.::DICEMBRE 2001::.

L’ITALIA, GLI ITALIANI

E L’11 SETTEMBRE

di Silvana Mangione

LA FAVOLA TRISTE

C’era una volta un’isola felice con due giganti buoni che sorridevano alla statua di una bella signora, chiamata Libertà. La signora invitava il mondo a mandarle tutti i poveri, i diseredati e gli oppressi e li guidava con la luce della sua fiaccola. Una mattina di sole, due proiettili di carne e follia colpirono i giganti buoni, li riempirono di ferro e di fuoco. Gli abitanti dell’isola tentarono di fuggire. I protettori dell’isola corsero per cercare di salvarli, ma i giganti caddero morendo e li travolsero. I giganti caddero morendo e gettarono l’isola nel silenzio.

LA REALTÀ

“La guerra non è che un duello su vasta scala”. “La guerra è un atto di forza che ha per scopo di costringere l’avversario a sottomettersi alla nostra volontà”, afferma il generale prussiano Karl von Clausewitz (1780-1831), che ha scritto un trattato intitolato, appunto: “Della guerra”. Dopo l’11 settembre noi che viviamo a New York ci siamo resi conto che la morte dei giganti gemelli ci ha precipitato nella guerra, ha cambiato per sempre non solo la storia del mondo, ma la storia di ognuno di noi. Le cose di tutti i giorni sono diventate improvvisamente difficili. Il futuro non può  più essere programmato. L’assurdo si è sostituito ai valori certi della vita. Il grande silenzio ha spento gli occhi della gente.

“THE ITALIANS”

Alla ricerca di una guida ci siamo guardati intorno e abbiamo trovato “the Italians”: il Sindaco Rudy Giuliani, il Governatore George Pataki (di mamma italiana), il Presidente della Borsa Richard Grasso, lo Speaker del Consiglio Comunale Peter Vallone, il Presidente dell’Empire Development Corporation Charles Gargano. Tutti italiani. Tutti pieni di coraggio. Ci hanno detto: “No, Manhattan non può morire! New York deve tornare alla normalità! Dobbiamo ricominciare a fare quello che eravamo abituati a fare: vivere. Vivere senza paura”. Ci abbiamo creduto. Ci abbiamo provato. Non è stato facile, ma minuto per minuto, nei giorni che si sono susseguiti dall’11 settembre, “the Italians” sono stati con noi alla televisione, alla radio, sui giornali, per strada, nelle chiese e nei negozi, nei teatri e negli uffici, a portarci avanti per mano. Pian piano a New York hanno ricominciato a fiorire i bambini, a singhiozzare i clacson adirati, a crescere di volume le frasi lasciate appese nell’aria dietro di sé dai newyorchesi in eterno movimento.

L’ITALIA

Gli italiani di qui erano sicuri che l’Italia avrebbe affiancato “the Italians” in questo momento di straordinaria gravità. Poi sui giornali americani è stata pubblicata la notizia (deformata) che il Governo italiano aveva pronunciato alcuni “distinguo”, aveva posto condizioni restrittive alla sua partecipazione al fianco degli USA nelle azioni da intraprendere a livello internazionale. La notizie nasceva dall’interpretazione sensazionalistica di una dichiarazione ministeriale fatta in stretto gergo politichese. “Com’è possibile questo?” hanno domandato gli italiani di qui e sono rimasti in attesa di una spiegazione. Gli esponenti della più famosa fondazione nazionale italoamericana invece – prima ancora di controllare la verità di quanto avevano riportato i giornali – si sono messi a strillare: “Come si permette l’Italia? Gli Stati Uniti l’hanno liberata! Gli Stati Uniti l’hanno ricostruita dopo la guerra! Gli Stati Uniti hanno finanziato il piano Marshall! Gli Stati Uniti  hanno diritto a... L’Italia ha l’obbligo di...”. Questa reazione scomposta dovrà essere analizzata e capita nelle sue motivazioni profonde in un altro momento, quando saremo più sereni ed obiettivi e potremo far comprendere ai nostri fratelli americani di origine italiana che l’Italia è la quinta potenza economica mondiale e non ha nulla a che fare con lo stereotipo di  “cugino povero e sciocco” al quale si danno ordini che devono essere immediatamente e ciecamente eseguiti. Comunque, l’Italia è pronta ad intraprendere anche tutte le misure militari che si renderanno necessarie, nel rispetto dell’art. 5 del trattato sottoscritto dai Paesi aderenti alla NATO, come deterrente che ha consentito all’Europa Occidentale di mantenere democrazia e libertà. Tutto ciò con l’appoggio della maggioranza di governo e di quasi tutte le forze di opposizione.  

