.::DICEMBRE 2003::.

L’ITALIA CHE CAMBIA

(Dizionario semiserio del nostro presente visto dal passato)

di Isabella Rossiello

Il nostro pianeta sta cambiando, addirittura l’universo evolve e fa i capricci. Noi in questa sede ci occuperemo più modestamente, di un piccolo stivale di terra, allungato tra il mare e coronato da superbe montagne. Vi propongo cari lettori un piccolo viaggio semiserio tra le cose del presente con gli occhi del passato. Come in tutti i dizionari, si comincia con la lettera:

A   ARTE.

Degli italiani si dice che sono un popolo di santi, navigatori e poeti, e questo è verissimo, ma ormai diventare santi è un’impresa quasi impossibile: le “tentazioni della carne” sono incontrollabili, il nostro standard di vita è abbastanza alto, insomma è come se ce ne mancasse l’opportunità. Con tutti i messaggi subliminali o decisamente sfrontati con cui il consumismo ci adesca e ci bombarda quotidianamente diventare santi oggi varrebbe doppio. Lo stesso dicasi dei navigatori…tutto ormai è stato scoperto, abbiamo rivoltato questo pianeta come un calzino (e tra le altre cose lo abbiamo reso anche maledettamente maleodorante!!!) Il gioco oggi è in mano agli americani che ormai stanno già esplorando l’universo. Ogni tanto, cari connazionali, come diceva una vecchia canzone: bisogna saper perdere! Non ci rimane che insistere con i poeti, gli italiani continuano a scrivere. C’è una statistica che dice che l’80 per cento degli italiani scrive poesie e le tiene in un cassetto. Rimaniamo quindi un popolo dal cuore tenero e non è poco! Nonostante che non possiamo diventare più né santi, né navigatori né poeti a livello mondiale, in altre arti siamo ancora il numero uno; parlo della moda, dell’architettura, parlo di un Renzo Piano chiamato in tutto il mondo ad esprimere il suo genio creativo, parlo di grandi Chef della cucina internazionale e perché no, di una macchina che ha fatto della sua linea e del suo motore un’arte: la Ferrari.

B   BELLEZZA.

Una volta si era belli o brutti. Questo valeva però solo per le donne, per gli uomini c’era solo il concetto di mascolinità; addirittura in dialetto romanesco si diceva: “ l’omo pe esse omo ha da puzzà!” Anche se brutto l’uomo aveva comunque delle chances…Per le donne era molto dura. Se eri bella, o perlomeno passabile, potevi sposarti, se eri brutta, spesso il destino era segnato: zitella! Parola orribile che oggi è meno cattiva di single, ma che allora era lo spauracchio di molte donne. Arrivati i fatidici 25 anni si cominciava a temere una vecchiaia solitaria e triste…e pur di non restare zitella, si sposava anche uno che un adone non era, anzi pure bruttarello… Oggi la storia è cambiata, il fatturato di creme di bellezza, trattamenti estetici, beauty farm è in crescita vertiginosa. In giro ormai si vedono raramente donne brutte, il trucco, il parrucchiere, l’abito alla moda, la palestra, le diete, gli integratori, la chirurgia plastica, i push up e altre mille diavolerie, rendono la donna. anche se bruttina, comunque gradevole. Gli uomini all’inizio erano un po’ spiazzati e allora si sono dati una mossa, oggi sono tantissimi gli uomini che si rivolgono con fiducia alla chirurgia plastica, alle creme e tutto il resto, compreso il push up ma in altre versioni! Eh si, gli uomini si saranno detti: “cà nisciuno è fesso!”

C   CIBO.

