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IL
GENIO TOSCANINI
di
Tiziano T. Dossena

Riverdale,
NY
Nei
quindici anni vissuti a Riverdale, ridente quartiere del Bronx che si
specchia nelle acque del fiume Hudson, avevo l’abitudine di
passeggiare all’interno del parco che prende il nome della villa
principale che vi è inclusa, Wave Hill (collina ondulata), una
magnifica costruzione che ha ospitato il maestro Arturo Toscanini dal
1942 al 1945. Questo fatto mi aveva sempre fatto sentire ancor più a
mio agio nell’ambito del parco, essendo sempre stato un ammiratore di
questo artista. Il gran maestro aveva vissuto proprio qui. Chissà
quanti vengono dall’Italia a New York e non conoscono questo parco,
oppure non visitano la New York Public Library, che ospita una vasta
collezione di foto, spartiti, lettere e documenti appartenenti al noto
musicista. Questo materiale è stato organizzato dalla NYPL in una
mostra a titolo Arturo Toscanini: Omaggio all’Artista. In seno
a quest’esposizione, che sarà aperta al pubblico il 21 febbraio e
chiuderà il 25 maggio prossimo, si potrà inoltre ascoltare brani
inediti appartenenti all’archivio personale della famiglia Toscanini.
Questa
collezione faceva originariamente parte del Progetto Riverdale,
iniziato dal figlio Walter sia con lo scopo di ottenere la conservazione
della documentazione sul padre sia per offrire all’anziano maestro
l’opportunità di ascoltare i propri concerti e registrazioni tramite
un sistema audio professionale in un ambiente d’ascolto comodo e
personalizzato, la famosa Villa Pauline, che fu venduta nel 1969 dal
figlio e susseguentemente demolita nel 1981, contro il volere di una
ragguardevole percentuale della popolazione nuovayorchese.
Dopo
la morte di Walter, l’archivio che nacque da questo progetto fu tenuto
in deposito per quindici anni, per poi essere donato alla New York
Public Library nel 1986. Altro materiale supplementare raccolto dalla
famiglia fu acquisito dalla stessa istituzione nel 1991.
La
storia
Qual
è la ragione per cui quest’uomo, pur sempre che sia stato un famoso
direttore d’orchestra, suscita ancor oggi tanta attenzione? Perché
Arturo Toscanini fu e rimane fuori dell’orbita della normalità,
avendo conseguito traguardi inimmaginabili. Vediamo un po’ quindi la
ragione di tanto interesse.
Nato
a Parma il 25 marzo 1867, Toscanini si rivelò fin da piccolo
d’eccezionali qualità e fu ammesso al conservatorio all’età di
nove anni. Il giovane fu immediatamente soprannominato dai propri
compagni di scuola “il genio” per la sua prodigiosa memoria e “la
forbice” per il suo forte senso critico. Diplomato dal conservatorio
con lode, seguì come violoncellista l’orchestra del maestro Bianchi
per una tournee nell’America Meridionale. A Rio De Janeiro, dopo che
il maestro che rimpiazzava Bianchi aveva incontrato lo sfavore del
pubblico, i concertisti suggerirono di far dirigere l’opera da
Toscanini, dato che era l’unico che la conoscesse a memoria. A soli 19
anni, quindi, gli fu offerta l’occasione di diventare direttore e lui
la colse al volo, facendosi apprezzare subito per la sua professionalità.
Le
storie dei suoi exploit sono molte, quasi leggendarie, ma tutte
storicamente provate. Bisogna ricordarsi che non c’è lavoro d’alcun
altro direttore d’orchestra di questo periodo documentato così
copiosamente.
Nomi
che infondono rispetto, quali Verdi, Puccini, Debussy, furono amici di
Toscanini e lo richiedevano per le loro rappresentazioni. Toscanini
condusse tra l’altro la prima mondiale delle opere I Pagliacci,
La Boheme, La Fanciulla del West e Turandot.
Per
capire quanto i grandi compositori del tempo lo tenessero in
considerazione, vi presento un piccolo aneddoto. Prima di una
performance di Quattro Pezzi Sacri, Toscanini chiamò Giuseppe
Verdi, l’autore della musica, e gli disse che in un passaggio del Te
Deum ci sarebbe voluto un cambiamento di tempo. Quando Verdi udì la
versione di Toscanini s’entusiasmò ed affermò che era proprio quello
che aveva in mente. Toscanini allora, rispettosamente gli chiese come
mai non l’avesse scritto così e Verdi replicò che aveva “paura che
fosse troppo esagerato”.
