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L’ITALIA,
GLI ITALIANI
E
L’11 SETTEMBRE
di
Silvana Mangione

LA
FAVOLA TRISTE
C’era
una volta un’isola felice con due giganti buoni che sorridevano alla
statua di una bella signora, chiamata Libertà. La signora invitava il
mondo a mandarle tutti i poveri, i diseredati e gli oppressi e li
guidava con la luce della sua fiaccola.
Una
mattina di sole, due proiettili di carne e follia colpirono i giganti
buoni, li riempirono di ferro e di fuoco. Gli abitanti dell’isola
tentarono di fuggire. I protettori dell’isola corsero per cercare di
salvarli, ma i giganti caddero morendo e li travolsero. I giganti
caddero morendo e gettarono l’isola nel silenzio.
LA REALTÀ
“La
guerra non è che un duello su vasta scala”. “La guerra è un atto
di forza che ha per scopo di costringere l’avversario a sottomettersi
alla nostra volontà”, afferma il generale prussiano Karl von
Clausewitz (1780-1831), che ha scritto un trattato intitolato, appunto:
“Della guerra”.
Dopo
l’11 settembre noi che viviamo a New York ci siamo resi conto che la
morte dei giganti gemelli ci ha precipitato nella guerra, ha cambiato
per sempre non solo la storia del mondo, ma la storia di ognuno di noi.
Le cose di tutti i giorni sono diventate improvvisamente difficili. Il
futuro non può più essere
programmato. L’assurdo si è sostituito ai valori certi della vita. Il
grande silenzio ha spento gli occhi della gente.
“THE ITALIANS”
Alla
ricerca di una guida ci siamo guardati intorno e abbiamo trovato “the
Italians”: il Sindaco Rudy Giuliani, il Governatore George Pataki (di
mamma italiana), il Presidente della Borsa Richard Grasso, lo Speaker
del Consiglio Comunale Peter Vallone, il Presidente dell’Empire
Development Corporation Charles Gargano. Tutti italiani. Tutti pieni di
coraggio. Ci hanno detto: “No, Manhattan non può morire! New York
deve tornare alla normalità! Dobbiamo ricominciare a fare quello che
eravamo abituati a fare: vivere. Vivere senza paura”. Ci abbiamo
creduto. Ci abbiamo provato. Non è stato facile, ma minuto per minuto,
nei giorni che si sono susseguiti dall’11 settembre, “the Italians”
sono stati con noi alla televisione, alla radio, sui giornali, per
strada, nelle chiese e nei negozi, nei teatri e negli uffici, a portarci
avanti per mano.
Pian piano a New York hanno ricominciato a fiorire i bambini, a
singhiozzare i clacson adirati, a crescere di volume le frasi lasciate
appese nell’aria dietro di sé dai newyorchesi in eterno movimento.
L’ITALIA
Gli
italiani di qui erano sicuri che l’Italia avrebbe affiancato “the
Italians” in questo momento di straordinaria gravità. Poi sui
giornali americani è stata pubblicata la notizia (deformata) che il
Governo italiano aveva pronunciato alcuni “distinguo”, aveva posto
condizioni restrittive alla sua partecipazione al fianco degli USA nelle
azioni da intraprendere a livello internazionale. La notizie nasceva
dall’interpretazione sensazionalistica di una dichiarazione
ministeriale fatta in stretto gergo politichese. “Com’è possibile
questo?” hanno domandato gli italiani di qui e sono rimasti in attesa
di una spiegazione.
Gli esponenti della più famosa fondazione nazionale italoamericana
invece – prima ancora di controllare la verità di quanto avevano
riportato i giornali – si sono messi a strillare: “Come si permette
l’Italia? Gli Stati Uniti l’hanno liberata! Gli Stati Uniti
l’hanno ricostruita dopo la guerra! Gli Stati Uniti hanno finanziato
il piano Marshall! Gli Stati Uniti hanno
diritto a... L’Italia ha l’obbligo di...”. Questa reazione
scomposta dovrà essere analizzata e capita nelle sue motivazioni
profonde in un altro momento, quando saremo più sereni ed obiettivi e
potremo far comprendere ai nostri fratelli americani di origine italiana
che l’Italia è la quinta potenza economica mondiale e non ha nulla a
che fare con lo stereotipo di “cugino
povero e sciocco” al quale si danno ordini che devono essere
immediatamente e ciecamente eseguiti. Comunque, l’Italia è pronta ad
intraprendere anche tutte le misure militari che si renderanno
necessarie, nel rispetto dell’art. 5 del trattato sottoscritto dai
Paesi aderenti alla NATO, come deterrente che ha consentito all’Europa
Occidentale di mantenere democrazia e libertà. Tutto ciò con
l’appoggio della maggioranza di governo e di quasi tutte le forze di
opposizione.