L’Italia è sempre stata famosa per la sua alimentazione. La dieta mediterranea ha fatto furore negli States e nel resto del mondo, eppure anche questo settore ha avuto degli scossoni: oggi, i fast food, ieri le paninerie (negli anni ’80 c’erano addirittura delle bande di ragazzi chiamati “paninari”. Fratelli minori degli yuppies, per essere paninari occorreva vestirsi con piumino rigorosamente marca Monclair, indossare le felpe Best Company, la cintura El Charro e le scarpe Timberland. Bisognava muoversi, mangiare, pettinarsi, profumarsi, divertirsi, parlare in gergo: (i sapiens erano i genitori, le sfitinzie erano le ragazze, cuccare era conquistare una ragazza) Il loro stile di vita era basato sul mangiare hamburger, andare in giro per la città su potenti moto, conquistare le ragazze, andare in vacanza al mare, preferibilmente a Montecarlo.
I paninari erano giovani appartenenti alla borghesia, dall’orientamento ideologico vagamente di destra, e piuttosto maschilista.
Oggi questo fenomeno non esiste più, è stata una moda passeggera, ma ugualmente il sacro tempio della nostra alimentazione subisce continuamente attacchi massicci. Qualche tempo fa i ristoranti cinesi erano presi d’assalto, erano una novità ed erano alla portata di tutte le tasche, poi sono arrivati i cibi di tutte le nazionalità, oggi si può scegliere di mangiare giamaicano o tailandese anche se il trend del momento è il sushi. Durerà la nostra esterofilia cibaiola? Chissà. In ogni caso fettuccine e ravioli resistono a testa alta!

D   DIVERTIMENTO.

Una volta c’erano poche opportunità di divertimento, il lavoro era duro si andava a letto presto. C’erano solo la domenica con il suo “struscio”, le feste comandate, gli sposalizi, i battesimi, le comunioni e le feste religiose. Tutte occasioni ghiotte per vedere all’opera saltimbanchi e mangiafuoco, il circo e la commedia italiana portata sulle piazze da commedianti nomadi, due salti in balera: questo era il divertimento di una volta. Più avanti è venuto il tabarin, la rivista (ma solo per i ricchi, cui per la verità le occasioni per festeggiare non mancavano mai), e poi il grande salto con il cinema. La televisione è nata molti anni dopo come sorella minore del cinema, ma presto ne è diventata sorellastra, facendo chiudere migliaia di sale e mettendo in ginocchio, almeno in Italia, l’industria cinematografica. La TV, infatti, era comoda, costava poco, non si faceva la fila per entrare in sala, era un modo più raccolto di socializzare e soprattutto era uno dei primi status symbol popolari insieme alla macchina e al telefono. Oggi ci si può divertire a tutte le ore (per chi può) e tutti i santi giorni, ci sono i parties, i vernissage, i musical, l’happy hour, le discoteche, i concerti, i rave party, il vecchio “struscio” ormai è ormai inesorabilmente demodé. I nuovi luoghi d’incontro sono i bar alla moda, gli spazi negli iper mercati, i pub che dagli anni ’80 in poi hanno avuto un boom incredibile e un crescendo di locali tematici per tutti i gusti. Se prima il divertimento era una cosa sana, oggi il divertimento è diventato un “dovere”. Se non ti diverti non esisti, non sei! Non ci si diverte in discoteca se non ci si impasticca, se non ci si ubriaca, se dopo la disco non si corre a 200 all’ora dove il massimo consentito è 70… Si pratica il “jumping”, il safari, e i tour operators propongono sempre più viaggi esotici e pericolosi. Che facciamo stasera? è la domanda che crea ansia e paura, paura di non esserci, di non presenziare, di mancare ad un appuntamento troppo spesso fatto di nulla.

E   EMIGRANTI.

L’Italia oggi non è più terra di emigranti. Certo, c’è ancora un flusso da sud verso nord, ma per fortuna sono ormai spariti i cartelli che dicevano” non si affittano case ai meridionali”. All’estero si va spesso per studiare, per pochi anni, per accumulare esperienza da mettere sul curriculum. Negli anni ’70 si andava a Goa in India o Katmandu in Nepal per una ricerca personale e spirituale, si emigrava alla ricerca di un paradiso che non esisteva. Alcuni sono rimasti e oggi, magari, gestiscono negozi di souvenir. I veri emigranti sono un ricordo sbiadito, roba da film, roba da museo. Quelli che hanno ricostruito la Germania anno zero, i minatori morti a Martinelle in Belgio, quelli non se li ricorda più nessuno. Ma alcuni che mi leggono ricordano magari vagamente, Ellis Island e quella grande statua con la fiaccola che ardeva e che spuntava dalla baia avvolta dalla nebbia. Addio caro emigrante italiano, oggi altri popoli hanno preso il tuo posto e come te cercano paradisi che non ci sono.