Il
nostro conterraneo apparve tre volte sulla copertina della nota rivista Time,
un avvenimento inconcepibile per un direttore d’orchestra, e
certamente mai ripetuto da alcun altro italiano.
Nell’anno
1936, in piena Depressione Mondiale, la New York Philarmonic lo pagò la
favolosa cifra di 80.000 dollari, somma mai neppure sognata per un
direttore d’orchestra. Oltre a ciò, il 29 aprile 1936, in occasione
di quello che la gente credeva fosse il concerto d’addio del maestro,
la polizia a cavallo dovette intervenire per controllare la folla che si
era formata attorno al teatro Carnegie Hall, a New York City, per
comprare gli ultimi biglietti rimasti.
Nel 1948 un concerto di beneficenza diretto dal maestro ottenne il tutto
esaurito, nonostante i biglietti costassero l’esorbitante somma minima
di cinque dollari e massima di venticinque, conseguendo un introito
creduto fino allora irrealizzabile.
Il
periodo della seconda direzione Toscanini della Scala di Milano
(1920-1927) fu fruttuoso, ridando al famoso teatro meneghino il
prestigio che si era meritato in passato. Egli trasformò La Scala in
una società senza scopo di lucro, liberandola dall’influenza degli
azionisti. Completò inoltre il rinnovamento delle attività teatrali
che aveva iniziato nel periodo 1899-1903, dal quale aveva dato le
dimissioni piuttosto che subire l’oltraggio delle encore,
usanza che lui oltremodo condannava. Ottenne un ragguardevole
miglioramento dell’illuminazione del palco, impose il buio in sala
durante lo spettacolo e la creazione della fossa per l’orchestra,
offrendo una visualità facilitata dello spettacolo operistico e senza
alcuna distrazione. Oltre a ciò, Toscanini rimosse i balletti che erano
usualmente presentati alla fine dell’opera ed abolì il sistema
nepotistico di scelta dei protagonisti, instaurando un processo basato
sulle capacità degli applicanti. Fu proprio il nostro caro Arturo che
non permise più le interruzioni portate dal pubblico durante lo
spettacolo, eliminando il cibo in sala, le carte da gioco ed altre
amenità che facevano apparire il teatro come un saloon del Far West.
Diresse
la Metropolitan Opera di New York (1908-1915), la New York Philharmonic
Orchestra (1926-1936), il Festival di Salisburgo (1934-1937), e fu il
primo direttore non tedesco presso il Festival di Bayreuth (1930-1931).
La NBC Symphony Orchestra fu creata esclusivamente per Toscanini, che la
diresse per ben 17 anni, producendo numerose incisioni per la casa
discografica RCA.
Innumerevoli
sono le affermazioni di questo ‘piccolo’ gigante (era alto solo un
metro e sessantadue) della musica classica, ma non sono solo queste la
ragione della sua popolarità.
Il
musicista inflessibile
Quello
che lo distingue da molti altri musicisti a lui contemporanei è che
Toscanini era sempre alla ricerca dell’onestà musicale. Jacques
Barzun affermò: “La devozione di Toscanini era per la musica prima
di tutto, e tutto il resto era in secondo piano, anche se stesso,
l’autorità, l’amore per le donne, e tutto quello che arricchiva la
sua individualità”. Toscanini cercava di “avvicinarsi il più
possibile nell’esprimere le idee del compositore. Non mostrava alcuna
modestia, ma era umile, quando affrontava le partiture. Ricercava i più
minuti dettagli, istruendo e convincendo i musicisti a notarli e
ricordarsene. Il suo ruolo era di ricomporli in un’unità coerente;
quella del compositore, non la propria…”
Un
noto critico del New York Herald tribune lo definì “Il più
grande interprete musicale che sia mai vissuto”. Bernard Shore, noto
suonatore di viola ed elemento della sua orchestra, affermò “Com’è
raro l’artista di cui possiamo affermare: “È supremo”. Toscanini
è l’unico maestro che ottiene l’approvazione d’ogni componente
dell’orchestra”. Questo malgrado egli richiedesse dai propri
orchestrali una professionalità che nessun altro direttore
d’orchestra aveva mai richiesto.
