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Natale
Rotondi
PALADINO
DEL
CIRCOLO
CULTURALE DI MOLA

Era il 1973, un gruppo di giovani decideva di
iniziare una nuova avventura nella comunità italiana di Brooklyn,
tralasciando le idee dei Social Club o Mutuo Soccorso che si erano formati
negli anni passati e il cui scopo principale era quello di ritrovarsi
nella sede per giocare a carte o per guardare tutti insieme la TV. Questo
nuovo gruppo aveva idee innovative ma soprattutto era interessato alla
cultura. Si pensava a creare una biblioteca, programmare incontri di
lettura, organizzare esposizioni artistiche e persino un giornale, che
portasse l’informazione alla comunità. Niente di più eccitante ma allo
stesso tempo impossibile da realizzare, perlomeno a detta di alcuni
“esperti” comunitari.
Natale Rotondi fu, come tanti
altri, interpellato al proposito. Di lui si conoscevano le doti di
saggezza e l’enorme esperienza artistica acquisita in Italia. Lui stesso
era un artista, aveva scritto e recitato commedie e parodie e in quegli
anni si dilettava sempre con più passione alla pittura.
Il Circolo Culturale di Mola non era ancora nato, ci mancava
l’ultima spinta e questa ci fu data proprio da lui.
Iniziare un progetto tanto
rischioso non fu facile e Natale ci fu sempre vicino con i suoi saggi
consigli, tanto che gli proponemmo di esporre i suoi quadri nella nostra
sede. Nel Dicembre del 1974, il Circolo Culturale iniziò la sua ancora
inarrestabile cavalcata culturale con la prima esposizione di pittura e
l’artista fu Natale Rotondi. Un successo inaspettato: il 90% dei quadri
esposti fu venduto. Da quella prima esposizione, il Circolo ne ha
collezionate una quindicina, e di queste, ben sei di Rotondi. Per questi
successi, Natale fu nominato ufficialmente “Socio Onorario” del
sodalizio.
Natale Rotondi, prima degli
anni settanta era appartenuto ad altre Società molesi dell’area
metropolitana, ma con tutte le incomprensioni che sono sempre esistite,
decise che era meglio per lui allontanarsi fino a quando non avesse
individuato qualcosa d'innovativo e noi fummo fortunati per aver acceso in
lui la fiamma della speranza.
NATALE
ROTONDI: L’UOMO, L’AMICO
Leonardo
Campanile

Aver conosciuto Natalino è stata per me una
fortuna forse immeritata. Dal 1974 a oggi, l’ho considerato l’uomo al
quale si poteva confidare tutto; nei nostri tanti incontri, si parlava
soprattutto di arte e di comunità. Soffriva nel vedere la collettività
molese di Brooklyn divisa da tante incomprensioni, e più di una volta ha
tentato di alleviare questi inutili litigi cercando il compromesso. Ero
solito andarlo a trovare nei momenti opachi del Circolo, quando avevo
bisogno di un consiglio, ma anche nei momenti di successo: gli comunicavo
il traguardo raggiunto, sicuro di rallegrare il suo animo. I suoi discorsi
erano pieni di ricordi degli anni successivi alla Guerra mondiale. Seduti
l’uno di fronte all’altro, nel suo studio, attorniati dai suoi
numerosi lavori, mi leggeva alcune storielle, scritte da lui e destinate
al teatro cittadino del tempo. Si rammaricava nell’ammettere che,
purtroppo, molti di questi lavori non furono mai messi in scena e si
riprometteva di finalizzarli e consegnarmeli affinché il Circolo
Culturale di Mola potesse farli esordire sul palcoscenico.
Natale Rotondi ci spronò e ci
aiutò nell’organizzare la “prima “ esposizione di pittura; ricordo
che dovemmo andare a comprare la juta (tela di sacco) per dare alle pareti
del nostro Circolo l’aspetto di una galleria d’arte. Si sistemarono
riflettori in vari punti strategici della stanza, per illuminare solamente
i quadri. L’esposizione ebbe la durata di otto giorni e per facilitare
l’afflusso dei visitatori, si stabilirono dei turni d’apertura. Tutti
i soci del Circolo collaborarono in questi turni per la soddisfazione di
Natalino che intravedeva così un futuro roseo per la comunità molese di
Brooklyn, guidata da questo gruppo di giovani.
Non furono, però, solo rose,
alcune spine iniziarono a crescere, ed anche “noi” del Circolo andammo
incontro a gravi situazioni che indebolirono l’entusiasmo iniziale.
Natale, conscio della situazione, convocò individualmente i
“cosiddetti” capi del Circolo, cercando di capire e suggerire una
soluzione idonea per tutti. Non ebbe molto successo, solo pochi di noi
ascoltarono le sue sagge parole.
Se oggi sono ancora legato al Circolo Culturale, lo devo a lui: mi
convinse che il lavoro per la comunità ti espone a forti critiche e il più
delle volte con tendenze distruttive, ma
non bisogna mollare, mi diceva, se
veramente ci credi, devi andare avanti.
La
rinascita del “giornale” L’Idea, la ripresa delle esposizioni e
delle commedie, dopo un po’ di anni bui, si deve in parte a Natale.
Nel Marzo del 2007, di ritorno dall’Italia, dopo aver portato i
resti di Niccolò van Westerhout a Mola Di Bari da Napoli, son andato
quasi a rapporto da Natale, raccontandogli minuziosamente tutto quello che
avevo fatto in Italia e i gravi intoppi che ero riuscito a superare grazie
alla collaborazione del Comitato formatosi a Mola. Bene, mi disse, però adesso
devi, come hai promesso un paio di anni fa, far esordire la Doña Flor a
New York.
L’opera del nostro
concittadino, vedrà la luce a New York il prossimo Aprile, e il mio
rammarico più grande è che Natale Rotondi, non ne potrà gioire.
Grazie
Natale, per essermi stato consigliere e amico, grazie per aver scelto me
quale custode di un segreto comunitario.
NATALE
ROTONDI : L’ARTISTA
Tiziano
T. Dossena

