.::DICEMBRE 2003::.

Intervista con:

IL NUOVO CONSOLE GENERALE DI NEW YORK

ANTONIO BANDINI

Il Ministro Plenipotenziario della Repubblica Italiana Antonio Bandini, novello Console Generale d’Italia presso la giurisdizione di New York e Connecticut, ha incontrato, il dieci novembre scorso, quattro rappresentanti della redazione de L’Idea per una riunione formale conoscitiva, nel corso della quale l’Onorevole Bandini ha gentilmente concesso a giornalisti intervenuti un’intervista. La presenza ad una riunione di questo livello di un ragazzo, il diciassettenne impaginatore Domenick Campanile, è stata certamente una piacevole novità, sia per il Console sia per la nostra rivista, e ha creato un’atmosfera eccezionale di spontaneità. I redattori che hanno preso parte alla riunione, oltre al giovane Campanile, sono il sottoscritto, l’Editore Leonardo Campanile e la responsabile delle Pubbliche Relazioni, Dottoressa Silvana Mangione.

L’intervista, che si è protratta per ben oltre venti minuti, è stata produttiva e concreta e, nel pubblicarne integralmente il testo, ci premuriamo di offrire al nostro nuovo Console Generale un caldo benvenuto da parte della comunità che L’Idea è orgogliosa di servire da ben trent’anni.

L’IDEA (Dossena): Venticinque anni fa lei è stato vice console nel New Jersey. Questo è, quindi, un ritorno negli Stati Uniti. Come si sente a tal proposito?

Ministro Bandini: Non è una domanda facile perché molte cose sono sorprendentemente simili a venticinque anni fa. Tutto sommato New York e New Jersey sono cambiati poco. Lo stile di vita è rimasto quello e mi sono sentito subito a casa. È cambiata invece molto profondamente la situazione politica e sociale. Venticinque anni fa c’era una comunità che stava cominciando ad affermarsi e c’era dietro un paese, l’Italia, che soffriva moltissimo d’immagine. Erano gli anni del terrorismo, degli scioperi, erano gli anni del rapimento Moro, della malavita organizzata. Adesso abbiamo una comunità che non deve dimostrare nulla perché è arrivata dove poteva arrivare. Non ha ancora un presidente degli Stati Uniti, ma ormai tutti dicono che è una questione di quando e non di se. C’è un paese che è una delle sei potenze industriali del mondo e che ha ritrovato pienamente il suo ruolo nella politica internazionale, quindi il rapporto che c’è tra gli italoamericani e la società americana da una parte, e tra l’Italia e gli Stati Uniti (o potremmo dire tra l’Italia e la comunità internazionale) dall’altra, è enormemente migliorato, quindi il lavoro è adesso molto più facile.

L’IDEA (Dossena): Qual è, in linea di massima, il suo programma come Console Generale?

Ministro Bandini: Questo vorrei che me lo dicessero gli altri. Perché un’idea ce l’ho, ma ritengo che – pur se continueremo a fornire tutte le attività assistenziali che possono essere richieste al Consolato – non di meno fare dell’assistenza ai connazionali indigenti non sia più da tempo l’attività principale dei consolati. Credo che l’attività principale dei consolati sia quella di prestare tutti i servizi che vengono richiesti. Per questo la domanda è importante... noi sappiamo che ci sono sempre più servizi da dare nei settori culturale e commerciale, in generale della conoscenza del paese, del suo stile di vita, dell’immagine del paese... Ripeto, le attività specifiche spesso nascono da un’iniziativa che non è nostra... che è di qualcun altro... che è a volte di organizzazioni italoamericane, a volte, sempre più spesso, di amministrazioni locali in Italia che ci chiedono un aiuto, un sostegno, per realizzare certe iniziative. Il consolato, quindi, diventa una specie di centro di servizi a disposizione della collettività. Questa è l’immagine che ho in mente come priorità operativa.