F   FAMIGLIA.

C’era una volta il papà, la mamma e (nel sud più che nel nord) una miriade di figli. In casa si viveva con i nonni e si parlava molto, molto di più…Oggi avere più di due figli è appalto solo dei ceti benestanti. Una famiglia normale con più di due è rovinata. Non è un fenomeno però solo italiano anzi direi europeo. La natalità zero è un problema che affligge molti paesi. Si è ribaltato il modo di vivere, ora chi ha più soldi può permettersi più figli. In un film di Totò, a chi gli chiedeva come mai più fossero poveri e più facessero figli si rispondeva che la colpa era da imputarsi al freddo: (… ci si abbracciava stretti stretti e…), alla noia, alla mancanza di altri svaghi. Un altro fenomeno che, come in tutti i paesi anche in Italia, sta prendendo piede è la cosiddetta “famiglia allargata” padri e madri che vivono con altri compagne/i, hanno altri figli, si incontrano, si amano, si lasciano si risposano. Altro che stereotipo tutto italiano della “famiglia”, sacro tempio inattaccabile dai tempi moderni! Spiacente informarvi che non è più così. I figli continuano ad essere “piezze ‘e core”, come si dice a Napoli, ma il cuore anche nelle famiglie italiane si è un po’ inaridito!

G   GLOBALIZAZIONE.

La globalizzazione in sé non è cosa malvagia, ma come tutte le cose ha lati oscuri e lati belli. Viaggiare con un’unica moneta e senza dogane è meraviglioso, vedere la tua famiglia a migliaia di Km di distanza con una web cam e un Pc in tempo reale è quasi miracoloso, comprare lo stesso prodotto che usi a casa tua, senza portartene una scorta è utile. Spesso però tutto è omogeneizzato, appiattito, a volte è triste fare un viaggio che magari ti è costato una cifra e scoprire che alcune cose le vedi tutti i giorni sotto casa, l’offerta dei viaggi soprattutto nei villaggi vacanze, è omologata, identica sia tu vada in Kenia sia in India. Per non parlare di globalizzazione a livello politico, di marketing e consumo, dove ci sarebbe da scrivere un trattato. Sei global o no global? Questa è la domanda che oggi si pongono tutti. Ma i global sono di destra? E i no global sono di sinistra? Ma perché ogni volta i problemi seri devono essere semplificati in maniera così stupida?

I   IDEALI.

Esistono ancora gli ideali? E i giovani, oggi, in che cosa credono? Una volta, si credeva nella famiglia, poi c’è stato il momento della politica, ci s’impegnava in interminabili dibattiti sull’impero del bene e sull’impero del male, sul capitalismo, sul socialismo. Si credeva, si lottava per qualcosa, in un’idea sbagliata o giusta che fosse, si sognavano ideali d’uguaglianza, di libertà, di pace. Oggi l’ideale per molte ragazze è diventare modella o show girl, chi segue la TV italiana saprà che c’è un programma di satira molto seguito che ha due conduttori e due ragazze carine che fanno delle minicoreografie (senza pretese) ballando su basi registrate: sono le veline. Ebbene cari lettori c’è una lotta accanita e senza esclusioni di colpi da parte di queste ragazze per quest’ambitissimo posto. Per i ragazzi il panorama non è meno desolante, fare il modello, il cantante, rock o melodico non importa, fare lo strip teaser finché il corpo lo permette. La professione di medico resiste ancora, ma che sia rigorosamente chirurgo plastico! In due parole: soldi presto subito e faticando il meno possibile!!!

L   LINGUAGGIO.