Quando
incontrai Natale Rotondi per la prima volta fu in occasione di
un'intervista per L'Idea nel lontano 1995. Dovevo farmi un'opinione della sua
produzione artistica, intervistarlo e contemporaneamente preparare un
discorso introduttivo per l'apertura della sua mostra presso il Circolo
Culturale di Mola. Fu un'esperienza sublime. Mi colpirono la sua
delicatezza d'animo, che mi rammentava quella di mio padre, la sua
modestia, la sua voglia di realizzare "qualcosa di più forte",
cioè un dipinto che esprimesse la sua sensibilità artistica e la sua
esperienza con il pennello ma anche la sua profonda religiosità. Parlava
della sua arte con rispetto ma con distacco, quasi stette parlando di
quella di un altro artista. Sembrava a momenti che egli non volesse
credere che le opere che mi mostrava pazientemente fossero state dipinte
da lui. Questa sua apparente incredulità, questo suo staccarsi dalla
posizione di creatore per porsi in quella di osservatore, allora io la
legai alla sua marcata sobrietà o ad una eventuale timidezza. Solo con
gli anni potei comprendere appieno la profondità della sua decisione: le
opere rispecchiavano l'estro del momento, ed osservarle dall'esterno come
oggetti dissociati, permetteva all'artista di collocare i dipinti nella
loro ubicazione temporale e nel contempo di rivivere le emozioni provate
al momento della creazione stessa, partendo quasi da zero. Questa sua
scelta gli offriva, in un certo senso, di vedere la propria vita artistica
dall'esterno e di rivalutarla obbiettivamente e di continuo.
Come dissi, l'intervista fu
avvincente e oltre modo piacevole, proprio per le sopracitate qualità di
Rotondi. Da allora c'incontrammo molte volte; chiudeva sempre gli incontri
con la fatidica frase "Andate avanti così, che va bene.". Era
questo il migliore complimento che egli ci potesse fare, il modo più
aperto e spontaneo di dimostrare il suo appoggio incondizionato alle
nostre attività.
Come artista, la sua produzione
è omogenea, realista, senza sofisticazione alcuna. I suoi dipinti,
semplici senza cadere nel naif, riflettono la sua visione del mondo.
Rotondi era un uomo onesto, generoso, altruista, operoso, gentile e
diplomatico e la sua arte contiene la sua essenza di uomo tutto d'un
pezzo. I suoi paesaggi hanno tratti precisi ed un ottimo equilibrio
cromatico, le sue figure sono delicate e luminose ma le pennellate sono
risolute e dal colore deciso, offrendo un'impressione di armonia e serenità.
Rotondi ha dipinto, però, anche ambiziose composizioni allegoriche, come
quella apparsa sulla copertina de L'Idea #60 del 1995, aspiranti a
trasmettere complessi messaggi idealistici di pace e fratellanza.
L'improvvisa scomparsa di
Natale Rotondi crea indubbiamente un vuoto enorme nel cuore della
collettività italiana di New York, ed i particolare di quella legata alla
nostra rivista, ma anche e soprattutto nella comunità molese, sia qui
negli USA sia in Italia. Più di tutti, però, Natale Rotondi farà
sentire la sua mancanza in seno alla redazione de L'Idea,
che ha goduto della sua presenza e dei suoi apporti e suggerimenti, ed ha
"respirato" la sua arte e "vissuto" la sua
straordinaria creatività.
Uomo
umile e geniale, artista sensibile ed ottimo scrittore, ma prima di tutto
amico con la A maiuscola, di quelli che molto danno e poco chiedono,
Natale era "uno di noi" in tutti i sensi e tutti noi sentiamo di
aver perso un fratello maggiore, un protettore che ci difendeva arduamente
spesso e volentieri dalle inutili e distruttive cattiverie che taluni
lanciavano contro la nostra direzione, forse per renderci la vita più
interessante. Ci mancheranno i suoi consigli e le simpatiche chiacchierate
sull'arte o sulla nostra beneamata comunità. Anche l'artista Rotondi ci
mancherà tremendamente, ma la sua arte, perlomeno, rimane tra noi a
costante testimonianza della sua valida e fruttuosa esistenza.
IDEA
SETTEMBRE 2009

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