L’IDEA (Dossena): Lei si aspetta una collaborazione diversa da quella che ha avuto fino ad ora dalle associazioni italiane o prevede di continuare nella stessa direzione?

Ministro Bandini: In temi di disponibilità, di simpatia, direi di affetto, noi abbiamo già avuto tutta la maggiore comprensione possibile. L’accoglienza che ho avuto arrivando qua è stata straordinariamente calorosa e quindi non possiamo, da questo punto di vista, chiedere nulla di più. Quello in cui invece si possono fare dei progressi – e mi riallaccio a quello che dicevo un minuto fa – è nell’individuare insieme delle iniziative concrete sulle quali si possa lavorare. Abbiamo avuto degli esempi ultimamente di straordinaria collaborazione, anche economica, nella realizzazione di un programma per la cultura italiana, ma ci sono tante altre cose, anche di portata limitata, come per esempio un buon programma di scambio di giovani italoamericani che passano un periodo di studio in Italia e viceversa. Fino a presentazioni di più alto profilo, come quelle di una parte del nostro paese... alcune regioni sono state attivissime a tal proposito, portando opere d’arte o anche esempi della produzione locale agro-alimentare, ma anche artigianale e industriale. In tutte queste cose si può lavorare insieme e, quindi, trovare dei contenuti e realizzare delle iniziative significative.

L’IDEA (Mangione): Stiamo per affrontare una serie di scadenze in cui sarà richiesto il voto della comunità. La prima è quella del Com.It.Es., a marzo dell’anno prossimo, poi il referendum e le consultazioni politiche. La legge sull’esercizio di voto degli italiani all’estero sostiene che l’anagrafe consolare e l’AIRE vengano unificate. Noi sosteniamo che l’anagrafe consolare è la più precisa, sebbene debba essere ancora completata e bonificata. Sappiamo che il consolato di New York è perfettamente in grado di bonificarla. In quale modo può essere utile la comunità?

Ministro Bandini: In realtà lei è stata ottimista, perché vorrei poter dire che noi siamo perfettamente in grado di fare una bonifica. In realtà questa legge nasce su un presupposto, che la parola definitiva in quanto riguarda gli elettori deriva dagli AIRE dei comuni Italiani, ed è evidente a tutti che gli AIRE dei comuni italiani hanno problemi a dare un quadro completo ed esatto, perché le iscrizioni sono state fatte molti anni fa, poi le realtà sono cambiate in corso d’opera e non sono mai state comunicate e perché è difficile scrivere correttamente un indirizzo americano o australiano, quando si sta in una provincia italiana. Noi cerchiamo in ogni modo di rimediare a questo con programmi informatici complessi che ci consentono di correggere indirizzi, di confrontare gli AIRE dei comuni italiani con la nostra anagrafe consolare, rimediando agli errori che peraltro ci sono stati da tutte due le parti, perché a volte capita anche che noi apprendiamo cose che avremmo dovuto sapere, ma che invece non erano registrate nella nostra anagrafe. È un lavoro molto complesso, molto difficile, che occupa una buona parte delle capacità operative di questo consolato. Abbiamo attualmente otto persone che fanno questo e sono otto persone che devono mettere ordine in un pacco grosso modo di 14.000 indirizzi che non tornano. Vale a dire che parliamo di 2.000 indirizzi a persona e se per ogni indirizzo

è necessaria un’indagine, si capisce quanto diventi complessa l’attività. Che cosa può fare la comunità? Semplicemente, può preoccuparsi di essere correttamente iscritta all’AIRE del comune d’origine, se non è ancora residente qui legalmente, e presso l’anagrafe consolare se invece lo è. Se ogni cittadino facesse questo, noi non avremmo più problemi d’anagrafe. Con questo non voglio attribuire responsabilità, perché capisco benissimo che la persona che decide di cambiare paese ha tanti problemi gravi dei quali occuparsi e che talvolta quello di registrarsi non è proprio la sua priorità, però resta il fatto che la somma di queste ottime motivazioni ci crea un problema che adesso stiamo cercando di affrontare.

