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.::MARZO 2006::. |
di Antonio Palumbo
Gli ultimi sviluppi della vicenda), avevano intensificato i contatti tra me, Anna, A.R., responsabile operativo della Polizia Mortuaria di Napoli ed ancora un altro ufficio, l’Archivio Storico dello Stato Civile, sempre a Napoli… Quando si aprì il loculo, qualche tempo fa, sommariamente si contarono tre spoglie mortali, i cui miseri resti erano ormai mischiati tra loro. Dai registri di Polizia Mortuaria, dopo ripetute ricerche, finalmente si giunse a stabilire quanti e quali fossero: Angela, deceduta il 08-06-1882, Onofrio il 21-09-1885, Nicola (Niccolò) il 22-08-1898 e Antonia, il 18-12-1905 (naturalmente la data si riferiva al giorno dell’inumazione). Quindi il padre Onofrio con 3 dei suoi 6 figli… Vincenzo invece, deceduto il 26-07-1926 (e il cui nome era inciso sul marmo), risultava deposto presso l’Arciconfraternita di [S.M. al T.], sempre nello stesso Cimitero… Dopo tante telefonate e fax, finalmente vengo in possesso degli estratti per riassunto dal registro degli atti di morte di Vincenzo, Angela, Nicola (Niccolò) e Antonietta van Westerhout! Ciò che colpisce (e lascia perplessi, tanto per cambiare…), è constatare come anche il cognome di questa sventurata stirpe fiamminga, trapiantata prima in Puglia e poi verso Napoli, sia stato sempre stravolto e trascritto in tante varianti… a tutt’oggi ci sono discendenti dei van Westerhout, ma il cognome diventa talvolta: Vanvestrut, Wanvestraut, Vanvestraut, van Westerhot o van Westerhous… Così, sugli stessi estratti di morte dei 4 fratelli, (tutti nati da Onofrio e Teresa Montini), la madre di Angela risulta essere Teresa Angelini e la madre di Vincenzo, Teresa Montanino (evidenti deformazioni del cognome Montini!) E poi l’età! Che dire dell’età? Nicola è morto a 41 anni e non a 36, come riportato… Angela a 27 e non a 24… Antonietta (Antonia) avrebbe avuto 45 anni, quando morì, e non 38… Quanto centra in tutto questo il trascrittore dell’epoca o quanto le notizie che egli doveva in qualche modo inserire nei registri di stato civile? Con queste amare considerazioni (specie sul numero delle spoglie mortali, 3 o 4?), abbiamo deciso di fare un ulteriore sopralluogo a Napoli, ricontattando il sig. [R.M.] che a sua volta ci ha messo a disposizione di nuovo i suoi emissari… Abbiamo riaperto il loculo ma, stavolta, su quella scala a pioli sono salito anch’io. Quello che mi si è presentato alla vista mi ha fatto una commiserevole quanto disarmante impressione, uno di quei pugni allo stomaco che ti mozzano il fiato… Evito ogni commento… Povere, misere ossa… Niccolò! Ma ti lascio con una promessa: Tu ritornerai a Mola!
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