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LETTERA
A NICCOLO'
di
Leonardo campanile

Carissimo
Niccolò,
questo ti scrivevo nella mia ultima lettera. Da quel fatidico 19 gennaio
2007, giorno del tuo ritorno definitivo a Mola Di Bari, mi sono adoperato
affinché anche quella promessa che ti feci, accendendo la LUCE nel tuo
teatro, venisse mantenuta e non solo.
Ci sono voluti ben tre anni, ma mi
perdonerai, desideravo mettere in scena la TUA Doña
Flor, nella sua versione originale, così come l’avevi presentata il
18 Aprile del 1896. Tante le mie domande a conoscenti, musicisti, teatri,
da Mola a Monopoli, persino a Bari, e i tentativi di contatti con il San
Carlo di Napoli ed il conservatorio San Pietro a Majella, dove hai
insegnato e dove sicuramente hai composto parte dell’opera. Il
risultato?: niente, solo stralci e
fotocopie di musica.
Non ti nascondo che ho avuto il timore di non riuscire a mantenere la mia
promessa, ma non volevo neanche rischiare di presentare una Doña
Flor modificata, arrangiata in maniera amatoriale e che non esprimesse
i valori musicali che le hai imposto.
Il mio era certamente un sogno. Un
sogno irrealizzabile, a detta di
alcuni, che mi hanno dato del pazzo. Devo confessare che questo aggettivo
mi ha rivitalizzato, spronandomi a continuare le ricerche nelle direzioni
più impensabili. Sai, Niccolò, TU sei arrivato in America prima di me,
la TUA musica ( Ronde D’Amour) fu pubblicata da una tipografia di
Filadelfia nel 1905, ma arrivò negli States nel 1898, lo stesso anno
della Tua dipartita. Vedi, la mia ricerca sulla Doña
Flor mi ha portato a scoprire altre importantissime cose su di TE. Ho
rintracciato questo libro in Canada (unico esemplare al Mondo, adesso in
mio possesso) e sono riuscito a comprarlo.
Come in tutte le cose, la speranza è sempre
l’ultima a morire e fu così che circa due anni fa, contattai Vito
Clemente, un Direttore d’orchestra di Bitonto, un Pugliese come noi,
Niccolò. Vito mi dette tutta la sua disponibilità, e trovato lo spartito
originale, iniziò con ben sei musicisti italiani a curarne la revisione e
la preparazione per l’orchestra. Una confidenza, Niccolò, la Ricordi di
Milano non aveva mai catalogato la Doña Flor! Infatti,
la musica fu trovata in una vecchia cantina dell’azienda, in una scatola
di scarpe impolverata dal tempo, mischiata a tante altre musiche di autori
sconosciuti.
New York, la grande metropoli: il mio sogno
realizzato per la TUA collocazione definitiva nell’Olimpo della lirica.
Tanti conduttori d’orchestra hanno letto le pagine della Doña
Flor, e tutti si son detti disposti a realizzarla, avevo l’imbarazzo
della scelta. Certo avrei preferito la città, Manhattan, ma i costi erano
esorbitanti, anche perche essendo un’opera che esordiva, gli impresari
non volevano assumersi molte responsabilità. Ho optato per la Contea
più ricca di New York, il
Westchester, che mi garantiva la qualità e la pubblicità che cercavo e
un discreto risparmio sull’onorario per gli artisti. Ho così messo in
moto la macchina organizzatrice e con i miei bravi scudieri, Tiziano
Dossena, Silvana Mangione, mio figlio Dominic e come sempre la redazione
dell’Idea tutta, abbiamo iniziato il processo d’avvicinamento alla
meta.
