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GUGLIELMO MARCONI

di Antonio Degl’Innocenti

Negli anni 40 del 1800, il Telegrafo avviò definitivamente il suo successo grazie a Samuel Morse, il quale, ideò un sistema elettrico impiegante un unico filo e uno speciale codice, appunto il Codice Morse, che permetteva di codificare le lettere alfabetiche in sequenze d’impulsi di diversa durata (punti e linee). Nikola Tesla lavorò per la prima volta ad un tipo di telegrafo senza fili e nel 1893 descrisse chiaramente tutti i componenti di un sistema radio formato da quattro circuiti sintonizzati. Da qui brevettò un sistema di "trasmissione di energia senza fili" che "senza alcuna modifica" serviva anche per la trasmissione di segnali radio. Guglielmo Marconi sviluppò le ricerche di onde radio fino alla scoperta, appunto, della Radio. “Una notte di Dicembre, Guglielmo sveglia la madre e la invita nel suo rifugio segreto - racconta un suo studente- Su di un bancone, appoggiato alla finestra, vi è un tasto telegrafico; basta premerlo per far squillare il campanello dall’altro lato della stanza. Il giorno seguente anche il padre assistette all’esperimento. Quando si convince che il campanello suona senza il collegamento di fili, mette mano al portafoglio e regala al figlio i soldi necessari per l’acquisto di nuovi materiali. Il giovane Marconi prosegue nei suoi esperimenti anche all’aperto. In campagna aumenta la potenza delle emissioni e la distanza che separa il trasmettitore dal ricevitore, capace di ricevere i segnali dell’alfabeto Morse”. Guglielmo Marconi nacque all’ombra della torre degli asinelli, in quel di Bologna, il 25 aprile del 1874. La sua infanzia la trascorse a Pontecchio, Villa Griffone, cittadina vicino a Bologna, dove sviluppò le prime curiosità scientifiche e maturò la sua grande scoperta, l'invenzione della radio. È proprio qui, infatti, che lo scienziato lanciò da una finestra, tramite l'invenzione di un'antenna trasmittente, il primo segnale di telegrafia senza fili, nell'anno 1895, attraverso quella che diverrà poi "la collina della radio". Marconi aveva già capito l’importanza della sua scoperta e prevedendo le ingenti spese che gli avrebbero permesso di continuare i suoi esperimenti si rivolse all’allora Ministero Poste e Telegrafi. Il giovane scienziato scrisse una lunga lettera per illustrare al ministro, On. Pietro La Cava, la sua scoperta e le future ricerche. La risposta arrivò improvvisa e inaspettata, liquidata dal ministro con la scritta «alla Longara», intendendo il manicomio posto in via della Lungara a Roma. La risposta era chiara e netta, ma lo scienziato e la famiglia non si persero d’animo, partendo alla volta dell’Inghilterra dove, nel 1896, presentò la prima richiesta provvisoria di brevetto dal titolo “Miglioramenti nella telegrafia e relativi apparati”. Il 19 marzo ricevette dall'Ufficio Brevetti conferma dell'accettazione della prima domanda. Il 2 giugno dello stesso anno, Marconi depositò all'Ufficio Brevetti di Londra una domanda definitiva per un sistema di telegrafia senza fili, n. 12039, dal titolo "Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e negli apparecchi relativi". Nel farlo rinunciò a tre mesi di priorità sull'invenzione. Fu per questo che negli anni nacquero alcune dispute, sia teoriche nell'ambito dei fisici, sia in campo legale, per stabilire chi fosse effettivamente considerato il primo inventore della radio, ma ancora oggi, in certi casi, la questione è controversa. Marconi dedicò, comunque, tutta la sua vita allo sviluppo e perfezionamento delle radiocomunicazioni. A vent'anni, studiando privatamente dagli scritti del fisico tedesco Heinrich Rudolf Hertz, Marconi prenderà ispirazione per quei lavori sulle onde elettromagnetiche che l'occuperanno per tutta la vita. Forte delle sue scoperte ed euforico dalle prospettive (anche commerciali) che potevano aprirsi, fondò in Inghilterra la "Marconi's Wireless Telegraph & Signal Company", non prima di aver depositato, a soli ventidue anni, il suo primo brevetto. I benefici della sua invenzione si fecero subito apprezzare da tutti; vi è un caso in particolare che lo dimostra in modo clamoroso: il primo salvataggio, a mezzo appello radio, che avvenne in quegli anni di una nave perduta sulla Manica. Egli effettuò la prima