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La saga della lingua
italiana in USA
di
Silvana Mangione
Nel numero d’autunno
de L’IDEA scrivevamo che l’Advanced Placement Program in italiano era
a rischio di cancellazione. Per chi non avesse letto quell’articolo,
l’AP consente agli studenti di scuole medie superiori di superare un
esame in svariate materie e tesaurizzare un certo numero di credits
gratuiti da portarsi all’Università. L’esame è amministrato dal
College Board, un’associazione non a scopo di lucro, fondata nel 1900,
composta di oltre 5.400 fra Scuole, College, Università ed altri
istituti.
La minaccia di cancellazione
derivava dal fatto che non c’era un numero sufficiente di studenti,
pronti a sostenere l’esame e pagare $85 per iscriversi. Eppure il numero
degli esaminandi era andato crescendo dai 1.597 del 2006 a 2.200 di
quest’anno. Ciononostante, l’AP è stato sospeso. Perché? ci siamo
chiesti tutti. Abbiamo scoperto parecchie cose. Dopo vent’anni di lotte,
le trattative per ottenere l’AP italiano erano state condotte in prima
fila dall’ex First Lady dello Stato di New York, Matilda Cuomo. Il
Presidente del College Board, Gaston Caperton, era stato Governatore dello
Stato della West Virginia ed era grande amico di Mario Cuomo. Come si suol
dire, sembrava proprio “ il cacio sui maccheroni”. Sì? Forse no. Per
ottenere il risultato sembra che siano stati promessi al College Board
10.000 studenti fin dal primo anno. Cifra praticamente impossibile.
Vediamo perché facendo un paragone: ci sono 286.000 studenti di tedesco
in tutti gli USA e non più di 5.000, vale a dire meno del 2%, sostengono
l’esame annualmente. All’epoca c’erano circa 100.000 studenti di
italiano, dalla scuola materna all’università e si prometteva che il
10% si sarebbe iscritto all’esame. La proporzione non poteva reggere e,
ovviamente, non ha retto.
Perciò, malgrado l’allora Presidente del Consiglio, On. Silvio
Berlusconi, sia venuto a firmare l’accordo a New York ed abbia
pubblicamente offerto la sua villa in Sardegna per la luna di miele di
Caperton con la sua terza moglie, l’AP italiano è stato sospeso. Potrà
essere ripreso soltanto se si potranno “rifondere” al College Board i
soldi equivalenti a 10.000 studenti l’anno per dieci anni: 10.000 X $85
= $850.000 X 10 anni = $8.500.000. Sì, avete letto bene: otto milioni e
mezzo di dollari. «Rimbocchiamoci le maniche», abbiamo detto tutti. «Troviamo
i soldi». C’era pronta la fondazione dell’Ambasciata italiana,
chiamata “Amici di Villa Florence”, dal nome della residenza del
nostro Ambasciatore a Washington. Ma alcuni leader italo–americani hanno
preferito crearne una nuova: la ILF – Italian Language Foundation, che
ha scelto come Chairman Louis Tallarini (Presidente della Columbus
Citizens Foundation di New York) e come Presidente Margaret Cuomo, figlia
di Mario e Matilda, laureata in medicina e specializzata in radiologia. Su
internet c’è una mappa interattiva dei suoi rapporti con società ed
organizzazioni, la cui visione è molto interessante, anche per
comprendere una rete di relazioni che fanno capo a lei attraverso la
famiglia Cuomo.
Nasce l’ILF a luglio 2008, quindici giorni dopo ottiene lo status di
esenzione dalle tasse per i donatori. L’Ambasciata mette a disposizione
i Consolati per la creazione di “task force” tese a promuovere i corsi
di AP italiano e l’iscrizione dei giovani all’esame, un dispiego
massiccio di esperti e contatti, guidato da Margaret Cuomo, che comincia
lei stessa a studiare l’italiano insieme a Tallarini, il quale ultimo
parla un po’ il dialetto, che deve avergli insegnato la nonna.
L’ILF deve galvanizzare le associazioni di americani di origine italiana
e al contempo negoziare con il College Board una modifica delle sue
richieste, per raggiungere l’obiettivo di salvare l’AP italiano. Le
trattative portano all’accordo che entro ottobre, poi entro dicembre
2008 poi entro aprile 2009 si versino un milione e mezzo di dollari,
dimostrando nel frattempo che il numero degli studenti aumenta. Le quattro
grandi associazioni nazionali: NIAF, OSIA, UNICO e Columbus Citizens
Foundation fanno promesse: “pledges”, che unite ai contributi dati da
singoli individui raggiungono i $600.000/650.000. Non si conosce la cifra
esatta, né si sa quale sia la composizione della somma, vale a dire
quanto è stato già versato e quanto esiste soltanto sulla carta, ma non
si è concretizzato in cartamoneta.
L’intera famiglia Cuomo va a più riprese in Italia a farsi ricevere
perfino dal Presidente della Repubblica e rilascia interviste a raffica ai
mass media italiani. Dalle loro dichiarazioni non emerge il fatto che il
Governo italiano ha profuso, da oltre trent’anni a questa parte, decine
di milioni di dollari per la promozione dell’insegnamento della lingua e
della cultura italiana: sembra invece che l’italiano sia entrato in USA
per esclusivo merito dell’ILF. Altre affermazioni vilipendono il nostro
Governo perché non sborsa tutti i soldi necessari a salvare l’AP oppure
“matching funds” a quelli già raccolti, che – appunto – non si sa
esattamente quanti siano.
Nel frattempo l’Ufficio del Procuratore generale dello Stato di New
York, Andrew Cuomo, ha avviato un’indagine sulle pratiche di marketing
“ingannevole” dei prestiti agli studenti, adottate dal College Board
nello Stato di New York e sembra anche in Connecticut. Per chiudere
l’inchiesta, il College Board ha accettato una transazione pecuniaria di
$675.000, da investire in programmi tesi ad assistere gli studenti nella
ricerca dei prestiti meno costosi. Non commento, ma l’amore del College
Board verso i Cuomo forse è calato un po’, non vi pare?
Finora
l’ILF non ha coinvolto né le associazioni degli insegnanti d'italiano né
gli enti gestori dei corsi di italiano, che sanno molto bene come
affrontare questo tipo di problemi, né la comunità di base, quella vera,
quella pronta a sostenere la causa della nostra lingua e del nostro
orgoglio. In compenso l’ILF sta organizzando: corsi di formazione dei
docenti; presentazioni di scuole private in Italia; seminari di
valutazione degli esami di AP. Peccato che a partire dall’anno
scolastico 2009-2010 questi esami non ci saranno più, perché sono stati
“sospesi” fino a data da destinarsi in base alla raccolta dei fondi.
Al prossimo numero de L’IDEA la continuazione di questa saga di
comportamenti benintenzionati, ma del tutto controproducenti.
IDEA
MARZO 2009

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