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.::SETTEMBRE 2007::. |
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L’Italia dà i numeri di Isabella Rossiello
In Italia, ci sono ormai troppe cose che non vanno: la famiglia, i valori, gli immigrati, la politica, la droga, l’ambiente. Capisco che non sono problemi prettamente italiani, ma chissà perché pensavamo di esserne non dico esenti, ma di cavarcela con qualche caso isolato e poi via con quello che tutto il mondo c’invidia: il nostro “way of life”. Andiamo con ordine: negli ultimi anni sono aumentati in modo esponenziale i delitti in famiglia, o quelli che l’Eures indica come omicidi maturati all’interno dei “rapporti di prossimità” . Questo tipo di omicidi avviene all’interno della famiglia (223 vittime), tra amici e conoscenti (68 vittime), nell’ambito del lavoro (12 vittime) o del vicinato (22 vittime). La famiglia, quindi, con il 35,3% delle vittime totali, si conferma come primo tra gli ambiti in cui matura l’omicidio. Sono 68 gli omicidi (10,7%) “tra conoscenti” quelli vale a dire, che vedono omicida e vittima legati da una precedente frequentazione, per amicizia o semplice conoscenza. Rilevanti gli omicidi (3,5%) avvenuti tra vicini di casa e quelli maturati all’interno dei rapporti lavorativi (1,9%). Al Nord prevalgono gli omicidi in famiglia (50,9% del totale in quest’area), la cui diffusione vede al primo posto la Lombardia (15,7%), seguita dal Piemonte (12,6%), dal Lazio (10,8%) e dall’Emilia Romagna (8,1%). Forti incrementi, al Nord, anche per gli altri ambiti della “prossimità”: risultano in netto aumento le vittime di omicidi compiuti nell’ambito del vicinato (+175%) e in quello lavorativo (133%). Anche al Centro prevalgono gli omicidi in famiglia (35,8%). Crescono, rispetto al 2000, gli omicidi tra vicini (+150%) e quelli della criminalità comune (+38,9%). I delitti in famiglia (23,7%) e quelli attributi alla criminalità organizzata (23,4%) occupano i primi posti anche al Sud, dove si registra un forte aumento dei delitti tra conoscenti (+163,6%) e della criminalità comune (+35,7%). Con questi dati cari lettori, non voglio deprimervi, ma, dobbiamo prendere atto che i rapporti interpersonali stanno cambiando in peggio. La famiglia italiana, quella classica: madre, padre, figli, nonni non esiste ormai nemmeno più negli spot pubblicitari. Secondo L’Eures questi omicidi disegnano una realtà nella quale lo spazio vitale dell’individuo, vale a dire l’insieme delle relazioni significative, si va gradualmente riducendo. In altre parole, viviamo spesso negli stessi spazi con figli “grandi” che non trovano lavoro e ciò è causa di gravi conflitti e tensioni. Tra consanguinei non ci si parla più e ci s’incontra ancora meno, i tempi sono diversi, i genitori al lavoro, i figli a scuola o in giro sino a notte inoltrata. Tutto è solo “dovuto”, trovare lavoro è davvero difficile, ma moltissimi italiani non farebbero mai il calzolaio, l’operaio in fabbrica, il contadino. I sociologi chiamano questi disagi: “patologie della normalità” reazioni individuali spropositate rispetto alle varie e intricate situazioni che la vita moderna ci prospetta. Lo stress e la frustrazione sono in parte dovuti all’indebolimento e dalla perdita di ruoli ben precisi, in una dimensione sociale complessa ed estremamente cangiante. Fateci caso, la vita cambia così in fretta che facciamo fatica ad abituarci al nuovo che tutto è già “vecchio” I ruoli spesso sono invertiti o estremamente indefiniti:a volte sono i figli a fare da genitore al padre o alla madre, a causa di un doloroso o oneroso divorzio, alla precarietà del lavoro o ad altri fattori sociali e viceversa. La figura dei genitori nel tempo si è “molto diluita”, ormai sono più che altro“amici” dei propri figli, con tutto quello che ne consegue. C’è più confidenza, è vero, si parla magari di temi di cui anni fa era inimmaginabile poter neppure accennare, ma spesso è una situazione di comodo o di opportunità, da parte magari di entrambi. Ormai