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.::DICEMBRE 2006::. |
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CINQUECENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI CRISTOFORO COLOMBO di TIZIANO DOSSENA Quest’anno ricorre il cinquecentesimo anniversario della morte di
Cristoforo Colombo, uomo-simbolo del movimento umanistico espansionista
e “scopritore” ufficiale dell’America. Su questo famoso
esploratore genovese si è detto e scritto tanto, ma la tendenza degli
ultimi anni è stata di minimizzare la sua scoperta o addirittura di
dipingerlo come uno schiavista accanito, un opportunista interessato
esclusivamente al profitto o come uomo di poca competenza e di tanta
fortuna. Quanto è vero di tutte queste teorie revisionistiche?
Esaminiamole un poco, per capire da quali fatti storici possano essere
derivate. Nonostante tutte le ricerche compiute negli ultimi secoli, molto di
quello che appartiene a Cristoforo Colombo rimane discutibile o dubbio.
Del suo aspetto si conosce solo che aveva i capelli rossi, gli occhi blu
ed il naso aquilino. Non esistono ritratti del tempo che ci possono
offrire altre informazioni a proposito, e tutti i ritratti postumi sono
stati fatti senza alcun reale dato fisico. Nel famigerato “Libro dei
Privilegi Concessi a Cristobal Colon”, il riferimento del nome in
versione “spagnola” ha creato confusione ed è stato usato per
rafforzare la teoria di una sua eventuale nazionalità iberica. Il
testamento di Colombo sconfessa questa teoria proprio con le sue parole,
“yo nacì en Genoba”, vale a dire “nacqui a Genova”. “E basta
lì”, come avrebbe detto Carlo Campanini. Ridimensionate le richieste d’appartenenza lanciate da altre
nazionalità, permangono le cattiverie a proposito della sua avidità.
Bartolomeo De Las Casas, suo contemporaneo e autore del libro “Storia
delle Indie”, peraltro non certo sempre gentile nei confronti di
Colombo, lo descrive come moderato nel mangiare, bere, vestire, e
soprattutto generoso. Il figlio di Colombo conferma quest’immagine,
così come altri documenti ritrovati negli ultimi anni, grazie ai quali
sappiamo che il grande navigatore aveva istituito un fondo per i poveri
della sua natia Genova presso una banca della sua città natale. Che
egli avesse interesse a trarre profitto dalle sue esplorazioni, non
dovrebbe sorprendere, anzi. Quale esploratore non aveva quest’idea
nella testa? Le nozioni della nostra gioventù, ovverosia il fatto che
Colombo volesse provare la sfericità della terra, oppure che non si
rendesse conto delle distanze compiute, sono idee fallaci quanto quella
che fosse un idealista senza alcun interesse economico nella sua
avventurosa traversata. L’autore americano Washington Irving, con la
sua rinomata biografia di Cristoforo Colombo, è parzialmente
responsabile di questi miti che furono creati per un pubblico più
“alla mano” di quello odierno e con l’intenzione di magnificare la
sua immagine. Irving, in realtà, creò un modello che è inferiore a
quello che affiora dai vari documenti ritrovati, minimizzando
inconsapevolmente sia i suoi difetti sia i pregi. Cristoforo Colombo era un uomo all’avanguardia per il periodo in cui
nacque, ma era sempre un prodotto del suo secolo. Commerciante
interessato a trovare una via alternativa alle Indie, il coraggioso
genovese sognava di diventare ricco, e non mi pare che per questo si
possa biasimare, ma le sue esose richieste sembrano riflettere più
frustrazione che avidità. Dopo anni di prove e d’attesa, i regnanti
di Spagna gli promisero sostegno finanziario, ma nel frattempo metà
della cifra necessaria all’esplorazione fu offerta da commercianti
italiani e le navi a lui assegnate furono solo caravelle, invece
d’essere caracche (i galeoni sarebbero apparsi solo il secolo
seguente). È chiaro che la fiducia in Colombo non sia stata proprio
completa, quindi mi pare che la sua richiesta fosse più che adeguata,
considerando che i tempi necessari ad ottenere un profitto da
un’eventuale nuova rotta per le Indie sarebbero stati lunghi e lui si
era personalmente fatto garante con i suddetti commercianti italiani.
Continuando con le accuse che lui sia stato schiavista, bisogna
accettare la verità, ossia che egli catturò degli indigeni per
portarli in Europa ed inoltre chiuse un occhio sulle violenze perpetrate
dagli spagnoli contro i nativi. Considerando però che egli proveniva da
una Spagna patria dell’inquisizione, queste accuse fanno sorridere.