L’IDEA (Dossena): Tecnicamente come si spiega che nello stesso nucleo familiare, con persone tutte registrate all’AIRE, solo alcuni membri della famiglia ricevono la notifica delle elezioni?

Ministro Bandini: Credo che, tecnicamente, dipenda dal fatto che il consolato non è autorizzato a correggere la lista che arriva dai comuni, e anche là dove noi vediamo che c’è un errore evidente, quello che possiamo fare è soltanto segnalarlo al comune, attendere che venga fatta la correzione e agire sulla base della lista corretta. Talvolta non ci sono i tempi tecnici per completare la procedura prima che parta il certificato elettorale, ovvero la scheda, e quindi ecco che abbiamo un problema, o magari può capitare che non ce ne accorgiamo neanche noi oppure che anche noi non abbiamo aggiornato l’anagrafe consolare.

L’idea (Mangione): Credo che L’IDEA come strumento d’informazione possa essere utile in questo senso. Il problema vero è che non abbiamo strumenti d’informazione che raggiungano tutte le comunità disperse nei quattro angoli degli Stati Uniti e ai quattro angoli di questa giurisdizione consolare. Che cosa si può fare per andare dalla gente? Perché il problema di nuovo sono le distanze: da Buffalo a NY ci sono due ore di volo...

Ministro Bandini: Si, certo, noi abbiamo una rete di vice consolati onorari che stiamo cercando di rendere più operativa... abbiamo fatto recentemente una riunione qui dei vice consoli onorari, abbiamo affrontato in una giornata intensa di seminari vari problemi amministrativi, incluso quello elettorale, però al di là di questo credo che ritorniamo sempre un po’ al punto di partenza. Non penso che sia facile arrivare ad una soluzione perfetta per le consultazioni degli italiani all’estero, perché ci sono dei problemi che non verranno mai meno. Quello della cittadinanza, per esempio: ci sono dei potenziali cittadini italiani che non hanno richiesto la cittadinanza, non sanno che potrebbero richiederla, forse non sono interessati a richiederla, o forse lo sono ma non lo sanno. Ci sono poi cittadini che hanno perso la cittadinanza italiana e che invece fanno tutto il possibile e a volte ci sono delle situazioni complesse per sapere se e come possano riaverla. Sarà sempre una questione sulla quale andremo per tentativi e per errori. È vero che partendo da una percentuale considerevole di errori e raffinando e confrontando, possiamo ridurli ad una dimensione fisiologica che comunque non abbia un impatto sul risultato complessivo dell’espressione della volontà politica. Penso che questo sia il nostro obiettivo.

L’Idea (Dossena): Più che una domanda è una richiesta. In passato, i due precedenti consoli hanno usato la nostra rivista per comunicare con la comunità: o scrivevano direttamente o facevano scrivere dai vice consoli una pagina d’informazione per raggiungere la collettività. Esplicitamente offriamo anche a lei quest’opportunità di raggiungere direttamente la comunità newyorchese che legge L’IDEA, che è abbastanza numerosa ed interessata. Noi speriamo che lei accetti di usare la nostra rivista come informazione supplementare a quella che ha a sua disposizione...