IL
PRIMO RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO ITALIANO
Il
Ministro degli Esteri Renato Ruggiero è stato il primo rappresentante
del Governo italiano a recarsi a Washington dopo l’11 settembre per
dialogare seriamente con il Governo americano. È arrivato il 24
settembre. I soliti personaggi che commentano negativamente qualsiasi
azione dell’Italia hanno chiesto: “perché così tardi?” ed hanno
insistito: “perché il Presidente Bush non ha nominato l’Italia nel
suo discorso di fronte a Congresso e Senato degli USA in seduta
congiunta?”.
La risposta ad ambedue le domande è semplice: perché il Ministro
Ruggiero era impegnato nel rendere possibile l’incontro fra il
Ministro degli Esteri di Israele Peres e il Presidente Arafat. È ovvio
che questa operazione di alta diplomazia aveva il pieno consenso degli
USA e che quindi nell’elenco di paesi fatto da Bush l’Italia non
poteva apparire fino a quando non si fosse raggiunto il successo. Come
già sapete, l’incontro c’è stato.
Inoltre, l’Italia può favorire la riapertura del dialogo fra USA,
Libia e Iran, con i quali il nostro Paese ha da tempo buone relazioni
con profonde radici storiche e geografiche e stretti rapporti nel campo
dell’energia. Sia la Libia che l’Iran hanno dichiarato di voler
avviare una politica di avvicinamento all’Europa e agli USA. Si tratta
dunque di raccogliere i segnali positivi, di rispondere dicendo: “se
volete fare questa strada avete degli amici, che non interferiranno nei
vostri assetti interni. Ma il cammino lo dovete fare voi”. Questo ci
ha detto il Ministro Ruggiero.
In
riconoscimento di questo ruolo insostituibile che l’Italia può
assumere all’interno della coalizione contro il terrorismo il Ministro
Ruggiero è stato accolto a Washington con tutti gli onori, poi è
venuto a New York il 26 settembre ed è stato accolto anche qui con
tutti gli onori dal Sindaco Giuliani che lo ha portato in elicottero su
“Ground Zero”, lo ha accompagnato a far visita ai padiglioni delle
agenzie di ricostruzione e lo ha affiancato in un’importante
conferenza stampa.
Prima
di recarsi dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, il
Ministro ha voluto parlare privatamente – senza telecamere, né
estranei – con le famiglie degli italiani scomparsi l’11 settembre,
quindi si è incontrato con i rappresentanti del CGIE, dei Com.It.Es. di
NY/CT e NJ e con i giornalisti ai quali ha annunciato che la prima
concreta iniziativa italiana proveniva dal Sindaco della Città di Bari,
il quale aveva stanziato un miliardo di lire per la ricostruzione della
chiesetta greco-ortodossa di San Nicola, distrutta dal crollo delle
torri. Il Sindaco Giuliani ha particolarmente apprezzato l’offerta,
perché risponde alla sua precisa volontà di ridar vita ad alcuni
simboli collegati alle strutture colpite. A questo proposito
Ruggiero ha ammirato: “la
grande forza morale dei cittadini di New York che guardano verso il
futuro senza voler dimenticare il passato”. L’Italia ha dunque
risposto ufficialmente, formalmente, ma mancava ancora qualcosa.