Come ho già menzionato prima, il linguaggio è molto cambiato. Questo non è un fenomeno moderno, c’è sempre stato. Oggi è più evidente poiché i media, la tecnologia, portano in casa nuovi vocaboli, nuovi modi di dire, si viaggia di più, e più velocemente si impara. Al lettore attento non sarà sfuggito nel mio articolo l’uso di parole straniere come “Happy hour”, “vernissage”, “jumping”, “pub”, “fast food”, “yuppies”, “out” ecc.ecc. Oggi dire “va bene” non si usa, è più immediato e semplice dire “OK”, e poi in che altro modo si può dire “computer” e “scanner” e “web cam”? “Masterizzare”, l’abbiamo italianizzato, ma la radice è straniera. Non si va più “all’inaugurazione” di una mostra d’arte; fa più chic dire: vado al “vernissage”. La parola “elegante”? No, meglio dire “chic”, e non si usa “trucco”, ma “make up”, non si fa un “viaggio”, ma un “tour”, il danaro è meglio averlo in “cheque” e se viaggi diventa “travel”. I bambini non si chiamano più Teresa, Pasquale, Nicola, ma Deborah, Samantha, William…le feste in casa se non le chiami “party” non ci viene nessuno. Un “film di gran successo” apprezzato da critica e pubblico, non è più un “capolavoro” ma un “cult movie” Il linguaggio, però, dove più si è scatenata l’esterofilia è il mondo del lavoro. Oggi cercano sempre più “account manager”, “advertiser”, bisogna aver fatto minimo 10 “stage”, avere un “master degree”, saper usare “Excell”, “Power Point”, “Photoshop…” In TV vegetano i “quiz”, i “reality show”, il varietà oggi si chiama “show” e la vecchia “ballerina-presentatrice” è diventata “show girl”. (nota bene quando in Italia era di moda la Francia, copiavamo i francesismi: soubrette, tabarin, dormeuse, pied a terre, maquillage, moquette, sommier ecc. ;oggi che la cultura dominante è quella anglo-americana, ci siamo adeguati.)

M   MAESTRO.

La figura del maestro o meglio ancora della “maestrina dalla penna rossa” descritta così amabilmente da De Amicis nel libro Cuore, ormai è un ricordo lontano e sbiadito. Oggi si parla di “moduli”, ogni bambino ha a disposizione tre maestre che si alternano nelle ore mattutine o con il “rientro” fatto nelle ore pomeridiane. Il maestro è oramai diventato un animale raro, ce ne sono pochissimi e pare non sia, anche in futuro, una professione molto ambita. Che dire, i tempi cambiano anche per chi una volta era una figura rispettata e riverita, oggi spesso i giornali parlano dei maestri solo in due casi: la cronaca nera e gli scioperi, perché pare che la categoria sia sottopagata e sfruttata.

N   NUDO.

Non vi scandalizzate cari lettori, parlare di nudo non significa necessariamente parlare di volgarità, ma a questa lettera ho abbinato la parola nudo perché la situazione in Italia è diventata a dir poco imbarazzante. Se vai in edicola anche un giornale “serio” che parla di politica, di costume, di società come L’Espresso o Panorama vendono copie solo se in copertina c’è un nudo di donna. Guardi la pubblicità e il mastice (..e non sto scherzando) si vende con una donna nuda immersa in una vasca da bagno trasparente e sigillata con il famoso mastice… La televisione è diventata inguardabile, ma di questo parlerò più tardi (il nudo lo troviamo ad ogni fascia oraria e in ogni salsa). L’ultima novità è un telegiornale su una rete privata, con la conduttrice che legge le notizie, si spoglia e resta nuda…alleluia!

O   ORGANIZZAZIONE.

L’Italia è uno di quei paesi dove l’organizzazione lascia molto a desiderare. In Italia sembra che non funzioni nulla... sanità, pubblici uffici, carceri strapiene e quindi enormi difficoltà nel gestire spazi ed esseri umani. L’esercito ha i suoi scandali con il cosiddetto “nonnismo” ossia giovani morti suicidi o uccisi da commilitoni per gioco. Ho vissuto per lungo tempo in Germania e posso giurare che non è un luogo comune, l’efficienza tedesca è qualcosa di incredibilmente affascinante, ottimizza tempo e risorse umane, non posso che parlarne bene e noi italiani dovremmo imparare molto da loro in questo campo. Organizzarsi vuol dire vivere meglio e con meno stress,. Smettiamola di improvvisarci politici, industriali e quant’altro. Finché si tratta di giocare va bene, ma cerchiamo di crescere un pochino….

