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.::GIUGNO 2007::. |
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LA MIA LETTERA PER TE NICCOLO` di Leonardo Campanile
Ciao Niccolò... Un giorno non lontano, “la prima volta che ci siamo incontrati”, ti promisi “ti porterò a Mola”. Ho mantenuto la mia promessa e nonostante impedimenti di vario genere, che non smettevano di accavallarsi, non mi è mai sfiorata l’idea di abbandonare il progetto e venire meno alla mia promessa. Mi faccio coinvolgere un po’ troppo, è vero…. mai però come questa volta il coinvolgimento è stato totale ed appassionato. Ho visitato la Tua città adottiva, Napoli, ho passeggiato nel quartiere dove abitavi…. quanto è cambiata la Tua Napoli, così com’è cambiata Mola. In meglio, dirai Tu. Non so…. certo che io cento anni fa non ero nato e quindi devo fidarmi di Te, ho letto le parole, che pronunciasti all’indomani del successo del Cimbellino, ho fatto mio il Tuo desiderio di ritornare nella città che ti dette i natali e che tanto ti ha amato, cosciente del Tuo genio musicale, quel paese che ti osannava alla gloria, ma non ha avuto il coraggio di spalleggiarti e propagandare la Tua musica nel momento in cui “LUI” Ti ha chiamato a se. Che perdita tremenda fu allora, caro Niccolò, inaspettata e crudele. I tuoi veri amici si disperavano, egoisticamente non accettavano tale improvvisa partenza, non sapevano che il Tuo destino era anche quello di dover comporre melodie per “LUI” e per il SUO esercito di Angeli. Napoli non mi ha accolto nel migliore dei modi Niccolò. Dal giorno in cui sono arrivato, acqua e vento mai visti, almeno così mi disse la nostra comune amica Anna; ma Tu che conosci la mia testardaggine, Ti rendi ben conto che queste intemperie non mi avrebbero fermato dal mantenere la promessa fatta a mia moglie Maria e mio figlio Michael e sfidando il mal tempo, li portai nel borgo antico della Napoli Tua. Cosa cercavamo non so…. forse volevamo calpestare le stesse strade che Tu hai calpestato, forse avevamo la speranza di incontrarti se pur nella nostra mente…. Ma Tu non c’eri, ci aspettavi nella tua ultima dimora che grazie ad un altro testardo come me, Antonio, era stata individuata con la preziosa collaborazione di Anna. Ti trovarono abbandonato, neanche il Tuo nome era scritto sulla tomba… ma poco importava, Tu eri là che ci aspettavi. Ci hai aspettato per oltre cento anni ed adesso sono lì…. ed osservo i Tuoi resti umani, mentre sono rimossi dal desolato loculo. Sei lì davanti a me, non ho saputo resistere, la voglia di abbracciarti era più forte di me, ma non osavo. Mio figlio Michael mi scuote e facendomi quasi sobbalzare mi chiede “papà, è quello Niccolo`, lo possiamo toccare?” Ho osato, amico mio, ho osato…. scusami. Certo che le lacrime le ho dovute trattenere per non rattristarti. La gioia di poter fare insieme il viaggio di ritorno verso la nostra Mola era immensa. Intanto continuava a piovere, ma non ce ne siamo accorti. Fuori la cappella ci aspettava una scorta della Polizia di Stato. Che onore Niccolò: te lo immaginavi?
Perchè ti racconto questo, Niccolò, Tu hai visto benissimo da lassù. Va beh, vuol dire che l’ho scritto per coloro che non erano presenti, affinché si rendano conto di questo pezzo di storia molese, scritto da umili emigranti come Te, come me e come Antonio, Anna, Marino, Maria ed Enzo, e sì che ne hanno fatto di lavoro, ed eravamo tutti là quel giorno, non ti abbiamo lasciato più solo. Sai, Niccolò, ho conosciuto la tua famiglia, o almeno coloro che comunque discendono dalla tua stirpe. Impressionante la somiglianza! Che gente umile e perbene … siamo diventati amici al primo contatto, e come poteva essere diverso, la loro gentilezza e la loro gratitudine verso di noi era spontanea e priva d’ogni ipocrisia. Sono fieri di Te e si sentono coinvolti dalle nostre idee di poter finalmente divulgare la Tua musica, anche qui in America, e perché no? Non ti dispiace, vero? Quello che più mi ha stupito di quest’incontro è che l’ultimo dei van Westerhout porta il Tuo nome… Certo, non mi credi? si chiama NICCOLÒ e il nonno porta il nome di Tuo padre Onofrio, ma quello che più ti assomiglia è Luigi, padre di Niccolò. Se avesse avuto i tuoi baffi e un po’ più di capelli, saresti Tu. Sono stati presenti a tutte le celebrazioni in Tuo onore, e mentre Antonio ti ha portato nel Tuo teatro ed io ti ho accompagnato nell’uscita, Onofrio van Westerhout ti ha deposto nella Tua ultima dimora al fianco di Don Vito De Stasi. Ecco, vedi Niccolò, nel Tuo teatro… ho voluto riaccendere quella LUCE che Tu tanto desideravi, quella LUCE che, a parte qualche sporadica apparizione, non ti ha mai dato quello che meritavi, quella LUCE che spero rimanga accesa, alimentata dai tantissimi Tuoi compaesani che risiedono negli Stati Uniti e che, spero, ritorneranno uniti nel Tuo nome. Caro Niccolò, ci vedremo spesso adesso, a Mola. Nel frattempo non ti lascio solo, sei là con il tuo più caro amico, quel Vito De Stasi che tanto ti ha sostenuto, quando eri di questo mondo, e che adesso ti ha accolto nella sua ultima dimora. Ciao Niccolò, un abbraccio.
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