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.::GIUGNO 2007::. |
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MARTEDI 20 FEBBRAIO 2007 LEZIONE – CONCERTO SULL’OPERA DEL MUSICISTA di Sebastiano Roca
La traslazione dei resti mortali di Niccolò Van Westerhout (1857-1898) dal cimitero di Napoli a quello di Mola in coincidenza del 150° anniversario della nascita, è stata l’occasione per (ri)scoprire quello che è senza dubbio il figlio più illustre di Mola e che Mascagni proclamò “gloria della terra di Puglia”. Una (ri)scoperta non solo del musicista, ma anche dell’uomo vissuto in un periodo, quello di fine ottocento, culturalmente ricco di fervidi ingegni. Nutrito il programma predisposto dal Comitato Organizzatore che ha messo in cantiere una “tre giorni” (19-20-23 Febbraio) il cui piatto forte è stata la giornata del 20 che ha visto in mattinata la tumulazione delle spoglie di Van Westerhout nella cappella della famiglia De Stasi (di cui Vito era stato il suo mecenate), e la sera una lezione-concerto sull’opera del musicista. Condotta in maniera affabulante dal dotto musicologo Marco Jacoviello del teatro “La Fenice” di Genova, e coordinata dalla bravissima M° Nilla Pappadopoli, la lezione-concerto ha visto dipanarsi davanti agli occhi degli attenti ascoltatori il fervore di casa Van Westerhout a Napoli. Una casa frequentata nella quale il musicista è impegnato nella sua opera creativa ed innovativa. Un impegno che lo porta a forme d’arte che si realizzano solo quando in un artista si sprigiona una certa temperatura morale. Una casa frequentata da scrittori e musicisti ai quali spesso il nostro concittadino s’ispira. Ispirazione che non è plagio ma idea musicale che passa da una mano all’altra e che tende a fare in modo che l’artista sia nello stesso tempo testimone e interprete del suo tempo. Un tempo nel quale il Van Westerhout vuole la sua parte con le sue idee.
Così nell’insonne n. 3 riecheggia il duetto finale dell’atto I dell’Otello di Verdi, mentre l’insonne n. 7 richiama Beethoven e Debussy, chopineggiante è l’attacco dell’insonne n. 5 mentre il 9° ricorda le scale cromatiche discendenti di Wagner e il 10° il preludio da “Tristano e Isotta” dello stesso musicista. A Brahams è dovuta l’ispirazione della “Sonata in La”. Il pianismo di Van Westerhout è comunque frutto dei suoi studi ed avvicina la musica alla poesia. Passando all’esame dell’opera più nota del compositore molese, il musicologo Jacoviello sottolinea come il Van Westerhout, tranne Colautti, non abbia avuto buoni librettisti. Colautti quando conosce Van Westerhout rimane perplesso, ma poi conoscendolo meglio e verificando come in un mondo pieno d’invidia e dispetti il musicista molese ha piena fiducia nell’altro compagno di viaggio, ne diviene intimo amico costituendo sul piano drammaturgico- musicale un pregnante sodalizio. Oltre al libretto della “Dona Flor” il Colautti scriverà per il musicista molese anche “Colomba”, che sarà rappresentata postuma nel 1926. Il Van Westerhout ebbe comunque ottimi interpreti. “Il Pungolo Parlamentare”, nel recensire la “prima” di “Dona Flor” tenutasi a Mola il 18 aprile 1986, definisce “interpreti preziosi” il soprano Nadina Bulicioff (Dona Flor), il baritono Carlo Buti (Filippo Olivarez) e il tenore Angelo Angioletti (Alvise Malipiero).
L’analisi musicale della Dona Flor porta ad individuare le influenze di diversi musicisti. Di impianto belliniano è la scena iniziale dell’opera, mentre il duetto tra Dona Flor ed Olivarez, vero modello di musica drammatica, ricorda Wagner (L’oro del Reno). C’è Mascagni nella nenia dei gondolieri (aranci olezzano) nonché Bizet (Carmen) nel ritmo spagnolo e Puccini (Manon Lescaut) con il canto dell’habanera, con cui Dona Flor risponde ironicamente al madrigale di Alvise. Un discorso a parte merita la Salve Regina che definisce lo spaccato in cui cuore, anima e mente trovano compimento, e dove forte sembra essere l’influenza di un canto liturgico di Zara, città di origine di Colautti. L’ultima parte della serata è stata dedicata all’esecuzione di pagine scelte di Van Westerhout (tra cui le “Ansie”) affidate alle voci del soprano Maria Rizzi, del mezzo-soprano Annarita Garganese e del tenore Giuseppe Cacciapaglia, che si sono avvalsi dell’ausilio del M° Nilla Pappadopoli al pianoforte. Al termine della serata applausi per tutti, ivi compresi i componenti del comitato per Van Westerhout composto da Leonardo Campanile, director in chief del noto periodico americano in lingua italiana “L’Idea Magazine”, coordinato in Italia da Marino Marangelli, da Antonio Palumbo, Anna Argentino, Maria Campanile e Vincenzo Ranieri nonché per l’amministrazione comunale che, nelle persone del Sindaco N. Berlen, dell’Assessore A. Gargiulo e del dirigente del settore cultura dott. Luigi Caccuri, ha supportato l’iniziativa.
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