IL PRIMO RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO ITALIANO

Il Ministro degli Esteri Renato Ruggiero è stato il primo rappresentante del Governo italiano a recarsi a Washington dopo l’11 settembre per dialogare seriamente con il Governo americano. È arrivato il 24 settembre. I soliti personaggi che commentano negativamente qualsiasi azione dell’Italia hanno chiesto: “perché così tardi?” ed hanno insistito: “perché il Presidente Bush non ha nominato l’Italia nel suo discorso di fronte a Congresso e Senato degli USA in seduta congiunta?”. La risposta ad ambedue le domande è semplice: perché il Ministro Ruggiero era impegnato nel rendere possibile l’incontro fra il Ministro degli Esteri di Israele Peres e il Presidente Arafat. È ovvio che questa operazione di alta diplomazia aveva il pieno consenso degli USA e che quindi nell’elenco di paesi fatto da Bush l’Italia non poteva apparire fino a quando non si fosse raggiunto il successo. Come già sapete, l’incontro c’è stato. Inoltre, l’Italia può favorire la riapertura del dialogo fra USA, Libia e Iran, con i quali il nostro Paese ha da tempo buone relazioni con profonde radici storiche e geografiche e stretti rapporti nel campo dell’energia. Sia la Libia che l’Iran hanno dichiarato di voler avviare una politica di avvicinamento all’Europa e agli USA. Si tratta dunque di raccogliere i segnali positivi, di rispondere dicendo: “se volete fare questa strada avete degli amici, che non interferiranno nei vostri assetti interni. Ma il cammino lo dovete fare voi”. Questo ci ha detto il Ministro Ruggiero. In riconoscimento di questo ruolo insostituibile che l’Italia può assumere all’interno della coalizione contro il terrorismo il Ministro Ruggiero è stato accolto a Washington con tutti gli onori, poi è venuto a New York il 26 settembre ed è stato accolto anche qui con tutti gli onori dal Sindaco Giuliani che lo ha portato in elicottero su “Ground Zero”, lo ha accompagnato a far visita ai padiglioni delle agenzie di ricostruzione e lo ha affiancato in un’importante conferenza stampa. Prima di recarsi dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, il Ministro ha voluto parlare privatamente – senza telecamere, né estranei – con le famiglie degli italiani scomparsi l’11 settembre, quindi si è incontrato con i rappresentanti del CGIE, dei Com.It.Es. di NY/CT e NJ e con i giornalisti ai quali ha annunciato che la prima concreta iniziativa italiana proveniva dal Sindaco della Città di Bari, il quale aveva stanziato un miliardo di lire per la ricostruzione della chiesetta greco-ortodossa di San Nicola, distrutta dal crollo delle torri. Il Sindaco Giuliani ha particolarmente apprezzato l’offerta, perché risponde alla sua precisa volontà di ridar vita ad alcuni  simboli collegati alle strutture colpite. A questo proposito Ruggiero ha  ammirato: “la grande forza morale dei cittadini di New York che guardano verso il futuro senza voler dimenticare il passato”. L’Italia ha dunque risposto ufficialmente, formalmente, ma mancava ancora qualcosa.

