.::GIUGNO 2006::.

MICHAEL L. PESCE

RICEVE IL “RAPALLO AWARD”

Il Waldorf Astoria è stato letteralmente invaso da quasi tutti i giudici della corte di New York con origini italiane. L’evento, già straordinario per sé, ha riunito in una sola sala anche l’elite della comunità molese dell’area metropolitana che è accorsa per dimostrare il proprio affetto e rispetto al giudice della Corte Suprema Michael L. Pesce. La nostra rivista, che guarda sempre alle sue origini molesi, era presente con il suo Editor in Chief Leonardo Campanile, anch’egli originario di Mola di Bari.

La Columbian Lawyers Association First Judicial Department assegna annualmente il “Rapallo Award” all’italoamericano che durante l’anno si è distinto per il suo servizio nel campo giuridico. Quest’anno è stata la volta dell’oriundo di Mola di Bari Michael Pesce, che arrivò in America all’età di 12 anni e che, tramite immensi sacrifici fatti nella sua gioventù, è riuscito a bruciare le tappe sia nella politica sia nel sistema giuridico dello Stato di New York.

Nel 1972 Pesce fu eletto, contro ogni più rosea previsione, Assemblyman dello Stato di New York, carica che ha ritenuto fino al 1980, anno in cui fu eletto giudice della Corte Civile in Brooklyn. Inseguendo senza sosta la sua carriera, che era lungi dalla sua vocazione finale, nel 1989 viene eletto giudice della Corte Suprema e nei successivi sei anni diviene Giudice Amministrativo per il “Second Juridical District”. In questi anni, il giudice Pesce, era in controllo di tutte le operazioni delle Corti delle contee Kings e Richmond, impegnandosi in tanti cambiamenti vitali e progetti molto complessi.

Tutto questo fino al 2002 quando è chiamato a Presiedere la Corte d’Appello per il “Secondo e Undicesimo” distretto.

Cosa possiamo aggiungere, se non menzionare che Michael Pesce è un maestro nell’area culinaria, un esperto marinaio e uno sfegatato tifoso del pallone, passioni che coltiva nei suoi pochi momenti liberi rubati agli impegni giuridici.

Pesce non ha mai abbandonato la cultura italiana, anzi, ha sempre mostrato attenzione alle sue origini, che lo hanno certamente arricchito.

Nel concludere questo breve omaggio al Giudice Pesce, dobbiamo ricordare il lunghissimo applauso che ha concluso il suo discorso di accettazione del “Premio”, quando ha giustamente invocato gli astanti a ricordare tutti gli italoamericani del passato che hanno subito ingiusti torti o che hanno sacrificato la loro esistenza, lavorando nei posti più disparati della nazione americana, dando un valoroso e significativo contributo alla realizzazione degli Stati Uniti d’America.

Quell’otto aprile si rivelò un sabato pomeriggio piovoso e anche freddo, riscaldato però dall’orgoglio d’essere italiani nella più importante città del mondo, New York.

 

IDEA GIUGNO 2006

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