.::SETTEMBRE 2009::.

Natale Rotondi

PALADINO DEL

CIRCOLO CULTURALE DI MOLA

Era il 1973, un gruppo di giovani decideva di iniziare una nuova avventura nella comunità italiana di Brooklyn, tralasciando le idee dei Social Club o Mutuo Soccorso che si erano formati negli anni passati e il cui scopo principale era quello di ritrovarsi nella sede per giocare a carte o per guardare tutti insieme la TV. Questo nuovo gruppo aveva idee innovative ma soprattutto era interessato alla cultura. Si pensava a creare una biblioteca, programmare incontri di lettura, organizzare esposizioni artistiche e persino un giornale, che portasse l’informazione alla comunità. Niente di più eccitante ma allo stesso tempo impossibile da realizzare, perlomeno a detta di alcuni “esperti” comunitari. Natale Rotondi fu, come tanti altri, interpellato al proposito. Di lui si conoscevano le doti di saggezza e l’enorme esperienza artistica acquisita in Italia. Lui stesso era un artista, aveva scritto e recitato commedie e parodie e in quegli anni si dilettava sempre con più passione alla pittura.  Il Circolo Culturale di Mola non era ancora nato, ci mancava l’ultima spinta e questa ci fu data proprio da lui. Iniziare un progetto tanto rischioso non fu facile e Natale ci fu sempre vicino con i suoi saggi consigli, tanto che gli proponemmo di esporre i suoi quadri nella nostra sede. Nel Dicembre del 1974, il Circolo Culturale iniziò la sua ancora inarrestabile cavalcata culturale con la prima esposizione di pittura e l’artista fu Natale Rotondi. Un successo inaspettato: il 90% dei quadri esposti fu venduto. Da quella prima esposizione, il Circolo ne ha collezionate una quindicina, e di queste, ben sei di Rotondi. Per questi successi, Natale fu nominato ufficialmente “Socio Onorario” del sodalizio. Natale Rotondi, prima degli anni settanta era appartenuto ad altre Società molesi dell’area metropolitana, ma con tutte le incomprensioni che sono sempre esistite, decise che era meglio per lui allontanarsi fino a quando non avesse individuato qualcosa d'innovativo e noi fummo fortunati per aver acceso in lui la fiamma della speranza.

NATALE ROTONDI: L’UOMO, L’AMICO

Leonardo Campanile

Aver conosciuto Natalino è stata per me una fortuna forse immeritata. Dal 1974 a oggi, l’ho considerato l’uomo al quale si poteva confidare tutto; nei nostri tanti incontri, si parlava soprattutto di arte e di comunità. Soffriva nel vedere la collettività molese di Brooklyn divisa da tante incomprensioni, e più di una volta ha tentato di alleviare questi inutili litigi cercando il compromesso. Ero solito andarlo a trovare nei momenti opachi del Circolo, quando avevo bisogno di un consiglio, ma anche nei momenti di successo: gli comunicavo il traguardo raggiunto, sicuro di rallegrare il suo animo. I suoi discorsi erano pieni di ricordi degli anni successivi alla Guerra mondiale. Seduti l’uno di fronte all’altro, nel suo studio, attorniati dai suoi numerosi lavori, mi leggeva alcune storielle, scritte da lui e destinate al teatro cittadino del tempo. Si rammaricava nell’ammettere che, purtroppo, molti di questi lavori non furono mai messi in scena e si riprometteva di finalizzarli e consegnarmeli affinché il Circolo Culturale di Mola potesse farli esordire sul palcoscenico. Natale Rotondi ci spronò e ci aiutò nell’organizzare la “prima “ esposizione di pittura; ricordo che dovemmo andare a comprare la juta (tela di sacco) per dare alle pareti del nostro Circolo l’aspetto di una galleria d’arte. Si sistemarono riflettori in vari punti strategici della stanza, per illuminare solamente i quadri. L’esposizione ebbe la durata di otto giorni e per facilitare l’afflusso dei visitatori, si stabilirono dei turni d’apertura. Tutti i soci del Circolo collaborarono in questi turni per la soddisfazione di Natalino che intravedeva così un futuro roseo per la comunità molese di Brooklyn, guidata da questo gruppo di giovani. Non furono, però, solo rose, alcune spine iniziarono a crescere, ed anche “noi” del Circolo andammo incontro a gravi situazioni che indebolirono l’entusiasmo iniziale. Natale, conscio della situazione, convocò individualmente i “cosiddetti” capi del Circolo, cercando di capire e suggerire una soluzione idonea per tutti. Non ebbe molto successo, solo pochi di noi ascoltarono le sue sagge parole. Se oggi sono ancora legato al Circolo Culturale, lo devo a lui: mi convinse che il lavoro per la comunità ti espone a forti critiche e il più delle volte con tendenze distruttive, ma non bisogna mollare, mi diceva, se veramente ci credi, devi andare avanti. La rinascita del “giornale” L’Idea, la ripresa delle esposizioni e delle commedie, dopo un po’ di anni bui, si deve in parte a Natale.  Nel Marzo del 2007, di ritorno dall’Italia, dopo aver portato i resti di Niccolò van Westerhout a Mola Di Bari da Napoli, son andato quasi a rapporto da Natale, raccontandogli minuziosamente tutto quello che avevo fatto in Italia e i gravi intoppi che ero riuscito a superare grazie alla collaborazione del Comitato formatosi a Mola.  Bene, mi disse, però adesso devi, come hai promesso un paio di anni fa, far esordire la Doña Flor a New York. L’opera del nostro concittadino, vedrà la luce a New York il prossimo Aprile, e il mio rammarico più grande è che Natale Rotondi, non ne potrà gioire. Grazie Natale, per essermi stato consigliere e amico, grazie per aver scelto me quale custode di un segreto comunitario.