P   POLITICI.

Qui non è cambiato proprio nulla!

Q   QUO VADIS?

È il titolo di un vecchio film Hollywoodiano con un bellissimo Robert Taylor e il bravissimo e compianto Peter Ustinov, che secondo me, ben rappresenta al momento la situazione italiana QUO VADIS ITALIA? E’ difficile parlare del nostro paese, o comunque di un singolo paese, senza notare che ormai siamo così tutti indissolubilmente legati alla globalizzazione mondiale in un abbraccio a volte provvidenziale a volte soffocante. Come dicevano gli antichi, il giusto sta nel mezzo, e secondo me l’Italia dovrebbe comunque e sempre mantenere la propria identità ed attingere tutto ciò che c’è di positivo da nuove culture. Il nostro governo deve sempre cercare e dare il meglio a noi cittadini, per la prosperità di tutti, v’invidio cari connazionali che vivete in un paese dove addirittura nella costituzione è sancito il diritto d’ogni essere alla felicità. Magari nella realtà le intenzioni non sempre sono rispettate, ma bisogna crederci e lottare affinché ciò avvenga. Tornando in Italia, ci chiediamo un po’ tutti, dove sta andando questo magnifico paese? Abbiamo un presidente del consiglio che, mi spiace dirlo, ma ci rappresenta come gli stranieri ahimè spesso ci vedono. Certo, sono stupidi pregiudizi, ma duri a morire, insomma siamo visti come un popolo burletta, un popolo da operetta, un popolo da non prendere sul serio! È un peccato, perché se è vero che noi Italiani siamo dei buontemponi, sempre allegri, compagnoni, forse un po’ inaffidabili, l’imbarazzante serie di gaffes di Berlusconi davanti al mondo intero non rende certo merito ad un popolo che, secondo gli ultimi sondaggi, in Europa lavora molto di più e duramente di altri. Prima c’erano i democristiani (i buoni) e i comunisti (i cattivi) e la politica era sì, una cosa sporca (e lo è ancora), però uno sapeva con chi andare, le promesse regolarmente venivano disattese, e ci si metteva l’animo in pace. Oggi ci sono ex comunisti, ex fascisti, ex socialisti, ex democristiani, ex di tutto. Partiti e partitini che fanno il bello e cattivo tempo, ricattando ora l’uno ora l’altro schieramento, secondo le proprie convenienze. Sono costoro, votati da un manipolo piccino d’italiani, l’ago della bilancia di leggi magari importantissime che i nostri politici vezzeggiano per non perdere le proprie amatissime poltrone.

R   RICORDI.

Secondo me i ricordi ormai non sono che un ricordo!!! Viviamo talmente in fretta, che non abbiamo tempo di “ricordare”. Bisogna sempre andare avanti, avanti, avanti, dove non si sa, ma siamo diventati un mondo di formichine impazzite, uno sciame d’api che appena può scende in guerra, scordandosi dei morti dell’ultima. Oggi si parla tanto di “memoria storica”, ma frettolosamente si pone una corona al milite ignoto, si commemora il signor Schindler, si fa un minuto di silenzio in nome di Tizio e Caio, la TV ripropone vecchi documentari che guardano solo gli anziani che sanno già tutto su quel periodo e via…, ma dove? Dove andiamo così di fretta? I ricordi ormai sono un lusso, la parola d’ordine è dimenticare, così ci possono propinare sempre le stesse ingiustizie, le stesse cretinate. Chi si ricorda più del delitto X, del caso del crollo economico della banca Y, dello scandalo Z? Nessuno, le notizie avanzano, si susseguono, gira, gira sono sempre le stesse perciò non ce le ricordiamo nemmeno più!

S   STRANIERI.