Per
Toscanini, un errore da parte di un esecutore era imperdonabile. Una
volta lo sentirono proferire ad uno strumentista che Dio gli aveva detto
come dovesse essere la musica, ma che la sua interpretazione era un
ostacolo. In un’altra occasione, Toscanini, riascoltando
un’incisione di un Otello da lui diretto, ad un certo punto si alzò
in piedi e gridò: “Ecco, proprio a questo punto sono stato
tradito”, come se un’imprecisione fosse sta per lui un bacio di
Giuda.
Samuel
Antek, altro rinomato musicista disse di lui: “Suonare con
Toscanini è una rinascita musicale. La chiarezza, intensità ed onestà
della sua visione musicale, assieme al tormento personale, sono come la
depurazione del bagno battesimale. Rapita dalla sua forza, la tua
indifferenza è sciacquata via. Non sei più solo un musicista, ma sei
ritornato ad essere un artista, alla ricerca d’ideali e verità ormai
scordate”.
Le
critiche
I
noti critici musicali Adorno e Thomson lo biasimarono di avere
imbalsamato il repertorio musicale classico e, grazie ad il suo enorme
successo, creato un modello economico per il marketing di massa e la
commercializzazione della musica classica, causando un precipitoso
declino nella cultura classica americana. Toscanini divenne il simbolo e
la radice di tutti i mutamenti che avvennero nel campo musicale, così
come Picasso fu colpevolizzato, innocentemente, di aver causato
l’abbandono di certi canoni nel campo dell’arte visiva. Quello che
c’è di vero nella loro valutazione, è che la sua influenza ancor
oggi plasma la nostra percezione della musica classica.
Toscanini
fu accusato di essere un interprete letterale della partitura e che le
sue interpretazioni fossero uniformi, quasi meccanizzate, quando in
realtà si può solo accusarlo di aver curato esclusivamente
l’interpretazione dell’aspetto musicale del pezzo, senza
interessarsi eccessivamente delle sue implicazioni storiche o
filosofiche. A confutare questa teoria dell’uniformità ci sono del
resto molteplici incisioni dello stesso brano fatte in anni diversi che
hanno una durata di tempo a volte anche considerevole, dimostrando un
adattamento mirato a creare un’opera unica, irripetibile ed artistica,
anche se consona alle intenzioni del compositore.
Le
critiche, d’altronde, non erano molto ben accette dal maestro. Quando,
a Parma, nel 1912, durante un’esecuzione de La forza del destino,
uno spettatore esclamò: “Maestro, i violini sono scordati”.
Toscanini si promise di non ritornare più nella propria città
natale come direttore d’orchestra.
L’asse
Toscanini-Mussolini-Hitler
Nel
1919 si presentò come candidato alla camera nella lista del partito
Socialista assieme a Mussolini. Ambedue persero l’elezione. Nel giorno
che Mussolini decise di fare la marcia su Roma, Toscanini lo denunciò
violentemente e pubblicamente. Fu quella la fine di un’ottima
relazione e l’inizio di un rapporto tumultuoso tra il musicista ed il
dittatore, durante il quale Toscanini definì Mussolini “il gran
delinquente”.
All’inizio
di un concerto, rifiutandosi di condurre l’inno fascista Giovinezza,
che egli del resto non considerava musica, Toscanini fu attaccato e
malmenato dalle camicie nere. Mussolini, ciononostante si rifiutò di
condannare ufficialmente il maestro.
In
una lettera al figlio, Toscanini affermò che si era sempre rifiutato di
piegarsi al dispotismo dei dittatori e che, quando si era reso conto che
sarebbe stato impossibile offrirgli un’istruzione adeguata, in una
nazione che lo avrebbe reso schiavo e privato dei diritti che sono la
vera ricchezza di un uomo libero, aveva preso la decisione d’emigrare
in una nazione, gli Stati Uniti, la cui Dichiarazione
d’Indipendenza stipula che tutti gli uomini sono creati uguali.