NATALE ROTONDI : L’ARTISTA

Tiziano T. Dossena

Quando incontrai Natale Rotondi per la prima volta fu in occasione di un'intervista per L'Idea nel lontano 1995. Dovevo farmi un'opinione della sua produzione artistica, intervistarlo e contemporaneamente preparare un discorso introduttivo per l'apertura della sua mostra presso il Circolo Culturale di Mola. Fu un'esperienza sublime. Mi colpirono la sua delicatezza d'animo, che mi rammentava quella di mio padre, la sua modestia, la sua voglia di realizzare "qualcosa di più forte", cioè un dipinto che esprimesse la sua sensibilità artistica e la sua esperienza con il pennello ma anche la sua profonda religiosità. Parlava della sua arte con rispetto ma con distacco, quasi stette parlando di quella di un altro artista. Sembrava a momenti che egli non volesse credere che le opere che mi mostrava pazientemente fossero state dipinte da lui. Questa sua apparente incredulità, questo suo staccarsi dalla posizione di creatore per porsi in quella di osservatore, allora io la legai alla sua marcata sobrietà o ad una eventuale timidezza. Solo con gli anni potei comprendere appieno la profondità della sua decisione: le opere rispecchiavano l'estro del momento, ed osservarle dall'esterno come oggetti dissociati, permetteva all'artista di collocare i dipinti nella loro ubicazione temporale e nel contempo di rivivere le emozioni provate al momento della creazione stessa, partendo quasi da zero. Questa sua scelta gli offriva, in un certo senso, di vedere la propria vita artistica dall'esterno e di rivalutarla obbiettivamente e di continuo. Come dissi, l'intervista fu avvincente e oltre modo piacevole, proprio per le sopracitate qualità di Rotondi. Da allora c'incontrammo molte volte; chiudeva sempre gli incontri con la fatidica frase "Andate avanti così, che va bene.". Era questo il migliore complimento che egli ci potesse fare, il modo più aperto e spontaneo di dimostrare il suo appoggio incondizionato alle nostre attività. Come artista, la sua produzione è omogenea, realista, senza sofisticazione alcuna. I suoi dipinti, semplici senza cadere nel naif, riflettono la sua visione del mondo. Rotondi era un uomo onesto, generoso, altruista, operoso, gentile e diplomatico e la sua arte contiene la sua essenza di uomo tutto d'un pezzo. I suoi paesaggi hanno tratti precisi ed un ottimo equilibrio cromatico, le sue figure sono delicate e luminose ma le pennellate sono risolute e dal colore deciso, offrendo un'impressione di armonia e serenità. Rotondi ha dipinto, però, anche ambiziose composizioni allegoriche, come quella apparsa sulla copertina de L'Idea #60 del 1995, aspiranti a trasmettere complessi messaggi idealistici di pace e fratellanza. L'improvvisa scomparsa di Natale Rotondi crea indubbiamente un vuoto enorme nel cuore della collettività italiana di New York, ed i particolare di quella legata alla nostra rivista, ma anche e soprattutto nella comunità molese, sia qui negli USA sia in Italia. Più di tutti, però, Natale Rotondi farà sentire la sua mancanza in seno alla redazione de L'Idea, che ha goduto della sua presenza e dei suoi apporti e suggerimenti, ed ha "respirato" la sua arte e "vissuto" la sua straordinaria creatività. Uomo umile e geniale, artista sensibile ed ottimo scrittore, ma prima di tutto amico con la A maiuscola, di quelli che molto danno e poco chiedono, Natale era "uno di noi" in tutti i sensi e tutti noi sentiamo di aver perso un fratello maggiore, un protettore che ci difendeva arduamente spesso e volentieri dalle inutili e distruttive cattiverie che taluni lanciavano contro la nostra direzione, forse per renderci la vita più interessante. Ci mancheranno i suoi consigli e le simpatiche chiacchierate sull'arte o sulla nostra beneamata comunità. Anche l'artista Rotondi ci mancherà tremendamente, ma la sua arte, perlomeno, rimane tra noi a costante testimonianza della sua valida e fruttuosa esistenza.

IDEA SETTEMBRE 2009

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