LA CRONACA DEL GRANDE ABBRACCIO

Gli italiani di qui avevano bisogno di un grande abbraccio per lenire il dolore, in un luogo acceso di candele e sacro d’incenso per consolare gli animi feriti. Il luogo non poteva che essere San Patrizio, cattedrale di Manhattan; la celebrazione doveva essere una Messa Solenne seguita da una cerimonia ufficiale con la presentazione delle corone di fiori e la lettura dei messaggi del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’iniziativa è stata del Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, accompagnato da una folta delegazione di cui facevano parte il Vice Presidente del Senato ed ex Presidente del Consiglio, Lamberto Dini; il Vice Presidente della Camera Alfredo Biondi; il Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera Gustavo Selva; il segretario del PPI Guglielmo Castagnetti; il Presidente della Direzione Nazionale dei DS Valdo Spini, e tanti altri, per un totale di 25 fra senatori e deputati appartenenti a tutti i partiti dell’arco costituzionale, alla maggioranza e all’opposizione, arrivati con l’aereo del Presidente della Repubblica la sera del 30 settembre e ripartiti la sera del primo ottobre. Una permanenza di 24 ore circa con un viaggio quasi altrettanto lungo. In delegazione c’erano anche il Segretario Generale del CGIE, Franco Narducci, italiano in Svizzera; il Vice Segretario per l’Europa Gianni Farina, italiano in Francia; il Presidente della Commissione Informazione del CGIE, Bruno Zoratto, italiano in Germania e il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri, Min. Carlo Marsili. La sera dell’arrivo c’è stato appena il tempo di accogliere gli ospiti e portarli a cena – avevano viaggiato per dieci ore senza mangiare nulla – in cima ad un grattacielo da cui si vedeva la voragine illuminata e fumante. Abbiamo tentato di dar loro un’idea dell’altezza delle torri distrutte paragonandole ai grattacieli vicini che ancora reggono. Abbiamo detto che non sapevamo perché le rovine continuano a bruciare senza interruzione. Abbiamo raccontato loro quanto era già cambiato il carattere dei newyorchesi: dall’arroganza di padroni del mondo agli occhi bassi, al sorriso esitante, agli occhi improvvisamente lucidi dei primi giorni dopo l’attentato. Tutti loro hanno voluto parlare e testimoniare il proprio affetto e le reazioni immediate forse a sé stessi  prima ancora che ai commensali. L’abbraccio era reciproco. Il giorno seguente è cominciato presto, è stato pieno di avvenimenti, ma è sembrato che volasse via in un solo battito di cuore, in un batter di ciglia. Dopo aver presenziato al discorso del Sindaco Giuliani davanti all’assemblea plenaria dell’ONU abbiamo tutti incontrato al Consolato i parlamentari italoamericani eletti negli Stati di New York, New Jersey e Connecticut, poi il Presidente della NIAF ad un pranzo offerto dall’Ambasciatore Vento, capo della Missione permanente dell’Italia alle Nazioni Unite, quindi i rappresentanti dei Com.It.Es. di NY/CT e di NJ all’Istituto Italiano di Cultura. Erano venuti ad abbracciarci anche i Consiglieri Maurizio Mariano dal Sud Africa; Arnalda Lancellotti Bartoli e Carlo Consiglio dal Canada; Enzo Centofanti da Filadelfia; ma non il Vice Segretario del CGIE per i Paesi Anglofoni. Poi siamo andati a San Patrizio, dove il Ministro Tremaglia è stato raggiunto dal Presidente della Camera dei Deputati, Pierferdinando Casini, accorso dal Sud America. Casini e Tremaglia hanno avuto un colloquio privato con il Sindaco Giuliani al quale hanno presentato in dono un medaglione che riproduce la Bocca della Verità, il famoso bassorilievo romano che si dice morda la mano dei bugiardi. E Giuliani lo merita davvero: soltanto la sua affettuosa capacità di raccontare sempre le cose come stanno, ma dosando la verità in proporzione alla nostra capacità di assorbirla ha potuto traghettarci ora per ora dalla disperazione alla volontà di ripresa. Abbiamo poi saputo che il Presidente Ciampi gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana con una toccante motivazione che recita, fra l’altro: “Il sindaco di New York ha incarnato lo spirito di sacrificio e di abnegazione di tutti gli americani di origine italiana”. La chiesa era piena: 2.600 persone sedute e non sappiamo quante in piedi hanno seguito la Messa officiata da Sua Eccellenza Renato Martino, Nunzio Apostolico e Osservatore del Soglio Pontificio alle Nazioni Unite. La splendida voce di Katia Ricciarelli, venuta con la missione parlamentare, ha dato vita all’Ave Maria di Schubert – così cara a Giuliani – ed a Panis Angelicus. Molte le comunioni, moltissima la commozione. Molta la meraviglia dei parlamentari di fronte alla “standing ovation” tributata in chiesa al Sindaco Giuliani. Alla fine della Messa la parte laica della cerimonia è iniziata con gli inni nazionali cantati da tutti i presenti con la mano sul cuore: per un momento di profonda, strettissima solidarietà siamo stati tutti insieme prima americani, poi italiani. Il rigido cerimoniale ha consentito soltanto la lettura dei messaggi del Capo dello Stato che ha scritto fra l’altro: “L’America non è sola a piangere le sue vittime. Questo è un lutto per il mondo intero. A tutti va il nostro pensiero, la nostra commozione e la promessa di non dimenticare l’ingiusto sacrificio. Che la loro memoria ci aiuti a sconfiggere la barbarie”. Il messaggio del  Capo del Governo ribadiva: “Ciò che sappiamo è che i terroristi non vogliono solo uccidere e distruggere. Vogliono soprattutto sconvolgere la nostra vita, colpire al cuore la libertà e la democrazia. In questa battaglia noi saremo al fianco degli Stati Uniti e del popolo americano senza riserve e senza tentennamenti”. Poi l’intervento del Ministro Tremaglia che ha detto anche: “Davanti a questa immane tragedia il Governo e il Parlamento italiani hanno avvertito l’esigenza di essere qui, il più vicino possibile, non solo idealmente, al popolo americano, per una giornata di riflessione e di preghiera. E noi non dimentichiamo i vincoli di amicizia, di fraternità, di lavoro che legano i nostri Paesi. La mia presenza qui, oggi, testimonia questo legame, l’attenzione ed il sostegno che il Governo italiano, l’Italia intera, riservano agli Stati Uniti, soprattutto in quest’ora difficile. Le vittime dell’11 settembre sono entrate a far parte della nostra storia, della nostra memoria, della nostra vita”. E come disse Abramo Lincoln: “Prego che il Padre celeste possa mitigare l’angoscia del vostro cordoglio e vi lasci solo il ricordo meraviglioso degli amati defunti e la solenne fierezza che vi deriva dall’aver depositato un così costoso sacrificio sull’altare della libertà”. E ha concluso proponendo: “Esaltiamo tutti i soccorritori meravigliosi. Chiediamo per loro da questa Cattedrale, il riconoscimento del mondo della civiltà, il conferimento ai Vigili del Fuoco di New York del Premio Nobel per la Pace”. La proposta è stata accolta con un lungo applauso. Da San Patrizio di nuovo al Consolato per l’incontro con la comunità allargata che ha voluto presentarsi, stringere la mano, raccontare un pezzo di vita, farsi fotografare con l’uno o l’altro esponente del Parlamento italiano. Si era diventati una grande famiglia. Il dolore era stato esorcizzato per poche preziose ore e si era sciolto il nodo della solitudine e della lontananza. Anche i componenti della delegazione, che avevano visto a distanza lo scempio compiuto l’11 settembre, erano aperti più che mai al contatto umano, desiderosi di esprimere il tumulto di emozioni che stavano vivendo. Alle dieci di sera, il pullman li è venuti a prendere per portarli all’aereo presidenziale ed al viaggio di ritorno in Italia. Li abbiamo salutati, poi siamo scesi e abbiamo continuato a dire arrivederci, facendo segno con le mani e con il sorriso che il grande abbraccio non era finito, che il suo calore sarebbe rimasto dentro di noi per i tristi mesi a venire, che la loro missione ci aveva davvero scaldato il cuore.