Vogliamo forse credere che il concetto cristiano di rispetto
dell’essere umano sia stato allora come quello nostro contemporaneo?
Vogliamo giudicarlo con il metro d’oggi, come se egli fosse un
prodotto del nostro mondo moderno o dobbiamo comprendere che, nonostante
fosse un illuminato, le limitazioni del suo mondo lo rendevano diverso
da quello che avremmo voluto immaginarlo. In aggiunta, dal suo diario si
può comprendere che le sue intenzioni erano benevole e il suo controllo
dei nuovi immigranti sia stato solo parziale. È interessante scoprire
che egli combatté una cruenta battaglia in terra americana per
riportare l’ordine e la vinse. Sono questi i dati che mancano spesso
nella presentazione del personaggio e che lo rendono limitato, quando in
realtà era un uomo eccezionale in molti sensi. La verità rimane che Cristoforo Colombo, prode esploratore genovese,
partì con novanta uomini e tre caravelle alla scoperta di una nuova
rotta per la leggendaria Cipango (Giappone), della cui esistenza solo il
libro di Marco Polo portava testimonianza. Senza cuochi a bordo, con una
ciurma fedele ai veri padroni delle navi (la Santa Maria si
chiamava La Galega e apparteneva a Juan De La Costa, mentre la Niña
era di proprietà di Juan Niño e la Pinta di Martin Alfonso Pinzòn),
con spazi a bordo ristretti e non certo adatti ad un viaggio di 79
giorni senza scalo, con referenze cartografiche inesistenti, quest’eroico
italiano scoprì il continente americano per i suoi contemporanei,
aprendo la porta ad una nuova era. Uomo di cultura, Colombo tenne due diari di bordo, uno ufficiale in
latino, ed uno segreto in greco. Conosceva bene lo spagnolo ed il
portoghese, oltre al suo nativo genovese e ad un italiano molto
raffinato per i suoi tempi. Nel suo entusiasmo egli commise un errore
molto serio, interpretando che la circonferenza della terra fosse molto
inferiore alla realtà (circa il 25% in meno). Si convinse difatti che
un grado fosse circa 56 2/3 miglia nautiche italiane, portando il
calcolo della circonferenza terrestre a 25,255 km e la distanza dalle
Canarie al Giappone di sole tremila miglia nautiche (3700 km). Come
arrivò Colombo a questi dati? Come premessa, Colombo aveva accettato le
valutazioni di Marino di Tiro, che aveva stipulato la massa oceanica
occupava solo 135°, lasciando ben 225° alla terra. Oltre a ciò, le
sue interpretazioni degli studi di Alfragano si basavano su
un’incomprensione di base. Alfragano difatti usava come riferimento le
miglia nautiche arabe, che corrispondevano a 1830 metri, mentre Colombo
intese che fossero le miglia nautiche a cui lui era uso, equivalenti a
1230 metri. Fu questo che lo portò a credere che il Giappone fosse a
portata di navigazione. Ottimista? Certamente. Anche se i suoi calcoli
fossero stati corretti, nessuno aveva attraversato tratti di mare così
vasti prima di lui e n’aveva parlato. L’usanza del tempo era di
navigare sempre con la costa in visibilità. La sua avventura fu
straordinaria quindi sotto tutti gli aspetti. Colombo non teorizzò
solamente, ma rischiò tutto per provare le proprie teorie. Il valente
genovese non partì per provare che la terra non era piatta, fatto già
più che accettato ai tempi, bensì che il mondo era più accessibile di
quello che si credesse e che il Giappone esisteva. Nei suoi viaggi dovette affrontare malattie, solitudine, cannibali,
tentativi d’insurrezione ed una battaglia campale. Oltre a ciò, fu
messo in catene nel suo terzo viaggio, somma umiliazione per l’uomo
che aveva aperto un nuovo mondo all’Europa in nome di Cristo. Cristoforo Colombo, navigatore indomabile e portatore della fede, è
stato accusato di genocidio imperialista da parte del governo
venezuelano ed il giorno dedicato in passato a lui è diventato
ufficialmente Giorno della Resistenza Indigena. La sua statua, nel
centro di Caracas, è stata distrutta su ordine del presidente Chavez.
Colombo è diventato strumento di rivendicazione da parte degli indigeni
americani contro l’imperialismo europeo e quello spagnolo in
particolare. Meritava forse di essere stimmatizzato per tutti i peccati
commessi dagli spagnoli nella susseguente conquista dell’America?
Condannarlo per gli eccessi degli spagnoli e non dargli credito per
tutto ciò che la scoperta dell’America ha significato di positivo,
sia per l’Europa sia per il continente americano stesso, è
un’ingiustizia che Colombo innegabilmente non merita.
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