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.::DICEMBRE 2003::. |
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LA PRESENZA ITALIANA NEL MONDO di Leonardo Campanile
Estate, tempo di vacanze e giri turistici. EPCOT, in Disney World, non è un parco giochi usuale, dove ci si va per divertirsi e basta: questa gigantesca struttura insegna anche tanto. Certo, importante per i piccoli ma soprattutto per gli adulti che il più delle volte non sono a conoscenza di come il mondo cambia per adeguarsi alle esigenze della razza umana. Sappiamo che i bisogni di mille anni fa non sono per niente paragonabili a quelli attuali, e che nel prossimo futuro dovremmo cercare, o inventarci, qualcosa di nuovo ed impensabile per far sì che questo nostro pianeta continui a vivere e a dare da vivere ai suoi abitanti. Epcot insegna appunto questo, nuovi metodi di culture con un’enorme produzione, utilizzando un minimo di spazio. Nuovi metodi di comunicazione, magari fantascientifici oggi, ma che la storia c’insegna un domani potrebbero rivelarsi a portata di tutti. Intrufolarsi nel corpo umano per riparare laddove ce ne sia la necessità, senza bisogno di operare attraverso lo stesso. Seguire e simulare l’avanzata tecnologia usata dagli attuali astronauti, ecc. Per capire meglio tutto questo, però, vale a dire dove possiamo arrivare, si rende necessario allargare la conoscenza sulla nostra provenienza ad iniziare dalla prima formazione del pianeta terra e del nostro sistema solare. Anche in questo, Epcot non è da meno. Non voglio raccontarvi la mia intensa visita a questo parco, sarebbe impossibile, certe emozioni bisogna viverle. Voglio, invece, soffermarmi sulla presenza mondiale in questo complesso. Alcune nazioni, cogliendo la palla al volo, hanno deciso di prendervi parte con dei padiglioni ed, ad essere sincero hanno fatto colpo grosso. L’Italia, per non essere da meno, ha pensato bene di costruire, naturalmente in scala ridotta, il campanile ducale di Venezia e l’adiacente palazzo. Naturalmente vi sono alcuni piccoli ristoranti italiani e negozi dove si possono acquistare graziosi oggetti ricordo. Fin qui tutto OK; quello che però mi ha sorpreso è che, a differenza d’altre nazioni, vedi Messico, Norvegia, Germania ecc., nella sezione italiana, non esiste una vera e propria attrazione. Gli occasionali visitatori possono soltanto gustarsi un balletto nel quale i ballerini, in costume d’epoca, danzano al suono di pezzi musicali veneziani. Inutile dirlo, dopo pochi minuti i turisti, soffermatisi più per curiosità dei costumi che richiamati dalla melodia italiana, si dirigono verso altri padiglioni. Più tardi però, verso sera, noto un gruppo numeroso di persone che fanno cerchio intorno a qualcosa, incuriosito mi faccio spazio fra di loro e con mia gran sorpresa mi accorgo che sono tutti in fila ad aspettare il loro turno per farsi fotografare davanti ad una statua. Strano, penso, non mi pare di riconoscere in quella statua di donna un’attrattiva tanto da farmi fotografare con essa alle spalle; di statue ce ne sono tante e d’altronde non rappresenta nessun personaggio importante o diva del passato o del presente. Invece, solo dopo pochi minuti, m’accorgo che la statua, magicamente cambia posizione. "Ma com’è possibile?", mi chiedo. Ecco spiegato il trucco, che per altro non c’è: la statua non è altro che una donna, vestita magistralmente bene, che a prima vista ti fa credere che sia una statua di gesso bianco. Inoltre, colei che si cimenta in questo, chiamiamolo pure spettacolo, sa rimanere per lunghi attimi come di ghiaccio: non un movimento, non un sorriso, non una smorfia; insomma una statua vera e propria. Ho carpito con la mia macchina fotografica alcune posizioni e devo convenire con l’inventiva italiana, solo che dovremmo forse cercare di utilizzare al meglio la promozione dell’Italia nel mondo, senza ridurla a questi piccoli sprazzi di genio.
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