.::GIUGNO 2007::.

IL CODICE DI

MICHELANGELO

di Tiziano Dossena

Con l’avvento dell’Internet e della televisione via cavo, le notizie arrivano all’utente in tempo reale. Se usi un’espressione od un nome particolare, tutti hanno accesso a quest’informazione e possono convalidare un’eventuale pre-esistenza di tale terminologia. Oltre a ciò, attraverso questi nuovi metodi di mass media, tutto il mondo ci ascolta e ci legge in diretta. È quindi abbastanza difficile presentare una nuova tesi senza avere quasi istantaneamente una verifica o una contestazione di tale teoria. Quando questa presentazione racchiude in se molti argomenti che potrebbero interpretarsi come controversi, la reazione diventa ancor più subitanea e riscaldata. L’uso del termine “Codice di Michelangelo” da parte del prof. Angelo Boccardelli nella sua conferenza presso l’Italian American Museum di New York, ha quindi aperto una serie di contestazioni da parte della stampa locale e di alcuni esperti del settore. Vediamo perché… Premettiamo che il termine codice indica un sistema di simboli, un formulario che permette di decifrare qualche cosa che altrimenti non è facilmente riconoscibile. L’impiego di quest’espressione era più che adatto all’argomento presentato dal simpatico esperto d’arte sammarinese. L’accoppiamento di tale vocabolo al nome del grande artista, però, ha creato molto dissenso nell’ambito della comunità artistica italiana di New York. La contestazione maggiore non fu legata però alla scelta del linguaggio, bensì al tentativo di usare la presentazione di tale codice come la base per la convalida della paternità a Michelangelo Buonarroti di un particolare crocefisso in legno. Esiste o no questo “Codice di Michelangelo”? Questo crocefisso ligneo fu creato veramente da Michelangelo? Perché tante contestazioni? Affrontiamo un argomento per volta…

L’espressione “Codice di Michelangelo” è stata più volte usata in passato, e più recentemente da due dottori brasiliani (2005) che giurano di aver riconosciuto varie parti anatomiche nascoste nelle opere della Cappella Sistina. L’originalità di tale termine francamente è discutibile. Qualche esperto di marketing ha probabilmente suggerito a Boccardelli l’uso di tal espressione, che del resto lui ha asserito di non amare. Chi difatti non ha sentito parlare del “Codice Da Vinci”? Ovvia la scelta, quindi, anche se non originale… Questo “codice” si basa sulla presenza di vari volti, nascosti nelle opere di Michelangelo, che ci permettono di verificare l’autenticità di un’opera. Eccezionalmente questi volti sono visibili ad occhio nudo, mentre in alcuni casi si possono notare quando si ottiene il negativo dell’immagine. Sarà interessante poter leggere il libro che questo ricercatore pubblicherà a settembre per comprendere a fondo la metodologia usata per arrivare a tale conclusione… La fusione nell’opera di nove, dieci o anche più volti offre quindi all’insieme quell’armonia che la distingue. Questo, in aggiunta ad una particolare tecnica basata sulla metrologia, sulla conoscenza dell’anatomia, della scultura, della teologia e della religione, ha permesso la creazione di questo contestato crocefisso ligneo e di tante altre opere michelangiolesche. In verità le proporzioni del crocefisso sono di un’armonia superba e possono solo essere il frutto di un artista di qualità superiore. Dalle varie immagini si può dedurre che gli equilibri e le simmetrie della scultura, riportabili come asserisce il Dottor Boccardelli allo studio della Tetracktys pitagorica, effettivamente riflettono una “divina proporzione” che non ha nulla di casuale. Cristo è inserito in un triangolo “aureo”, che per definizione ha il lato maggiore 1,618 volte più grande del lato minore. Questo magico numero è stato definito dagli antichi studiosi di matematica come il “Numero d’Oro”. La suddivisione del capolavoro in sezioni prova altresì che le rispondenze dimensionali sono legate alla metrologia (1+2+3+4=10 ), come appurabile dall’illustrazione 2. Le estremità della statua sono del resto inseribili anche in una sfera, avendo pertanto “sempre indeterminati punti di inizio e di fine lettura” (vedi illustrazione 3) . Boccardelli asserisce che Michelangelo inserì idealmente tutte le sue opere all’interno di un cerchio “se trattasi di pittura o disegno” o all’interno di una sfera “se trattasi di una scultura”. Il codice si complica ancor più con l’inserimento nel prodotto finale di “tante immagini, che cambiano con il variare della posizione dello spettatore rispetto all’opera, oppure ruotando l’opera in ogni dove nello spazio rispetto allo spettatore”. Secondo lo studioso, “questi dati oggettivi saranno ancor più evidenti quando in una scultura l’immagine fotografata ed analizzata non lascia vuoti tra le membra del corpo ed il corpo stesso, poiché noteremo forme evidenti e ben definite che nascono dalla continuità della superficie del corpo e delle membra, mentre per la pittura o il disegno le forme nascono dalla somma “dei vuoti e dei pieni” o del segno positivo e negativo contenuti sulla intera superficie”.

Questo “codice”, quindi, qualora lo si voglia chiamare di Michelangelo oppure di Boccardelli, esiste ed ha dei principi validi. Questo crocefisso rientra completamente nell’ambito di tali riferimenti tecnici e se questo studioso ha veramente scoperto un “linguaggio dei segni e delle forme” appartenente a Michelangelo, allora è altresì possibile che la statua sia proprio di produzione del grande artista. Altri studi compiuti da Boccardelli hanno portato alla rivelazione di scritti riguardanti l’opera di Michelangelo, ed in particolare di questo “Cristo”. Sia Vasari sia la Marchesa Colonna fanno riferimenti a cose che fino ad ora nessuno poteva comprendere, ma che si attribuiscono di ben altro valore quando questo crocefisso e gli studi del dottor Boccardelli entrano in scena. L’autenticità della statua è stata parimenti confermata da vari studiosi (Seno, Braida, Baldini, Guidoni e Pfeiffer). La contestazione però proviene dal fatto che la statua dovrebbe essere dei suoi ultimi anni di produzione, ma alcuni esperti negano che ciò sia possibile perchè le ultime opere di Michelangelo avevano un altro gusto, quasi portanti all’astrattismo (?), e perché la sua vista non era più in buone condizioni e quest’opera è estremamente dettagliata. Non entreremo in merito a tale contestazione, ma ribadiamo il nostro interesse a leggere di più in merito a questo “codice di Michelangelo” e a questo crocefisso.

Pittore, scultore e presidente della “Fondazione Giacomo Maria Ugolini, Ambasciatore”, Angelo Boccardelli è nato a Segni (Roma).

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