IL TACCUINO DEGLI ARRIVI

È diventato sempre più difficile seguire il taccuino degli arrivi dei rappresentanti del Governo, del Parlamento e delle istituzioni italiane che si sono susseguiti dopo il primo ottobre. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è andato soltanto a Washington; il Ministro delle Politiche Agricole Giovanni Alemanno ha marciato nella Parata di Columbus Day; il Vice Presidente del Consiglio Gianfranco Fini – venuto in occasione della cena della NIAF a Washington – ha fatto un salto a New York anche per incontrare alcuni rappresentanti della comunità in Consolato. Pian piano arriveranno tutti. E noi saremo felici di stringere loro la mano per ringraziarli del desiderio di venirci a trovare. 

IL RITORNO ALLE GIOIE DELLA VITA

Ad un mese esatto di distanza dalla Messa Solenne in San Patrizio, la Regione Lombardia ha testimoniato la sua solidarietà con un altro tipo di manifestazione di amicizia. Anche se l’emigrazione lombarda negli Stati Uniti è numericamente limitatissima, la Regione è tuttavia molto legata sia allo Stato di New York, con cui ha concluso una Convenzione di cooperazione, che con la Città, tant’è vero che la Maratona di New York e la Maratona di Milano sono gemellate fin dall’anno scorso. Se la popolazione di una città – messa in ginocchio dalle conseguenze di un atto di inaudita violenza – deve tornare alla cosiddetta normalità è necessario che riprenda a divertirsi, ad uscire, ad andare a cena fuori, a teatro, a cinema. E perché non ad un concerto? Di musica italiana? Con cantanti italiani? Detto fatto, con l’aiuto di Videoitalia e Radioitalia, quattro famosi cantanti italiani: Roberto Vecchioni, Amedeo Minghi, Riccardo Fogli ed Enrico Ruggeri hanno accolto l’invito del Presidente della Regione, Roberto Formigoni, e sono venuti a New York per offrire agli italiani, agli italoamericani ed agli italofili uno spettacolo di musica e luci, di gioia ed applausi, presentato da Franco Nisi nel Manhattan Center Studios e trasmesso in diretta in tutto il mondo. La serata è stata opportunamente intitolata “Rinascere insieme. Let’s run together”. Alla promozione presso le comunità dei tre Stati di New York, New Jersey e Connecticut hanno collaborato L’IDEA Magazine, Radio ICN e America Oggi, affiancate dai massimi rappresentanti delle istituzioni italiane quali il Console Generale, Min. Giorgio Radicati; il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Sen. Paolo Riani; il Direttore dell’Istituto del Commercio Estero in Nord America, Roberto Luongo; il Direttore dell’ENIT Eugenio Magnani, nonché la Italy America Chamber of Commerce ed  il Presidente della Maratona di NY Allan Steinfeldt. I risultati di questo intenso e concentratissimo lavoro preparatorio si sono visti chiaramente: il teatro era zeppo in ogni ordine di posti per un totale di circa tremila persone. Non sapremo mai quante centinaia di persone non sono riuscite ad entrare. Nell’atrio, il simbolo dei tempi che stiamo vivendo: “metal detectors” e controlli di persone e borse da parte di uno stuolo di guardie giurate. L’aumentata attenzione ai problemi della sicurezza è sfortunatamente un’abitudine che ci accompagnerà per molti anni a venire, ma non è riuscita ad intristire gli umori degli intervenuti. La serata si è aperta con la presentazione di un proclama del Governatore dello Stato di New York e di una lettera del Sindaco Giuliani, poi l’annuncio del Premio Speciale per la Pace consegnato al Giuliani dal Presidente Formigoni, che ha interpretato il senso del momento storico e della volontà di vivere e di rivivere di questa città, con un suo breve discorso pieno di intelligente ed affettuosa comprensione. Poi gli inni nazionali. Poi i cantanti ed il pubblico che ha tenuto il ritmo battendo le mani, che ha cantato i refrain, che ha applaudito e chiesto bis, che ha mostrato in tutti i modi di essere venuto per divertirsi e di essere soddisfatto di tutto quello che ha trovato, ivi compresa la nostra bellissima Miss Idea 2000.

GRAZIE

Grazie a tutti coloro che hanno voluto e vorranno esserci vicini con affetto sincero e con iniziative concrete. Di questo abbiamo avuto e continueremo ad aver bisogno a lungo.

IDEA DICEMBRE 2001

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