La Taconic Opera del Westchester ha realizzato la produzione dell’opera,
ma ho imposto che il Direttore d’orchestra fosse Vito Clemente, che per
l’occasione è volato a New York per la prima volta. Non è stato facile
scegliere i cantanti, abbiamo effettuato una selezione e devo dire che
abbiamo scelto bene e il loro coinvolgimento nel progetto è stato totale:
la nostra nuova Doña Flor, che ti presento, si chiama Mary Petro, un’italoamericana
orgogliosa della parte che le è stata affidata. La sua commozione è
stata talmente forte che ha persino realmente pianto sul palcoscenico
durante la Première. Non ti dico di me, che mi sono bloccato durante la
presentazione iniziale e poi, seduto al fianco del nostro Console Generale
d'Italia, che nonostante avesse avuto un incidente ha voluto essere
presente anche con le stampelle, ho pianto di gioia per questo sogno
finalmente realizzato.
Il successo è stato totale, una standing
ovation alla fine, un lungo applauso di parecchi minuti
all’indirizzo dell’orchestra, dei cantanti, della Doña
Flor, ed infine un’ovazione prodigiosa al Maestro Vito Clemente, al
Direttore generale della Taconic
Opera Dan Montez e persino al mio indirizzo.
Ma in quei momenti d’emozioni, il pensiero dei pochi molesi presenti sono
volati nel cielo verso di TE.
Carissimo Niccolò, hai capito bene, solo
pochi molesi erano presenti alle recite: purtroppo continuiamo a portarci
dietro il nostro carattere distruttivo. Così come ai tuoi tempi, anche
oggi, nonostante abbiamo passato da un pezzo la soglia del 2000, la
gelosia fa da padrone. In compenso, però, le circa 2000 persone presenti
nelle quattro serate, quasi tutti americani discendenti da razze anglofone
e latine, hanno apprezzato, e molto, la potenzialità della TUA musica e
l’interpretazione dell’orchestra e dei cantanti. Era comunque quello
il pubblico a cui avevo diretto l’opera. Nel mio cuore, però,
sbagliandomi, speravo che i nostri compaesani, a parte la conoscenze ed il
rispetto che dovevano a TE, non avessero bisogno di essere pregati per
poter partecipare a questa pagina di storia, scritta da un umile e
semplice emigrante ed il suo gruppo per la nostra cittadina. Hanno
certamente perso un’occasione unica nella vita e forse già si rodono le
mani.
Dimenticavo, Niccolò, Stefano Di Perna,
nuovo Sindaco di Mola, ha inviato un messaggio pregandomi di leggerlo agli
astanti. Te lo riporto:
Comune
di Mola Di Bari
Ecco Niccolò, adesso ho una documentazione
legittima di quello che abbiamo fatto, un video che faril giro del
mondo, almeno lo spero, e un incisione che potrà entrare nelle
case degli appassionati di lirica ed essere ascoltata con riverenza.
Finalmente lasciamo le tracce della TUA genialità, non solo per noi ma
soprattutto per le generazioni future. Il giovedì sera, in teatro sono
arrivati oltre 500 ragazzi con età compresa dai 13 ai 18 anni. Questi
studenti, accompagnati dai loro insegnanti, hanno apprezzato per primi in
America il tuo capolavoro. Ero lì che li guardavo, scrutavo i loro
movimenti e la loro inquietudine di giovani, volevo carpire in prima
persona la loro reazione. Non ti nascondo che avevo timore che si
alzassero e con confusione uscissero dal teatro. Invece niente di tutto
questo, un silenzio assoluto fino alla fine, sembrava che la platea fosse
deserta, fino alla chiusura veloce del sipario, e poi si è scatenato
l’impossibile, urli di approvazione e persino alcuni che, in un italiano
non perfetto, con intonazione dialettale, hanno gridato “BRAVI”. Ecco,
vedi, questo per me è stato il successo maggiore. A volte pensiamo che i
giovani siano attratti dalla musica POP o dal RAP, invece mi sono reso
conto che se li avviciniamo alla musica lirica, qualche risultato lo
troveremo.
Bene, sono sicuro che sarai contento, adesso
la TUA LUCE è accesa e se le premesse mantengono le speranze, la Doña
Flor e le TUE Sinfonie andranno finalmente in giro per il Mondo.
Ciao,
Niccolò.
IDEA
GIUGNO 2010

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