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.::GIUGNO 2009::. |
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SALVIAMO L’ITALIANO IN USA! di Silvana Mangione
Tempi magri per tutto il mondo e la prima vittima è sempre la cultura. Negli Stati Uniti come in Italia si tagliano i fondi alle lingue straniere. Gli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero vengono duramente colpiti da tagli trasversali, non del tutto indiscriminati. Gli enti gestori sono organizzazioni non a scopo di lucro che, fuori d’Europa, operano per collocare i corsi di lingua italiana, principalmente nelle scuole pubbliche locali dall’asilo a tutta la scuola dell’obbligo. Questa strategia fu definita nel 1996 alla splendida Conferenza di Montecatini, pomposamente intitolata: «Convegno sulle iniziative per l’insegnamento e la diffusione della lingua e cultura italiana all’estero nel quadro della promozione culturale e della cooperazione internazionale». Dando contributi alle scuole che inseriscono nel curriculum degli studi (e non nel doposcuola facoltativo) la lingua italiana, chiedendo loro “matching funds” e l’assunzione di tutti i costi dopo alcuni anni, ci si assicura che l’italiano sia presente in un numero crescente di scuole. Che cosa è successo dunque con la Finanziaria triennale, 2009 – 2011? Ecco i dati: per la lingua e la cultura all’estero la Finanziaria 2008 aveva stanziato 34 milioni di euro, dei quali sono stati spesi €27.104.894,26. Nella Finanziaria 2009 lo stanziamento è sceso a 14 milioni di euro cui se ne sono aggiunti due degli otto milioni recuperati cancellando le elezioni dei Com.It.Es. e del CGIE. 14 + 2 = 16 milioni di Euro, meno della metà dei fondi stanziati nel 2008, mentre non si può ancora quantificare l’effettiva spesa. I pochi contributi rimasti sono stati assegnati in modo ineguale. Non abbiamo i dati di tutti i Paesi, ente per ente, che avevamo in passato. Ma un esempio si può fare. L’Australia ha avuto tagli del 30%, gli USA da un minimo del 35-37% a punte del 42-45%. Io sono felicissima per l’Australia e la bravura dei Colleghi australiani che su un totale di poco più di venti milioni di abitanti, di tutte le razze ed etnie, nell’intera nazione, sono riusciti a mettere insieme 300.000 studenti di italiano, da molti anni a questa parte. Si vede che noi siamo molto meno bravi, perché su 300 milioni di abitanti in USA abbiamo oltre 100.000 studenti, con una crescita costante dal 1996 ad oggi, ad ogni livello di studio. Forse il nostro problema sta nel dilagare dello spagnolo, che ormai è la seconda lingua degli USA. Forse è effetto della vetusta legge italiana 153/1971, che impone che l’italiano venga insegnato ai discendenti degli emigrati, definendola quindi una lingua etnica, mentre – per farla crescere e vivere nel futuro – l’italiano deve essere percepito per quello che è: una lingua di cultura. I giovani italiani all’estero, nella Prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo, tenuta a dicembre 2008 a Roma, hanno orgogliosamente affermato: «Lingua è cultura. La lingua è un dovere morale, perché veicolo privilegiato di identità e cultura italiana e strumento che favorisce l’integrazione e la partecipazione. La lingua deve essere considerata un diritto da difendere». Hanno intimato: «È necessario quindi che si garantiscano le condizioni per potersene appropriare». Hanno ammonito: «È riduttivo, oltre ad essere paradossalmente contro la storia e la tradizione italiana avere l’idea che l’Italia è soltanto un pezzettino di terra a forma di stivale. IL VERO CONFINE DI UN PAESE È QUELLO DELINEATO DALLA SUA INFLUENZA CULTURALE: L’ITALIA DUNQUE NON È SOLO IN ITALIA». Più chiaro di così! Vorremmo che fosse chiaro a tutti quelli che stanno nelle stanze dei bottoni. La lingua è veicolo di scambi, non soltanto culturali, ma anche economici e commerciali. Non tutti i paesi rappresentano mercati della stessa importanza per l’Italia. Eppure la minima discrezionalità applicata ai tagli ha fatto vittime eccellenti, un po’ dappertutto, perché non ha calcolato il valore aggiunto della presenza della lingua italiana in mercati trainanti. E allora? Allora rimbocchiamoci le maniche. Compensiamo da soli, come abbiamo sempre fatto in passato e sempre più dovremo fare in futuro, i tagli che sono stati inferti. Ogni lettore de L’IDEA si informi sull’ente gestore nella sua zona, registrato negli USA come “not – for profit organization”, esente da tasse. I contributi a questi enti sono quindi detraibili dalle tasse. Per chi vive nei Tre Stati di New York, New Jersey e Connecticut, l’ente gestore è lo IACE – Italian American Committee on Education. Per diventare soci si paga una tassa annuale di $30 a persona o $100 ad organizzazione. Vi prego, fate arrivare la vostra adesione e il vostro contributo allo IACE attraverso L’IDEA Magazine, a dimostrazione che la nostra lingua ci sta ancora a cuore, che vogliamo italianizzare gli Stati Uniti e il mondo, che diventeranno – alla luce della nostra cultura – posti nei quali i valori della solidarietà, della bellezza, dell’arte e della pace saranno protetti in eterno. Grazie!
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