltà di trovare un numero sufficiente di giovani motivati, con cittadinanza italiana, che abbiano voglia di presentarsi alle elezioni ed abbiano poi la costanza di partecipare alle riunioni e la volontà di costruire, democraticamente, progetti per la collettività. Tuttavia, se questo è l’unico modo, nel quale si possono attirare e coinvolgere i giovani, ben venga e mettiamolo subito in atto, anche se la modifica alla legge istitutiva dei Com.It.Es non dovesse sancirlo. Basterà candidare giovani bravi e sostenerli con i voti alle elezioni, come si è fatto per inserire un maggior numero di donne nei Com.It.Es., anche senza l’assegnazione di quote. Il secondo suggerimento davvero innovativo è che si costituisca: “un Consiglio di giovani italiani residenti in Italia, composto di giovani di ogni regione italiana, in modo che i giovani residenti all’estero possano collegarsi e collaborare insieme sugli attuali problemi che riguardano la gioventù e scoprire le iniziative concrete per il futuro”. Al Consiglio di base italiana dovrebbe fare da interlocutore un Osservatorio o un Consiglio dei Giovani italiani residenti all’estero. Il nuovo CGIE sta cercando di far indire dal Governo e dal Parlamento la  Conferenza Mondiale dei Giovani, prevista dapprima per la primavera del 2002, quindi rinviata alla primavera del 2003, al fine di realizzare previamente uno studio approfondito sui giovani nel mondo. Il CGIE ha già ricevuto alcune offerte di ricerca in proposito, offerte che rivelano come gli enti proponenti nulla o quasi nulla sappiano di emigrazione e di giovani in emigrazione. Stavolta la collettività italiana negli Stati Uniti non deve farsi cogliere impreparata e deve offrirsi come “laboratorio” di tutto il possibile. Infatti, l’emigrazione italiana in USA è iniziata oltre un secolo e mezzo fa e non si è mai interrotta: ancora oggi arrivano quotidianamente esponenti sia dell’emigrazione tradizionale sia della cosiddetta fuga dei cervelli. L’IDEA lancia quindi da queste pagine la proposta di organizzare seminari/incontri fra i giovani. I luoghi sono: ogni città degli USA dove esiste una notevole concentrazione d’italiani. I tempi sono: da oggi alla primavera del 2003. Gli sponsor sono: L’IDEA con l’aiuto del CGIE, dei Com.It.Es., di FIERI, di quant’altri vogliano collaborare con noi. Questa è un’occasione troppo importante e non possiamo farla gestire da altri con un’ottica che non tenga conto della specificità e della particolarità delle opportunità offerte dagli Stati Uniti. Rimbocchiamoci le maniche e lavoriamoci tutti insieme. Attendiamo con interesse i vostri suggerimenti.

IDEA SETTEMBRE 2001

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