trasmissione senza fili sul mare da Ballycastle (Irlanda del nord) all'isola di Rathlin nel 1898. Stabilì un ponte radio tra la residenza estiva della regina Vittoria e lo yacht reale sul quale c'era il principe di Galles, il futuro Edoardo VII convalescente per una brutta ferita al ginocchio. Nel dicembre dello stesso anno, da un battello attrezzato con radio, parte una richiesta di soccorso: è il primo caso di richiesta di salvataggio. Il 29 maggio, i segnali attraversano il canale della Manica superando la distanza di 51 chilometri. Marconi concentrò successivamente le sue ricerche verso l'Atlantico, convinto che le onde potessero varcare l'oceano seguendo la curvatura della Terra. Il 6 novembre 1901 a Poldhu, in Cornovaglia, installò un grande trasmettitore la cui antenna di 130 metri è sollevata da un aquilone costituito da 60 fili tesi a tela di ragno tra due piloni alti 49 metri e distanti fra di loro 61. Poi s'imbarcò per St. John's di Terranova con gli assistenti Kemp e Paget. I due luoghi, separati dall'oceano Atlantico, distano fra di loro oltre 3.000 chilometri. Il 12 dicembre 1901 ci fu la comunicazione che costituì il primo segnale radio transoceanico. Il messaggio ricevuto era composto da tre punti, la lettera S del codice Morse. Per raggiungere Terranova, avrebbe dovuto rimbalzare due volte sulla ionosfera. Il 12 dicembre 1901 per mezzo di una cuffia e di un coherer vengono ricevuti i primi SOS attraverso l'Atlantico. Così Marconi, non ancora trentenne, è carico di gloria e il suo nome già famoso con quelle che furono le prime trasmissioni transatlantiche. Nel 1902, onorato e celebrato in ogni dove, Marconi compie alcune esperienze sulla Regia nave Carlo Alberto, provando inoltre la possibilità dei radiocollegamenti tra le navi e con la terra. È per questo che installò un analogo trasmettitore a scintilla nel Centro Radio di Coltano, presso Pisa, che venne utilizzato fino alla seconda guerra mondiale, prima per comunicare con le colonie d'Africa, quindi con le navi in navigazione, ed in seguito ampliato e potenziato tanto da diventare una delle più potenti stazioni radio d'Europa. Pochi anni dopo, i 706 superstiti del noto disastro del Titanic dovettero la salvezza alla radio e in virtù di questo l'Inghilterra insignisce Marconi del titolo di Sir, mentre l'Italia lo fa Senatore (1914) e Marchese (1929). Nel 1914, sempre più ossessionato dal desiderio di allargare le potenzialità degli strumenti partoriti dal suo genio, perfezionò i primi apparecchi radiotelefonici. Iniziò lo studio dei sistemi a fascio a onde corte, che gli permisero ulteriori passi in avanti oltre alla possibilità di proseguire quegli esperimenti che non si stancava mai di compiere. In questo periodo s’interessò anche al problema dei radio-echi. Nel 1930 fu nominato presidente della Real Accademia d'Italia e nello stesso anno iniziò a studiare le microonde, preludio all'invenzione del radar. Il primo servizio di televisione regolare al mondo fu inaugurato a Londra dalla BBC il 2 novembre 1936; dopo una breve sperimentazione dei due sistemi (quello a scansione meccanica dello scozzese John Logie Baird e quello elettronico della Marconi-EMI Television), la BBC adottò definitivamente il sistema elettronico Marconi-EMI dal 1º febbraio 1937. Guglielmo Marconi morì a Roma all'età di 63 anni, il 20 luglio 1937, dopo essere stato nominato dottore honoris causa dalle università di Bologna, di Oxford, di Cambridge, e di altre università italiane, senza dimenticare che all'Università di Roma fu professore di radiocomunicazioni. “Ci sono stati tre grandiosi momenti nella mia vita di inventore. - scriveva Marconi- Il primo, quando i segnali radio da me inviati fecero suonare un campanello dall’altro lato della stanza in cui stavo svolgendo i miei esperimenti; il secondo, quando i segnali trasmessi dalla mia stazione di Poldhu, in Cornovaglia, furono captati dal ricevitore che ascoltavo a S. Giovanni di Terranova, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico a una distanza di circa 3000 km; il terzo è ora, ogni qualvolta posso serenamente immaginare le possibilità future e sentire che l’attività e gli sforzi di tutta la mia vita hanno fornito basi solide su cui si potrà continuare a costruire.”

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