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.::MARZO 2004::. |
NEL
NOME DI SAN NICOLA...
INTERVISTA
ESCLUSIVA AL
SINDACO
DI BARI
SIMONE
DI CAGNO ABBRESCIA di
Leonardo Campanile
L’IDEA: Un
ritorno in terra d’America, questa volta per dimostrare la
solidarietà della gente di Bari verso i fratelli ortodossi che venerano
lo stesso santo patrono, San Nicola. Perché? SIMONE
DI CAGNO ABBRESCIA:
Perché Bari è stata profondamente colpita come tutto il mondo dalla
tragedia dell’undici settembre 2001, ma è stata colpita una seconda
volta dal sapere che il crollo delle torri ha affossato una chiesetta
che era dedicata al santo patrono San Nicola, di cui Bari custodisce
nella sua basilica le ossa miracolose, e quindi è stato immediato agire
col cuore prima ancora che con il cervello. La popolazione di Bari ha
voluto dare un segnale, eravamo nel momento in cui si organizzava la
festa di fine d’anno, e quindi con l’Assessore alla Cultura Angela
Tatarella abbiamo deciso di tranciare una parte dei soldi per dedicarli
ad un contributo per la ricostruzione. ABBRESCIA: Così come ho detto, abbiamo inteso recepire il sentimento dei baresi che
è stato quello di voler fare qualcosa per la comunità Greco Ortodossa
di New York. Sarà comunque sempre nel nome di San Nicola. Per
ricostruire una chiesa che è andata distrutta da un vile atto
terroristico abbiamo deciso di ridimensionare i fondi destinati ad una
festa, quindi, poiché i fondi del bilancio comunale sono fondi di tutti
i baresi che, attraverso i loro versamenti, le loro tasse,
contribuiscono al bilancio annuale del Comune, la volontà
dell’Amministrazione è stata di prendere alcuni di questi fondi e
destinarli, così come avvenuto in occasione di questo nostro arrivo a
New York, alla ricostruzione di questa chiesa, che non sarà più una
chiesa Greco Ortodossa, ma una sorta di simbolo a ricordo della
tragedia, delle vittime e delle religioni delle vittime della tragedia.
Un ponte di solidarietà ed affetto lanciato da Bari a New York,
dall’Italia verso l’America, nel nome del santo più venerato al
mondo, San Nicola. ABBRESCIA: L’Amministrazione Comunale non ha mai avuto nessuna ufficialità in
questa faccenda... d’altra parte non era previsto che si concedessero
altri fondi, altre donazioni aldilà di quello che il Consiglio Comunale
aveva approvato all’unanimità, cioè questo contributo di 258 mila
euro, quindi ogni altra iniziativa…
Ieri abbiamo saputo dall’Arcivescovo Dimitri, che gestisce e
cura la Diocesi, che tantissime sono state le donazioni di imprese, di
singoli cittadini, di società. Alcuni hanno offerto i marmi per la
ricostruzione della chiesa, alcuni il ferro, altri il cemento, altri
degli impianti e quindi non sarà difficile da parte dell’associazione
promotrice mettersi in contatto e fare questa donazione.
L’IDEA: Nel 1996
Lei è stato a New York e noi come rivista abbiamo avuto l’onore di
ospitarla in una conferenza che presentava per la prima volta una
rivista pugliese. Che cosa ricorda di quel giorno? Vuole inviare,
attraverso la rivista, un messaggio particolare a chi era presente quel
giorno e che, purtroppo anche per i brevi tempi che Lei si intrattiene
in America, non ha potuto incontrarla una seconda volta. ABBRESCIA: Da sindaco sono tantissime le occasioni in
cui ho avuto modo di incontrare coloro che vivendo in America, lavorando
in America, essendo proprio la dimostrazione del lavoro italiano,
dell’intraprendenza italiana, dell’intelligenza italiana, vengono a
trovarmi e mi danno notizie, così come so che tantissimi italiani che
stanno in America hanno quotidianamente notizie di ciò che avviene
nella nostra città, nella nostra regione e nel nostro paese.... Oggi la
comunicazione così facile fa stringere sempre di più i contatti... Io
sono fra quelli che ha sempre esaltato quello che è il contributo
italiano dato a questo paese, quindi, siccome il numero degli italiani
residenti in questo paese è elevatissimo, vuol dire che gran parte di
questo grande paese è stato fatto con il lavoro, con l’intelligenza e
l’intraprendenza degli italiani. Gli italiani che sono in America sono
una bandiera per il nostro paese. Io credo che non abbiano bisogno di
ulteriori riconoscimenti perché il migliore riconoscimento è quello di
percepire di come l’Italia riconosce il loro comportamento... Queste
testimonianze io le riscontro pressoché giornalmente...
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