L’opposizione
al nazismo spinse Toscanini ad abbandonare la Germania nel 1933 e
l’Austria nel 1938. Nell’occasione del primo espatrio, egli inviò
un telegramma di protesta a Hitler, il cui esito fu la proibizione della
vendita di dischi del maestro nei territori del Reich.
Secondo
un articolo apparso sulla rivista Time nel lontano 1948, il
giorno dell’invasione dell’Austria da parte delle truppe naziste,
Toscanini cercò di portare a termine le prove, ma dopo un minuto
abbandonò il podio speditamente. Arrivato nel suo camerino, quasi lo
distrusse in un momento di furore, frantumando un tavolo e riversando al
suolo tutti gli spartiti. Dopo di ciò si sedette e si mise a piangere.
L’uomo
passionale
Dalla
sua corrispondenza si può indurre che il suo matrimonio sia stato quasi
senza rapporti intimi. Non si conosce se il raffreddamento tra i coniugi
sia un fatto antecedente alle sue famose scappatelle, come lui vuole far
credere nella sua corrispondenza ad alcune spasimanti, oppure il
risultato di queste indiscrezioni amorose che la moglie Carla, che aveva
intercettato varie volte la sua corrispondenza, considerava
un’umiliazione personale. In una lettera ad un’amica egli sostiene
di essere stato un marito buono ed onesto, anche se infedele, e che la
moglie Carla non lo aveva mai capito, né cercato di migliorare, pur
essendo stata una moglie buona, onesta e fedele. “In una vita
vissuta assieme, non è tutto” conclude la sua confessione. In
altre lettere egli ammette di aver commesso un errore nella propria
scelta di moglie e considera che la colpa sia stata tutta sua.
Il
maestro parmense era sessualmente vorace, come comprovato dal contenuto
delle lettere passionali inviate a Ada Mainardi, moglie di un celebre
strumentista, che lui corteggiò tenacemente e con la quale ebbe un
lungo rapporto amoroso, quando già lui aveva settant’anni e lei solo
la metà e da quelle erotiche inviate ad Elsa Kurzbauer, moglie di un
compositore e pianista che poi la divorziò, quando scoprì la loro
tresca. Elsa divenne in seguito amica intima della moglie di Toscanini.
La
musica ed il sesso erano il leit motif delle sue lettere. “ La
musica ha lo stesso effetto su di me che tu hai”, scrisse ad
un’amante. Ad un’altra sostenne che “quello che tu mi hai dato
proviene da un’altra sfera. È come la musica”.
Le
amanti conosciute di Toscanini furono molte. Tra loro fanno spicco
Rosina Storchio, che ebbe da lui un figlio che morì a sedici anni e
Geraldine Farrar, nota per il suo ultimatum di lasciare la moglie che lo
costrinse ad affrettare la partenza da New York nel 1915.
Toscanini:
uomo o leggenda
Toscanini
dirigeva a memoria, senza leggere alcuna partitura. Questo perché,
oltre ad avere una memoria prodigiosa, il popolare direttore
d’orchestra era afflitto da una forte miopia che non gli avrebbe
permesso di leggere uno spartito posto sul leggio senza avvicinarsi di
molto, impedendogli quindi l’uso di tale sistema.
Toscanini
detestava incidere dischi. A dispetto di ciò, in contrasto con la
maggior parte delle registrazioni di quei tempi, i suoi dischi sono
ancora validi musicalmente al presente come lo erano allora, e non
necessitano alcuna compensazione nella riproduzione a causa di
deficienze musicali o tecniche.
Sebbene
fosse considerato da molti un egocentrico, in una lettera scritta ad
un’amante nel 1938, Toscanini rivelò: “Non so perché, ma
stamattina mi sono guardato allo specchio, dopo non so quanti mesi, e mi
sono visto vecchio, brutto e malandato”. Questa sua apparente
depressione, che poteva raggiungere a volte livelli teatrali nella
maniera d’esprimersi, era dovuta, a suo dire, a caratteristiche
genetiche, ereditate dalla madre, e a sua volta passate alla figlia
Wanda. Leggendo
le sue lettere, Harvey Sachs dichiarò che ebbe la sensazione che
Toscanini interpretasse la parte del “Gran Maestro” e che la vita
fosse per lui come un’opera di Puccini, nella quale egli aveva
assorbito un po’ delle caratteristiche di Cavaradossi ed un po’ di
quelle di Mimì. Il nostro conterraneo s’immaginava d’essere,
secondo Sachs, “un amante passionale, l’ultimo degli uomini buoni,
un martire in continua sofferenza, un uomo senza compromessi. Wagner era
un genio, Furtwängler un pagliaccio, mentre Stokowski era
definito un gangster ed un ciarlatano”. Dopo
che Richard Strauss gli aveva richiesto di dirigere la prima della sua
opera Salomè, per poi cambiare idea ed affidarla ad un altro
direttore d’orchestra, Toscanini andò a Vienna per esprimere la
propria irritazione. Nell’incontrarlo, il maestro affermò che alla
presenza del compositore toglieva tanto di cappello, ma doveva
rimettersene almeno una dozzina alla presenza dell’uomo.