Chi l’avrebbe mai detto, da popolo emigrante siamo diventati popolo di immigranti, ormai l’Italia è un miscuglio di occhi a mandorla, turbanti colorati, pelli nerissime o bianchissime quasi slavate, linguaggi incomprensibili, scuole miste dove siedono accanto con dolcissima innocenza bambini di ogni credo e razza. Alcuni hanno fatto fortuna qui in Italia, in modo lecito alcuni, in modo illecito altri. Gli italiani erano, a confronto con paesi quali Francia, Germania, Inghilterra, impreparati alla marea di stranieri che si è riversata negli ultimi anni da noi. Alcuni hanno reagito male con diffidenza, altri si sono integrati e li hanno accettati, i matrimoni misti sono in continua crescita. Certo non sono mancati e tuttora non mancano, i problemi correlati agli stranieri: i centri di prima accoglienza sono spesso superaffollati, ci sono problemi religiosi, criminalità, disoccupazione, lavoro nero, penuria di abitazioni, sfruttamento ed abusi di chi spesso non è tutelato da leggi o è tutelato male. La situazione è sempre “calda” ed io spero per il bene di tutti, che le divisioni non raggiungano livelli insostenibili. Io personalmente la ritengo una grande ricchezza, una salutare pacifica colorata invasione. Per quanto riguarda i criminali, tutto il mondo è paese, è una conclusione banale ma estremamente vera!

T   TELEVISIONE.

e siamo giunti alle note dolenti. Anche la televisione è cambiata, la scelta fra canali a pagamento e TV private e pubbliche è elevatissima, non così la qualità dei programmi. È un paradosso, perché a volte la competitività porta ad un voler sempre migliorare il prodotto, ma, anomalia tutta italiana, i canali si copiano a vicenda, si clonano in una maniera a dir poco imbarazzante. Tutto diventa così un’inguardabile poltiglia, dove i programmi sono un guazzabuglio di tette e sederi che imperversano a tutte le ore, donnine vestite al limite della decenza e più simili a “Pretty Woman” che a show girl o ballerine. Non sono una moralista bacchettona, ma buon gusto e stile non devono mancare mai. Come me, altri rifiutano questa volgarità esibita così sfacciatamente, come se fossimo tutti dei laidi guardoni, la stessa stampa estera ha spesso attaccato la nostra TV. Dei contenuti poi non ne parliamo, chi fa i palinsesti di certo la TV poi non la guarda, altrimenti si rifiuterebbe di considerarsi un “deficiente” e la definizione non è mia ma della Signora Ciampi, la moglie del nostro presidente della Repubblica. Una TV leggera è giusta e sacrosanta, ma se l’intrattenimento fosse un po’ più intelligente non ci farebbe che bene, e invece è un continuo insulto alla nostra intelligenza! All’intelligenza di milioni d’italiani che davvero non hanno fatto nulla per meritarsi show infiniti (oltre quattro ore) infarciti di pubblicità idiote, pur pagando il canone! Ora poi, visto che la maggioranza del pubblico ha una certa età, si sono inventati programmi dove protagonisti sono anziani, tipo “Big Brother”, o nonnine scatenate che per pochi minuti di celebrità si danno battaglia. Non rimpiango certo la televisione del dopoguerra dove le ballerine dovevano portare calze "coprentissime", o certe parole erano vietate, così come subì una pesantissima censura una canzone di Jula de Palma dal titolo “scandaloso” per l’epoca: “Tua”. Oggi c’è un tipo che canta da tutte le radio: ”Puttana, puttana, puttana la maestra…”

U   USANZE.