LA CRONACA DEL
GRANDE ABBRACCIO
Gli
italiani di qui avevano bisogno di un grande abbraccio per lenire il
dolore, in un luogo acceso di candele e sacro d’incenso per consolare
gli animi feriti. Il luogo non poteva che essere San Patrizio,
cattedrale di Manhattan; la celebrazione doveva essere una Messa Solenne
seguita da una cerimonia ufficiale con la presentazione delle corone di
fiori e la lettura dei messaggi del Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi e del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
L’iniziativa è stata del Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko
Tremaglia, accompagnato da una folta delegazione di cui facevano parte
il Vice Presidente del Senato ed ex Presidente del Consiglio, Lamberto
Dini; il Vice Presidente della Camera Alfredo Biondi; il Presidente
della Commissione Affari Esteri della Camera Gustavo Selva; il
segretario del PPI Guglielmo Castagnetti; il Presidente della Direzione
Nazionale dei DS Valdo Spini, e tanti altri, per un totale di 25 fra
senatori e deputati appartenenti a tutti i partiti dell’arco
costituzionale, alla maggioranza e all’opposizione, arrivati con
l’aereo del Presidente della Repubblica la sera del 30 settembre e
ripartiti la sera del primo ottobre.
Una permanenza di 24 ore circa con un viaggio quasi altrettanto lungo.
In
delegazione c’erano anche il Segretario Generale del CGIE, Franco
Narducci, italiano in Svizzera; il Vice Segretario per l’Europa Gianni
Farina, italiano in Francia; il Presidente della Commissione
Informazione del CGIE, Bruno Zoratto, italiano in Germania e il
Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche
Migratorie del Ministero degli Affari Esteri, Min. Carlo Marsili.
La sera dell’arrivo c’è stato appena il tempo di accogliere gli
ospiti e portarli a cena – avevano viaggiato per dieci ore senza
mangiare nulla – in cima ad un grattacielo da cui si vedeva la
voragine illuminata e fumante. Abbiamo tentato di dar loro un’idea
dell’altezza delle torri distrutte paragonandole ai grattacieli vicini
che ancora reggono. Abbiamo detto che non sapevamo perché le rovine
continuano a bruciare senza interruzione. Abbiamo raccontato loro quanto
era già cambiato il carattere dei newyorchesi: dall’arroganza di
padroni del mondo agli occhi bassi, al sorriso esitante, agli occhi
improvvisamente lucidi dei primi giorni dopo l’attentato.
Tutti loro hanno voluto parlare e testimoniare il proprio affetto e le
reazioni immediate forse a sé stessi
prima ancora che ai commensali. L’abbraccio era reciproco.
Il
giorno seguente è cominciato presto, è stato pieno di avvenimenti, ma
è sembrato che volasse via in un solo battito di cuore, in un batter di
ciglia.
Dopo
aver presenziato al discorso del Sindaco Giuliani davanti
all’assemblea plenaria dell’ONU abbiamo tutti incontrato al
Consolato i parlamentari italoamericani eletti negli Stati di New York,
New Jersey e Connecticut, poi il Presidente della NIAF ad un pranzo
offerto dall’Ambasciatore Vento, capo della Missione permanente
dell’Italia alle Nazioni Unite, quindi i rappresentanti dei Com.It.Es.
di NY/CT e di NJ all’Istituto Italiano di Cultura.
Erano venuti ad abbracciarci anche i Consiglieri Maurizio Mariano dal
Sud Africa; Arnalda Lancellotti Bartoli e Carlo Consiglio dal Canada;
Enzo Centofanti da Filadelfia; ma non il Vice Segretario del CGIE per i
Paesi Anglofoni.
Poi siamo andati a San Patrizio, dove il Ministro Tremaglia è stato
raggiunto dal Presidente della Camera dei Deputati, Pierferdinando
Casini, accorso dal Sud America.
Casini e Tremaglia hanno avuto un colloquio privato con il Sindaco
Giuliani al quale hanno presentato in dono un medaglione che riproduce
la Bocca della Verità, il famoso bassorilievo romano che si dice morda
la mano dei bugiardi. E Giuliani lo merita davvero: soltanto la sua
affettuosa capacità di raccontare sempre le cose come stanno, ma
dosando la verità in proporzione alla nostra capacità di assorbirla ha
potuto traghettarci ora per ora dalla disperazione alla volontà di
ripresa. Abbiamo poi saputo che il Presidente Ciampi gli ha conferito
l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica
Italiana con una toccante motivazione che recita, fra l’altro: “Il
sindaco di New York ha incarnato lo spirito di sacrificio e di
abnegazione di tutti gli americani di origine italiana”.
La
chiesa era piena: 2.600 persone sedute e non sappiamo quante in piedi
hanno seguito la Messa officiata da Sua Eccellenza Renato Martino,
Nunzio Apostolico e Osservatore del Soglio Pontificio alle Nazioni
Unite.