Quantunque
dimostrasse di non avere pietà alcuna per chi avesse considerato falso,
codardo od opportunista e di avere un astio profondo per i musicisti che
egli non rispettava, licenziandoli in tronco, quando lo richiedesse
opportuno, Toscanini dimostrò invece una generosità eccezionale,
lasciando nel proprio testamento un lascito destinato a qualsiasi
concertista o cantante della Scala che avesse problemi finanziari. Egli
diede disposizione alla moglie di sopperire a qualsiasi richiesta senza
pretendere, da parte del beneficato, alcuna spiegazione o rimborso.
Oltre a ciò, nel 1936 egli volò a sue spese in Palestina e
condusse il concerto inaugurale di un’orchestra formata da profughi
ebrei dell’Europa centrale, rimanendo poi, senza alcun compenso, per
una serie di concerti. Questa orchestra divenne poi la Israel
Philarmonic Orchestra.
Toscanini
evitava gli onori, gli applausi, ed in particolare i fiori, dichiarando
che fossero adatti ad una prima donna o ad un cadavere, e che non si
sentiva di rassomigliare a nessuno dei due. Negli ultimi tre anni di
vita, ormai a riposo, non voleva che lo chiamassero maestro, asserendo
di non esserlo più.
Dormiva
solo tre o quattro ore per notte, non subì mai un’operazione né fu
mai gravemente malato, eccezion fatta per una paresi che lo colpì,
mentre pedalava in bicicletta, alla tenera età di 84 anni. Una volta si
presentò con la febbre alta ad un concerto e quando i presenti gli
chiesero se non fosse più opportuno cancellare l’evento, il maestro
spiegò che a volte anche lui doveva recitare la parte di Toscanini.
Molto
rivelatori sono i commenti personali che il maestro espone nella propria
corrispondenza: “Non sono religioso, ma credo”. “Non
puoi immaginare la mia gioia nell’avere scoperto che imparo qualcosa
tutti i giorni”. “Sono un vecchio. Perchè Dio mi ha afflitto
con il sangue di un diciassettenne?” “Ho un brutto carattere,
che mi fa soffrire e che fa soffrire gli altri”.
Ultimo
atto
Negli
ultimi anni, i critici lo accusarono di mancare d’emozione nelle
proprie interpretazioni musicali. Potrebbe anche esserci del vero in
quest’affermazione, data l’avanzata età del maestro e la mancanza
di stimoli di rinnovamento causati dalla protratta carriera (ben 68 anni
sul podio!). Bisogna però tener conto di un altro fattore che influenzò
le sue decisioni, Toscanini non voleva andare in pensione anche perché
era a conoscenza che la sua orchestra sarebbe stata sciolta dopo le sue
dimissioni, come del resto avvenne, ed i suoi orchestrali avrebbero
dovuto trovare un’altra sistemazione.
La
vita però gli giocò un tiro mancino proprio in occasione del suo
ultimo concerto, presso il teatro Carnegie Hall, il quattro aprile 1954.
Toscanini, rinomato e rispettato per la sua straordinaria memoria, perse
la concentrazione, per la prima volta nella sua prolungata carriera
musicale, e smise di battere il tempo. Vi furono ben 14 secondi di
silenzio, dopo i quali egli riprese la direzione del brano di Tannhauser,
Overture e Baccanali. Fu la fine di un’era.
Arturo
Toscanini è sepolto nella cappella di famiglia presso il Cimitero
Monumentale di Milano.

IDEA
MARZO 2007

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