Di quand’ero piccola ricordo il giorno dell’Immacolata, con tanti lumini bianchi alle finestre, e il giorno del Corpus Domini, con tante coperte di raso e di broccato (ovviamente le più belle) alle finestre... Un’altra tradizione scomparsa è la fatidica “dote”, il ragù rigorosamente solo di domenica, il venerdì solo pesce. I funerali attraversavano a piedi il paese (oggi anche i morti danno fastidio al traffico). Il panettone si mangiava rigorosamente a Natale e il cioccolato era per lo più una ricorrenza pasquale. Le visite ai parenti erano una noia mortale per noi bambini, ma era un modo di tenere insieme le famiglie, oggi anche i cugini se abitano a più di un isolato di distanza si vedono poco. La nostra colazione era latte e biscotti, oggi è inimmaginabile un bambino senza la sua preziosa “merendina “ confezionata, (piena di coloranti e conservanti) e a tutte le ore.(Inutile dire che è in aumento l’obesità non solo infantile) I nostri giochi erano per lo più all’aperto, i giocattoli rigorosamente alle feste comandate. Provate oggi a mandare i bambini per strada, le macchine ve li stirano come nei cartoni animati, pedofili e rapitori sono in agguato e loro “i pargoli” diventano sempre più nevrotici e tristi davanti ad Internet e alla televisione che li rintronano di messaggi più o meno dubbi. Il mondo che cambia ha sempre due facce, una positiva una negativa. Sta alla nostra intelligenza, e solo a quella, alla nostra capacità di discernere, di cercare di capire senza farsi imbottire di false ideologie, di pregiudizi, andare avanti e costruire un mondo migliore, pazienza se la Madonna non avrà il suo tributo di coperte preziose, penso sia più felice se un bambino in meno al giorno non muore di fame.

V   VACANZE.

Gli italiani hanno scoperto il gusto delle vacanze. Per fortuna, dico io, e ora vi spiego perché: viaggiando si viene a contatto con nuovi usi e costumi, si impara a rispettare e a conoscere nuovi popoli, ma…ma, c’è un ma…gli italiani in vacanza, dopo due giorni al massimo, non resistono più al cibo locale, al caffè locale e si buttano disperati sul primo ristorante italiano che incontrano. Un peccatuccio veniale, infatti non è un caso che la nostra cucina sia la più amata al mondo, ma così addio sogni di "sprovincializzazione". Una volta solo i ricchi andavano in vacanza, per gli altri il massimo era: giungere a Fregene, se abitavi a Roma, in Vespa o in Cinquecento, e i Navigli per i Milanesi. Per non parlare della maggioranza, che non è mai uscita dal proprio paesino, e che l’unico viaggio che ha fatto è stato il “viaggio di nozze”. A questo proposito, mia madre mi racconta una storiella, vera, di una novella sposa che al suo ritorno le confidò tutta la tristezza di quel viaggio così desiderato. Alle domande di mia madre la sposina confidò che suo marito l’aveva portata a vedere solo muri rovinati e pietre sparse qua e là: quella città era Roma! Beh, oggi siamo un popolo con un alto indice di alfabetizzazione e per fortuna sposine così non esistono più (almeno spero). Gli italiani, oggi viaggiano così tanto e a tutte le età che addirittura ci sono vacanze pagate con piccoli mutui, a rate, pur di viaggiare si fanno rinunce per tutto l’anno, sono nate come funghi agenzie turistiche più o meno serie. È nato il boom dell’agriturismo e chiunque possegga un podere ed una cascina in campagna, diviene imprenditore turistico. A causa della recessione, oggi gli italiani viaggiano di più in Italia e devo dire che questo non è assolutamente un male, abbiamo posti stupendi e non mi sto qui a dilungare perché chi mi legge lo sa meglio di me. Un altro dramma degli italiani che viaggiano, oltre al cibo, è la lingua: pochi parlano l’inglese e a gesti e con un inglese inventato al momento riescono a farsi capire…che gran popolo che siamo!

Z   ZAPPING.

È un neologismo inglese, un termine che si usa molto di frequente, soprattutto in gergo televisivo, per indicare il passaggio veloce da un programma all’altro con l’uso del telecomando. È un po’ quello che ho fatto io con quest’articolo che non ha alcun valore scientifico, o dottorale, non è un trattato sociologico, è semplicemente fare “zapping” tra un argomento e l’altro a caso, anche se per comodità l’ho messo in ordine alfabetico. Ho immaginato di essere al caffè con Voi, cari lettori, a discutere di vari argomenti (anche se per questioni di forza maggiore, ho parlato solo io), pensieri in libertà, ciarle da bar senza la pretesa di volerle approfondire, ognuno poi lo può fare da sé. A me basta tenervi un po’ di compagnia con le mie riflessioni, giuste o sbagliate che siano. Posso solo assicurarvi che sono mie, pensate e sfornate con quel motore che troppo spesso spegniamo e che si chiama, guarda un po’, cervello.

 

IDEA DICEMBRE 2003

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