La
splendida voce di Katia Ricciarelli, venuta con la missione
parlamentare, ha dato vita all’Ave Maria di Schubert – così cara a
Giuliani – ed a Panis Angelicus. Molte le comunioni, moltissima la
commozione. Molta la meraviglia dei parlamentari di fronte alla
“standing ovation” tributata in chiesa al Sindaco Giuliani.
Alla fine della Messa la parte laica della cerimonia è iniziata con gli
inni nazionali cantati da tutti i presenti con la mano sul cuore: per un
momento di profonda, strettissima solidarietà siamo stati tutti insieme
prima americani, poi italiani.
Il rigido cerimoniale ha consentito soltanto la lettura dei messaggi del
Capo dello Stato che ha scritto fra l’altro: “L’America non è
sola a piangere le sue vittime. Questo è un lutto per il mondo intero.
A tutti va il nostro pensiero, la nostra commozione e la promessa di non
dimenticare l’ingiusto sacrificio. Che la loro memoria ci aiuti a
sconfiggere la barbarie”.
Il messaggio del Capo del
Governo ribadiva: “Ciò che sappiamo è che i terroristi non vogliono
solo uccidere e distruggere. Vogliono soprattutto sconvolgere la nostra
vita, colpire al cuore la libertà e la democrazia. In questa battaglia
noi saremo al fianco degli Stati Uniti e del popolo americano senza
riserve e senza tentennamenti”.
Poi
l’intervento del Ministro Tremaglia che ha detto anche: “Davanti a
questa immane tragedia il Governo e il Parlamento italiani hanno
avvertito l’esigenza di essere qui, il più vicino possibile, non solo
idealmente, al popolo americano, per una giornata di riflessione e di
preghiera. E noi non dimentichiamo i vincoli di amicizia, di fraternità,
di lavoro che legano i nostri Paesi. La mia presenza qui, oggi,
testimonia questo legame, l’attenzione ed il sostegno che il Governo
italiano, l’Italia intera, riservano agli Stati Uniti, soprattutto in
quest’ora difficile. Le vittime dell’11 settembre sono entrate a far
parte della nostra storia, della nostra memoria, della nostra vita”. E
come disse Abramo Lincoln: “Prego che il Padre celeste possa mitigare
l’angoscia del vostro cordoglio e vi lasci solo il ricordo
meraviglioso degli amati defunti e la solenne fierezza che vi deriva
dall’aver depositato un così costoso sacrificio sull’altare della
libertà”. E ha concluso proponendo: “Esaltiamo tutti i soccorritori
meravigliosi. Chiediamo per loro da questa Cattedrale, il riconoscimento
del mondo della civiltà, il conferimento ai Vigili del Fuoco di New
York del Premio Nobel per la Pace”. La proposta è stata accolta con
un lungo applauso.
Da
San Patrizio di nuovo al Consolato per l’incontro con la comunità
allargata che ha voluto presentarsi, stringere la mano, raccontare un
pezzo di vita, farsi fotografare con l’uno o l’altro esponente del
Parlamento italiano. Si era diventati una grande famiglia. Il dolore era
stato esorcizzato per poche preziose ore e si era sciolto il nodo della
solitudine e della lontananza.
Anche
i componenti della delegazione, che avevano visto a distanza lo scempio
compiuto l’11 settembre, erano aperti più che mai al contatto umano,
desiderosi di esprimere il tumulto di emozioni che stavano vivendo.
Alle dieci di sera, il pullman li è venuti a prendere per portarli
all’aereo presidenziale ed al viaggio di ritorno in Italia. Li abbiamo
salutati, poi siamo scesi e abbiamo continuato a dire arrivederci,
facendo segno con le mani e con il sorriso che il grande abbraccio non
era finito, che il suo calore sarebbe rimasto dentro di noi per i tristi
mesi a venire, che la loro missione ci aveva davvero scaldato il cuore.
