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.::DICEMBRE 2009::. |
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ITALIA
CHIAMA STATI UNITI STATI
UNITI CHIAMA ITALIA di Anna Ingravallo – Marino Marangelli
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Flussi migratori di una cultura che parte e ritorna nei luoghi
d'origine -
Si tratta di una rosa di racconti “memoirs”, un ingresso nella realtà di chi ha subìto la violenza dell' abbandono del proprio contesto di sempre e il difficile processo dell’integrazione in un altro, diverso, a volte incapace di cancellare le pulsioni nostalgiche che la culla natia crea nel cuore di chi sa che cosa significa viaggiare per non tornare mai più. Il titolo “Importato dall' Italia e altre storie” rimarca l'idea dell’appartenenza d’origine, di un tempo che c’è stato e che vive ancora nel ricordo, senza che i discendenti lo vedano con gli stessi occhi dei genitori. È il mondo delle botteghe, della genuinità del vivere, del lavoro per superare la paura della povertà , dei valori da trasmettere alle generazioni nate nel paese di emigrazione. La manifestazione , aperta sulle note dell’ Inno di Mameli e dell’inno europeo, eseguiti dal Coro UTE sotto la direzione del M° Nilla Pappadopoli, è proseguita con l’evocazione musicale delle “cento lire”, il primo gruzzolo che doveva raggranellare chi, coraggiosamente, abbandonava l'idea di metter radici nella propria terra di origine, per innestare altrove tutta l’evoluzione d'una vita, dove l'altrove era, in questo caso, l'America. L'incontro pubblico, coordinato dalla professoressa Giovanna Fralonardo , presidente dell' Università della Terza Età di Mola, ha visto la partecipazione dell'assessore provinciale alla Pubblica Istruzione ed Edilizia Scolastica Stefano Di Perna, il quale ha ribadito l' importanza delle punte di diamante della terra di Mola , specie di Niccolò Van Westerhout e della indispensabilità di un impegno sensibile da parte delle istituzioni verso un progetto che unisca le terre del Sud Italia e le comunità in particolare di Chicago e Brooklyn, anche attraverso associazioni giovanili. La Regione Puglia si sta adoperando anche per questo e ne ha dato conferma il dott. Giovanni Mariella ( membro della Presidenza del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo), che ha rappresentato l’Assessore Gentile, impegnata in una difficile vertenza di lavoro. Il piano della Regione per i Pugliesi all’estero appoggia e sostiene tutte le iniziative promosse dalle associazioni e dalle federazioni per promuovere l’immagine della Puglia nel mondo e delle sue eccellenze nei campi più diversi: dal panorama culturale a quello industriale e turistico fino ad arrivare a quello enogastronomico che , oramai, è da competizione e ragione di vanto. Come Gianni Mariella sostiene, malgrado la “deriva economicistica ci abbia allontanati dal valore di coesione sociale”, i rapporti di solidarietà umana e istituzionale che servono a far decollare iniziative come queste, si trasformano in un pungolo di crescita. Un concetto che ha abbracciato la dottoressa Mangione, che ha auspicato un nuovo “percorso della conoscenza reciproca” fra Italia e realtà degli italiani all’estero al di là degli stereotipi non ancora superati, basato su operazioni di “cultura di ritorno”. Gli italiani all’estero, che hanno dato vita a culture proprie, intraculturali, interculturali, multiculturali. La cultura di ritorno deve entrare a far parte integrante della cultura italiana. Ma anche la cultura italiana contemporanea deve essere meglio conosciuta all’estero. Ecco dunque che a questa prima collana si affiancherà la seconda: “Italian Writers Abroad”, che pubblicherà le traduzioni in inglese di opere interessanti di giovani scrittori italiani e una terza, dedicata a “Le cose che non sai della Puglia”. Il libro di Fred Gardaphé è il primo passo di questo itinerario circolare di riscoperta reciproca ed è già catalogato nella “Library of Congress” degli Stati Uniti e disponibile via Internet attraverso le catene di distribuzione più accreditate, quali, tanto per citarne una, la Barnes & Noble. Questo non è l’unico canale per riallacciare un filo importante. Anche coloro che fan parte dell' Università della Terza Età possono essere artefici di nuove forme di collegamento fra il presente e il passato per rendere il futuro costruttivo grazie alla coscienza di un passato che ci ha reso quelli che siamo.
È un passaggio talmente importante che Leonardo Campanile lo difende da anni insieme a tutto il Circolo Culturale di Mola (nato ben 36 anni fa) e ai vari corrispondenti che egregiamente prestano il loro lavoro continuo, affinché i contatti non vengano mai ad interrompersi, notizie e informazioni continuino a scorrere nei due sensi sull’Atlantico. A nome de L’IDEA, Leonardo Campanile ha conferito il premio 2009 per il giornalismo a Patrizia Di Franco, corrispondente del Magazine e altamente reputata nella professione. Per alimentare questo flusso attraverso ogni strumento culturale, l’assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione Antonio Bellantuono, ha detto che bisogna essere coscienti che l'emigrazione non è nata propriamente con gli italiani e non è neanche finita. Se gli spostamenti sono sempre più rapidi, se l’arricchimento tra popoli avviene attraverso uno scambio continuo di risorse di pensiero e di creatività, allora è importante un abbattimento dei nazionalismi, della paura verso “gli altri”, che fa stagnare la mente e irrigidisce il naturale corso del progresso. Un mezzo per far questo , come a chiusura ha esortato a fare la dottoressa Mangione, è “spostarsi”, quanto più possibile, anche temporaneamente. La prossima, importantissima iniziativa del Circolo Culturale di Mola è la prima mondiale, fuori dall’Italia, della opera del concittadino Niccolò Van Westerhout, presentata per la prima volta nel lontano 18 aprile 1896 nel Teatro Comunale di Mola di Bari. Questa volta, “Doña Flor” sarà diretta a New York dal M° Vito Clemente, artista di fama internazionale e acclamata bravura, anch'egli di origine pugliese, precisamente bitontina. Quale occasione migliore per creare un gemellaggio tra Brooklyn, residenza di molesi emigrati e la stessa città di Mola, con la partecipazione dei molesi d’Italia? Anche questo potrebbe essere un modo per rendere indistruttibile e vivo un legame che parte da lontano ma ci rende più vicini che mai.
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