Ministro Bandini: Sono molto grato perché, come lei sa, i mezzi di informazione si pagano, e anche cari, e invece noi, come tutte le amministrazioni di questo mondo, siamo sempre poveri. Sono ben lieto, quindi, di avvantaggiarmi di questa disponibilità. Le assicuro che tutto ciò che riterremo utile comunicare ai lettori passerà da voi, ma vorrei che fosse vero anche il contrario, ed è un po’ una politica che ho avviato anche nei confronti d’altri organi d’informazione. A volte si capisce, leggendo un articolo, che c’è un debito d’informazione e l’argomento può essere presentato in modo sgradevole, come quando qualcuno protesta per qualcosa che noi sappiamo essere ingiusta... però la soluzione non sta nell’arrabbiarsi, la soluzione sta nel capire dov’è che non c’è stato un passaggio d’informazione corretta e nel darla, poi ovviamente se qualcuno non è convinto... siamo tutti padroni delle nostre idee, ma almeno noi avremo fatto il nostro dovere cercando di passare agli organi d’informazione i dati conoscitivi che riteniamo dovrebbero esserci.

L’idea (Campanile): Avrei io una domanda da parte dei lettori della nostra rivista. In che modo lei si presenta a questa comunità Per loro è importante ricevere un messaggio dal nuovo Console Generale, sapere che cosa si debbono aspettare, conoscere i suoi sentimenti in proposito...

Ministro Bandini: Io arrivo con un atteggiamento che è sicuramente d’amicizia e soprattutto di rispetto. Gli italoamericani sono una comunità che non solo si è affermata economicamente, ma si è anche creata un’identità. Dico sempre che quando ero qui venticinque anni fa, e c’era un nome italiano in una delegazione americana, noi sostenevamo che quello non era veramente americano. Oggi, invece, si prende la lista dei ministri del governo, dei generali che combattono in Iraq, in qualunque cosa... ci sono sempre quei due, tre nomi italiani... ed ora è certo che sono americani, anche se hanno il nome italiano. Questo significa che la comunità ormai ha acquisito una sua dignità culturale, una sua identità che non è più quella italiana. Diciamo le cose con chiarezza: è inutile che noi andiamo in giro a cercare l’originalità di una cultura italiana che forse c’era 50 anni fa, ma che adesso è cambiata. Parlo sempre di italiani che brontolano perché dicono che in Italia nessuno fa spaghetti e meatballs. No, li fanno gli italoamericani, perché è una cosa loro, è una cultura loro, è una cucina loro, così come hanno tanti altri aspetti della loro cultura. Al massimo, se diciamo che l’Italia ha venti culture regionali, eh, no, ne ha ventuno: c’è anche quella italoamericana. Forse ne saranno anche di più, i cittadini italiani del Canada, dell’Australia... allora, se partiamo da questo punto di vista, credo che scopriremo che abbiamo tante cose in comune, tanti valori in comune, il valore della qualità di vita, della priorità della famiglia e il valore, in realtà, della vita che è una cosa molto tipica della mentalità italiana, latina e cattolica, ma non è esclusivamente cattolica. Allora scopriamo che abbiamo tante cose in comune, che dobbiamo conoscerci meglio e continuare a volerci bene, ma non per un’irragionevole questione di DNA, ma perché ci conosciamo e non deve più esistere l’italoamericano che ripensa romanticamente ad un’Italia scomparsa nel 1950. Se invece un italoamericano – che oggi ha un’educazione superiore alla media americana e un reddito superiore alla media americana – conosce il paese d’origine della sua famiglia, lo apprezza e lo ama per libera scelta, non perché è condizionato etnicamente a farlo. Perché anche da noi ci sono degli stereotipi nei confronti dell’emigrato: l’emigrato è povero, non ha cultura, non porta all’estero il meglio dell’immagine del paese... Può anche darsi che ci siano stati momenti nella nostra storia in cui era vero. Adesso tutto questo non ha più senso, l’emigrazione italiana, se vogliamo guardare, al saldo positivo è finita nel 1965; sono passati quasi 40 anni e adesso tutti questi stereotipi non hanno più senso. C’è una comunità americana d’origine italiana che ha una sua cultura, che noi vogliamo studiare e approfondire per conoscerla meglio, per poter lavorare meglio con tutti.

 

IDEA DICEMBRE 2003

© Copyright 2007 l'IDEA MAGAZINE - All Rights Reserved.