.::MARZO 2009::.

La saga della lingua italiana in USA

di Silvana Mangione

Nel numero d’autunno de L’IDEA scrivevamo che l’Advanced Placement Program in italiano era a rischio di cancellazione. Per chi non avesse letto quell’articolo, l’AP consente agli studenti di scuole medie superiori di superare un esame in svariate materie e tesaurizzare un certo numero di credits gratuiti da portarsi all’Università. L’esame è amministrato dal College Board, un’associazione non a scopo di lucro, fondata nel 1900, composta di oltre 5.400 fra Scuole, College, Università ed altri istituti. La minaccia di cancellazione derivava dal fatto che non c’era un numero sufficiente di studenti, pronti a sostenere l’esame e pagare $85 per iscriversi. Eppure il numero degli esaminandi era andato crescendo dai 1.597 del 2006 a 2.200 di quest’anno. Ciononostante, l’AP è stato sospeso. Perché? ci siamo chiesti tutti. Abbiamo scoperto parecchie cose. Dopo vent’anni di lotte, le trattative per ottenere l’AP italiano erano state condotte in prima fila dall’ex First Lady dello Stato di New York, Matilda Cuomo. Il Presidente del College Board, Gaston Caperton, era stato Governatore dello Stato della West Virginia ed era grande amico di Mario Cuomo. Come si suol dire, sembrava proprio “ il cacio sui maccheroni”. Sì? Forse no. Per ottenere il risultato sembra che siano stati promessi al College Board 10.000 studenti fin dal primo anno. Cifra praticamente impossibile. Vediamo perché facendo un paragone: ci sono 286.000 studenti di tedesco in tutti gli USA e non più di 5.000, vale a dire meno del 2%, sostengono l’esame annualmente. All’epoca c’erano circa 100.000 studenti di italiano, dalla scuola materna all’università e si prometteva che il 10% si sarebbe iscritto all’esame. La proporzione non poteva reggere e, ovviamente, non ha retto. Perciò, malgrado l’allora Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, sia venuto a firmare l’accordo a New York ed abbia pubblicamente offerto la sua villa in Sardegna per la luna di miele di Caperton con la sua terza moglie, l’AP italiano è stato sospeso. Potrà essere ripreso soltanto se si potranno “rifondere” al College Board i soldi equivalenti a 10.000 studenti l’anno per dieci anni: 10.000 X $85 = $850.000 X 10 anni = $8.500.000. Sì, avete letto bene: otto milioni e mezzo di dollari. «Rimbocchiamoci le maniche», abbiamo detto tutti. «Troviamo i soldi». C’era pronta la fondazione dell’Ambasciata italiana, chiamata “Amici di Villa Florence”, dal nome della residenza del nostro Ambasciatore a Washington. Ma alcuni leader italo–americani hanno preferito crearne una nuova: la ILF – Italian Language Foundation, che ha scelto come Chairman Louis Tallarini (Presidente della Columbus Citizens Foundation di New York) e come Presidente Margaret Cuomo, figlia di Mario e Matilda, laureata in medicina e specializzata in radiologia. Su internet c’è una mappa interattiva dei suoi rapporti con società ed organizzazioni, la cui visione è molto interessante, anche per comprendere una rete di relazioni che fanno capo a lei attraverso la famiglia Cuomo. Nasce l’ILF a luglio 2008, quindici giorni dopo ottiene lo status di esenzione dalle tasse per i donatori. L’Ambasciata mette a disposizione i Consolati per la creazione di “task force” tese a promuovere i corsi di AP italiano e l’iscrizione dei giovani all’esame, un dispiego massiccio di esperti e contatti, guidato da Margaret Cuomo, che comincia lei stessa a studiare l’italiano insieme a Tallarini, il quale ultimo parla un po’ il dialetto, che deve avergli insegnato la nonna. L’ILF deve galvanizzare le associazioni di americani di origine italiana e al contempo negoziare con il College Board una modifica delle sue richieste, per raggiungere l’obiettivo di salvare l’AP italiano. Le trattative portano all’accordo che entro ottobre, poi entro dicembre 2008 poi entro aprile 2009 si versino un milione e mezzo di dollari, dimostrando nel frattempo che il numero degli studenti aumenta. Le quattro grandi associazioni nazionali: NIAF, OSIA, UNICO e Columbus Citizens Foundation fanno promesse: “pledges”, che unite ai contributi dati da singoli individui raggiungono i $600.000/650.000. Non si conosce la cifra esatta, né si sa quale sia la composizione della somma, vale a dire quanto è stato già versato e quanto esiste soltanto sulla carta, ma non si è concretizzato in cartamoneta. L’intera famiglia Cuomo va a più riprese in Italia a farsi ricevere perfino dal Presidente della Repubblica e rilascia interviste a raffica ai mass media italiani. Dalle loro dichiarazioni non emerge il fatto che il Governo italiano ha profuso, da oltre trent’anni a questa parte, decine di milioni di dollari per la promozione dell’insegnamento della lingua e della cultura italiana: sembra invece che l’italiano sia entrato in USA per esclusivo merito dell’ILF. Altre affermazioni vilipendono il nostro Governo perché non sborsa tutti i soldi necessari a salvare l’AP oppure “matching funds” a quelli già raccolti, che – appunto – non si sa esattamente quanti siano. Nel frattempo l’Ufficio del Procuratore generale dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha avviato un’indagine sulle pratiche di marketing “ingannevole” dei prestiti agli studenti, adottate dal College Board nello Stato di New York e sembra anche in Connecticut. Per chiudere l’inchiesta, il College Board ha accettato una transazione pecuniaria di $675.000, da investire in programmi tesi ad assistere gli studenti nella ricerca dei prestiti meno costosi. Non commento, ma l’amore del College Board verso i Cuomo forse è calato un po’, non vi pare? Finora l’ILF non ha coinvolto né le associazioni degli insegnanti d'italiano né gli enti gestori dei corsi di italiano, che sanno molto bene come affrontare questo tipo di problemi, né la comunità di base, quella vera, quella pronta a sostenere la causa della nostra lingua e del nostro orgoglio. In compenso l’ILF sta organizzando: corsi di formazione dei docenti; presentazioni di scuole private in Italia; seminari di valutazione degli esami di AP. Peccato che a partire dall’anno scolastico 2009-2010 questi esami non ci saranno più, perché sono stati “sospesi” fino a data da destinarsi in base alla raccolta dei fondi. Al prossimo numero de L’IDEA la continuazione di questa saga di comportamenti benintenzionati, ma del tutto controproducenti.

IDEA MARZO 2009

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