tutti “usano” tutti e non meravigliamoci allora della mancanza di “valori” Questa parola non mi piace molto, sono diffidente nei suoi confronti, mi parla di un mondo antico, in cui, però, non era oro tutto ciò che luccicava. No, non credo che “si stava meglio, quando si stava peggio”. Tutti si riempiono la bocca con i “valori”, ma non ci spiegano mai quali sono, e poi proprio quelli che più ne parlano, predicano bene e razzolano male. Un valore per me importantissimo è la solidarietà, ma a parte casi isolati, abbiamo paura di dare un passaggio a qualcuno rimasto in panne, se qualcuno si sente male, proseguiamo per non fare tardi in ufficio. La ragazza romana uccisa in metropolitana a Roma è morta da sola, così come tanti anziani in casa propria. Un altro importante valore è il rispetto altrui; in TV non molto tempo fa c’è stata una “Candid Camera” molto esplicativa: una donna incinta, una signora e un signore di una certa età,: nessuno, si è alzato per cedere il proprio posto ad uno di questi soggetti. Non parliamo poi di valori quali la fedeltà o il matrimonio, rischierebbero di far diventare quest’articolo una barzelletta, infatti: “In Italia ogni 4 minuti fallisce un matrimonio”( da: Il Tempo, 9 novembre 2006, prima pagina.)
Dall'indagine dell’ISTAT emerge in particolare che nell'anno 2002 le separazioni sono state 79.642 e i divorzi 41.835, con una variazione positiva pari rispettivamente al 4,9% e al 4,5% in confronto all'anno precedente, mentre rispetto all'anno 1995, la variazione positiva si assesta, rispettivamente, al 52,2% e al 54,7%. Il 54% cari lettori è una percentuale altissima per un paese cattolico e tradizionalmente amante della famiglia, ma la globalizzazione non perdona, e come tutte le medaglie ha sempre due volti. Abbiamo dei cattivi maestri questo è certo: la Tv, lo “sdoganamento” (parola orribile) di certi film di cattivissimo gusto degli anni ’70 la cosiddetta commedia all’italiana porno soft, ben diversa dai capolavori di un cinema di denuncia o semplicemente descrittivi di un’Italia che fu. Tutta italiana è la serie di “Vallettopoli” vicende più o meno boccaccesche, venuta dopo “Calciopoli” e “Tangentopoli”. Intorno alla TV, al cinema, ai calciatori, intorno al così detto mondo dorato dei V.I.P., gira tanto di quel marcio che non capisco perché molti sentano il desiderio di comprare questi magazine di gossip pieni di corna vere o presunte, di amori che durano una stagione, e combinati solo per apparire, che squallore! Le tirature sono di solito altissime, quindi esiste una consistente richiesta e il mercato risponde subitaneamente; per uno “scoop” si venderebbe la propria madre. Io mi chiedo: se questa gente legge questi “giornali”, è chiaro che non ha il tempo di informarsi o di avere tempo di leggere un buon libro, infatti siamo un paese dove si legge meno che altrove. Non ci si meravigli dunque se i nostri valori oggi sono quelli che sono, ossia “il nulla” come in un libro di Michael Ende. Tutto è come in un “puzzle” tutto combacia, ad esempio il consumo di cocaina e altre micidiali droghe in commercio come il mdma (droga sintetica simile all’ecstasy), aumentate a dismisura, tanto che nelle fogne delle maggiori città italiane e nell’aria ci sono tracce consistenti di queste sostanze. (Fonte OEDT osservatorio europeo droghe): Si calcola inoltre che tra i 3 e i 3,5 milioni (1% di tutta la popolazione adulta) ne abbiano fatto uso nell’ultimo anno, mentre circa 1,5 milione (0,5% di tutta la popolazione adulta), avendola assunta nell’ultimo mese, è classificato come consumatore attuale. Il consumo si concentra principalmente tra i giovani adulti (15–34 anni), soprattutto maschi residenti in zone urbane. Siamo quello che respiriamo? Siamo quello che mangiamo? Siamo quello che vediamo? Un po’ di tutto questo. Non ho risposte certe, le lascio a chi è più qualificato di me, ma riflettere, senza fare dei noiosi moralismi per cambiare in meglio si può e si deve.
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