IL TACCUINO DEGLI
ARRIVI
È
diventato sempre più difficile seguire il taccuino degli arrivi dei
rappresentanti del Governo, del Parlamento e delle istituzioni italiane
che si sono susseguiti dopo il primo ottobre. Il Presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi è andato soltanto a Washington; il Ministro
delle Politiche Agricole Giovanni Alemanno ha marciato nella Parata di
Columbus Day; il Vice Presidente del Consiglio Gianfranco Fini –
venuto in occasione della cena della NIAF a Washington – ha fatto un
salto a New York anche per incontrare alcuni rappresentanti della
comunità in Consolato. Pian piano arriveranno tutti. E noi saremo
felici di stringere loro la mano per ringraziarli del desiderio di
venirci a trovare.
IL
RITORNO ALLE GIOIE DELLA VITA
Ad
un mese esatto di distanza dalla Messa Solenne in San Patrizio, la
Regione Lombardia ha testimoniato la sua solidarietà con un altro tipo
di manifestazione di amicizia. Anche se l’emigrazione lombarda negli
Stati Uniti è numericamente limitatissima, la Regione è tuttavia molto
legata sia allo Stato di New York, con cui ha concluso una Convenzione
di cooperazione, che con la Città, tant’è vero che la Maratona di
New York e la Maratona di Milano sono gemellate fin dall’anno scorso.
Se la popolazione di una città – messa in ginocchio dalle conseguenze
di un atto di inaudita violenza – deve tornare alla cosiddetta
normalità è necessario che riprenda a divertirsi, ad uscire, ad andare
a cena fuori, a teatro, a cinema. E perché non ad un concerto? Di
musica italiana? Con cantanti italiani? Detto fatto, con l’aiuto di
Videoitalia e Radioitalia, quattro famosi cantanti italiani: Roberto
Vecchioni, Amedeo Minghi, Riccardo Fogli ed Enrico Ruggeri hanno accolto
l’invito del Presidente della Regione, Roberto Formigoni, e sono
venuti a New York per offrire agli italiani, agli italoamericani ed agli
italofili uno spettacolo di musica e luci, di gioia ed applausi,
presentato da Franco Nisi nel Manhattan Center Studios e trasmesso in
diretta in tutto il mondo.
La serata è stata opportunamente intitolata “Rinascere insieme.
Let’s run together”.
Alla
promozione presso le comunità dei tre Stati di New York, New Jersey e
Connecticut hanno collaborato L’IDEA Magazine, Radio ICN e America
Oggi, affiancate dai massimi rappresentanti delle istituzioni italiane
quali il Console Generale, Min. Giorgio Radicati; il Direttore
dell’Istituto Italiano di Cultura, Sen. Paolo Riani; il Direttore
dell’Istituto del Commercio Estero in Nord America, Roberto Luongo; il
Direttore dell’ENIT Eugenio Magnani, nonché la Italy America Chamber
of Commerce ed il Presidente
della Maratona di NY Allan Steinfeldt.
I
risultati di questo intenso e concentratissimo lavoro preparatorio si
sono visti chiaramente: il teatro era zeppo in ogni ordine di posti per
un totale di circa tremila persone. Non sapremo mai quante centinaia di
persone non sono riuscite ad entrare.
Nell’atrio, il simbolo dei tempi che stiamo vivendo: “metal
detectors” e controlli di persone e borse da parte di uno stuolo di
guardie giurate. L’aumentata attenzione ai problemi della sicurezza è
sfortunatamente un’abitudine che ci accompagnerà per molti anni a
venire, ma non è riuscita ad intristire gli umori degli intervenuti.
La serata si è aperta con la presentazione di un proclama del
Governatore dello Stato di New York e di una lettera del Sindaco
Giuliani, poi l’annuncio del Premio Speciale per la Pace consegnato al
Giuliani dal Presidente Formigoni, che ha interpretato il senso del
momento storico e della volontà di vivere e di rivivere di questa città,
con un suo breve discorso pieno di intelligente ed affettuosa
comprensione. Poi gli inni nazionali.
Poi i cantanti ed il pubblico che ha tenuto il ritmo battendo le mani,
che ha cantato i refrain, che ha applaudito e chiesto bis, che ha
mostrato in tutti i modi di essere venuto per divertirsi e di essere
soddisfatto di tutto quello che ha trovato, ivi compresa la nostra
bellissima Miss Idea 2000.
GRAZIE
Grazie
a tutti coloro che hanno voluto e vorranno esserci vicini con affetto
sincero e con iniziative concrete. Di questo abbiamo avuto e
continueremo ad aver bisogno a lungo.
IDEA
DICEMBRE 2001

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